Giovani e sessualità, nell’Italia dei tabù

di Francesco Albinati, Associazione Luca Coscioni.

foto: aria92

Il 50 per cento delle donne che richiede la pillola del giorno dopo incontra difficoltà nel reperire la prescrizione medica, obbligatoria per l’accesso al farmaco.

Questo spiega perché ancora oggi, a undici anni dalla messa in commercio della pastiglia anticoncezionale, arrivino decine di richieste di aiuto all’Associazione Luca Coscioni – con la quale collaboro – da parte di donne, ragazze e adolescenti che vedono negato un proprio diritto.

L’obiezione di coscienza tra i medici si è affermata in Italia come la regola e non come l’eccezione, nonostante il parere dell’Oms che indica la pillola del giorno dopo come un contraccettivo di emergenza (sottraendolo, quindi, all’assunzione regolare) e non come un farmaco abortivo. Vale la pena ricordare come in altri Paesi dell’Ue la situazione sia ben diversa. In Francia, in Inghilterra, in Spagna, nei Paesi Bassi, in Finlandia, in Danimarca, in Grecia, in Svizzera e in molti altri Paesi europei la pillola è venduta in farmacia e non è richiesto alcun tipo di prescrizione.
La frattura che si è venuta a creare tra l’Italia e il resto d’Europa è evidente e ricalca un divario tra i giovani italiani ed europei soprattutto sul fronte dell’educazione sessuale e dell’istruzione alla contraccezione. Le statistiche indicano che in Italia il 32 per cento delle coppie pratica regolarmente il coito interrotto e che solo il 16 per cento delle donne italiane usa la pillola contraccettiva mentre nel resto dell’Europa si arriva a toccare il 40 per cento in alcuni Paesi.

Il silenzio delle istituzioni proprio sui temi della sessualità e delle tecniche precauzionali ha alimentato una voragine di disinformazione che ha portato di conseguenza all’aumento delle vendite del contraccettivo soprattutto tra le fasce basse di età, arrivando a 370mila confezioni di pillole vendute annualmente, il 55 per cento delle quali acquistate da minorenni.

È significativo il rapporto della Sigo, Società italiana di ginecologia e ostetricia, secondo il quale il 64 per cento degli studenti delle scuole superiori sarebbe favorevole a corsi di educazione sessuale nelle scuole, ipotesi irrealizzabile dato che la legge che ne prevedeva l’insegnamento è arenata in Parlamento dal 1975 e, a fronte dei tagli del Ministero dell’Istruzione, non sarebbe possibile riaprirli.

In un Paese in cui l’età media del primo rapporto è, secondo le statistiche, molti giovani hanno il primo rapporto già a 14 anni, il tabù sulla sessualità è una delle cause delle circa 125mila interruzioni di gravidanza registrate annualmente. Ci si domanda quante di queste avrebbero potuto essere evitate se il sistema funzionasse correttamente, se all’omertà familiare e al deficit educativo si sostituisse un progetto condiviso di informazione degno di uno Stato di diritto che voglia dirsi davvero laico..iMille.org – Direttore Raoul Minetti

8 Commenti

  1. Ottavio

    Cercando un po’ su internet, l’età media del primo rapporto sessuale in Italia è superiore ai 18 anni: quali statistiche abbassano il dato a 14 anni?

  2. Francesco

    Ciao Ottavio, hai ragione ho inserito un’altra statistica che avevo trovato. Da quello che ho potuto consultare l’età media in Italia varia tra i 16 e i 18 anni, ma c’è una percentuale stimata del 13% di adolescenti che ha avuto il primo rapporto a 14 anni, ma comunque questo dato è compreso nella media italiana.

  3. Ottavio, effetivamente dai dati che ho trovato si parla di 17,4 e non di 14. Ma si riferiscono al 1989, non escludo pertanto che l’etá del primo rapporto si sia fatta più precoce.

  4. Paola

    Ricordo di aver letto un titolo a caratteri cubitali: Sesso, il primo rapporto in media a 14 anni. Me lo ricordo bene perché mi aveva molto stupita.
    In ogni caso, Ottavio, mi pare che il problema non sia quello, o no?

  5. Ottavio

    Sarà deformazione da accademico, ma al primo dato sbagliato inizio ad insospettirmi sull’affidabilità di tutti i dati, e sulla validità delle conseguenze che ne vengono tratte.
    Come dice Dilbert, anche se l’87% dei dati sono inventati, in realtà non fa nessuna differenza http://dilbert.com/strips/comic/2008-05-08/

    :-)

  6. Francesco

    Le percentuali hanno lo scopo di delineare un trend, sono indagini a campione. Le ricerche che sono state fatte spesso hanno risultati simili e non identici tra loro, soprattutto quando sono eseguite a distanza di tempo anche breve. Alcune si trovano anche online. Al di là della pignoleria sulle statistiche, lo scopo è semplicemente quello di delineare un quadro generale che vede coinvolti giovani, famiglie e istituzioni.

  7. Raoul

    Grazie della buona osservazione Ottavio. Parlare di “eta’ media” del primo rapporto a 14 anni e’ in effetti fuorviante, ora facciamo una correzione. In effetti non e’ il punto focale dell’articolo ma e’ giusto essere precisi

  8. Mara

    Pur essendo d’accordo a grandi linee con il contenuto dell’articolo, mi sento di specificare che l’educazione sessuale e l’informazione corretta non devono solo parlare di pillole, così come renderle più reperibili, cosa comunque auspicabile, non è secondo me una prevenzione sufficiente; se io avessi dei figli adolescenti, maschi o femmine non fa differenza, cercherei di promuovere l’uso del preservativo che previene anche la trasmissione delle malattie e che non scarica tutta la responsabilità della contraccezione sulla donna, anche perchè l’assunzione della pillola, di emergenza o prevenzione che sia, non è propriamente una passeggiata di salute per la donna; ovviamente è comunque preferibile all’aborto e sarebbe giusto che fossero accessibili tutte le possibilità di scelta e le informazioni necessarie a compierla.

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