di Marco Campione.
Ora che la campagna elettorale è finita, forse possiamo tornare a discutere nel merito delle questioni poste dai referendum appena approvati. Lo so che è un’affermazione paradossale: ma viviamo in un Paese così ed è anche giusto prenderne atto. Qui si parlerà esclusivamente di quelli sull’acqua, cercando di guardare a cosa sarebbe auspicabile accadesse ora e in particolare cosa sarebbe auspicabile facesse il Pd, il mio partito. I due referendum sono passati (ancora non si sa con quali percentuali e se ci saranno differenze nell’equilibrio tra i sì e i no) e dunque è ancor più necessaria una regolamentazione del settore idrico.
Non è un mistero che il Partito Democratico sia arrivato a sostenere i due sì con molti mugugni e sofferenze: la Direzione del 28 marzo aveva indicato la linea di un solo sì e di una proposta di legge e ancora ai primi di maggio il vice segretario del partito annunciava ufficialmente la posizione di un sì e un no. Anche dopo la scelta ufficiale dei due sì, arrivata in una Direzione di giugno, molti esponenti più o meno autorevoli del Pd hanno dato indicazione per il no sulla scheda gialla, trovando questa opzione meno “anti-mercato”, ma comunque coerente con la proposta di legge del Pd, primo firmatario Bersani. Non a caso, nell’annunciare il sì del Pd al secondo quesito nell’ultima Direzione prima del voto, Bersani ha detto:
Su governance e investimenti voglio essere chiaro: io non ho cambiato idea. C’è un disegno di legge scritto e presentato in Parlamento dal Partito democratico. Ben prima del referendum abbiamo indicato come dovrebbe essere l’assetto normativo. E questo progetto previsto per tempo è appunto il modo per colmare la lacuna normativa che verrebbe lasciata dalla vittoria del sì.
E allora vediamola questa benedetta Legge Bersani. Da quali principi è ispirata? Cito dalla relazione che introduce la proposta, evidenziandoli.
Le questioni per noi centrali in tema di acqua sono: il riconoscimento del valore pubblico dell’acqua e delle infrastrutture idriche; la valutazione più attuale del costo della risorsa anche nell’ottica di un uso più oculato; il controllo, la tutela, la valorizzazione, il risparmio della risorsa idrica da utilizzare con criteri di solidarietà, anche salvaguardando aspettative e diritti delle generazioni future, facendo riferimento al patrimonio ambientale; la necessità di investimenti certi che non gravino in maniera eccessiva sulle tariffe a carico dei cittadini; la definizione di un rigoroso meccanismo di controllo sulla qualità dell’acqua; la costituzione di un’autorità terza, indipendente e a tutela dell’interesse pubblico che vigili proprio sull’andamento delle tariffe in rapporto alla qualità dei servizi erogati e alla loro efficienza.
Una possibile obiezione è che anche questa legge prevede la remunerazione del capitale investito. Non esclusivamente in modo diretto con la tariffa, ma indirettamente sì, è vero. Infatti l’art. 8 prevede che quando “la quota di ammortamento degli investimenti determina una modulazione delle tariffe anomala in eccesso rispetto ai valori medi nazionali” si compensi con un Fondo nazionale, ma l’art. 10 prevede che la tariffa sia calcolata anche tenendo conto di una quota da destinare al suddetto Fondo nazionale, che funzionerebbe quindi come una sorta di assicurazione per i cittadini che vivono in luoghi dove l’investimento per il servizio idrico ha costi maggiori.
Ma questi sono problemi che eventualmente affronterà il Legislatore, quello che è importante fare adesso è rilanciare immediatamente sul piano politico e legislativo l’azione riformatrice in un settore così strategico. Ed è proprio da quella Proposta di Legge che dobbiamo fin da subito ripartire, arrivando così ad un triplice risultato: zittire chi ci aveva accusato di incoerenza, ricompattare il partito dietro a una proposta dalla chiara matrice riformista, regalare al Paese un’ottima Legge molto innovativa e che risolve in positivo le questioni lasciate aperte dalla vittoria dei due sì.
È evidente che il Decreto Ronchi e il suo voler obbligare i Comuni a privatizzare è stato bocciato nelle urne e che la scelta del Parlamento non può che essere quella di intervenire, correggendo il proprio orientamento nel senso indicato dal voto. L’alternativa possibile è quella di lasciare che a regolamentare la materia sia esclusivamente la normativa comunitaria, ma ci riporterebbe indietro di alcuni anni, cosa non auspicata da molti e certamente non da questo Parlamento, visto che ha legiferato poco tempo fa proprio con la Legge appena cassata.
È altrettanto evidente che senza l’apporto del Pd questo referendum non sarebbe mai passato: è arrivato il momento quindi di capitalizzare quella scelta, compiuta nonostante il fortissimo rischio di assumersi poi l’onere di una sconfitta. Si chieda l’immediata calendarizzazione della nostra proposta con una iniziativa parlamentare che consenta così al più importante partito d’opposizione di dare uno sbocco positivo ai milioni di italiani che si sono mobilitati.
Perché la legge passi nei pochi mesi che ci separano dal voto politico (fossero una ventina, sarebbero comunque pochi) servirà anche la convergenza (o per lo meno la non opposizione) dei settori più seri dell’attuale maggioranza, ma è pur vero che la Legge Bersani rappresenta la più alta mediazione possibile in questo contesto e sarebbe criminale non approfittarne, chiunque se ne renda responsabile: sia esso attualmente al governo o all’opposizione.iMille.org – Direttore Raoul Minetti






Circa al PD consenso al 100%. Difficilmente però questo parlamento è nelle condizioni di portare a termine anche un obiettivo così alla portata, lo dimostrano le difficoltà sul ddl sviluppo che teoricamente dovrebbero impegnare tutta la maggioranza. Il rischio è che su vada a legiferare sulla materia in tempi lontanti dall’onda emotiva del referendum e a quel punto possano riemergere tutt’altre motivazioni.
Guarda Stefano, sono molto pessimista. Ma a prescindere dallo sfangarla o meno è l’unica opzione che abbiamo di fronte: ci si muova. Bersani in conferenza stampa ieri lo ha detto: lo faccia e lasci alla destra il cerino