di Cristiana Alicata.
E’ difficile portare il mio cognome e non essere affezionati a questo giornale. Non mi dilungo a raccontare la storia del giornale che potete trovare qui soprattutto vi chiedo di dare un’occhiata alle penne che ne hanno solcato la carta.
Dico solcare perché il giornalismo e la scrittura sono un viaggio e il giornalismo è, dovrebbe per lo meno essere, un viaggio cronachistico nelle pieghe del Paese, un viaggio che un giornale “di sinistra” deve raccontare con sguardo sempre nuovo, uno sguardo che deve somigliare più a quello dello scrittore che del politico.
Il politico di oggi (inteso come militante di partito) non somiglia a quello del novecento. E’ imbevuto di interesse e di “parte”, lo scrittore invece è nudo e crudo a raccontare la realtà, ovunque essa vada ed offre alla politica lo stato delle cose, gliele offre affinché lui possa cambiarle. Sempre più spesso oggi i politici si limitano a fare analisi logorroiche della realtà a cui non segue alcuna idea.
La percezione dei nostri cittadini, quella che è ormai sfociata comunemente nell’antipolitica, pur se semplicistica è in parte corretta ed è in realtà la declinazione basica (cioè la vulgata comune della “base”) dell’eterno dibattito che ha visto in questi quasi 100 anni l’Unità come protagonista.
Da sempre l’Unità è il luogo di discussione metafisico dove il dibattito del più grande partito di opposizione svolge il suo tema prediletto, punto nodale dell’eterna diatriba interna.
L’Unità è il luogo dove “fedeli alla linea” e “dissidenti” si sono incontrati e scontrati spesso.
Basti pensare ad Elio Vittorini ed alla polemica su quale forma dovesse avere l’impegno degli intellettuali. O alla fondazione del Manifesto a seguito dell’espulsione dal PCI di Luigi Pintor e Rossana Rossanda.
D’Alema e Veltroni sono stati tutti e due direttori nell’ultimo esercizio post-alicatiano di dare il giornale ad un dirigente di partito “attivo”.
L’“epurazione” di Concita De Gregorio, rientra in questo eterno dibattito. Ed è un delitto in cui c’è il cadavere, c’è il movente e c’è l’assassino che sta lasciando impronte ovunque. Non posso nemmeno citare Pasolini per dire che so, ma non ho le prove. Lo sappiamo tutti e abbiamo anche le prove. Sappiamo tutti che Concita è una direttrice dell’era veltroniana, di un’idea più aperta di partito, liquida, osmotica. Visione che non funziona nella gestione di un partito, ma funziona nella gestione di un giornale, nel suo contenuto, almeno a mio parere. Il limite del nostro partito è che D’Alema e Veltroni (intese semplicisticamente come le due anime del partito) vogliono gestire il partito e la comunicazione con lo stesso metodo essendo loro figli del monolitismo novecentesco.
Nel novecento il legame tra pensiero grande e partito era ancora forte ed era difficile scindere le due cose…chi faceva politica aveva esperienza della società e la società era meno complessa. Oggi va detto senza timore che chi è cresciuto nella fedeltà di partito difficilmente riesce a muoversi nella complessità della società del nuovo secolo e nello stesso tempo non si può gestire un partito come se fosse un movimento e riducendo a simboli i settori della società (le famose candidature tematiche veltroniane).
Mandare via Concita de Gregorio è il più grande errore che Bersani può fare oggi. E lo sta facendo lui, in persona. Non so se abbiamo anche trovato un modo per fare calare le vendite ad hoc (è facile quando il “partito” è il più grande cliente del giornale). Non so quanto ha pesato una redazione fortemente scelta su criteri correntizi e non meritocratici ereditata da Concita. Magari oggi quella parte ora è pronta a non mettere più i bastoni tra le ruote del prossimo direttore che, ricordo, è il giornalista intervistatore del libro appena uscito di Bersani. Maschio, 50 anni, giornalista de Il Messagero che si occupa di stampa parlamentare. Insomma uno imbevuto nei partiti e nelle loro dinamiche.
Diciamo che questa operazione mi ricorda l’epurazione di Biagi. Lo dico chiaro. E’ la cosa più berlusconiana che vedo fare al PD (ex DS, exPDS, exPCI) da quando sono al mondo.
Concita è una delle penne più condivise sul WEB. Non porta soldi, certo. Porta consenso, perché comunque la gente il nostro popolo – quello fuori dalle dinamiche che capiamo solo noi, la identifica ancora con il PD l’Unità. Concita è invitata in tv a parlare e quando parla tutti la considerano una delle voci del PD. Gente come Concita tiene unito al PD quel pezzo border line che riesce a dialogare con i movimenti, con gli incazzati, con le donne, con i giovani, con i gay. Insomma con quel pezzo non rappresentato dal partito adeguatamente e che però rappresenta la complessità di una società moderna. Concita è stata un punto di riferimento per tutti coloro che credono ancora che questo partito possa migliorare e quindi ha contribuito a farlo votare. Concita è, doveva essere, l’altra faccia di Bersani. I due volti, vivendo contemporaneamente, erano l’esercizio di gestione interna e di dialogo con l’esterno. Organizzazione e comunicazione. Tradizione e innovazione. Declinare più fortemente la convivenza di questi due aspetti era la direzione da prendere adesso.
Invece sta accadendo in tutti settori del Partito una cosa strana. Le urne hanno parlato chiaramente. Premiando la dirigenza diffusa del Partito, ma non le scelte che il partito fa per guidarla se si escludono i casi di Torino e Bologna. L’elettore del PD sembra dare fiducia al progetto ma chiede un cambiamento e lo chiede in modo chiaro premiando candidati più di sinistra, più movimentisti, più carismatici e scelti in modo più innovativo. In sostanza tiene il PD (i volti della dirigenza diffusa, di seconda linea), ma non i volti di cui si dota per farsi rappresentare. Anche i referendum su cui siamo stati tiepidi se non contrari e scettici (come non dimenticare la fatica che abbiamo fatto sull’acqua pubblica) sono un risultato nato dal basso e poi, in seconda battuta, abbracciato dal PD. E accanto a quella suggestione, quell’anticipo di vittoria, quegli entusiasmi scordinati, Concita c’era sempre. E con lei, quindi, un pezzo di PD. E anche grazie a lei, oggi, noi possiamo attribuirci a pieno titolo parte di queste ultime vittorie. Vedo D’Alema (il meno rappresentativo di queste vittorie) parlare a Ballarò dopo i referendum. Sembrava di essere nel 1996. Sento dire che l’UDC è fondamentale quando queste urne hanno decretato l’inutilità del Terzo Polo. Cosa sta succedendo? Perché ci manca quel coraggio di cavalcare l’onda? Perché stiamo riponendo la tavola da surf e proteggendoci dallo stesso vento che stiamo chiamando “bello”? Qual è la paura? Invece di aprire delle porte a chi interpreta rapidamente per attitudine genetica, questi cambiamenti, il PD si sta barricando. Si sente persino il giro di chiave, i ponti levatoi che si alzano con gran fragore metallico. Io personalmente ho una crisi di claustrofobia. La mia prima da 4 anni a questa parte.
Quello che io farei oggi, invece, è dare maggiore delega a Concita, chiederle di continuare il suo lavoro, lavorarci fianco a fianco. Aiutarla a lavorare meglio. Continuerei a chiederle di tenere aperto quel portone, calpestabile quel ponte, avvicinabile quella carta. E’ tipicamente italiano scegliere per fedeltà, avere a fianco un “simile”. E’ straordinariamente coraggioso ed europeo mettersi accanto qualcuno, nella battaglia che ci aspetta, che ci offra un altro punto di vista. Bersani, non farlo.
Appendice
Non dimentichiamo, parlando di numeri che:
- l’Unità è un giornale che malgrado abbia un editore privato, viene ancora considerato un giornale di partito dalla gente comune. Sponsor compresi posso testimoniarlo personalmente dalla visibilità di molti piani media di investitori privati.
