di Marco Campione.
Da alcuni giorni si discute molto di un nuovo referendum elettorale. Il Passigli, che già nella radice del nome del suo ideatore vede la sua essenza: il ritorno al passato. I promotori si nascondono dietro il paravento dello slogan di facile presa “aboliamo il Porcellum”, ma in realtà serve solo ed esclusivamente ad abolire il premio di maggioranza e ripristinare il proporzionale, seppur mitigato da una soglia del 4%. Uno sbarramento – va detto – facilmente aggirabile grazie al solito stratagemma della lista di coalizione, tipo Sinistra arcobaleno. Nel 2008 lo stratagemma fallì proprio grazie all’esistenza del premio di maggioranza e al cosiddetto voto utile, ma in un sistema totalmente proporzionale non ci sarebbero argini alla nascita delle più improbabili micro aggregazioni.
L’altro effetto annunciato dai promotori – l’abolizione delle liste bloccate – è un imbroglio, visto che lo strumento referendario (abrogativo) non consente di sostituire l’abolizione della lista bloccata con alcunché. Nelle intenzioni dei referendari si dovrebbero ripristinare le preferenze con una leggina successiva all’approvazione del referendum, ma la Corte ha una giurisprudenza unanime in materia di leggi elettorali sottoposte a referendum volta a pretendere che la legge emendata per via referendaria sia immediatamente applicabile per ovvie ragioni.
Dunque due referendum su tre saranno dichiarati inammissibili o fortemente ridimensionati, ma avranno comunque raggiunto il loro scopo: consentire ai referendari di raccogliere le firme, imbrogliando i cittadini (aboliamo le liste bloccate, è il claim). E resta comunque il terzo, che è il vero obiettivo della proposta Passigli: il ritorno al proporzionale puro.
Qualcuno ha fatto notare che a guadagnarci più di tutti sarebbero Casini e D’Alema (il primo è tra i promotori, il secondo per ora si è limitato ad aperture di credito generiche), destinati con una legge elettorale come quella voluta da Passigli a diventare rispettivamente Presidente del Consiglio e Presidente della Repubblica. Io non credo che per D’Alema andrebbe così (un altro ex comunista dopo Napolitano è altamente improbabile) e devo dire che mi interessa poco: il ritorno al proporzionale sarebbe una sciagura per il Paese che avrebbe effetti devastanti a prescindere da chi alloggerà al Quirinale dal 2013. Abbiamo per fortuna capito che l’illusione bipartitica non era solo impraticabile ma anche poco adatta a un paese come l’Italia. Al contrario però, il sistema bipolare che abbiamo faticosamente costruito è ormai entrato pesantemente nel DNA degli elettori e va preservato. Un passo indietro come quello voluto da Passigli vorrebbe dire riconsegnare un potere enorme ai partiti più piccoli con i loro veti e le loro rendite di posizione.
Da dirigente del Pd sono anche assai preoccupato per gli effetti che il proporzionale avrebbe sul mio partito: il Pd è nato per essere il protagonista di un sistema bipolare e ha senso solo in un sistema bipolare. Mi auguro quindi che (confermando alcune indiscrezioni) si dica chiaramente che l’opzione Passigli è impraticabile, proprio perché avrebbe come conseguenza la messa in discussione della premiership bersaniana, che in caso di vittoria referendaria andrà comunque sottoposta al vaglio di tutti i partiti dopo il voto, ma non avrà l’imprimatur degli elettori, visto che il referendum abolisce anche l’indicazione del candidato premier.
Per il Pd e i “nativi democratici”, quelli che non hanno mai militato in un altro partito, una Caporetto: messa in discussione della premiership, messa in discussione dell’alternanza, messa in discussione del bipolarismo e quindi del Pd stesso. Una Caporetto per chi crede nel cambiamento della Politica. Non attendiamo oltre: il nostro No alla restaurazione si alzi forte e chiaro!
iMille.org – Direttore Raoul Minetti








Poco tempo fa ho fatto un post simile sul mio blog, ma in più ho proposto, in cambio del porcellum (che a mio avviso è comunque da abrogare), il “voto singolo trasferibile” all’irlandese. Mi piacerebbe molto che il PD prendesse in esame questa opzione e che Dalema la smettesse di rompere le scatole.
