di Diego Sabatinelli.
Dell’intervento del Sindaco di Bologna, Virginio Merola, in merito ai c.d. “Dico all’emiliana” non mi ha colpito la sua considerazione per cui il matrimonio debba garantire un punteggio superiore per l’assegnazione della casa, né mi stupisco per il fatto che ritiene il matrimonio un legame che implica un grado di responsabilità maggiore rispetto ad altre scelte di convivenza. Se non mi stupisce quanto detto dal Sindaco di Bologna è proprio perché conferma quanto si sapeva di lui. Di cosa balbettano, allora, gli ambienti della maggioranza bolognese? Raffaele Donini, segretario cittadino del Pd, più correttamente ricorda: “ha confermato le cose che diceva in campagna elettorale”.
Trovo, quindi, ingeneroso ed inutile questo sdegno, come se in un attimo Merola si fosse trasformato in un folle traditore dei principi egualitari che animano, si fa per dire, questa sinistra bolognese. La distinzione che si dovrebbe fare oggi la si capisce, ma non comprende, dalle dichiarazioni del Sindaco riportate dalla stampa: “usciamo – è l’auspicio – da un lungo periodo nel quale ha prevalso l’idea e la pratica della libertà dai legami e dell’esaltazione dell’interesse individuale contrapposto all’interesse generale”. Altro che grande ed epocale scontro tra il male assoluto dei berlusconiani e il bene assoluto della “società civile”, la sostanza e la differenza è tutta qui, ovvero lo scontro tra una visone liberale, che è poi quella che ci avrebbe potuto salvare da una Costituzione, esaltata oggi solo come feticcio, in cui la famiglia è descritta come società naturale fondata sul matrimonio; e una visione che liberale non lo è mai stata, e che alla prima prova vacilla e cade. Perché in una visione veramente liberale l’interesse dell’individuo, quando è necessario, lo si contrappone e lo si difende dall’interesse generale. D’individui che non hanno legami, per scelta o per forza, ce ne sono tantissimi, e magari ce ne sono anche ai margini della società schiacciati da quel interesse generale che non li fa entrare in nessuna graduatoria con eguali diritti. Non stiamo parlando, quindi, di single rampati individualisti che pensano solo alla carriera con le tasche piene di soldi da spendere in viaggi: quelli sono pochi, e a chiedere aiuto a Vasco Errani, piuttosto che a Virginio Merola, non ci pensano assolutamente.
Sia chiaro, anche se in molti hanno creduto in passato che potesse essere Berlusconi ad incarnare politicamente le istanze liberali del Paese, letteralmente bombardati dalle sue bugie e dai suoi mezzi di comunicazione, oggi difficilmente si può giustificare chi è pronto a sottoscrivere un altro contratto con gli italiani. Ma ora che quella fase giunge al tramonto, quale è una possibile alternativa che non sia solo alternanza di partiti? Non può certo essere la prudenza politicamente corretta l’alternativa al nulla che questa maggioranza parlamentare ci ha regalato per otto degli ultimi dieci anni di governo. In tutti i campi, in ogni occasione si chiede di rinnovare l’Italia con più coraggio e maggiore determinazione, ed è per questo che non ci si può più nascondere dietro a formulette omnicomprensive, per cui si vuole accontentare tutti scontentando ognuno.
Si è fatto a gara nell’esternare sgomento per la presa di posizione del Sindaco di Bologna, poi quelle poche ore per recuperare gli indignati di professione e tutto torna come prima, con una bella foto dell’incontro con le associazioni LGBT bolognesi che campeggia nella home page del sito di Merola. Perché i fatti, non il coraggio, stanno dalla parte del Sindaco: esiste una Costituzione che su questo tema e su altri è scritta male, manca una legge dello Stato che regola formalmente le convivenze di fatto, e lo stesso vale per l’individuo bisognoso quando è solo: semplicemente non esiste e nessuno ne difende l’esistenza sempre più diffusa nelle nostre città. Mai un vero single pride nelle nostre città. Su questo la sinistra di governo italiana non si vuole misurare, troppo rischioso assumere una posizione chiara, troppe anime da far conciliare, e così si andrà incontro al protrarsi di una lunghissima stagione di riforme incompiute, tra alternanze di segno opposto e ritardi sempre più incolmabili.
Se questo è lo scenario che si delinea all’orizzonte fa bene il Sindaco ad inserire nel suo programma “Bologna dell’innovazione e dei diritti” una fumosa dichiarazione d’intenti, tanto bella quanto inconcludente: “l’ufficio per le politiche delle differenze, il servizio Lgbt, il nodo della rete regionale antidiscriminazioni già attivato sono le basi su cui costruire, anche attraverso la consultazione dei vari attori sociali e istituzionali coinvolti, azioni positive, campagne informative e politiche antidiscriminatorie”.
Il mio disappunto non è nei confronti solo di Merola, quindi, ma anche verso quei candidati al nuovo, sostanzialmente illiberali, con le bocche sempre piene di parole, ma senza alcun coraggio o fantasia, che non osano dire che i diritti sono prima di tutto in capo all’individuo, che sia single, coppia di fatto, sposato o altro.iMille.org – Direttore Raoul Minetti





