di Andrea Nale.
“È ora di effettuare una rivoluzione nei modi di vivere delle donne – è ora di restituire loro la loro dignità perduta – e di far sì che esse, come parte della specie umana, operino, riformando se stesse, per riformare il mondo”
Era il 1792 quando queste poche righe tratte dall’opera di Mary Wollstonecraft intitolata “Rivendicazione dei diritti della donna” destarono un immenso scandalo a Londra e in Europa. Per la prima volta nella storia dell’umanità la voce di milioni di donne sottomesse ebbe un fondamento teorico e diede origine ad un pensiero delle donne, il pensiero femminista. Fino ad allora la cultura ed il pensiero furono prerogativa del mondo maschile, l’introduzione di una linea di pensiero affidato alle donne soltanto, che da una parte potesse lottare per i diritti delle donne stesse e dall’altra potesse aprire ad un’alternativa come mai era successo prima, è stata una delle più grandi rivoluzioni teoriche e pratiche effettuate dall’umanità.
Se non ora quando un paese per donne?
È il 2011, il 9 e 10 Luglio quando questo slogan che unisce una piazza intera di donne cariche d’urgenza squarcia l’aria di Siena. Quasi duecentoventi anni dopo la pubblicazione di Mary Wallstonecraft ritroviamo la drammaticità di una situazione che necessita ora di una soluzione, in questo preciso momento, tanto grave è la situazione sociale. Certo in duecento anni di storia il mondo è cambiato ed anche il pensiero femminista, ma restano dei punti in comune che interessanti da analizzare.
Le prime femministe, nell’800, erano costrette a fare i conti con una fratellanza di uomini che decidevano del loro destino e del destino del mondo. Già ad una rivoluzione avevano assistito le donne, una rivoluzione che le aveva tenute ai margini: le rivoluzioni liberali contro i regimi dispotici. Dovevano fare i conti con una fratellanza ho scritto, perché in effetti se prima era il patriarcato l’oppressore, incarnato nella figura unica di un padre, del padrone, del re; ora che, nelle neonate democrazie, a comandare sono in molti è l’unione degli uomini, la fratellanza appunto, che comanda. Le donne nelle democrazie liberali sono parte del patrimonio dell’uomo e non hanno pressoché alcun diritto. Nel mondo del lavoro sono deboli e sottopagate ed hanno a carico tutta la vita domestica che le rende in un certo senso schiave. È in questa situazione che si muove il primo femminismo che altro non chiede che l’uguaglianza tra i sessi. Uguaglianza che si evolve poi in uguaglianza di diritti, a partire dal diritto di voto. Il passaggio chiave che tutto questo ha permesso è stata la rivoluzionaria teoria di pensiero della Wollstonecraft che ha spostato l’origine dell’oppressione da un fatto naturale ad una questione di educazione, e quindi modificabile.
Facendo un grande balzo in avanti da questo femminismo dell’uguaglianza si evolve un pensiero che mette in crisi l’uguaglianza , rivalutandola ed introducendo il concetto opposto di differenza, analizzato inizialmente da pensatrici come Virginia Woolf e Simone de Beauvoir. La radicalità di questo pensiero consiste nell’affermare che mai le donne dovranno essere uguali agli uomini proprio perché sono, per natura, diverse. Questo non vuol dire però che siano inferiori, solamente non è stato loro permesso dalla storia di creare un’alternativa femminile alla cultura androcentrica. Un pensiero della differenza oltre a marcare la differenza tra sessi e quindi l’obbligatorietà e la necessità della differenza di una cultura femminista da quella dominante si sofferma anche sulla differenza tra le singole donne. Se quello maschile è un pensiero dell’individuo quello femminile è un pensiero del soggetto, di un soggetto che non si fa ingabbiare in un sistema, aperto alla relazione e fluido. E questo si manifesta anche nella pratica politica femminista, in cui ogni donna, ogni soggetto porta all’assemblea, porta al centro di una discussione il proprio vissuto e conta come donna in quanto soggetto femminile con una storia personale da legare alle altre, per pensare assieme e creare l’alternativa possibile.