- una volta le sezioni acquistavano l’Unità per appenderla in bacheca tutti i giorni. Mi domando se questa cosa accade ancora. Mi domando dove non accade se non accade per caso o per un disegno. Mi domando se con un nuovo direttore, invece, le cose cambieranno.
- chi la comprava ogni giorno per affetto piano piano va morendo per età anagrafica. Nella mia famiglia soltanto nel giro di 10 anni si sono persi 2 acquierenti.
- chi è giovane oggi consulta il web.
E’ difficile portare il mio cognome e non essere affezionati a questo giornale. Non mi dilungo a raccontare la storia del giornale che potete trovare qui (http://it.wikipedia.org/wiki/L’Unit%C3%A0) soprattutto vi chiedo di dare un’occhiata alle penne che ne hanno solcato la carta.
Dico solcare perché il giornalismo e la scrittura sono un viaggio e il giornalismo è, dovrebbe per lo meno essere, un viaggio cronachistico nelle pieghe del Paese, un viaggio che un giornale “di sinistra” deve raccontare con sguardo sempre nuovo, uno sguardo che deve somigliare più a quello dello scrittore che del politico.
Il politico di oggi (inteso come militante di partito) non somiglia a quello del novecento. E’ imbevuto di interesse e di “parte”, lo scrittore invece è nudo e crudo a raccontare la realtà, ovunque essa vada ed offre alla politica lo stato delle cose, gliele offre affinché lui possa cambiarle. Sempre più spesso oggi i politici si limitano a fare analisi logorroiche della realtà a cui non segue alcuna idea.
La percezione dei nostri cittadini, quella che è ormai sfociata comunemente nell’antipolitica, pur se semplicistica è in parte corretta ed è in realtà la declinazione basica (cioè la vulgata comune della “base”) dell’eterno dibattito che ha visto in questi quasi 100 anni l’Unità come protagonista.
Da sempre l’Unità è il luogo di discussione metafisico dove il dibattito del più grande partito di opposizione svolge il suo tema prediletto, punto nodale dell’eterna diatriba interna.
L’Unità è il luogo dove “fedeli alla linea” e “dissidenti” si sono incontrati e scontrati spesso.
Basti pensare ad Elio Vittorini ed alla polemica su quale forma dovesse avere l’impegno degli intellettuali. O alla fondazione del Manifesto a seguito dell’espulsione dal PCI di Luigi Pintor e Rossana Rossanda.
D’Alema e Veltroni sono stati tutti e due direttori nell’ultimo esercizio post-alicatiano di dare il giornale ad un dirigente di partito “attivo”.
L’“epurazione” di Concita De Gregorio, rientra in questo eterno dibattito. Ed è un delitto in cui c’è il cadavere, c’è il movente e c’è l’assassino che sta lasciando impronte ovunque. Non posso nemmeno citare Pasolini per dire che so, ma non ho le prove. Lo sappiamo tutti e abbiamo anche le prove. Sappiamo tutti che Concita è una direttrice dell’era veltroniana, di un’idea più aperta di partito, liquida, osmotica. Visione che non funziona nella gestione di un partito, ma funziona nella gestione di un giornale, nel suo contenuto, almeno a mio parere. Il limite del nostro partito è che D’Alema e Veltroni (intese semplicisticamente come le due anime del partito) vogliono gestire il partito e la comunicazione con lo stesso metodo essendo loro figli del monolitismo novecentesco.
Nel novecento il legame tra pensiero grande e partito era ancora forte ed era difficile scindere le due cose…chi faceva politica aveva esperienza della società e la società era meno complessa. Oggi va detto senza timore che chi è cresciuto nella fedeltà di partito difficilmente riesce a muoversi nella complessità della società del nuovo secolo e nello stesso tempo non si può gestire un partito come se fosse un movimento e riducendo a simboli i settori della società (le famose candidature tematiche veltroniane).
Mandare via Concita de Gregorio è il più grande errore che Bersani può fare oggi. E lo sta facendo lui, in persona. Non so se abbiamo anche trovato un modo per fare calare le vendite ad hoc (è facile quando il “partito” è il più grande cliente del giornale). Non so quanto ha pesato una redazione fortemente scelta su criteri correntizi e non meritocratici ereditata da Concita. Magari oggi quella parte ora è pronta a non mettere più i bastoni tra le ruote del prossimo direttore che, ricordo, è il giornalista intervistatore del libro appena uscito di Bersani. Maschio, 50 anni, giornalista de Il Messagero che si occupa di stampa parlamentare. Insomma uno imbevuto nei partiti e nelle loro dinamiche.
Diciamo che questa operazione mi ricorda l’epurazione di Biagi. Lo dico chiaro. E’ la cosa più berlusconiana che vedo fare al PD (ex DS, exPDS, exPCI) da quando sono al mondo.
Concita è una delle penne più condivise sul WEB. Non porta soldi, certo. Porta consenso, perché comunque la gente il nostro popolo – quello fuori dalle dinamiche che capiamo solo noi, la identifica ancora con il PD l’Unità. Concita è invitata in tv a parlare e quando parla tutti la considerano una delle voci del PD. Gente come Concita tiene unito al PD quel pezzo border line che riesce a dialogare con i movimenti, con gli incazzati, con le donne, con i giovani, con i gay. Insomma con quel pezzo non rappresentato dal partito adeguatamente e che però rappresenta la complessità di una società moderna. Concita è stata un punto di riferimento per tutti coloro che credono ancora che questo partito possa migliorare e quindi ha contribuito a farlo votare. Concita è, doveva essere, l’altra faccia di Bersani. I due volti, vivendo contemporaneamente, erano l’esercizio di gestione interna e di dialogo con l’esterno. Organizzazione e comunicazione. Tradizione e innovazione. Declinare più fortemente la convivenza di questi due aspetti era la direzione da prendere adesso.
Invece sta accadendo in tutti settori del Partito una cosa strana. Le urne hanno parlato chiaramente. Premiando la dirigenza diffusa del Partito, ma non le scelte che il partito fa per guidarla se si escludono i casi di Torino e Bologna. L’elettore del PD sembra dare fiducia al progetto ma chiede un cambiamento e lo chiede in modo chiaro premiando candidati più di sinistra, più movimentisti, più carismatici e scelti in modo più innovativo. In sostanza tiene il PD (i volti della dirigenza diffusa, di seconda linea), ma non i volti di cui si dota per farsi rappresentare. Anche i referendum su cui siamo stati tiepidi se non contrari e scettici (come non dimenticare la fatica che abbiamo fatto sull’acqua pubblica) sono un risultato nato dal basso e poi, in seconda battuta, abbracciato dal PD. E accanto a quella suggestione, quell’anticipo di vittoria, quegli entusiasmi scordinati, Concita c’era sempre. E con lei, quindi, un pezzo di PD. E anche grazie a lei, oggi, noi possiamo attribuirci a pieno titolo parte di queste ultime vittorie. Vedo D’Alema (il meno rappresentativo di queste vittorie) parlare a Ballarò dopo i referendum. Sembrava di essere nel 1996. Sento dire che l’UDC è fondamentale quando queste urne hanno decretato l’inutilità del Terzo Polo. Cosa sta succedendo? Perché ci manca quel coraggio di cavalcare l’onda? Perché stiamo riponendo la tavola da surf e proteggendoci dallo stesso vento che stiamo chiamando “bello”? Qual è la paura? Invece di aprire delle porte a chi interpreta rapidamente per attitudine genetica, questi cambiamenti, il PD si sta barricando. Si sente persino il giro di chiave, i ponti levatoi che si alzano con gran fragore metallico. Io personalmente ho una crisi di claustrofobia. La mia prima da 4 anni a questa parte.
