di Tommaso Caldarelli.
Dieci giorni. Quanti errori si possono fare in dieci giorni? Si può disperdere in un niente un patrimonio, una vittoria tanto a lungo desiderata, e per cui in molti hanno sudato più delle proverbiali sette camicie? Tutti ci auguriamo di no: eppure lo spettro non ci fa dormire. Giuliano Pisapia vincerà le elezioni contro Letizia Moratti, portando a casa il comune di Milano al secondo turno? Al centrosinistra riuscirà l’en plein eleggendo un sindaco d’opposizione anche a Napoli? Due domande che pretendono due risposte diverse, vista la diversità profonda della sfida milanese e di quella napoletana.
Certamente tutti i riflettori sono puntati sotto la Madonnina. Il pienone al teatro Smeraldo di questa sera, con Giuliano Pisapia che ha dovuto disporre i doppi turni per permettere a tutti di sentire almeno un pezzo del suo comizio, fa ben sperare. E fa ben sperare soprattutto il rompete le righe, il panico paranoico che la vittoria al primo turno del centrosinistra ha gettato fra le fila del PdL, sia locale che nazionale. Abbozzare una rimonta ciclopica, riprendere i sette punti di stacco che Pisapia ha rifilato alla Moratti non sarà impresa facile per il centrodestra, soprattutto perché la compagine di governo conta ancora su un’unica arma: Silvio Berlusconi, le sue piazzate, il suo carisma. E non si può dire che le armi della propaganda nel più classico stile di Arcore non siano state utilizzate appieno in questa prima fase elettorale: da “mi voti chi mi vuole bene” passando per i manifesti del candidato Lassini fino alla bomba-carogna lanciata da Letizia Moratti proprio durante il talk show di Sky contro Pisapia sulle sue frequentazioni (non) penalmente rilevanti con gli ambienti dell’autonomia negli anni ’70, sotto lo smog del capoluogo lombardo si è visto un po’ di tutto in questi giorni. E non è detto che il centrodestra abbia altre armi a sua disposizione: conta molto anche il fattore psicologico di considerare la città ormai data per persa; contano i movimenti di chi prepara un dopo-Berlusconi visto ormai come inevitabile, e per il noto meccanismo delle aspettative che si auto-realizzano inizia a sembrare molto più conveniente vedere cosa c’è “dopo” rispetto al combattere per salvare la vita del capo. “Chi ce lo fa fare?”, sta iniziando a chiedersi qualcuno.
L’unica forza seriamente intenzionata a tenere Milano sembra essere la Lega, che paga però un ritardo tattico: quando segui Berlusconi, devi essere pronto ad affrontare anche l’ipotesi che la sua parabola stia declinando. Lo stato maggiore leghista sembra sorpreso dal procedere degli eventi, e arriva puntuale solo all’appuntamento della minaccia della crisi di governo, già da tempo annunciato. Tutto sembra remare a favore del cambiamento, eppure ci sono ancora ampi margini per perderle, queste elezioni. Basta rendersi conto che la Moratti e il PdL in questi mesi hanno passato le loro giornate a darsi zappe su zappe sui piedi, rifugiandosi nelle adunate di piazza anti-toghe rosse, discutendo di Caso Ruby e di temi di politica nazionale, inneggiando alle toghe rosse con Lassini mentre Pisapia aveva tutto il tempo di battere i quartieri palmo a palmo, riuscendo a consolidare un vantaggio non indifferente che certo sarà difficile annullare. Ma sono molti i punti del programma di Pisapia che resterebbero sullo stomaco ad un certo tipo di Milano, dal Grande Centro Islamico, all’Ici sulla seconda casa, alle questioni della sicurezza e all’aumento secco delle tariffe Ecopass. Tutti temi che se portati alla ribalta del dibattito nazionale potrebbero costringere il candidato del centrosinistra sulla difensiva, imponendogli una spiegazione che rallenterebbe la sua corsa elettorale a suo modo trionfale.
C’è da sperare che il PdL e il centrodestra continuino a navigare in una campagna elettorale fallimentare. Ma potrebbero invece risvegliarsi e ritrovare la via della politica: certo, in 10 giorni, dovrà comunque succedere un vero e proprio miracolo perché Letizia Moratti possa recuperare gli 80mila voti che gli servono per appaiare Giuliano Pisapia. Tuttavia, con una buona dose di rilassatezza da parte dello stato maggiore del PD; con una collezione di errori madornali ai quali solo la dirigenza del centrosinistra ci ha abituato in questi anni; con l’attivazione della modalità “superbia” che spesso ci ha caratterizzato, riusciremo di certo a peggiorare la situazione di una coalizione che sembra lanciata ormai con una catapulta verso una vittoria storica. Verrà probabilmente in aiuto al PD e ai suoi alleati il pragmatismo di un Pierluigi Bersani apparentemente del tutto intenzionato a mantenere la barra dritta e soprattutto la capacità del candidato Pisapia, incoronato dalle primarie e in possesso di un seguito ormai difficilmente negabile a Milano. In breve: se non si ha nulla da dire, nei prossimi 10 giorni, forse sarà opportuno un silenzio utile. Facciamo parlare chi è capace a farlo, chi sa dire le cose giuste invece di affollare il paese e portiamo a casa il successo: si tratta di cambiare l’Italia, questa volta, non di cianciare sui massimi sistemi.