È un concetto abbastanza difficile e che ho molto sintetizzato, ma pensate ai fischi che Rosy Bindi ha preso a Siena quando ha iniziato a parlare del ruolo del suo partito, il PD, nelle attenzioni date ai problemi delle donne. È emblematico questo fatto, è non è semplicemente essere apartitiche, credo che sia un elemento in comune con il pensiero femminista della differenza che questo nuovo movimento porta con sé. Ma vediamo meglio i legami tra i due tipi di femminismo che ho sopra descritto e le donne di Siena. Come tutti gli interessanti movimenti che stanno nascendo nel 2011,come gli Indignados in Spagna, anche questo movimento delle donne ha utilizzato il web come motore fondamentale per lo sviluppo e l’organizzazione. E credo che questo sia un elemento fondamentale che attraverso il mutare dei tempi, si collega alla pratica politica femminista che ho prima analizzato, senza potere centrale uniformante, con i singoli soggetti femminili attivi che formano una rete di relazioni tra persone solida e funzionante. Un pensiero che si forma dall’unione di tutti i pensieri, fluido, partecipativo e sempre in divenire. A riguardo sono state pesanti le parole di Lidia Menapace che dal palco ha gridato che le donne non sono tutte uguali, sono tutte diverse, e questo movimento le attraversa tutte trasversalmente.
Ma perché proprio “ORA” è arrivato il momento di quest’urgenza? Nella crisi economica e sociale che sta colpendo il nostro paese causando profondi disagi sono le donne che subiscono il contraccolpo più forte. Mai è avvenuta la parità di diritti che il primo femminismo, liberale, auspicava; almeno mai nella pratica. In una situazione di crisi tutto prende la via dell’eccesso ed ecco che i problemi del mondo femminile si avvicinano a quelli delle donne dell’ottocento, il precariato rosa e la disoccupazione. Si lotta ancora per il diritto alla maternità che molti datori di lavoro non garantiscono. Oltre a tutti i gravi problemi sociali delle donne c’è un nemico ormai antropologico da combattere: la strumentalizzazione della figura femminile. E non è più il semplice trattare la donna come oggetto, è in un certo senso la ricostruzione dell’ordine patriarcale nel mondo della politica. Pensate al potere che ha Silvio Berlusconi sulle donne e sul corpo delle donne, agisce come se fosse un re che in cambio del loro corpo regala soldi, celebrità e cariche politiche. Il messaggio è che l’unico modo per una donna di entrare in politica o in posizioni importanti sia attraverso l’arbitrio dei maschi dominanti. Accanto alla spettacolarizzazione del corpo femminile si aggiunge ora l’inevitabilità di questa causata da un abbassamento dei valori morali che riguarda tutta la sfera pubblica italiana. Sul blog del movimento “Se non ora quando” viene citata la gravità del fatto che il Premier sottolinei come molte ministre del suo governo siano laureate, quasi per far vedere che anche, in piccola parte, si meritano il loro ruolo, ma se non ci fosse stato lui non sarebbero mai arrivate a tali posizioni. Oltre alla mercificazione degradante del corpo nelle pubblicità, nella televisione, nelle battutine (anche degli uomini politici) a cui siamo ormai abituati, la classica donna oggetto, c’è ora il passaggio successivo: l’unico modo per la donna di ambire a ruoli storicamente riservati ai maschi non è una meritocrazia paritaria ma il farsi totalmente oggetto, entrare in questa dimensione del proprio essere in ogni istante della sua vita e non solo in quello mediatico pubblico, essere al servizio (non solo fisico) del maschio, del patriarca, del protettore oserei dire. È una situazione che sembra esser tornata indietro di duecentoventi anni, ai tempi della Wollstonecraft, ed è per questo che se lei sentiva l’urgenza di un cambiamento che doveva avvenire ORA non possiamo noi tirarci indietro, e non lo stanno facendo le donne che scendono in piazza. Ora abbiamo duecento anni in più di coscienza femminista, ora abbiamo i mezzi per unire molte persone ed, ora, abbiamo tutti i motivi per farlo; altrimenti quando? Cos’altro dovrebbe succedere?
iMille.org – Direttore Raoul Minetti