Quello che io farei oggi, invece, è dare maggiore delega a Concita, chiederle di continuare il suo lavoro, lavorarci fianco a fianco. Aiutarla a lavorare meglio. Continuerei a chiederle di tenere aperto quel portone, calpestabile quel ponte, avvicinabile quella carta. E’ tipicamente italiano scegliere per fedeltà, avere a fianco un “simile”. E’ straordinariamente coraggioso ed europeo mettersi accanto qualcuno, nella battaglia che ci aspetta, che ci offra un altro punto di vista. Bersani, non farlo.
Appendice
Non dimentichiamo, parlando di numeri che:
- l’Unità è un giornale che malgrado abbia un editore privato, viene ancora considerato un giornale di partito dalla gente comune. Sponsor compresi posso testimoniarlo personalmente dalla visibilità di molti piani media di investitori privati.
- una volta le sezioni acquistavano l’Unità per appenderla in bacheca tutti i giorni. Mi domando se questa cosa accade ancora. Mi domando dove non accade se non accade per caso o per un disegno. Mi domando se con un nuovo direttore, invece, le cose cambieranno.
- chi la comprava ogni giorno per affetto piano piano va morendo per età anagrafica. Nella mia famiglia soltanto nel giro di 10 anni si sono persi 2 acquierenti.
- chi è giovane oggi consulta il web.
iMille.org – Direttore Raoul Minetti






Grazie ladyssima. e confermo che in questi anni si è creata ad hoc, questa sì, una guerra santa giovani contro vecchi. Se questa guerra non è riuscita nei fatti è solo perché anni di sacrifici, solidarietà, cig, precariato, ci hanno dotati di un dna tutto particolare. Che chi è abituato alla guerra, evidentemente, non può comprendere. Ricordo inoltre – solo per sfizio – che gli Uffici centrali di Corsera, Repubblica, e altro sono attualmente pieni di quei giornalisti correntizi, scelti per appartenenza e non talento, come dice Cristiana.
Scusatemi, ma lavoro in un giornale e vorrei chiarire alcune cose: parlare oggi di copie vendute e fare raffronti con altri anni e altre gestioni è ben poco significativo per chiunque, considerata la crisi gravissima del settore (l’azienda in cui lavoro, i cui conti sono sempre stati saldissimi, quest’nno si sta risolvendo a chiedere lo stato di crisi: il mercato non tira, la pubblicità è a picco, tanti lettori “storici” hanno perso il lavoro o vivono in condizioni di ridotto reddito, per cui un giornale diventa un lusso per troppi).
Io non leggevo l’Unità, prima di Concita: ho seguito lei, da Repubblica, perché apprezzavo il suo modo di scrivere. Ho scoperto un giornale intero, che mai mi è sembrato banale o “a rimorchio”, e dove ho letto molte voci interessanti e nuove. Per giunta, quando si parla di copie vendute non si parla mai di copie “immateriali”: gli abbonament web. E sul web il giornale mi sembra sia una presenza di rara ampiezza, intelligenza e autorevolezza, proprio per una capacità indubbia, promossa da Concita, di “creare rete” e raggiungere voci e linguaggi (non ultimo quello della satira) che altrove non hanno molto spazio.
NOn mi piace il “Fatto”: lo trovo la versione di sinistra di Libero o il Giornale. Trovo che invece (e il suo blog si chiama proprio “invece”) Concita De Gregorio mettesse in gioco un linguaggio diverso, senza invettive e con toni pacati, diritto al cuore ma sempre con ottimi argomenti. Uno stile coinvolgente e denso, che segnava un discrimine preciso con gli anni volgari, confusi e protervi che abbiamo vissuto e stiamo ancora vivendo e che ha conquistato molti, tra cui me e la mia famiglia, che siamo diventati lettori quotidiani dell’Unità.Ma queste sono vicende personali. Peccato che somiglino a tante altre: leggetevi i commenti della Community dell’Unità. Ci sono numeri di clic e di interventi che nemmeno i più grossi giornali realizzano.
Vorrà dire qualcosa, in quest’Italia che si sta scoprendo anfibia, mezza in piazza e mezza alla tastiera?
Quante fesserie tutte insieme cara Alicata…
Concita forse è una brava editorialista ma è uno dei peggior direttori che il giornale abbia avuto. Soprattutto un direttore di un giornale non è eterno e Concita ha fatto il suo tempo. E Soru (non Bersani come vuoi far credere, ma ormai per te attaccare il Segretario è un hobby) le ha dato il benservito.
Consiglio di scrivere in prima pagina:
L’Unità, giornale fondato da Gramsci e distrutto da Veltroni (una bella botta gliel’ha data anche la De Gregorio)
Vedo che Minetti cerca di giustificare Alicata per la frase sui giornalisti dell’Unità… Non la voleva scrivere, ma l’ha scritta. Ma vi pare una cosa seria? Scrive quello che non vuole scrivere? Forse ha qualche suggeritore? Io sono convinta, invece, che ha scritto esattamente quello che voleva: c’è una vasta platea di persone che la pensano così. Sputano sugli anonimi, perché se non sei famoso non sei nessuno, fregandosene del lavoro degli altri. E’ il berlusconismo più deteriore. Lo dico perché è una frase che ho già sentito …..
La sinistra “dei partiti” deve rendersi conto che avrà da gestire un bonus di consenso che nasce da una voglia di cambiamento , di fare politica diversamente, grazie a persone come Pisapia che vogliono parlare a tutti coloro che vogliano prendere una nuova direzione. Naturalmente c’è anche il disgusto per quello che c’è stato in Italia negli ultimi 15-20 anni. Facciano attenzione a non sprecare questo consenso come quello che c’è stato per Prodi. Concita è una persona capace di parlare a tutti e forse come ” donna” poco propensa ai compromessi.
La sinistra, da sempre, non capisce NULLA di comunicazione ( vedansi i proclami, al domani del referendum” Berlusconi che se ne deve andare”, quindi fatevi coraggio e fatevi consigliare. La gente è stufa delle decisioni prese in alto con il criterio delle opportunità e di personalismi. Concita è secondo me il miglior Direttore che l’Unità abbia avuto da molto tempo. Meditate prima di fare stupidate.
Stiamo sul pezzo : se Conchita è stata cacciata perchè non lo dice ? Che cos’ha da perdere a questo punto ? Detto questo, la trovo una donna intelligente e appassionata ma questo non ne fa automaticamente una brava direttrice. In generale trovo che ci sia stato uno scadimento generale della qualità di tutti i quotidiani e L’Unità. in realtà ancora prima della conduzione De Gregorio si è accodata a questa tendenza. Titoli urlati.populismo esasperato, ripetizione ossesiva di certe parole: shock,crisi,ira ecc.
Aggiungo che leggere un giornale è o dovrebe essere uno dei piccoli piaceri della vita,se non lo è più bisogna cercarne le cause
Cara Bianca, diciamo che mi dispiacerebbe se questo interessante dibattito scivolasse da opinioni anche forti sulla linea editoriale dei direttori dell’Unita’ ad una disfida sulla competenza e professionalita’ dei singoli giornalisti dell’Unita’. Personalmente apprezzo molto vari dei tuoi articoli o degli articoli di Anna Tarquini. Non ritengo sia la vostra professionalita’ il tema di cui discutere. Poi, ovviamente, il direttore d’orchestra conta, e non poco, e si puo’ pensare che i musicisti suonino meglio con un direttore che con un altro.
e allora caro minetti quale è il tema su cui discutere? che un direttore prima dice che il suo contratto non è in scadenza e che tra bisignani segreterie di partito sottopanze e servi del potere…poi dice che ha fatto un accordo con l’editore…che c’è di mezzo? ovvio, si sono messi d’accordo economicamente. e i giornalisti dell’unità stanno là a sopportare tutti i dibattiti sulla libertà di informazione ecc ecc. siamo seri…
Dire che chi scrive e’ stato scelto con metodo correntizio non significa dire che non e’ bravo.
