di Dario Vese.
A partire dal costo della politica e dell’apparato burocratico (ad esempio delle Province inutili). Questo era il programma del PdL. Anno 2008. Abolizione delle province ma solo di quelle inutili. Un po’ come dire riduzione degli sprechi, ma solo quelli eccessivi. Il ministro Calderoli disse che l’abolizione delle Province sarebbe stata inserita nel codice delle autonomie. Poi “si ridimensionò” e si passò alla soppressione di 17 Province inutili, poi a 7, poi a 3, e infine a 0. Infatti, anche se sono almeno vent’anni che l’abolizione delle Province è nell’agenda di ogni forza politica, per ora non si farà.
È slittato a data da destinarsi l’esame della proposta di legge dell’Idv sulla soppressione delle Province. In aula alla Camera il rinvio è giunto con il voto contrario dei dipietristi, dell’Udc e della Lega. Il “Rinvio ad altra seduta” dell’esame del testo è soprattutto frutto del combinato disposto Franceschini-Calderoli; così come ha detto Linda Lanzillotta (Api) che ha accusato Pd e Pdl di aver dato vita ad un’alleanza anomala per evitare la soppressione delle Province.
Infatti, l’abolizione tanto non conviene a nessuna forza politica, quanto conviene per abbassare le tasse e rilanciare l’economia, per reperire risorse attraverso il taglio della spesa pubblica, con una sforbiciata netta ai costi della politica; e non sbrigativi e tremontiani tagli lineari o tagli alla spesa sociale a cui ci hanno abituati, per intenderci.
Il dibattito ormai è incentrato sulla “razionalizzazione”, anche qui per essere tanto elusivi quanto moderati – che di questi tempi risulta “vincente” -, di presidenti, vice presidenti, assessori e consiglieri, clienti e consulenti di migliaia di consiglieri, “razionalizzazione” di costose e folkloristiche saghe di cui ogni consigliere si fa instancabilmente promotore, di inutili e costose aziende partecipate dal complesso degli enti locali, con i relativi migliaia di consiglieri di amministrazione, “razionalizzazione” dei prestigiosi immobili dei governi provinciali. Di quelle Province che ormai sono più la vetrina di politici in ascesa che la sede degli interessi dei territori, dove ai “Consigli per i Diritti Umani” si affiancano dibattiti, di assoluta pregnanza territoriale, sul testamento biologico, sul riconoscimento dello stato in Palestina o sul contratto di Pomigliano.
E allora se proprio ce le vogliamo tenere, tanto care, queste Province, sarebbe bene riflettere almeno sulla loro proliferazione, ininterrotta dal 1992, o ancora non farle coincidere con le Città Metropolitane.
Si potrebbe ridurre progressivamente le loro funzioni, esclusivamente al coordinamento e collaborazione tra i Comuni, per evitare le sovrapposizioni di competenze madrine dell’inefficienza burocratica della PA italiana.
Si potrebbe pensare, ancora, di far coincidere il Consiglio Provinciale con un’Assemblea dei Sindaci, tanto per ricordarci ogni tanto di un qualche principio di rappresentanza, oltre che per essere più efficienti ed efficaci nell’elaborazione di queste benedette politiche territoriali.iMille.org – Direttore Raoul Minetti





Vado controcorrente ma non sono d’accordo: le province servono, e molto. Servono ad aiutare i comuni troppo piccoli, servono per fermare appetiti di distruzione del territorio a livello di gruppi di potere locali, servono per molte altre ragioni.
I punti veri sono due: le province sono TROPPE e poi in questi anni sono cresciuti tutta una serie di corpi intermedi assurdi.
Oggi abbiamo 110 province. Se mettiamo un limite anche solo a 200mila abitanti ne partono 18. Poi eliminiano quelle delle città metropolitane e sono altre 15. Revochiamole 21 appena istituite e arriviamo a 77.
Pensate poi a: ATO rifiuti, ATO x l’acqua, Comunità montane, Autorità di Bacino, Consorzi di bonifica, Bacini imbriferi montani, ASL, Aziende ospedaliere: non sarebbe meglio tagliare questa selva di enti pubblici non elettivi? L’idea dell’assemblea del sindaci va bene infatti, come organo consultivo che sostituisca tutte le assemblee previste da questi organi intermedi.
Quindi un intervento non demagogico potrebbe prevedere una legge con tre articoli: 1. vengono istituite le città metropolitane (previste dal 1990 se non sbaglio) 2. non possono essere istituite province su territori con popolazione inferiore a x centomila abitanti, 3. vengono aboliti tutti gli enti intermedi e le competenze vengono girate alle nuove super-province.
Purtroppo una legge del genere sarebbe troppo intelligente. Calderoli si stava muovendo, con molta cautela, in questo senso: per la prima volta mi sentivo di approvare il suo operato!
Mi sembra che sei un po’ confuso
Confuso?
E’ l’unico commento?
Mah.