Equal Marriage Rights all’ombra della Grande Mela

di Gianluca Galletto.

Foto: BayerNYC

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Ieri mentre ero in aereo per un viaggio di lavoro ho ritrovato un articolo della scorsa settimana che avevo stampato. Non l’avevo ancora letto. Ho pensato che si trattasse di un argomento rilevante. Soprattutto per l’Italia e alla luce di quanto successo di recente con le polemiche fra Severgnini e Scalfarotto e la questione ancora irrisolta e trattata con sufficienza dell’eguaglianza dei diritti matrimoniali.

Si tratta di una lettera aperta sul New York Daily News scritta a due mani da Eric Schneiderman e Theodore Olson, rispettivamente l’Attorney General (procuratore generale, seconda carica esecutiva) dello stato di New York e il Solicitor General degli Stati Uniti (una sorta di avvocato dello stato). Il primo è democratico, e lo conosco personalmente da 12 anni, e da sempre sostenitore di questa causa. Il secondo è repubblicano.

Vengo al punto. La lettera si inserisce in un crescendo di interventi in corso a New York a favore dell’approvazione della legge sull’uguaglianza dei diritti di matrimonio (“Equal Marriage Rights”) entro la fine della sessione primaverile che termina il 20 giugno. La legge garantirebbe il diritto di sposarsi anche a coppie dello stesso sesso.

La leadership democratica è compatta, cosi come quasi tutti i legislatori democratici e qualche repubblicano. Ne manca ancora però qualcuno da convincere per avere la maggioranza in entrambe le camere. Il 60% dei cittadini dello stato sono favorevoli e il governatore Cuomo ne ha fatto una sua battaglia e, infatti, il 14 giugno ci sarà un grande fundraiser in cui sono personalmente impegnato (col comitato Cuomo 100): per una sera l’Empire Theater a Broadway sarà tutto preso dalla Cuomo Campaign e i sostenitori potranno vedere il bellissimo show di grande successo “Priscilla Queen of the Desert” (con biglietti che vanno da $5000 a $100).

Torniamo alla lettera. I due leader sostengono in maniera inequivocabile e molto forte che le unioni civili fra persone dello stesso sesso sono un pessimo sostituto del matrimonio. Riportano il caso del New Jersey dove la commissione bipartisan sul “marriage equality” lo ha dichiarato un fallimento. Il loro scopo è di bloccare il tentativo di sabotare l’approvazione della legge con l’introduzione, in sostituzione, delle unioni civili. Sostengono che il matrimonio è un diritto fondamentale della persona più antico del Bill of Rights (la carta dei diritti fondamentali approvata nel 1779, ndr). Solo a New York, dal matrimonio (che nel diritto dello stato consiste in una licenza) derivano 1300 diritti e doveri diversi che sono invece assolutamente al di fuori della portata delle unioni civili. Non sono per nulla rari i casi cui, anche in presenza di unioni civili, è stata negata la possibilità di visitare il compagno/la compagna malato in ospedale solo perche nel modulo di richiesta (la burocrazia è tutta improntata sul matrimonio) la persona poteva solo mettere la crocetta sul quadratino “single” o “married” (e non essendo sposato doveva metterlo su “single” naturalmente).

Ho pensato valesse la pena riportare quanto sta accadendo in vari stati, ma soprattutto a New York, il più importante del paese insieme con la California. E che valesse la pena riportare come sono in campo senza remore e con tutto il loro prestigio le due principali cariche dello stato. Certo con l’opinione pubblica nettamente a favore la cosa è più semplice. Ciononostante, l’impegno è molto rilevante e non è stato mai così massiccio, anche perche non è una scelta dell’ultim’ora. L’ho pensato perché è una causa in cui credo anche io fortemente come ho sempre creduto il tutte le cause di libertà, uguaglianza e giustizia.

In Italia siamo ancora davvero indietro su una questione che non riguarda il matrimonio, bensì l’eguaglianza dei diritti. Non a caso la legge non si chiama “Same Sex Marriage” (matrimonio dello stesso sesso), ma “Equal Marriage Rights”: pari diritti di matrimonio. Sì, perché se si fosse trattato della prima, sarebbe stato come dare una sorta di lasciapassare a una minoranza di cittadini da proteggere. E invece non è così. Si tratta di rendere tutti i cittadini, indipendentemente dall’orientamento sessuale, con pari diritti e pari opportunità.