Personalmente non conoscevo Concita prima che arrivasse all’Unita’ ed anzi l’avevo cercata per il mio primo libro. In seguito sono stata tra le centinaia di persone la cui opinione e’ stata ospitata sul giornale.
Le domande che vi faccio premettendo che non voglio offendere nessuno , ma capire:
1) Quale metodo veniva usato al momento della vostra selezione per entrare? Ve lo chiedo perché’ conosco molti giornalisti che manco riescono ad ottenere un colloquio.
2) Il mobbing e’ un reato. Chi lo ha subito perché’ non lo ha denunciato?
3) Come e’ stato vissuto l’arrivo di concita al giornale? E perché’ se la risposta e’ “male” e’ stato vissuto cosi’?
4) Perché’ negli altri giornali anche con difficoltà’ ci si adegua alla linea del direttore?
5) Alcune cose imputate a concita non vanno piuttosto imputate all’editore?
6) Perché’ prima era impossibile per molti blogger straletti sul web o esponenti giovani del PD senza capobastone scrivere per l’unita’?
Quanti inutili commenti, quante dotte elucubrazioni. La realtà, a volte, è ben più semplie di quanto la si descriva. Quanto vende oggi l’Unità? Com’è l’andamento copie degli ultimi anni dal pre De Gregorio ad oggi? Ha guadagnato con la direttora o ha perso? La pubblicità è aumentata o è diminuita? Il giornale in questi tre anni ha assunto giovani e bravi giornalisti o ha cacciato travolto da uno stato di crisi dovuto, anche, ad una eventuale perdita di copie?
Senza troppi discorsi. Rispondiamo a queste domande. E magari si scopre che una epurazione è solo un avvicendamento per scarsi risultati.
Resto perplesso. E complessivamente triste. Ma consiglio di leggere il buon Francesco Costa, che comunque sia è sempre lucido e razionale. Magari ha ragione… http://www.francescocosta.net/2011/06/19/lunita-prima-lunita-dopo/
O magari non ha ragione
Secondo me Francesco in questo caso la pone in maniera troppo semplice, dai 60 commenti qui mi sembra che molti abbiano questo dubbio
Cristiana Alicata, in base a quale cognizione sostiene che i giornalisti de l’Unità sono stati scelti in base a una l”logica correntizia” e non in base al merito? Cosa ne sa lei? perché non mi va di darle del tu. Sono, siamo persone che lavorano all’unità da vent’anni o anche dieci attraverso percorsi normali giornalistici (ma non ci sono concorsi o selezioni, solo le scelte dei direttori). E’ superficiale dare certi giudizi senza conoscere la situazione dall’interno, e per chi non lo sappia proprio il corpo redazionale precedente alla direzione De Gregorio ha sopportato numerosi stati di crisi sempre pagando di persona in una logica di “solidarietà”, altro che correnti… Cosa che non avveniva negli altri giornali. E anche ora ci siamo messi tutti- esclusa la direzione -, in cassa integrazione per ritardare di un anno i prepensionamenti e l’uscita di colleghi che di questo giornale erano un pezzo di storia. Non si gioca con le persone, un po’ più di attenzione, per favore. Soprattutto da sinistra.
Ci sono giornalisti all’unità che hanno fatto anni di precariato e poi hanno dovuto accettare di dimenticarsene. E poi chi ha detto che prima certi “blogger staletti” non potevano scrivere? forse non esistevano neppure certi blogger, o no? nessuno li ha mai censurati. Basta con queste mistificazioni
Alle domande di Cristina Alicata risponderò domani e con estrema chiarezza. Adesso è molto tardi. è estremamente curioso però, mi permetta di dirlo (anche io come Natalia preferisco il lei), che una persona con incarichi nel Pd non si renda conto che questo gioco mette a rischio i posti di lavoro di un’intera redazione, tipografi compresi. Ma saremo chiari e precisi, anche nelle cifre. Come mi sembra curioso, che tra le domande, sia stata mischiata molto abilmente un’affermazione: è colpa dell’editore. Anche questa affermazione è perfettamente in linea. Perchè continuo a riconoscere nelle sue affermazioni frasi ripetutamente ascoltate durante le riunioni di redazione?
Mario Calabresi è da due anni direttore de “La Stampa”.I lettori di quel giornale,hanno appreso la notizia ed il giorno dopo si sono recati in edicola per acquistare il giornale con il nuovo direttore.Punto.Non c’è stato alcun complotto,sono scelte degli editori in un mondo di professionisti e con regole di mercato che funzionano così.Concita è brava,come altri,è carina,ma anche lei deve sottostare alle regole del mondo di cui è parte.Anche Padellaro e Colombo erano bravi giornalisti,dopo di loro arrivò Concita ed ora arriva un altro.Meno bravo?Vedremo.
Questa discussione è illuminante.
Del fatto in questo thread si stanno parlando mondi diversi, che usano linguaggi diversi, e diversi criteri per fornire valutazioni.
Un giornale (come qualsiasi altro prodotto) è fatto di due cose:
1. il prodotto e il suo impatto verso i clienti;
2. il sistema produttivo.
Il pezzo di Cristiana ha messo insieme entrambe.
Il mio (http://www.imille.org/2011/06/concita-non-chiudiamo-un-giornale-aperto-al-mondo/) principalmente la prima.
E, al fondo, c’è una situazione paradossale (almeno per me, che nella vita faccio lo scienziato).
Al direttore di un giornale (soprattutto, di un giornale piccolo) si chiede di fare il giornalista ma anche il manager. Di scrivere articoli di fondo, e di occuparsi dei contratti dei precari. Di creare la linea editoriale con la redazione, e di scegliere chi pre-pensionare. Di andare in televisione a “dare l’immagine visibile del giornale”, e di decidere se investire sul Web, sugli inserti, sull’iPad.
L’affaire-Concita ha almeno tre rispettabili punti di vista dai quali formulare giudizi.
1. Il punto di vista dei lettori, del mondo esterno. Qui, è innegabile lo sforzo fatto da Concita e dalla redazione per portare nell’Unità e da qui fare partire le idee più moderne della sinistra, senza che necessariamente fossero in sintonia con la linea politica del PD. Le primarie aperte, la scelta dei candidati al parlamento con le primarie di collegio, la rappresentanza femminile, lo spazio alle nuove generazioni e a chi arriva dalla società e non dai partiti. Un’immagine pubblica (leggi: televisiva) finalmente adeguata e contemporanea.
Cose di oggi, che nelle Unità di ieri non entravano.
In questo senso: bravissima Concita.
2. Il punto di vista dei lavoratori del giornale e della redazione. Si intuisce (dai commenti qui sopra) che i rapporti con Concita non erano idilliaci. E’ difficile attribuire colpe e demeriti. Forse è mancata capacità manageriale? Forse occorreva maggiore supporto (cioè più soldi) dalla struttura industriale (l’editore)? Forse troppi cambiamenti in un tempo breve sono difficili da assorbire? Se ne può parlare, ma va tenuto conto che di tutto ciò gli “esterni” non sanno alcunché. Quindi, occorre spiegare.
3. Il punto di vista dell’editore (il padrone). E’ un imprenditore, e paga (credo) bene i suoi direttori. Li sceglie come meglio crede. Può anche sceglierli sotto dettatura da parte del segretario del PD. Non c’è nulla di male, a parte il rischio di spendere soldi per un prodotto invendibile. A meno che, miracolosamente, il segretario medesimo dia mandato al suo partito di acquistare in massa il giornale. Può farlo: è il segretario. Se lo farà, ce ne accorgeremo. E torneremo a scrivere qualcosa qui sotto.
Poi: il padrone ha fatto tutto il possibile per tutelare i lavoratori? Perché in un sistema industriale è responsabilità sua tutelarli, e secondo me nell’editoria viene attribuita una troppo grande parte di questa responsabilità ai direttori.
