di Enrico Rama.
Volete capire una Generazione? Allora dovevate essere a Padova. Più Precisamente in Prato della Valle.
Tutto è cominciato il pomeriggio. Arrivavo da Verona e in Prato m’accorgo del notevole dispiegamento di forze dell’Ordine. «Come mai tutta sta Pula? Che succede?» mi son domandato.
Perché, tramite Facebook, una cosa come ottomila giovani hanno deciso di trovarsi in Prato quella sera per bere e stare in compagnia: è il Bottellon, c’ero già stato l’anno scorso, m’ero divertito e quest’anno m’han detto che arriva «un botto di gente». Sono single da molto, troppo tempo, e potete ben capire l’attrattiva.
Mentre mi avvio spedito verso quello che è stato il vecchio appartamento per un anno (devo trovarmi con il mio vecchio coinquilino) osservo curioso la Camionetta che fa il giro di Prato, ma non collego subito le due cose. Non ci penso nemmeno.
Ci ha pensato il mio ex coinquilino, subito dopo «Uelà! Ciao Sfigato!» «Come stai?»
«Bene, e tu?» «Bene, bene: hai visto che casino?».
Mi mostra un paio di articoli sul sito Web de Il Mattino di Padova.
«Son stanco, Fre, fammi un sunto che il treno era in ritardo si quaranta-minuti-quaranta, e c’ho perso lezione. Pensa c’era il tipo che diceva “ritardo causa investimento sulla linea San Bonifacio” investimento?!» gli dico mentre mi apro una birra «mi son immaginato un gruppo di yuppies cocainomani che contrattano sui binari, un po’ come le immagini random che buttano al tiggì quando parlano di Wall Street solo con meno impiegati ciccioni e più Patrick Bateman»
«LOL… Beh ti spiego un po’»
E così mi spiega che il Sindaco ha fondamentalmente paura, che ha emesso un’ordinanza che vieta il trasporto di più di un litro di alcolico di qualunque gradazione, e anche che il questore ha esplicitamente chiesto ai giovani di non andare e di non partecipare che si aspettano l’orda. Il clima è quello di terrore e allarmismo: giovani che si radunano, senza organizzazioni, grazie ad Internet che faranno le cose che fanno i giovani quando si trovano in più di cinque: bevono, fanno casino, deturpano, atti osceni in luogo pubblico, smettetela-di-fare-casino-che-c’è-chi-lavora-domani.
Il mio amico conclude dicendo che si sta interessando a fondo sulla cosa, che ci vuole fare un articolo serio e ponderato, che questa è una generazione rubata a cui impediscono e vogliono impedire un po’ tutto, fascisti.
Finisco la birra ed è in effetti sono molto colpito. Ero arrivato da Verona con l’idea di bere, divertirmi e magari rimorchiare qualche donzelletta disponibile e mi ritrovo in una guerra di valori.
Decidiamo allora di fare aperitivo al baretto di fiducia. Guardiamo incazzosi le auto della polizia che girano per Prato: che cosa ingiusta.
La città è anni ormai che ha deciso di trattare gli studenti come una minaccia più che come una risorsa, o, meglio, come Giovani Senzienti, come Interlocutori alla Pari. Quell’atteggiamento duro da padre padrone che mena e ti dice fa più male a te che a me, lo faccio per te, Dimostrami che sei responsabile e io ti lascerò andare e un po’ tutti quei discorsi che ognuno di noi ha sentito almeno una volta nella vita.
Questa ha tutta l’aria d’essere la Summa, l’apice di un Modus Operandi che va avanti da anni: la Paura dei Giovani.
Che risate.
Anche col barista ci discuto un po’: l’Umbe era, nell’ordine, contrariato, comprensivo, incazzato, scoraggiato, disilluso.
- Contrariato: l’evento non porta nulla nelle sue tasche.
- Comprensivo: ma è stato giovane anche lui – è tutt’ora giovane, ma non ggiovane abbastanza – e non condanna certo ragazzi che vogliono bere «che insomma ci son passato anche io ci ho fatto anche io le mie cazzate e forse le faccio tutt’ora»,
Incazzato: con il Sindaco che «i bagni chimici a me non gli han voluti dare perché gli costava troppo e in piazza, perché c’ha paura, te ne trovi una trentina».
