Sobria analisi del voto

di Stefano Minguzzi.

foto: e_calamar

Il dato è eclatante: Milano e Napoli, così come Torino e Bologna, vanno al centrosinistra. Se al primo turno il coordinatore del PDL Denis Verdini aveva parlato di sostanziale pareggio, il secondo turno rischia di essere molto più indigesto per la destra italiana. Mentre uno dei tre triumviri del PDL, Bondi, si dimette sull’onda dei risultati delle amministrative, i commenti sono tutti intenti a capire cosa farà la Lega di Bossi uscita ridimensionata dal voto anche al nord.

Anche se si sta scrivendo a scrutinio in corso i risultati sono talmente clamorosi, i distacchi così ampi da non temere smentite: Pisapia e De Magistris confermano le voci che si erano rincorse in queste lunghe giornate che hanno animato i ballottaggi e diventano sindaci rispettivamente di Milano e Napoli. Non solo: a Cagliari il centrosinistra centra un risultato storico e al nord la destra perde i comuni di Mantova, Trieste. Novara, la provincia di Trieste ed è in bilico a Pavia e Vercelli.

D’altronde se il PDL non deve certo ringraziare la Lega per aver mantenuto Cosenza, la sconfitta di Napoli taglia le gambe ai ragionamenti che vedevano il partito di Berlusconi radicarsi a sud. La disastrosa eredità di Bassolino, il fallimento delle primarie del PD e del PD campano tout court parevano aprire un gigantesco spazio politico al partito del premier ed invece Lettieri viene travolto, lasciato sotto al 40%. Un tracollo oltretutto contro l’ex-magistrato De Magistris, candidato di rottura capace di prendere persino il voto di protesta contro l’ultima amministrazione Iervolino.

Il successo di Napoli e quello di Milano sono però distanti anni luce. Se nel primo caso il personaggio ha avuto la meglio sui partiti e sugli equilibri nazionali, a Milano Pisapia è sì il candidato sostenuto da Sinistra Ecologia e Libertà, ma è anche un uomo di coalizione che ha costruito subito rapporti solidi con i partiti che lo appoggiavano e con i suoi sfidanti alle primarie, primo tra tutti Boeri del PD, recordman di preferenze. Da Milano esce un possibile laboratorio politico da esportare a livello nazionale: la capitale meneghina può essere quello che è stata Roma nel 1993, la fucina di quel centrosinistra che si è fatto Ulivo per governare.

Se andiamo a guardare l’esito generale del voto vediamo confermarsi la disaffezione degli italiani per la politica tramite l’astensione sempre in crescita e tramite l’affermarsi sempre più di candidati lontani dalle burocrazie partitocratiche. In un quadro complessivo di calo di elettori a destra se la passano peggio: PDL e Lega perdono un po’ dovunque e vanno all’opposizione anche in territori che consideravano feudi. Diversa però la reazione a caldo: il PDL cerca di parlare delle contraddizioni degli avversari o del fatto che è la prima sconfitta da tanto tempo (però rimane una sconfitta), la Lega invece pare già smarcata su posizioni più libere. Salvini, candidato vicesindaco della Lega arriva persino a dire “appoggeremo le proposte di Pisapia che ci convinceranno”, non male per chi fino a ieri parlava di zingaropoli islamica.

Se la Lega inizia un percorso di mani libere per non affondare insieme a Berlusconi (Bossi dixit), nel PDL inizia la resa dei conti: Bondi si è già dimesso, La Russa e Verdini non dureranno molto di più, il partito vorrà spazi e questi verranno tolti non ai leghisti, ma ai vari pezzi raccattati tra responsabili e scilipoti vari. Un enorme problema per la stabilità del governo. Siamo solo all’inizio, ma temo che la china discendente dell’attuale maggioranza parlamentare avrà ripercussioni sul paese.

A sinistra si brinda da qui a stanotte per il successo che riporta davanti il centrosinistra. Un successo frutto della linea del segretario PD Bersani che ha costruito coalizione asimmetriche nei vari comuni e provincie. Una strategia che già in passato ha dato i suoi frutti. Il difficile ora è trasformare questa pluralità di coalizioni in una alternativa a livello nazionale, ma è materia per i prossimi giorni.

Se andiamo ad analizzare il dato dei singoli partiti il PD ne esce bene in qualità di unica forza aggregatrice, con l’eccezione significativa di Napoli, del centrosinistra. Allo stesso modo Sinistra Ecologia e Libertà si accredita come principale alleato a sinistra del PD. Preoccupa invece lo svuotamento dell’elettorato dell’IdV di Antonio Di Pietro che subisce l’affermazione del suo unico rivale interno, De Magistris appunto. La minuta galassia degli  “altri di centrosinistra” segna successi locali, ma a livello nazionale pare consegnato ad essere inglobato nelle liste di uno dei 2 partiti maggiori.