D’accordissimo. Naturalmente per opporsi al proporzionale vecchio stile è indispensabile aggiungere al no sul Passigli un chiaro sì all’uninominale alla francese.
come al solito “la colpa è di d’alema”, anche se nell’articolo si dice che si è limitato “ad aperture di credito generiche.”..che non si sa francamente che cosa significhi,ma non mi sembra che lo indichi responsabile di niente, tantomeno di promuovere un referendum, adesso poi.
tornando all’oggetto del referendum io questa volta mi incazzo, se il mio partito si mette a fare la campagna referendaria, …:la legge elettorale, la questione del premio di maggioranza e delle liste bloccate , deve essere oggetto di condivisione politica, di una larga maggioranza, ma ci deve pensare il parlamento.punto. che siamo stufi di populismo, almeno quanto di vedere attribuite tutte le colpe al solito d’alema, che stavolta c’entra come il cavolo a merenda, appunto.
mariagrazia, la tua obiezione è bizzarra. dici che tiro in ballo “il solito d’alema” (io poi…) e un rigo dopo spieghi che lo stesso articolo spiega che non c’entra nulla. A me sembra che per una volta l’ossessionata sia tu
Non capisco cosa non capisci della frase “aperture di credito generiche”. E’ quello che ha fatto. E’ legittimo. Anche in considerazione che non ha mai nascosto la sua preferenza per il proporzionale.
A differenza tua, non mi accontento che il pd non raccolga le firme a fianco della cgil (cosa che invece farà, almeno a leggere le dichiarazioni di alcuni esponenti della segreteria), ma vorrei proprio che esplicitasse il suo no. Troppo comodo stare equidistanti. E – come ho detto nell’articolo – in questo caso per giunta suicida
in linea di massima sono considerazioni condivisibili, soprattutto quelle sulla vocazione bipolarista del pd.
resto, comunque, dell’idea – l’ho pure scritto sul mio blog qualche giorno fa – che un sistema elettorale funziona all’interno di un contesto istituzionale coerente. per es., in spagna hanno una legge elettorale proporzionale, ma i collegi sono talmente tanti (e la situazione, anche linguistica, del paese è tale) che alla fine gli effetti sono maggioritari: e infatti negli ultimi trent’anni hanno avuto solamente quattro capi di governo. anche in germania hanno un proporzionale che ha garantito la governabilità, ma probabilmente a incidere di più non è tanto la soglia di sbarramento quanto l’istituto della sfiducia costruttiva. al contrario, in francia la governabilità non è garantita tanto dal maggioritario a doppio turno (i presidenti del consiglio, negli ultimi trent’anni, sono stati una dozzina), quanto dall’elezione diretta del presidente della repubblica.
Chiarissima analisi e condivisibile : l’abolizone del porcellum con questo referendum riconsegnerebbe l’Italia ad un sistema proporzionale puro , incapace di garantire la governabilità ad un paese a rischio debito .
Il PD ( l’Assemblea Nazionale )ha proposto il sistema uniminominale di collegio a doppio turno , nel quale al primo turno passa chi ha raggiunto il 50 % + 1 dei voti ed al secondo il più votato o i migliori due del primo. Ambedue le proposte mi sembrano perfettamente in linea con una volontà ormai riconosciuta dagli eleltori che , palesemente ormai apprezzano , tra la decina diei sistemi in vigore in Italia , quello dell’elezione dei Sindaci come il più semplice , comprensibile e democratico , oltre adatto ad assicurare governabilità , stabilità e responsabilità.
