Domenica sera, a Fiumicino…

di Ivan Scalfarotto.

foto: Colleen Proppe

Domenica sera a Fiumicino, di ritorno da Europride, mi sono imbarcato con Federico, quello che in un paese civile sarebbe mio marito, sul volo per Milano. Ci siamo imbarcati tra i primissimi, ai posti 1D e 1F. Dietro di noi, due uomini più o meno della nostra età. A un certo punto ho sentito distintamente uno dei due dire all’altro: “Chissà se ci sono dei froci su questo volo, sai com’è, ieri c’è stata questa manifestazione…

Ho fatto l’unica cosa possibile in questi casi. Mi sono girato e ho detto ai due pisquani che certo che c’erano dei froci su quel volo. Per l’esattezza ce n’erano almeno due: io e Federico. E, ho aggiunto, di cominciare a chiederselo sempre quanti froci ci fossero intorno a lui, dato che i froci ci sono sempre, dappertutto. Solo che uno non li vede, di solito. Forse è proprio per questo che si fanno “certe manifestazioni“.

Eleanor Roosevelt una volta disse: “Nessuno può farci sentire inferiori senza il nostro consenso“. Ecco, bisogna partire da lì. Non farne passare più una e spiegare, a chi dà per scontato che la sopraffazione e la discriminazione siano la regola accettata e comune, che in certi casi, su certi aerei, ci sono almeno due froci. E sicuramente un idiota.iMille.org – Direttore Raoul Minetti

7 Commenti

  1. Come siamo ancora indietro in questo paese…

  2. chiara

    bravo!
    dovremmo avere tutti più coraggio di dire le cose come stanno, in tante occasioni pubbliche!
    ma, una curiosità, e i 2 pisquani? hanno avuto anche il coraggio di rispondere?

  3. Avevo letto il tuo tweet e mi ero chiesto cosa avrebbe pensato il tuo “simpatico” interlocutore se, domenica sera, avesse viaggiato sul mio stesso volo che, non solo era pieno di froci, ma anche di lelle! :-)

  4. Caro Ivan, se ti consola a me è successo in treno. Due ragazzi, seduti davanti a me, cercavano di coinvolgermi ad esprimere un mio parere su un ragazzo seduto di fianco, al di là della corsia.
    Sostenevano che fosse gay…e a niente serviva che li esortassi a farsi gli affari propri. Infine, dopo ripetute insistenze…li ho guardati e gli ho lanciato ad entrambi un bacino! Sono scappati! Io non sono gay, ma ho amici che lo sono e sono felicissimo di averli.
    Pensa se nel 2011 dobbiamo ancora parlare di queste cose!

  5. Cristina

    Grande Ivan, come al solito. L’altra sera con gli amici del mio gruppo di lettura si commentava un libro di racconti di Cortàzar, peraltro interessante. In un racconto, come idea di paura/inquietudine Cortàzar mette la scoperta di un paio di calze da donna ai piedi del medico che ti sta rassicurando sulla tua salute. Certo il racconto è del 1962. Ma nella discussione è saltato fuori che ad alcuni questa inquietudine l’aveva comunicata! Come dire, nell’Italia del 2011 la mentalità è ancora quella dell’Argentina degli anni ’60.

  6. Francesco Cerisoli

    Che gente… e che vuoi dire di piu’?

  7. Cosetta

    Bravo Ivan! Cosetta

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