Secondo me la questione riguarda sempre e comunque il punto del rapporto tra racconto e realtà.
Gli eroi, a mio avviso, sono sempre eroi di un racconto, di una storia possibile e quindi virtuale. L’importanti è essere coscienti di questa divisione
Sostenere che Concita abbia ridato entusiasmo ad un giornale vecchio, abbia avuto un ruolo fondamentale nell’aprire momenti di discussione pubblica costruttivi all’interno del centrosinistra, abbia dato voce alla società civile, a giovani, bloggher, intellettuali, abbia creato un interesse (anche mediatico) intorno al suo giornale, è sacrosanto.
Come probabilmente è sacrosanto confrontarsi con le questioni economiche, le copie vendute, il mondo chiusissimo del giornalismo e del precariato (da cui ovviamente L’Unità non può tirarsi fuori), eventuali rapporti redazionali ecc…..
Ripeto, c’è da analizzare sempre il rapporto tra racconto e realtà. E non è detto che dare priorità al racconto sia una scelta sbagliata.
Ricordo sempre un grande scrittore messicano, Paco Ignatio Taibo II, che mentre stava presentando una sua biografia su Pancho Villa disse più o meno: Pancho Villa è stato anche uno stupratore, un ubriacone, ma non conta. Resterà sempre un eroe per noi perchè ciò che ci importa è l’epica della rivoluzione.
Penso di poter essere d’accordo con Cristiana che nel suo articolo ha definito Concita una “direttrice dell’era veltroniana”: questo ha i suoi vantaggi e i suoi svantaggi.
Ci mancava la teoria del complotto: le copie vendute in edicola non sono evaporate fino a raggiungere, in campagna elettorale, livelli bassissimi, mai toccati in precedenza. No, il partito, quanto mai tentacolare e possente, le ha fatte calare ad arte, per liberarsi di un direttore scomodo. Immaginiamo che la direttiva sia stata “Andate in massa a comprare ‘Il Fatto’”, visto che a sinistra è l’unico giornale in forte crescita. Vi sembra possibile? Vi sembra credibile? Scusate, mi presento: sono un giornalista dell’Unità, e non essendo stato scelto in base alla mia appartenenza, come invece sostiene la signora Alicata, cerco di controllare o, quanto meno, vagliare criticamente le notizie. Ad esempio, se questa storia della selezione in base all’appartenenza fosse vera, il giornale non sarebbe mai stato quello che la nostra detrattrice dovrebbe conoscere. Ve li immaginate Colombo e Padellaro far ripartire l’Unità da zero (e portarla a 80 mila copie) con una redazione composta da schiere di devoti o funzionari di partito prestati al giornalismo? E’ chiaro che per sostenere simili stupidaggini bisogna essere molto male informati. Quindi, signora Alicata, sia gentile, torni dalla sua fonte e reclami informazioni, se non veritiere, almeno sensate. Le sue parole sono offensive ma non ci sorprendono: come spiegava un articolo apparso domenica sull’inserto culturale del Sole 24 ore, chi ha torto spesso ricorre all’insulto.
Io vorrei vedere giornali indipendenti, che vivono senza contributi statali! L’unità é lontana anni luce dallo scopo che aveva quando é nata, e Concita de G. Non l’ha riavvicinata di un solo passo a quello scopo, così come non lo hanno fatto i direttori precedenti.
Mi chiamo Maria Zegarelli e a sua differenza, cara Alicata, il mio congome non evoca nulla. Figlia di un dipendente di un’azienda di trasporti, diventata giornalista de l’Unità dopo un duro lavoro e anni di precariato. Non certo per appartenenza a correnti o per cooptazione. Chiederei più rispetto a tutti, verso una redazione di cui si parla con molta leggerezza e standone al di fuori. Mi chiedo su quali basi, la si giudica o si adombrano sospetti. Mi chiedo come si possa pensare che il destino di un giornale come l’Unità possa essere legato a un direttore e non alla sua storia e all’impegno di chi ci lavora ogni giorno, da anni. Se il giornale di Concita era così bello – anche se poi in edicola la gente lo comprava sempre meno e non certo perché c’era un complotto, anche questa è mancanza di rispetto verso i lettori – non l’ha certo fatto da sola. Il giornale è un prodotto collettivo, frutto di molte professionalità e intelligenze che si icontrano e confrontano. Un’informazione: in questi due anni la redazione si è decurtata pesantemente lo stipendio per permettere il risanamento del quotidiano e il prepensionamento il meno traumatico possibile per i colleghi. Non tutti hanno partecipato a questa rinuncia economica pesante. Io l’ho fatto e lo rifarei.
Concita lo ha fatto? Ha rinunciato ad una parte di stipendio?
Cari tutti,
quello che volevo di meno era far diventare questa discussione una guerra o peggio la riproposizione di quanto avete vissuto in questi anni in redazione.
Concita non è riuscita a fare il direttore. E’ evidente anche dai vostri interventi. Non mi permetto di dire nulla su come siete entrati all’Unità. Di chi siete figli o cugini o ex portavoce o nulla di ciò. Ma questo esiste nell’Unità. O no? Basterebbe una semplice ricerca, ma sarebbe una cretinata farlo.
Fare il Fatto da zero era certo più semplice….altrimenti ci sarebbe da chiedersi come mai Padellaro fece crollare le vendite dell’Unità e invece adesso il Fatto funziona…questa cosa più di ogni altra riflessione dovrebbe indurci a riflettere.
Vi prego di evitare il lei o il “signora Alicata”…sono cose che Buscetta usava con quelli a cui voleva fare arrivare tutto il suo odio.
Aggiungo che il mio cognome non conta un cazzo, se non per la memoria storica. Non ho una poltrona e nemmeno un lavoro in un’azienda statale. Pago il mutuo con lo stipendio di un’azienda privata e ho passato 3 colloqui con una moltitudine di altri neo laureati in ingegneria.
E ripeto: essere entrati per cognome o amicizia non significa non essere bravi. E aggiungo…perché nessuno di voi racconta quanto ha pesato la redazione nelle scelte per esempio sulle sostituzioni di maternità o per i prepensionamenti che sarebbero serviti a stabilizzare i precari????
Qui ti volevo, cara Alicata… la tecnica è sempre la stessa: mettere i giovani contro i vecchi e i vecchi contro i giovani. Non fa bene alla sinistra. Anzi, non è proprio di sinistra. E purtroppo di recente si fa troppo spesso. Io credo nella solidarietà, se qualcun altro non ci crede… ALLORA DICIAMOLO UNA VOLTA PER TUTTE: LA REDAZIONE HA SEGUITO LE REGOLE PREVISTE DALLE NORME SINDACALI. Nulla di più, nulla di meno. O vogliamo mandare al macero il sindacato? Tanto per fare un favore ai padroni. E poi i prepensionamenti chi ce li dà? Ma c’è di più: la redazione (e non la direzione) ha voluto stabilizzare cinque precari storici, che poi hanno subito trattamenti non proprio piacevoli da parte della direzione… Almeno alcuni di loro. Le maternità? Ma se da questa direzione si è arrivati a teorizzare che durante il congedo obbligatorio di maternità si può anche lavorare. E’ questo che vogliono le giovani precarie? Seguire la stessa linea indicata dalla Gelmini? E chi glielo racconta alle operaie, o alle donne che hanno lottato per raggiungere quel diritto che all’Unità si è arrivati a questo? Ancora sui precari: ma se l’ultima sostituzione è stata data all’ultima persona arrivata, invece che a una precaria storica. Di cosa stiamo parlando!!! Aprite gli occhi, popolo del web!!!