Mi piacerebbe avere un paese dove non solo la leadership di sinistra ma anche quella della destra che si professa liberale ogni ora di ogni giorno, prendesse chiaramente posizione in merito a questa faccenda che crea cittadini di serie A di serie B. Il punto è semplicemente questo.

La mia domanda a chi ci governa e a chi guida l’opposizione è: fino a quando sarà possibile tollerare in Italia, non solo la presenza di questa diseguaglianza, ma anche una strisciante e spesso palese, volgare omofobia come una sorta di mostro di Lochness che è presente e ingombrante sotto la superficie e che spesso tira fuori la sua orribile testa. Eppure ho simpatia per quel mostro leggendario perché quello vero di cui parliamo non si fa vedere ogni morte di papa, ma lo fa giornalmente dalle piazze televisive, ai bar, negli uffici, nelle scuole.iMille.org – Direttore Raoul Minetti

4 Commenti

  1. Justin

    Concordo al 100 % con Galletto.
    Vorrei citare un’altra parte significativa della lettera aperta di Eric Schneiderman e Theodore Olson sul New York Daily News… penso sia la frase che meglio spiega la ragione per cui, in ogni caso, anche in presenza di pari vantaggi legali, è inaccettabile venire limitati in una unione civile al posto di essere inclusi nel matrimonio:

    “Anche se l’unione civile potesse in qualche modo conferire gli stessi diritti e le stesse responsabilità di un matrimonio vero, il fatto stesso di confinare le coppie omosessuali in un’istituzione che non è il matrimonio costituirebbe un marchio di inferiorità atto a stigmatizzare per sempre queste coppie come diverse, avulse da tutte le altre, a un livello più basso, meno apprezzabili rispetto alle altre”.

    (“Even if [...] civil unions could somehow provide couples with the same rights and responsibilities of a true marriage, the separation of the two institutions creates a badge of inferiority that forever stigmatizes the relationships of committed same-sex couples as different, separate, unequal and less worthy.”)

  2. Situazione USA: matrimonio v unione civile

    Visto il dibattito penso sia il caso di precisare meglio la situazione legislativa USA.

    5 Stati (+ la capitale Washington) permettono alle coppie dello stesso sesso di contrarre matrimonio civile; ci sono poi vari Stati che permettono alle coppie dello stesso sesso di stipulare una unione civile; tale unione civile garantisce in alcuni Stati stessi vantaggi legali rispetto al matrimonio civile e in altri Stati meno vantaggi legali rispetto al matrimonio civile.
    Da alcune parti, per es nella capitale Washington, alle coppie dello stesso sesso è permesso sia contrarre matrimonio civile sia stipulare una unione civile; in altre parti, per es alle Hawaii e in New Jersey, vi è sia l’unione civile con pari diritti statali rispetto al matrimonio sia l’unione civile con meno diritti statali rispetto al matrimonio civile.

    Riassunta in maniera schematica la situazione è questa:

    - MATRIMONIO CIVILE aperto alle coppie dello stesso sesso:
    Massachusetts, Connecticut, Vermont, New Hampshire, Iowa e la capitale Washington;
    lo Stato di New York e il Maryland riconoscono i matrimoni omosex celebrati oltreconfine;

    - UNIONE CIVILE con stessi diritti statali del matrimonio civile:
    Illinois, Nevada, Hawaii, California, Oregon, Stato di Washington, New Jersey, Delaware, e la capitale Washington;

    - UNIONE CIVILE con meno diritti statali del matrimonio civile:
    Maine, Wisconsin, Colorado, Hawaii, New Jersey;

    C’è da precisare che, in ogni caso, sia le coppie dello stesso sesso che si uniscono in matrimonio sia le coppie dello stesso sesso che stipulano una unione civile non ricevono riconoscimento e diritti da parte dell’amministrazione nazionale statunitense in quanto essa è vincolata dal “federal DOMA” a riconoscere e tutelare in quanto matrimonio unicamente le nozze tra uomo e donna. L’amministrazione Obama di recente si è rifiutata di difendere il federal DOMA di fronte ai giudici in varie cause legali poiché la ritiene discriminatoria, ergo in palese contrasto con la Costituzione nazionale statunitense, ma la norma è tutt’oggi in vigore.

  3. gianluca

    grazie a entrambi per i commenti e per aver aggiunto informazioni utili!
    gg

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