di Maurizio Bovi.[i]
Nel consueto ingorgo di interventi istituzionali di fine maggio sulla situazione economica del paese, l’Istat, la Banca d’Italia, la Corte dei Conti e l’Assemblea di Confindustria hanno tutte indistintamente rimarcato la stessa conclusione: quello appena trascorso è stato un decennio perduto (trattata come si deve, la macroeconomia “retrospettiva” è una scienza esatta). I consumi pro capite sono rimasti stagnanti, il reddito disponibile reale si è ridotto, la produzione e l’occupazione rimarranno a livelli inferiori dei picchi precedenti ancora per alcuni anni (trascurando l’eventualità di ulteriori crisi), ecc… Va bene, si potrebbe dire, ma almeno abbiamo rimesso a posto i conti pubblici. Macché. Il debito pubblico è ancora tutto lì ed è oltre il doppio di quel 60% (rispetto al PIL) che abbiamo sottoscritto in sede europea. Va bene, si potrebbe dire, però ci sono state le crisi, il boom dei paesi BRIC, il forte aumento dei prezzi delle materie prime e degli alimentari…Ma, allora, perché i dati Eurostat e i su menzionati interventi dicono che gli altri grandi paesi europei, anch’essi egualmente soggetti alle stesse bolle e cineserie varie, hanno fatto meglio di noi? E’ ovvio che occorre guardare altrove. Purtroppo, c’è solo l’imbarazzo della scelta e conviene focalizzarsi su un singolo tema.
Qui voglio enfatizzare il suggerimento di Draghi che, nell’ultima Relazione della Banca d’Italia, correttamente indica che per ridurre il debito pubblico occorre agire soprattutto sulla spesa corrente (nel senso di salvaguardare gli investimenti pubblici). Ma, ancor più giustamente dico io, il Governatore ammonisce che “per ridurre la spesa in modo permanente e credibile non è consigliabile procedere a tagli uniformi in tutte le voci: essi impedirebbero di allocare le risorse dove sono più necessarie; sarebbero difficilmente sostenibili nel medio periodo; penalizzerebbero le amministrazioni più virtuose. Una manovra cosiffatta inciderebbe sulla già debole ripresa dell’economia, fino a sottrarle circa due punti di PIL in tre anni.”. Leggendo con un minimo d’attenzione, si tratta di considerazioni al limite del banale e così sintetizzabili: tagliare sì, ma favorendo il merito; altrimenti si arriva nudi alla meta. Tra i vari tagli lineari oggetto della critica del Governatore possono essere ricompresi il blocco degli stipendi di tutti i dipendenti pubblici fino alla fine del 2012 e il taglio indiscriminato degli stipendi di tutti i dirigenti pubblici.
Ma perché vengono implementate politiche manifestamente ingiuste e anti economiche? Anche qui, mi limito ad alcuni tra i vari possibili motivi.
Il primo è che calcolare la produttività di un dipendente pubblico e, più in generale, di un ente pubblico può essere estremamente difficile. Tuttavia, come indicato in vari studi, eccezioni ce ne sono: che fine ha fatto il libro verde sulla spesa pubblica, la lista degli enti inutili, i comitati di valutazione, le spending review, ecc.? Ci sono poi le ritrosie dei vari ministri a far digerire ai propri dicasteri pratiche di maggiore efficienza, economicità ed efficacia. Ma, c’è da chiedersi, che ruolo ha un ministro che non amministra? Per non parlare poi di pratiche urticanti come le “leggi mancia” (ad esempio, i soldi dati alla scuola padana privata della moglie di Bossi) per le quali, chissà perché, i soldi bisogna sempre trovarli senza se e senza ma. Anche ammettendo le difficoltà, insomma, un contenimento delle spese del tipo: “da oggi in poi – e ciò vale per tutti (o quasi) – potete spendere solo fino al 90% di quanto avete fatto finora” oltre ad essere, come già notato, controproducente, sembra il provvedimento di un padre-padrone che, incapace di comunicare e gestire, riduce indiscriminatamente la paghetta a tutti i figli dopo una marachella rimasta senza colpevole. Per inciso, si faccia attenzione al timing: nel 2012, anno pre-elettorale, si dovrà cominciare a parlare del rinnovo dei contratti dei dipendenti pubblici proprio quando dovranno riprendere le previste manovre fiscali aggiuntive (pari ad alcune decine di miliardi di euro). Sta a vedere che il previsto terremoto a Roma è slittato dal 2011 al 2012.