Intervengo su una cosa apparentemente minore rispetto al dibattito in corso, ma solo apparentemente. Mi trovo a leggere spesso articoli di economia. Non si puo’ fare a meno di osservare che sotto la direzione De Gregorio hanno avuto spazio opinioni e opinionisti di economia (e questioni affini) che prima raramente venivano invitati a scrivere sull’Unita’. L’intellighenzia di economisti e sociologi che solitamente scriveva per l’Unita’ apparteneva ad un gruppo di intellettuali molto vicini al partito, spesso assai digiuni di nozioni di economia moderna e del dibattito sia economico che sociale a livello internazionale, e, permettetemi, in vari casi del tutto ignoti al di fuori del contesto italiano, sia negli ambienti accademici che nei contesti di policy. Non so chi scelga gli opinionisti dell’Unita’, ma non si puo’ non constatare che la direzione De Gregorio sia stata nel segno della modernizzazione in questo senso. L’auspicio e’ che non torni indietro su questo fronte, anzi si continui in questa direzione.
Caro Minetti, visto che citi l’economia (dove scrivo da 15 anni) vorrei chiederti a chi ti riferisci quando parli di notisti “digiuni di nozioni di economia moderna”. Intendi Marcello Messori? O Vincenzo Visco? O Silvano Andriani? O Paolo Leon? O De Mattia della Banca d’Italia? Questi scrivevano: sono digiuni?
Cara Bianca, come puoi comprendere sarebbe inelegante che facessi nomi, e non li faro’. Ma ti posso assicurare che un giornale come l’Unita’ potrebbe attingere al fior fiore dell’accademia e dei policy circles italiani ed esteri sia in materie economiche che sociali. Conosco decine di prestigiosi economisti e studiosi di discipline affini molto vicini alle posizioni espresse sull’Unita’ o comunque interessati a dibattere di quelle posizioni. Ti posso dire con onesta’ che non tutti gli opinionisti che scrivono sull’Unita’ sono alla frontiera del’economia moderna e del dibattito internazionale. E alcuni scrivono da molti anni sull’Unita’. Ripeto, non faro’ nomi. Ma e’ una cosa che tra l’altro vale anche per altri giornali e trasmissioni televisive, in cui si presentano sempre le stesse persone da molti anni a incarnare le “idee” della sinistra. L’impressione che se ne ricavava prima della direzione de Gregorio e’ che esistesse un piccolo gruppo di “intellettuali”, sempre gli stessi, e spesso non proprio di primo pelo, noti nell’ambito del partito, a cui veniva affidata la definizione del frawork ideologico. Ti posso assicurare che nel contesto statunitense ad esempio, o anche in Inghilterra, esiste un turnover ed una apertura a nuovi opinioni di gran lunga superiore a quella Italiana. Insomma, esiste un problema generazionale, di ricambio, e di modernizzazione dell’impostazione concettuale.
P.s. Detto cio’, ribadisco il mio apprezzamento per i tuoi articoli e per il tuo ottimo lavoro. Non sto parlando di quello
Ti ringrazio per l’apprezzamento, la serietà del mio lavoro è l’unica “moneta” che concepisco, checché se ne dica in giro sul web in queste ore di noi redattori dell’Unità, purtroppo (sono molto incazzata per questo). So bene che l’America o la Gran Bretagna sono più aperte e meno rigide. Ma non mi pare che le nuove firme dell’Unità abbiano portato molto valore aggiunto rispetto a chi c’era prima… Quanto a statura non mi sembra che ci sia stato un salto, anzi…
Leggo le veementi reazioni dei giornalisti dell’Unità. Ne cito due:
“In quei pochissimi contratti che si sono aperti in questi anni di crisi il direttore ha favorito i suoi amichetti, sebbene avulsi alla storia del giornale, anzichè assegnare legittimamente quei contratti seguendo il bacino dei precari storici del giornale. L’Italia del favore e del privilegio, quella della raccomandazione che si impone su quella del merito e della competenza.”
“La De Gregorio, come molti direttori fanno anche in maniera legittima, ha portato con se una serie di collaboratori in redazione. Il problema è sorto quando ha emarginato parte dei giornalisti storici della testata e delle migliori firme per far posto ai suoi nomi, senza preoccuparsi delle gerarchie, del merito e dell’anzianità.”
Nulla da eccepire. Finalmente capiamo: la marola MERITO deve stare schiacciata fra GERARCHIE e ANZIANITÀ da rispettare. Ci sono i precari storici, mica si può pensare di fare arrivare delle firme nuove “avulse dalla storia del giornale”. Il merito si misura in stellette, e se ne guadagna una per ogni mese in azienda. Tutti in fila, ordinatamente, aspettando il proprio turno. E chi magari è più bravo, e da un blog riesce ad arrivare a metter la sua firma sul quotidiano, è solo un “amichetto della direttora”, uno che salta la fila. Meno male che c’è Padellaro, che con lui si vendevano millemila copie e il sito web aveva milioni di… eh? come dite? non c’era neanche un sito degno di questo nome? Non importa, lui ora i lettori se li è portati al Fatto, quello si che è un giornale di qualità. Pare Libero, a volte, ma dalla parte nostra…
Cristiana – hai ragione, passiamo al tu: non innalziamo steccati che rendono la comprensione più difficile – come forse sai, quando si apre uno stato di crisi i contratti a termine non vengono rinnovati, lo stesso accade per quelli di collaborazione. Questo significa che i primi a pagare la crisi sono i precari: lo prevede la legge, non può essere una scelta della redazione dell’Unità. Quello che scrivi in forma interrogativa è, ancora una volta, frutto di disinformazione. La disinformazione – oggi la chiamiamo macchina del fango – di solito si mette in moto proprio in situazioni di guerra: quella che tu dici – e non c’è motivo di non crederti – di volere evitare. Se si vuole invadere l’Iraq ci si inventa le armi di distruzione di massa. Non so quali siano le intenzioni di chi ti ha raccontato tante fanfaluche, ma so che si tratta di fanfaluche che in questi anni ci sono state riproposte ossessivamente, ancorché mai in maniera diretta. Penso anche che la mente fervida che le ha partorite dovrebbe trovare il coraggio di dire ciò che pensa, sottoscrivendolo con nome e cognome. Ora però spiegami una cosa: premesso che l’accesso al mondo del lavoro è ovunque contorto, perché sei convinta che all’Unità si entri per amicizie, parentele e inclinazioni politiche? Lo hai forse chiesto ai cinque precari che la redazione ha preteso fossero assunti quando cominciò lo stato di crisi? Ai giovani presi dalle scuole di giornalismo? Ai vecchi del giornale, assunti dopo anni di precariato? Quali sono i loro padrini, ce lo puoi dire? E infine una domanda. Tu sei convinta che Concita De Gregorio sia stata epurata in quanto voce libera. Io credo che lei stessa non la pensi così, altrimenti lo avrebbe detto o scritto, a meno di pensare che la sua volontà sia stata coartata (se è così, hanno usato droga o polonio radioattivo?).
Rispondo come promesso alle sei domande poste dalla Alicata.
1) Quale metodo usato al momento della selezione per entrare nel giornale……Un metodo semplice cara Alicata. Ci si presentava in redazione in estate, periodo di ferie, e si iniziava con uno stage della durata di una settimana. Se andavi male uscivi, se andavi bene iniziavi a collaborare fino a quando il caposervizio di turno non decideva che doveva renderti clandestino. Cioè abusivo. Sempre assolutamente gratis, senza diritto di giorno libero settimanale. Questa cosa è durata per i più fortunati circa un anno, per i meno fortunati e tra questi ci sono persone intervenute a commentare, anche diversi anni. Nessuna tessera di partito. Io ho avuto una sola tessera nella mia vita, quella della Fgci Ponte Milvio nel 1975. E solo quell’anno. Poi basta.
2) Il mobbing…..Certo è un reato. Ma vuoi sindacare anche quante sono le cause in corso? Chi ha scelto di farla e chi di no?
3) Come è stato vissuto l’arrivo di Concita……….Per la risposta basta un dato, quello del gradimento al direttore: 82,28% di sì, 6 no, 5 astenuti. Dunque non si può dire che il suo ingresso sia stato vissuto male.