Claudio Croci
Svezia, Olanda, Germania, Danimarca, Finlandia, Austria. Breve elenco di paesi sottosviluppati che eleggono il Parlamento con una legge elettorale proporzionale. Trasformare il mezzo in fine è il colpo di coda dei politologi d’accatto. L’alternanza è garantita senza problemi in tutti i sistemi elettorali proporzionali. Il potere di ricatto dei piccoli partiti non esiste, al contrario di quello che succede in Italia (sia con il Mattarellum sia con il Porcellum) dove il potere di interdizione – da Mastella a Turigliatto, passando per i battitori liberi dei Responsabili – è moltiplicato per diecimila.
Bisognerebbe ricordarsi che la proporzionale in Italia è stata un fattore essenziale nel determinare le seguenti situazioni:
- 50 governi in 48 anni (dal luglio del ’46 al giugno del ’94);
- impossibilità da parte dell’elettorato di indicare il capo del governo e la maggioranza che lo deve sostenere e di conseguenza di conoscerne in anticipo il programma;
- impossibilità di valutare l’operato dei propri rappresentanti come nei collegi uninominali;
- potere abnorme dei partiti minori (caso macroscopico l’influenza del psi con il 12-13% dei voti);
- spartizione partitocratica a tutti i livelli come moneta di scambio per gli accordi di governo;
- astronomico debito pubblico in seguito all’uso della spesa pubblica in funzione degli accordi di potere.
E cito solo i principali.
Nella situazione italiana chi vuole la proporzionale non lavora quindi per la governabilità, ma puramente e semplicemente per lo strapotere dei partiti.
Sono d’accordo con Marco, però penso che alcune cose non corrispondano al “vero” e usarle (non da marco ma nei commenti) per la retorica anti-passigli sia sbagliato e controproducente:
1) attualmente il sistema è proporzionale, semplicemente ci stanno dei premi di maggioranza. Il punto non è quindi il proporzionale in sé ma il fatto di attribuire in via diretta (con il premio) o indiretta (con una forma qualsivoglia di maggioritario o un premio di maggioranza) una maggioranza a chi “sia arrivato avanti”.
2) “50 governi in 48 anni (dal luglio del ’46 al giugno del ’94)”, penso non voglia dire molto. Pur avendo avuto 50 governi la prima repubblica a egemonia DC era un sistema stabilissimo. Cambiavano le casacche ma il gruppo dirigente era sostanzialmente omogeneo. Il proporzionale era un mezzo, non una causa. Perché c’era la (giusta) volontà politica di non avere un partito egemone e allo stesso tempo di garantire ai partiti filo-occidentali una continuità.
3) per non avere un “programma” e non poter “valutare” dopo, anche qui credo ci sia parecchia confusione. La storia del programma a mio parere è sempre stata una bufala. I partiti hanno una “visione del mondo” che applicano nel governare, e quando li si vota non si sa come il mondo evolverà. La DC aveva una chiarissima visione del mondo e l’elettorato poteva valutarla tranquillamente. Ammettere che gli italiani non erano scontenti dei suoi governi non è ammissibile?
4) Il potere abnorme dei partiti minori c’era con il proporzionale pre-94, con il “mattarellum” (e non a causa della quota proporzionale ma per le ammucchiate dove però si conservavano le identità), con il “porcellum”. Non dipende dal sistema elettorale, molto probabilmente.
E lo stesso vale per “spartizione partitocratica” e “debito pubblico”. Che sono due affermazioni anch’esse fuorvianti e pericolose per i suoi possibili effetti. Perché ancora qualcuno mi deve dire quale sia l’alternativa democratica ai partiti. I movimenti con un capo carismatico? (che poi sono gli stessi che hanno prodotto Scilipoti, ah ironia della sorte!).
I partiti, come tutte le manifestazioni umane e come tutte quelle di gruppo, hanno tanti problemi di rapporti, di organizzazione, di trasformazione in cricche, ma non per questo la loro scomparsa porterebbe ad una migliore democrazia.
