I detenuti hanno diritto alla sessualità

di Annarita Digiorgio.

Foto: non conforme (funky64)

Foto: non conforme (funky64)

11 giugno. Nel ’63 Kennedy presentò il primo Civil Rights Act. A Roma quest’anno c’è stato invece l’Europride. Diritti civili e libertà sessuali. Nel 2011, in un Paese troppo lontano dalla loro affermazione.

Avere un’attività sessuale è un diritto (articolo 8 della Convenzione Europea dei diritti dell’Uomo). Contro una legislazione nazionale che lo considera un lusso, e una società intrisa di senso di colpa che lo nasconde e reprime come un vizio.

Basta un esempio per dimostrarlo: il fatto che lo Stato non preveda la possibilità di praticarlo per le persone che tiene in custodia. Per i detenuti nelle carceri italiane non è pensata la sessualità, e nemmeno l’affettività. Non possono essere lasciati soli con i propri cari, in intimità con i coniugi, vedere detenuti dell’altro sesso. Questa sfera civile e umana non è proprio contemplata nei regolamenti, come se appunto non fosse una componente naturale degli individui. Come se per salvaguardare una disciplina di facciata religiosa e bigotta non si considerasse che poi trova sfogo nella masturbazione e nell’omosessualità. E dato che è vietato il possesso dei preservativi, le patrie galere sono infette di hiv.

Come se non si sapesse che trattandosi di un’esigenza fisica, la sua repressione e privazione coatta corre il rischio di trasformarsi in un’ossessione. Diverse ricerche hanno dimostrato come queste costrizioni carcerarie generano anche violenze, stupri, atti di autolesionismo, degenerazioni psicologiche, in gravi casi suicidio.

Eppure ogni volta che si è tentato di porre il problema e cercare soluzioni a livello legislativo, come quelle adottate negli altri Paesi Europei quali Olanda, Svezia, Spagna, sono state accantonate. L’ultima, fatta dal sottosegretario Alberti Cesellati, era quella delle stanze dell’amore, contestata, ancor prima di essere presentata, dai sindacati di polizia penitenziaria. Nei nuovi istituti penitenziari previsti dal Piano Carceri di Alfano, se mai verrà realizzato, non è previsto nulla di tutto ciò.

Come la condizione delle nostre carceri e il rispetto dei diritti umani dei detenuti sono lo specchio del grado di civiltà di un Paese, cosi il riconoscere loro il diritto alla sessualità è l’antennina della concezione che ha del sesso una società. Qualche mese fa in un convegno sull’edilizia carceraria ho sentito Adriano Sofri dire “a noi qui in Italia è concesso mangiare, bere e dormire. Se abbiamo culo scopare”.

Per questo oggi all’Europride ho sfilato sul carro di Certi Diritti. iMille.org – Direttore Raoul Minetti

1 Commento

  1. Un film spagnolo di qualche anno fa “Azul obscuro casi negro” raccontava proprio una storia d’amore tutta incentrata in una di queste stanze (“vis à vis intimo”). Il film riscosse anche un discreto successo. Fatevi un giro su Youtube ne vale la pena.

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