Un altro elemento che voglio considerare è ancor più “di pancia”. Mi riferisco a quel modo troppo diffuso tra i lavoratori privati di pensare ai dipendenti pubblici come tutti indiscriminatamente fannulloni che, forse, fornisce la quadra politica di certe manovre lineari (uso la parola “quadra” a favore del buon intenditore). E’ sufficiente navigare in Rete per avere un’idea di come si stia creando un pericoloso clima in cui quelli che lavorano nel settore privato vedono come fumo negli occhi qualunque cosa “puzzi” di Stato. Mentre si può capire e, in parte, giustificare, l’astio verso le tasse e la burocrazia, è invece incomprensibile e ingiustificabile il fatto di trattare tutti i dipendenti pubblici come parassiti. Questo pregiudizio lineare è altrettanto sbagliato e controproducente dei tagli lineari. Tra l’altro, assomiglia al pregiudizio per cui ogni privatizzazione è sbagliata a prescindere: com’è noto, gli estremi si toccano…In merito, come ex dipendente dell’ISAE, Ente pubblico soppresso giusto un anno fa, ho anche un’esperienza personale. Stella e Rizzo, famoso binomio di giornalisti castigatori dell’inefficienza pubblica e non solo, in un articolo pubblicato sulla prima pagina del Corriere della Sera del 24 maggio 2010 dal titolo “Stato più leggero, il piano dei tagli”, plaudivano anche alla soppressione dell’ISAE scrivendo che “(…). Alcune situazioni, del resto, appaiono francamente indifendibili. Per esempio quello dell’ISAE, l’istituto di ricerca del Tesoro: ha 31 ricercatori e 70 (settanta) impiegati amministrativi”. All’epoca, io e i miei colleghi dell’ISAE, sapevamo benissimo che quei numeri erano sbagliati: il rapporto era circa del 50%, proprio come in molti altri Enti pubblici tuttora non soppressi. Personalmente preferisco rapporti inferiori e un accentramento di alcune funzioni amministrative con altri Enti di ricerca poteva essere studiato. Ma, chissà, forse l’accentramento è pratica troppo poco lineare. E che dire degli Enti che, a differenza dell’ISAE, erano nella lista degli enti inutili della Corte dei Conti e sono ancora lì? Ma, si sa, se i tagli lineari sono ciechi, quelli puntuali ci vedono benissimo. Infatti, nel progetto di manovra fiscale del 2010, era anche prevista la soppressione di alcune provincie e il contenimento dei costi della politica. Vi lascio indovinare cosa è stato veramente tagliato e cosa no. Meglio finire qui e tornare ai due giornalisti. Sarebbe bastata una telefonata per evitare di dare giudizi avventati. O un’errata corrige che, in effetti, pare ci sia stata qualche giorno dopo…a pagina 41 del Corriere. Ma, forse, il loro intento era proprio quello di far passare il messaggio che l’ISAE (e, più in generale, la pubblica amministrazione) era un covo di fannulloni da tagliare senza ritegno.
Parlando da lavoratore (e non solo dipendente) pubblico, dico che i veri nemici comuni di chi lavora e produce per il Paese sono i fannulloni pubblici (in certo senso premiati dai tagli lineari); i politici che scambiano voti e soldi con poltrone (ASL, ecc..) o che sono semplicemente incapaci (il pesce puzza dalla testa); gli imprenditori che evadono, colludono e campano di aiuti pubblici (magari facendo anche il tifo per i terremoti); le corporazioni che impediscono la concorrenza (notai, ecc.)… In alcuni casi (es., le corporazioni) si sbaglia di meno nel fare di tutta l’erba un fascio. In tutti gli altri casi, i pregiudizi lineari sono infinitamente più pericolosi e sbagliati.
[i] Le opinioni qui espresse sono assolutamente personali.iMille.org – Direttore Raoul Minetti






Domanda ingenua: se il taglio lineare è “brutto”, come mai anche altrove è stato adottato, non dico solo in Grecia, ma anche in Spagna, Irlanda e Portogallo, e in qualche forma anche altrove?
E poi non sarà che anch’io il taglio “puntuale” dell’ISAE non l’ho capito proprio?
Insomma c’è “taglio lineare” e “taglio lineare”, e “taglio puntuale” e “taglio puntuale”, ma in ogni caso bisogna dare prova di capacità di valutazione e applicazione?
Aggiungo che il taglio lineare triennale degli stipendi è stato adottato anche da Draghi per i lavoratori della Banca d’Italia. Nel post ho cercato di dare una qualche spiegazione del perchè. Circa l’Isae, proprio non capisco che vuoi dire. Se chiarisci, ti rispondo. Grazie.
Circa l’ISAE, volevo mettere in risalto l’assoluta incomprensibilità di tale “taglio puntuale”. Perchè l’ISAE è stato chiuso e altri Enti rimangono? Non abbiamo letto alcun rapporto di valutazione delle attività dell’Istituto, così come non abbiamo altri documenti da cui trarre indicazioni, o quali sarebbero?
Pertanto desideravo mettere in rilievo la necessità di strumenti di valutazione permanenti, indipendentemente dal fatto che poi si opti per “tagli lineari” o tagli puntuali”, o un mix di essi, e come.
Esatto: per l’Isae non c’è stata valutazione ed è stato chiuso. All’opposto altri enti, per i quali il giudizio c’era stato ed era stato negativo, non si è fatto nulla. Finisco con una precisazione: se c’è valutazione seria, allora tagli lineari non possono esserci poichè questo implicherebbe che tutti sono valutati essere parimenti (in)efficienti. Quanto è relistico questo risultato? Grazie.