Sono d’accordo con il tuo articolo Marco, tranne per un’affermazione che ritengo troppo disinvolta: “l’illusione bipartitica non era solo impraticabile ma anche poco adatta a un paese come l’Italia”, ma a rendere concreta questa “illusione” non ci si è nemmeno provato, perché non si è mai nemmeno tentata la strada di una legge elettorale veramente maggioritaria: un fuoco di sbarramento dei partiti ad ogni livello, eppure mi sembra, ma forse sbaglio o ricordo male, che gli organi dirigenti del PD abbiano votato a favore di una legge maggioritaria.
Ma il Porcellum è il peggio possibile!!! La soluzione, referendaria che’ altrimenti sia il voto trasferibile che l’uninominale a doppio turno sono da preferire, è piuttosto questa http://newrassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna¤tArticle=11PVL2
La nozione di Partito bipolare è poi una… contraddizione in termini: o c’e’ il Bipartitismo (e in Italia mi pare impossibile) o c’e’ un Bipolarismo, vale a dire piu’ partiti aggregati in un polo. Era il progetto dell’Ulivo a piu’ gambe … era.
Una precisazione sul partito bipolare. Io ho “solo” detto che il Pd ha senso solo in uno schema bipolare, nel senso che in caso di ritorno al proporzionale si spaccherebbe in almeno tre tronconi. Ovviamente funzionerebbe anche in uno schema bipartitico. Faccio poi notare che l’Ulivo citato era anch’esso in uno schema bipolare e si alleava con altri soggetti.
Bisogna sempre distinguere cio’ che ci piace da quello che non ci piace senza strumentalizzare nulla. Questi sistema attuale nato non senza responsabilità del PD fa schifo oltre a non essere per nulla democratico, non e’ un caso che alle amministrative un sistema tipo presidenziale e’ gradito dagli elettori che contano e incidono assai più che non affidando il voto a partiti autoreferenziali mai in grado di rinnovati e assai propensi all’autotutela . Bisogna aver il coraggio di affermare che il sistema proporzionale e’ quello più democratico e quindi il demonizzarlo e’ per principio una “bestemmia” politica, che poi da noi possa comportare l’alto rischio di una frammentazione corporativa ed elettoralistica e’ rimane un’ altro aspetto. In Europa ci sono due modelli uno e’ quello francese con l’elezione del presidente della repubblica demonizzata a suo tempo, con collegi uninominali , l’altro e’ il modello tedesco, che si decidano i partiti e lo faccia il per primo il PD, proprio dopo le amministrative dove le sue proposte sono state bocciate dagli elettori alle primarie. Il referendum di Passigli puo’ essere uno stimolo a cambiare che si prenda l’iniziativa anziché demonizza rlo.
Posso ribadire ai molti commenti :
1. il proporzionale “ puro “ non esiste , esiste sempre un problema di “ premio “ occulto;
2. le tre più grandi( per abitanti e storia ) democrazie del mondo USA, GB e Francia adottano un sistema elettorale strettamente maggioritario , le prime due priority( chi arriva primo prende tutto) , la terza sempi-priority ( occorre un turno , poi al secondo il primo vince);
3. la Germania adotta un sistema proporzionale molto spinto , ma con due correttivi uno numerico , accesso solo sopra il 5 % , il secondo legislativo , i partiti sono legalizzati per cui il nostro PCI non avrebbe mai potuto partecipare alle elezioni;
4. i piccoli paesi sotto i dieci milioni di abitanti hanno pochi parlamentari, sotto i duecento, ed adottano collegi con pochi concorrenti per cui esistono sbarramenti occulti molto alti, spesso oltre il 15 %;
5. il proporzionale , in Italia , oltre a contribuire all’impossibilità di una vera alternanza di potere , vero cruccio di ogni “ vera “ democrazia , oltre ad avere prodotto una cinquantina di governi in quarant’anni , è stata anche una delle cause della degenerazione del debito pubblico impedendo decisioni rigorose;
6. l’attuale sistema è scorretto perché impone un cervellotico premio del 55 % egualitario e su nessuna base concettuale né territoriale , né di merito; ma comunque ha il pregio di pretendere prima delle elezioni una coalizione presentata agli elettori con un leader indicato;
7. l’assenza di preferenze e liste chiuse precostituite potrebbe essere ovviato da scelte interne di partito con primarie ad hoc per stabilire l’ordine di presentazione.