4) Nessuno ha creato difficoltà alla LINEA del direttore. Il sindacato è invece dovuto intervenire più volte per la tutela dei diritti e per il rispetto delle regole sindacali.
5) Quanto all’editore …..ogni editore è responsabile. Se ti riferisci però alla mancanza di fondi ti ricordo, nuovamente, che da due anni noi abbiamo lo stipendio decurtato proprio per consentire il risanamento. E che non tutti hanno aderito alla solidarietà.
6) Non mi risulta che prima fosse impossibile per blogger o gente senza capobastone scrivere sul giornale. Io stessa, come caposervizio del nazionale durante i fatti del G8 di Genova, ho aperto le pagine al movimento in tutti i modi. È nero su bianco questo.
E ora permettimi di aggiungere che il punto non è, per noi, essere piccati per un insulto. Ci è stato già detto – in questi tre anni – che siamo funzionari di partito e non giornalisti. Non importa chi ci crede o no. Non mi interessa nemmeno la valutazione professionale perché in 20 anni ne ho avuto prova. Però, tu Alicata, continui ad usare un linguaggio che purtroppo ci è noto. Come ……”quanto ha pesato la redazione nelle scelte sulle sostituzioni maternità….” La redazione non ha pesato su queste scelte, anche questo è nei fatti e nei contratti. Ha solo cercato di tutelare la maternità. Purtroppo devo concludere con una nota amara. Insinui ancora sui cognomi, parentele, appartenenze…mia madre diceva questo: “Perché ti vergogni se anche tuo fratello è un giornalista? Non sei mica andata a letto con nessuno”. In tempi di Bunga Bunga…..non è poco.
Caro Davide, non è un fatto di stellette o gerarchire. E’ anche un fatto di COMPETENZE. E come si fa a dire a una persona che magari collabora da 5-6 anni che non è competente? Come si fa a dire a chi ci ha dato tempo e energia che, oplà, è arrivato un blogger che ne sa più di te, quindi arrivederci. Per quanto tempo si possono sfruttare le persone? E poi, intendiamoci, qusta storia del merito va chiarita: possibile che si ha perito dopo una setitmana o un mese, e non lo si ha dopo anni e anni? Se uno non merita, è giusto mandarlo a cas asubito, non credi? Invece no, qui si usano le persone, poi quando arriva la possibilità di un contratto – sorpresa! – arriva l’ultimo ariva che guarda caso sa sempre una cos ain più di quelli che c’erano prima. Ma ti pare giusto? E ci fai pure le battaglie contor la precarietà?
Scusa Davide, vedo un sacco di refusi… sono stanco… troppa fuffa in giro. Spero tu capisca il senso. In definitiva penso che a volte l’argomento del merito viene utilizzato per fregarsene delle fatiche (e dei diritti) di chi magari è più debole. Difatti la Confindustria insiste molto su questa storia. Io non dico che non sia vera, ma i lavoratori vanno rispettati. Se uno lavora per tanto tempo come precario, non si può dire che non abbia meriti, non ti pare? Non basta saper smanettare, essere sveglio sul web, essere giovane, per avere meriti. C’è una responsabilità sociale nei confronti di chi lavora per una azienda, che chi dirige deve avere. Non si può dire: arrivo io e faccio come mi pare. Non si può fare da nessuna parte, capito? Perché nessuno è Dio. Le persone vanno ascoltate e capite, i loro sforzi vanno riconosciuti. Non si possono disprezzare le storie delle persone, come mi pare faccia tu con quell’ironia sulle stellette e le gerarchie.
A me dispiace che Concita De Gregorio vada via perche’ aveva aperto una finestra di collaborazione con italiani all’estero con qualche idea da diffondere. E’ stato un esperimento interessante e un incontro tra competenze diverse. Non vengo certo a dire a un giornalista professionista da venti anni che non e’ in grado fare il suo lavoro, ma che il suo contributo e quello di altri ‘non giornalisti’ scriventi sull’Unita’ sono compatibili e soprattutto complementari. Contributi che avvenivano, badate bene, praticamente a titolo gratuito e per puro spirito civico. Concita ha aperto porte che in Italia sono sempre chiuse per chi conosce solo il lavoro come mezzo di emancipazione sociale. Per me, e’ stato piu’ facile che il New Yorker parlasse del mio lavoro sull’Italia che il Quotidiano della Calabria facesse un trafiletto.
Credo che anche questo si riferisse Raoul. Da parte mia, ho sempre fatto lo sforzo di tradurre idee e concetti provenienti dalle scienze sociali in articoli interessanti che fornissero una chiave di lettura sugli eventi italiani. A volte ci sono riuscito, a volte no. Devo comunque a Concita e alla direzione un grazie per il coraggio e l’intelligenza mostrate in questo caso.
Spero che tutto questo prosegua nel futuro del giornale. Lo dico anche per i giornalisti dell’Unita’ a cui certamente non dispiacera’ dell’aria fresca nel panorama stantio del giornalismo italiano.
Anna non so che linguaggio vi sia noto…ti prego non buttiamolo su questo punto.
Non voglio entrare sulla questione sindacale. Si tratterebbe di aprire un tema molto ampio che non riguarda solo l’Unità ma tutto il Paese e ti confesso: mi fa paura parlarne. Non c’è laicità sulla questione lavoro…ogni parola viene catalogata come: sindacale o confindustriale. Qualsiasi citazione delle democrazie nordeuropee ignorata. Qui mi fermo.
Rinnovo la mia stima a molti di voi…io so che in Concita ho trovato una persona aperta…che ha imparato a conoscermi, alla quale nessuno mi ha presentato ed anzi il mio cognome poteva essere “respinto” visto che Alicata era un noto stalinista quindi più dalemiano che veltroniano…se vogliamo usare due aggettivi moderni.
Io ho paura che certi temi non verranno più affrontati…tanta. Molta. Troppa.
A voi che restate lì chiedo di fare le barricate non sui nomi, sugli spazi…ma sui temi. Sulle notizie. Sulla forma delle notizie.
Un abbraccio.
@Veleno
Scusa me, se il velenoso son stato io, ma la mia è una provocazione che prescinde dal caso specifico. Al di là di storture che non nego ci siano, se l’anzianità ha permesso di acquisire competenze che i “nuovi” non hanno, chi le ha può farle fruttare. Ma se nonostante l’esperienza (valore sopravvalutato nella gerontocrazia italiana) un “nuovo” con le sue idee fresche e contemporanee è più capace, allora è lui a meritare l’assunzione. Gli anni in più di per sé non sono un pregio né un difetto, e la vita di un “novellino” vale quanto quella di un “nonno”. O lui non è una persona? Il merito si misura con altri parametri. In un’azienda privata, come è un giornale, sono i dirigenti a valutarlo, e dovrebbero esser loro a rispondere in caso di scelte sbagliate, se non portano profitto.
Concita De Gregorio nella storia de l’Unità, in linea di successione, è assimilabile a un ex direttore quale Mino Fuccillo, inviato per normalizzare la testata da D’Alema e Veltroni, e infine morto professionalmente. Sarebbe cosa buona e giusta se qualcuno avesse la bontà di narrare l’arroganza da garantita della signora De Gregorio durante la sua gestione della testata, mettendo da parte ogni equivoco di appartenenza. La guerra è finita, Togliatti è morto, e la De Gregorio si è qualificata per intero nel suo editoriale sulla “macchina del fango”, lo stesso che ha dovuto rimangiarsi poche ore dopo, visto che l’universo mondo sapeva che la sua sorte lavorativa era ormai segnata. Chi di arroganza ferisce…
Il tempo è stato galantuomo con gli umiliati da questa modesta persona.