- Scoraggiato: è convinto che non cambierà nulla, che al sindaco degli Universitari non gliene interessa nulla, che lo votano solo i vecci del centro,
- Disilluso: quindi non cambia e insomma alla fine «farò finta che oggi abbia piovuto».
Ma arriviamo alla serata, miei cari, alla Fatidica Festa. Al Bottellon Veneto in Prato della Valle.
Ottomila persone si vedono tutte. Forse ce n’è di più. C’è talmente tanta gente che il cellulare non prende. E mi ricorda dell’ultima volta in cui non riuscivo a chiamare perché c’era troppa gente. Ero a Roma, il 14 Dicembre del 2010, in autostrada. E un po’ mi stupisco.
Sono contento, felice, con la mia bottiglia di Vodka Lemon che mi spunta dalla tasca dietro dei pantaloni. Ogni tanto sorseggio, i vigili all’entrata del ponte del fossato che circonda Prato, m’hanno lasciato passare, controllano senza voglia, rendendo, con le loro facce, ufficiale la stupidità dell’Ordinanza.
Non solo il Prato vero e proprio è colmo, ma pure tutta la parte asfaltata che lo circonda. Un Mare di Giovani, un fiume in piena di Giovani. Non si vedono incidenti all’orizzonte, non si vedono demolizioni, non si vedono risse. Sembra quasi impossibile ma tutta quella marea si sta divertendo, bevendo, senza causare alcun incidente. Incredibile. Bevono e sono felici.
C’è un sacco di gente che incontro dopo anni. Li saluto, mi fermo con loro. Nessuno o pochi sapevano dell’ordinanza, la maggior parte se ne frega. Sul discorso solo un paio di battute e poi si torna a parlare di Tizio che s’è appena mollato con Caia, di chi c’è e chi non c’è, su cosa fa ora lui, come sta lei, l’hai più visto?, Che fa ora?
Mi vien da pensare che tutti lì hanno i loro problemi.
Quanti ce ne saranno che sono indietro con gli studi? Quanti che magari domani hanno pure un esame ma son lì a bere perché è per cose come queste che si fa l’Università? Quanti che lavorano in un baretto del centro in nero? Quanti che stanno pensando di andarsene, o se ne andranno? Chi magari non sa che specialistica fare, chi non si laurea per colpa di Uniweb, o il dottorando costretto a portare il caffè al Professorone di turno che tiene seminari sulla “Generazione Rubata” e sulla necessità di una “Rivoluzione”, o chi odia il suo corso di studi ma oramai altro non ce n’è, chi vorrebbe fare la tesi sui Simpson ma sicuramente una roba del genere gliela bocceranno, chi ha in mente una ragazza o un ragazzo.
Sicuramente ci sono. Ma lì non c’è la Spagna tanto auspicata. Non c’è la rivoluzione che sembra come la fortuna, più la chiami e meno arriva. Non c’è la protesta, non è il ’77, non è neppure il ’68.
Lì c’è solo della gente che si sta divertendo, mentre consuma cocktail rudimentali messi in una bottiglia di Fanta, mentre limona su una coperta stesa sul prato al buio, che ritrova amici che non vedeva da anni, compaesani, colleghi, che canta e suona fastidiosissimi bonghi, che è felice.
A metà serata gira la voce che il Sindaco si sia affacciato al balcone con seguito di giornalisti, la voce lo descrive come una specie di Signore Feudale che ammira i suoi possedimenti. Ma è una voce, giusto un paio di battute, e poi si torna a scommettere se il tuo amico riuscirà a scoparsi la tipa con cui sta limonando duro da un paio d’ore.
Adesso, per capire questa storia e per capire questa generazione io non ho certo una formula. Non so dirvi se quella è stata una occasione mancata, se i giovani si ritrovano solo per bere e per della figa, se li attira solo il divertimento e non si impegneranno mai per il loro futuro, non lo so.
Ma so che lì c’erano ottomila giovani, che non è successo nulla di grave, che erano tutti felici e spensierati e comunque la pensiate non può certo essere una brutta cosa.iMille.org – Direttore Raoul Minetti








Bravo Enrico, mi piace come scrivi continua così!