Da questi ballottaggi esce un ultimo interessante verdetto: terze o quarte posizioni non servono e non pagano. Casini, Fini, Rutelli e Grillo non sono riusciti a condizionare il voto né a Milano, né a Napoli. Anzi, analizzando i flussi elettorali, non sorprenderebbe scoprire che gli elettori si siano comportanti in maniera difforme alle indicazioni dategli dai supposti leader di riferimento. Indubbiamente da domani Berlusconi e i suoi inizieranno la caccia all’UdC per cercare di arginare la crisi di consensi. Sarebbe invece incomprensibile se i vincitori di oggi cedessero alla tentazione di allargare le maggioranze uscite dal voto.

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iMille.org – Direttore Raoul Minetti

5 Commenti

  1. punturo

    A me pare che abbiano vinto le tanto vituperate e derise Primarie.
    Queste, piú che le alleanze con settori centristi e forze clericali, sono in grado di fare del PD, il perno di un progetto politico adattabile a situazioni multiple.
    Non a caso Ferrara sta correndo a chiederle per ristrutturare il PDL.

  2. l’avevo già scritto nel commento al primo turno ;-) si vince dove il candidato sindaco tira e c’è una coalizione credibile che non lo boicotta o più spesso lo sostiene (!). E’ un messaggio importante anche per Roma, l’unica grande città a rimanere in mano alla destra, dove si è fatto papa Zingaretti con un po’ troppa fretta.

  3. Stefania Di Vittorio

    Complimenti per l’analisi e per la bella ironia dell’accostamento foto-titolo! :-) Sono d’accordo con te, in particolare su Milano laboratorio nazionale e sulla lettura del voto come verdetto contrario alle terze e quarte posizioni.

  4. Federico Martire

    Ottima analisi. La mia gioia attuale è rafforzata dalle belle immagini di piazza del Duomo in festa che la televisione spagnola sta trasmettendo in questi minuti!
    Direi che, come è stato scritto, il voto di oggi rafforza il bipolarismo e dimostra come, se il candidato è credibile ed esce da una consultazione popolare come le primarie, non importa la collocazione politica interna al centro-sinistra, visto che si è vinto con gente che veniva da PD, SEL e IDV. Buon segno, tanto per la coesione interna della sinistra e per il paese intero, perché vuol dire che (forse) le elezioni non si vincono sempre e solo al centro, lasciando spazio ad arraffoni della politica.
    Tuttavia non si possono allargare i risultati a livello nazionale. Il test era importante, ma le dinamche del voto amministrativo sono distinte da quelle delle politiche o delle regionali, per quanto il risultato di oggi abbia un chiaro effetto sugli equilibri interni alla maggioranza di governo. Ma penso – ripeto, penso, non sono che un osservatore lontano di queste elezioni – che Pisapia non abbia vinto solo perché candidato della sinistra, ma perché ha dimostrato di essere un vero gentiluomo, capace, competente e deciso. E su questo c’è da costruire.

  5. Condivido l’analisi. Sottilinerei alcuni elementi:
    -) mi sembra che in generale i candidati vincenti (eccezione di quelli al primo turno) si siano posti e rappresentino l’idea di una società fatta di cittadini responsabili che intendono prendere direttemanete in mano le leve del governo e del proprio futuro. Di cittadini che vogliono assumersi il compito di governarsi e farlo per la comunità, poco disponibili a dare credito alle forze politiche,
    -) la partecipazione attiva e “libera” (intendo lasciata libera di pensare e agire) di persone e soprattutto giovani ha caratterizzato molte campagne vincenti e si dimostra un moltiplicatore di intelligenza ed iniziativa elettorale, capace di raggiungere persone non disponibili ad ascoltare i messaggi provenienti da soggetti ricondicibili al sistema della politica classica
    -) questo crea alcune similitudini con la stagione del ’93 con una differenza sostanziale. Allora la “cessione di controllo” da parte dei partiti fu diretta dai partiti, oggi è stata conquistata nella primarie “in competizione” con i partiti
    -) si conferma che le elezioni amministrative (anche per effetto della legge elettorale) sono il principale spazio per praticare forme di politica capaci di ricostruire una trama democratica nella società contemporane, orfane di identità collettive
    -) questa tornata elettorale (e ciò che ne à parte sostanziale – i movimenti civici generali e locali che sono nati in questi anni) mi pare dica chiaramente ai partiti che la loro funzione principale non è più quella di dirigere la società, ma di mettersi al suo servizio per favorire l’organizzazione di quelle forze che sono coerenti con gli obiettivi per cui i partiti stessi esistono e chiedono consenso.

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