Leggete qui … http://valeriacalicchio.blogspot.com/2011/06/se-la-direttora-va-via.html?showComment=1308600351735#c3672720830515650803
Cristiana, rispondo un’ultima volta e chiudo la discussione certa che avrai ben capito perchè è stata aperta. Ti posso garantire che io personalmente, e molti dei miei colleghi, abbiamo sempre garantito la libertà di spazio sui giornali. Anche litigando, sì. Anche litigando e a volte perdendo. Perchè questo accade in tutti i giornali. Cosa voglio sostenere dicendo che sono parole già ascoltate… Sarò didascalica e spero non offensiva. Non voglio esserlo. In questo momento l’Unità è in un passaggio delicato, delicatissimo. Ha un direttore uscente e uno non ancora nominato. Non si può, non è dato in questa fase, dire come molti fanno che non compreranno più il giornale o che inseguiranno Concita altrove. Liberi di farlo, per carità. Ma la decisione di cambiare è dell’editore. E ogni volta che si soffia su questo fuoco, ogni volta, si avvicina sempre di più la possibilità che vada tutto a carte quarantotto. Ecco, io vorrei solo che ci fosse questa consapevolezza. Cioè che ci sono in gioco posti di lavoro e il sostentamento di un centinaio di famiglie. Tutto qui. Ti abbraccio.
che meraviglia! mentre noi sinistri discettiamo sul sesso degli angeli, i destri ululano “secessione” “meno tasse” via i migranti” e mandano il paese a ramengo…non voglio fare le stesse cose di berlusconi con una diversa etichetta, voglio fare cose DIVERSE, come solidarieta’, partecipazione, responsabilita’, rispetto, magari rimanendo per sempre all’ opposizione…questo intendeva Gramsci e, allora, era molto piu’ difficile, si andava in galera
Indipendentemente dalla gestione “commerciale” dell’Unita (che non conosco), Concita de Gregorio in questi mesi si è ritagliata un ruolo “politico” all’interno delle cose della comunicazione.
Donna forte e dialogante, ha rappresentato una figura positiva e di rivalsa in un monento davvero medioevale della politica ed un’icona positiva per le donne.
Da un punto di vista politico tutte le battaglie che ha combattuto sono state vinte.
La manifestazione delle donne di inizio anno, le amministrative, i referendum.
Le sue dimissioni non possono essere vissute “de facto” come un’epurazione, anche se un’epurazione non fosse, perchè Conchita dava voce ad una fetta di elettorato e spazio di discussione a tutti.
Poi ti trovi baffino a Ballaró dopo i referendum, te lo ritrovi intervistato dal post e cominci a ricordare la matematica elementare imparata alle scuole.
Fantapolitica?
Forse.
Ma poi non prendetevela, come fa Francesco Costa, con quelli che “urlano” su facebook, che vanno bene quando ci si deve mettere schiena a terra per far vincere Pisapia o De Magistris e poi diventano dei cretini quando applicano l’aritmetica elementare.
Qui in Spagna hanno silurato Carme Chacon nella corsa alle Primarie, in un modo del tutto simile.
È un peccato enorme per le donne in primis e per la societá tutta
@Alessandro: Scusa ma ti sbagli sulla Spagna. Carmé Chacon non è stata silurata. No, no. Era tutto pattuito. Era la cocca di Zapatero. Ed il ZP gli voleva troppo bene per giocarsela da subito. Questo perché sa che nel 2012 si perde comunque. Quale che sia il candidato. Giocarsi la giovane pupilla sin da subito sarebbe stato irresponsabile. Meglio valeva tenersale da conto per il 2016. Si son messi d’accordo insomma.
E cosí Rubalcaba ha accettato la sfida. Un po’ perché nel 2016 sarebbe troppo vecchio per presentarsi(per i criteri spagnoli). Ed un po’ perché Rub Al Quaba è uno che alla politica ha datto tutto (diceva che con sua moglie non hanno avuto figli per dedicarsi esclusivamente alla causa).
Per il dopo Zp chi vedo alla leadership del PSOE. Un mistero. A me l’assai poco carismatica Chacón non convince. Rimangono la Pajín , più convincente della Chacón ma un po’ vuota di idee. E poi c’è il basco Madina, lui un talento politico innato, ma non credo che abbia voglia di fare il leader. Lo vedo un po come Jauregui (che guarda caso ha sostituito nella direzione del PSOE), la testa più che le braccia insomma.
Laicità nelle cose del lavoro? E in quelle dei direttori o direttorissimi c’è laicità? In quelle di leader e leaderissimi c’è laicità? Cara Alicata, vuoi negare che ci sono interessi a volte non convergenti tra chi lavora e chi offere lavoro? A Davide: far fruttare le competenze, sì. Se non ci fossero i raccomandati e le dinamiche di potere, che tendono a far entrare persone “fedeli”m che ti saranno riconoscenti a vita perché sono state miracolate nel giro di un mesetto. Come vedi, l’anzianità a volte è anche uno strumento di democrazia. Meditate gente, meditate
@StradediFrancia: Non so tu da dove guardi le cose di Spagna, ma da Madrid i fatti sono belli che differenti.
Carme Chacon era pronta per le Primarie, aveva messo su il suo comitato e stava giá cominciando a raccogliere finanziamenti.
Al contrario di quanto dici tu è stata lei a fare un passo indietro perchè altrimenti avrebbero silurato Zapatero: questa è stata la minaccia dei baroni del PSOE.
Per chi vive qui e ha avuto la possibilitá di vedere la faccia e le espressioni di Carme Chacon dopo la rinuncia forzata (guarda caso…), sa che non si è trattata di una mossa tattica.
(Mi sarebbe piaciuto vedere la faccia della De Gregorio dopo il suo dimissionamento, secondo me avremmo capito molte piú cose…)
Oltretutto è molto piú facile presentarsi e vincere le elezioni del 2016 da capo dell’opposizione che non stando in retroguardia (vv Rajoy).
Non voglio andare off topic, e non voglio esprimere giudizi di valore su Rubalcaba e Chacon, dico solo che a volte, quando donne competenti e forti si espongono coraggiosamente in prima persona nella politica, vengono silurate da comitati di maschi in posizioni di potere.
In questo mi pareva di cogliere una lampante similitudine tra le due situazioni
Veleno, se ci sono storture e raccomandazioni nel pubblico si denunciano, nel privato lo diranno invece i risultati. Se il “raccomandato” non lo era per parentela ma perché bravo, i risultati danno ragione al dirigente (in USA funziona così, e ci hanno fatto anche un social network apposta, per le “raccomandazioni”). Se non è bravo sarà il dirigente a pagare per la sua scelta. Dire che dato che ci possono essere storture allora va presa in considerazione l’anzianità è come dire che dato che possono esserci ladri va abolito il denaro.
La realtà, semplice, è che in Italia si è abituati, anche per colpa del sindacato, a considerare anzianità e gerarchia come unica forma di avanzamento possibile.
Un giovane con delle idee o deve aspettare il suo turno o, se riesce a prendersi quello che gli spetta per il suo valore, “è sicuramente raccomandato”.
@Alessandro: te lo dico in tuto rispetto, io penso che le cose siano andate diversamente, e che la versione data in pasto ai media è quella che dici tu. La Chacón non aveva nessun reale interesse a presentarsi e bruciarsi sin da ora ora. L’essere silurata perchè donna poco c’entra stavolta.
E poi ZP non c’era bisogno di silularlo, si è già bruciato! E fra un anno sarà in pensione (seppur con amarezza per la perdita del potere si potrà godere lo spettacolo dell’ipocrita Rajoy rosolato dalla crisi in men che non si dica).
Lancio questa sfida sul lungo periodo: vediamo chi sarà il candidato del PSOE nel 2016. io già l’ho scritto. Chi vincerà offrirà un giro di pintxos all’altro….
Ah beh… se lo sai tu…
Conosco persone dell’entourage della Chacon in grado di smentirti.
E qui chiudo l’off topic.
Feliccismo di essere smentito.