Il referendum Passigli è un gran papocchio che ci darebbe un sistema proporzionale con una diffusione di partiti estrema e una coalizione di governo da decidere dopo, in base ai risultati ed alle decisioni delle segreterie dei partiti , l’attuale maggioranza rimarcherebbe la perdita di governabilità con una certa ragionevolezza e i cittadini obietterebbero che quando hanno scelto sindaci non certo in accordo totale con i vertici dei partiti è scattata l’opzione referendum.
Tutti i sistemi elettorali hanno i loro pro e i loro contro , sta di fatto che un sistema adesso che aiuti a portare a sintesi le decisioni e consenta due opzioni chiare e contrapposte , porta di per sé chiarezza e di conseguenza e anche la possibilità di abbassare , con decisioni impopolari, il debito pubblico , e questo sistema universalmente riconosciuto e molto semplice è il maggioritario a uno o due turni. Se non ora quando ?
1. quando si scrive che il proporzionale sarebbe una sciagura per il paese, dovrebbe scriverne il motivo. altrimenti è soltanto una dichiarazione di puro stampo ideologico.
2. condivido invece l’analisi sugli effetti della proposta passigli, che in verità è una non proposta.
3. alla lettura di “Da dirigente del Pd sono anche assai preoccupato per gli effetti che il proporzionale avrebbe sul mio partito: il Pd è nato per essere il protagonista di un sistema bipolare e ha senso solo in un sistema bipolare. ” mi sono fermato. ho stropiciato gli occhi e ho riletto.
una forza che si propone a migliorare le condizioni reali del paese non dovebbe porsi il problema della “convenienza” personale. i sistemi elettorali devono guardare a due principi che sono interesse di tutti, e al loro equilibro: governabilità/rappresentanza.
se il bipolarismo è la colla che tiene insieme il PD allora significa che il PD stesso non ha alcuna identità e non esiste.
Caro Giulio, al punto 5 Claudio Croci ti spiega alcuni dei motivi che sconsigliano il ritorno al proporzionale in un sistema partitocratico come quello italiano: e per questo si parla di vera e propria sciagura. Più che per altri sistemi vale lo strapotere dei partiti (potere anche di ricatto, con maggioranze ancora più ballerine di oggi e legislature brevi). Con il maggioritario c’è un rapporto diretto tra il candidato e l’elettore, che sia candidato del collegio o premier, quindi molta più mobilità dell’elettorato, e di conseguenza le coalizioni, i partiti, sono maggiormente interessate a presentare candidati di qualità sul territorio, piuttosto che brocchi o ladri. Insomma, non basta come accade oggi piazzare nomi credibili/spedibili nei primi posti in lista che trascinano tutti gli altri, con o senza preferenze, perché anche con le preferenze il giochetto funziona lo stesso: i voti di opinione e di merito finiscono ai primi, i voti di partito, o di altro tipo, finiscono a personaggi meno presentabili che beneficiano del traino.
Caro Diego
scusami non ho letto tutti i commenti, ma soltanto il post di Marco.
E’ un mio vecchio pallino: considero i forum dei luoghi in cui si interloquisce tra tutti, mentre i commenti nei blog un modo per interloquire con l’autore…. ma senza divagare troppo…
Dato che Marco non interviene, probabilmente è perché come presumi tu, è d’accordo con Claudio Croci.
