Il ribaltamento necessario

di Marco Campione.

A questo riguardo [la questione generazionale, ndr], mi sembra che il successo milanese del centrosinistra e di Pisapia vada analizzato attentamente, come fanno quelli di Termometro politico e, in direzione solo apparentemente contraria, Luca Sofri.

Questo articolo di Paolo mi ha fatto tornare in mente un episodio al quale ho assistito lunedì sera nel backstage della festa per Pisapia.

L’episodio è il seguente: un dirigente del Pd lombardo spiega la questione “Sucate” a Piero Bassetti, che lo aveva interrogato in proposito. Subito dopo si avvicina un giornalista che chiede a Bassetti un commento sul voto. Bassetti dice tre cose:

  1. che ha vinto un’idea di riformismo ambrosiano che tanto bene aveva fatto a Milano prima della parentesi rappresentata da Formentini, Albertini e Moratti; ha vinto quella generazione (esattamente come sostenuto da Sofri: “hanno vinto le persone e le idee che cercavano di vincere da decenni”);
  2. che a fianco di quella generazione ne emerge un’altra, “quella di cui parlavamo ora, quella che sa – a differenza mia – cosa sia Sucate”;
  3. che Pisapia e la generazione che ha vinto dovranno “tenere conto delle istanze e delle esigenze della generazione nuova”.

Credo che il nodo della questione, ciò che – se ho ben compreso – anche Luca intendeva affermare, sia tutto nella terza affermazione di Bassetti. Ribaltarla dovrebbe essere l’obiettivo di tutti noi, candidandoci ad essere coloro che vogliono governare “tenendo conto delle istanze dei Bassetti e dei Gad Lerner” e non più viceversa.

Da questa esigenza si deve partire anche per rispondere ad articoli come quello di Labate (“Cala il sipario sui rottamatori”), che non condivido, ma che coglie lo stesso punto messo in luce da Sofri: hanno vinto “loro”. Pietro Raffa ad esempio ha replicato a Labate sul suo blog dicendo che i cosiddetti “rottamatori” non sono stati sconfitti perché le loro idee sono diventate mainstream. A parte che non vale per tutte le suddette idee, il punto su cui tutti noi (“rottamatori”, “carrozzieri” e “meccanici“) dovremmo riflettere è che la frase “ma le sue idee vivono in tutti noi” di solito la dicono i sopravvissuti parlando di chi non c’è più. Realizzare il “ribaltamento generazionale” di cui parlavo sopra, essere i protagonisti e non più i comprimari del cambiamento deve essere la nostra ossessione. Per riuscire nell’impresa servirebbe una maggiore consapevolezza delle sconfitte che abbiamo subito, un più convinto gioco di squadra (la cosiddetta solidarietà generazionale, che a “noi” manca e a “loro” no) e soprattutto – è un mio pallino, perdonatemi – abbandonare la pretesa che qualcosa sia dovuto solo in virtù dell’età anagrafica.iMille.org – Direttore Raoul Minetti

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