E’ un po’ questo il punto. Una sinistra che negli ultimi 20 anni si è dovuta rifugiare, volente o nolente vista l’ingombrante presenza da Arcore, nelle chiacchere e nelle elucubrazioni, è in grado ora di raccogliere un testimone che per la prima volta gli viene porto da quella Storia che forse ha finalmente deciso di cambiare passo? Bisognerà capire proprio questo: Pierluigi Bersani ha invitato il movimento di Beppe Grillo a “diventare grande” scegliendo in maniera netta da che parte stare. E’ in grado di farci sognare un giorno di più, dimostrandoci che proprio la sinistra che pretende di dare lezioni di maturità, è grande abbastanza per darle?
Ad esempio: saremo in grado di mettere da parte tutti i distinguo sul nostro rapporto con i giudici e con la magistratura, con il cosiddetto “giustizialismo” – e qualcuno ancora deve spiegarmi esattamente cosa significa – e votare con decisione e con supporto Luigi de Magistris a Napoli, dopo l’imbarazzante pasticcio primarie di cui siamo stati tristi protagonisti e dopo aver bruciato in maniera ingloriosa un candidato come Mario Morcone, persona avveduta e competente? Saremo in grado di sostenere un esponente del nostro partito come non siamo stati in grado di farlo, in maniera analoga, quando si trattò di eleggere Emma Bonino candidata governatrice del Lazio? Riusciremo, per una volta – quella giusta – a capire che il momento merita la nostra attenzione e la nostra passione? Il primo di giugno può essere davvero l’inizio di qualcosa di diverso: ma se ci sforzeremo abbastanza, invece, se faremo del nostro peggio, riuscirà ad essere la solita disfatta. Anche se il vento che tira sembra davvero diverso stavolta, e le cose potrebbero andar davvero bene nonostante il peggio che, orrendamente, potremmo riuscire a fare. Come se, semplicemente, la ruota avesse ricominciato a girare.iMille.org – Direttore Raoul Minetti






personalmente non sono convinto che la Moratti possa farcela…e non tanto per la nostra grande capacità, ma soprattutto perché una parte del suo elettorato ne ha le scatole piene! Anche nelal Lega si sentono sempre più spesso mugugni ( basti sentire Radio Padania!)…anche al loro interno esistono anime diverse e non tutti accettano i dictat del sultanino verde, come l’imposizione di un figlio di scarsissime qualità. In una prima fase non conta la cultura..ma il “ce l’abbiamo duro!” Ma anche per loro passa il tempo e all’averlo duro si deve sostituire ” il saperlo usare!”.
Quello che maggiormente mi preoccupa della sinistra sono: rimanere uniti, non litigare e soprattutto dialogare. Vendola vuole fare le primarie ( visti i risultati); Veltroni, che dei suoi danni ne subiamo ancora le conseguenze, vuole fare una verifica; Insomma non esiste un’anima di sinistra! Voglio sperare che Bersani sappia unificare tutte queste anime per poter avere un centro-sinistra forte, ma non dovrà dimenticarsi dei giovani “allineati” e “rottamatori”. E’ necessario svecchiare per crearci una base futura e per parlare un linguaggio più giovane
Quando a Milano si radunanano 100000 persone sotto la pioggia e con il freddo pungente non si puo’ perdere.
Mi riferisco alla manifestazione delle “donne” fatta in Febbraio a Piazza Castello.
son contento per Pisapia, tutto sommato qualche dubbio mi rimane. Soprattutto dopo aver letto questo articolo: http://rassegnastampa.mef.gov.it/mefnazionale/View.aspx?ID=2011051918705353-2
Con questa linea di pensiero, no, non si vince.
Ma per fortuna ci sono le Persone, ci sono gli elettori e chi ha partecipato con forza e chi crede da prima di Pisapia che il vento sia cambiato.
Insomma, c’è la possibilità di vincere, godiamoci questi rari momenti, festeggiamoli assieme e lasciamo questo spocchioso cinismo postapocalittico de sinistra a casa, che è quello che ci ha fatto perdere fino ad adesso.
L’ unica cosa che ci ci puo’ fare perdere e’ il cilicio mentale di chi scrive articoli come questo. Non so cosa poteva fare il PD piu’ di sostenere lealmente un candidato che non era il suo e diventare il primo partito di Milano (o quasi), ma chi come l’ autore vive di luoghi comuni e frasi fatte non puo’ produrre di meglio, mi rendo conto.
E’ una frase fatta invitare a non abbassare la guardia? E sei sicuro che il PD abbia fatto tutto il possibile? E sei sicuro che sia un luogo comune e un cilicio mentale invitare alla prudenza e a continuare ogni sforzo?
Tc
“Non abbassare la guardia” e’ la definizione paradigmatica di frase fatta. Su quello che ha fatto e non ha fatto il PD provo a sbirciare il foglietto con sopra scritta la verita’ che ti sbuca dal taschino.
Confesso di essere in pigiama in questo momento, non ho taschini.
Tc