Prima di tutto non capisco la relazione diretta tra proporzionale e scelta dei singoli parlamentari, soprattutto la connessione tra candidati ed elettori. Non mi pare che il sistema elettorale per i comuni superiori sia maggioritario, eppure i cittadini scelgono con le preferenza all’interno di una lista il proprio candidato. Certo si assume che quando caio o sempronio diventano deputati di quel collegio diventano riferimento anche di chi non l’ha votato, ma è proprio così? Non credo, propio per quella frammentazione, politica, prima che partitica. Infatti i partiti non sono organizzati per collegi, non spariscono un giorno dopo il voto e ciascuno sarebbe comunque portato a votare la volta successiva sempre per il partito che esprime meglio la sua area politica di riferimento, prescindendo dal comportamento concreto del deputato precedentemente eletto. Quindi considero la correlazione erronea.
Secondo, anche quando si è votato coi collegi ci sono stati casi di forte instabilità. Ce li ricordiamo? La stabilità non è effetto automatico di questo o quel sistema elettorale, ma attiene piuttosto ad un sistema di regole che o sono di carattere costituzionale o per lo meno di carattere regolamentare (in questo caso regolamento camera e senato). Anzi, per converso potrei presumere che la forte propensione al personalismo della politica in un sistema per collegi non fa che aumentare. Il deputato, forte della sua rappresentanza di tutto il collegio potrebbe giocarsi ulteriormente una partita personale col governo. dalla trattativa in commissione bilancio su fondi, piuttosto che sulla rappresentanza dentro la compagine governativa.
Infine invece voglio rispondere direttamente su una cosa a te. La frase che dici sulle preferenze non la comprendo. O i cittadini sono in grado di distinguere e capire sempre oppure non lo sono mai.
Devo un po’ di risposte. Ne metto qui alcune.
Scusate, ma preferisco lasciare sviluppare il dibattito che intervenire sistematicamente innestando un botta e risposta poco utile.
Io considero il sistema maggioritario (meglio se a doppio turno) con quota proporzionale x il diritto di tribuna preferibile a quello proporzionale. Questo non vuol dire che consideri il primo la panacea di tutti i mali. Su questo ha ragione giulio: è il l’impalcatura istituzionale complessiva che determina il grado di stabilità del sistema.
Però l’elettore può essere “educato”. Lo si è visto per i sindaci: dopo 15 anni dall’introduzione dell’elezione diretta i milanesi (ma lo si è visto anche a bologna o roma a parti invertite per fare solo tre esempi di città considerate inviolabili) hanno votato in massa in modo difforme dal voto politico (moratti ha perso per demeriti propri 80.000 voti). All’inizio dell’elezione diretta non sarebbe mai successo. Analogamente col tempo gli italiani si abitueranno a scegliere il candidato del collegio secondo i criteri tipici dell’uninominale (banalizzo: il migliore a prescindere dall’appartenenza), aumentando così progressivamente il numero dei collegi marginali nei quali per un circolo virtuoso saranno sempre di più i candidati migliori di tutti gli schieramenti. Ripeto, la mia preferenza per il maggioritario prescinde da queste considerazioni, che sono solo una risposta all’obiezione di giulio.
Infine sul pd. Io non penso che un partito debba scegliere un sistema elettorale in base alla propria convenienza, ma che debba evitare di suicidarsi si. E il mio pezzo invitava il pd a non farlo e quindi rifiutare il suo sostegno diretto o indiretto al referendum passigli che – depurato dei quesiti sulle liste bloccate, a mio avviso inammissibili – darebbe vita a un sistema peggiore del porcellum e per il pd stesso letale.
Per fortuna questo scenario pare essere scongiurato, visto che potremo votare anche su un quesito che ci fa comunque uscire dal porcellum ma con il ritorno al mattarellum. Ovvero un sistema che differisce dalla proposta pd di cui si vocifera (spero che nella direzione di martedì bersani scopra le carte) “solo” per il numero di turni per eleggere la quota maggioritaria e per la sua numerosità (turno unico, 75% il mattarellum; doppio turno, 55% per il pd).
Bravo Marco, condivido totalmente. Però diamo il nome giusto alle cose: parli dell’uninominale nel commento qui sopra, non tanto del maggioritario (anche il porcellum è maggioritario).