di Lorenzo Gasparrini.
Lo scorso 4 maggio Jay Carney, portavoce del governo USA, ha dichiarato che non saranno diffuse immagini della morte di Osama Bin Laden, né fotografiche né video. Il cadavere di Osama Bin Laden è stato identificato con certezza, ma non saranno rilasciate immagini del suo corpo morto o della sua uccisione.
Non c’è, credo, manifestazione di potere politico più grande di questa: il governo USA è padrone delle immagini delle azioni del proprio esercito, che ha eseguito un ordine deciso dal presidente. Se già un’azione militare di quel tipo, svolta sul suolo di un altro paese lontano, è di per sé una manifestazione di forza notevole, decidere che le immagini del risultato più eclatante di quell’azione non si vedano è un’esibizione di potere politico ancora più impressionante.
Ciò che sorprende non è certo che un governo non diffonda immagini. E’ successo innumerevoli volte sia nel caso di fotografie che nel caso di qualunque altro tipo di informazioni. Meraviglia il fatto che un governo lo dica espressamente, aggiungendo le motivazioni per questa scelta politica. Abituati da anni a controinformazioni, cultura del sospetto, Wikileaks, complottismo, la scelta del governo USA colpisce l’immaginario di tutti.
Come tutte le scelte proibitive, anche questa alimenta un desiderio. Quanto o cosa si dovrà aspettare per vedere quelle immagini? Una vendetta trasversale tra funzionari governativi? La caduta dell’amministrazione Obama? L’azione di un cracker ben pagato? Un semplice errore di uno sbadato archivista? Mentre rimaniamo – più o meno coscientemente – in attesa, abbiamo comunque qualcosa di molto interessante: una immagine dell’effetto di quello spettacolo invisibile ai più, questa.
Jeffrey Goldberg ha sottolineato qui che questa foto rivela un interessante modo di gestire i rapporti di potere all’interno dello staff governativo USA. Il presidente è di lato, arrangiato in una posizione scomoda, come fosse arrivato per ultimo, trafelato, e gli toccasse il posto peggiore. Nessuno sembra curarsi di lui, né della sua posizione. Di fronte a un tale spettacolo non c’è carica governativa che tenga, si è tutti uguali, tutti allo stesso livello. Inoltre, aggiungo io, è evidente che questa foto ha anche lo scopo di “preparare il terreno” alla decisione di non diffondere immagini della morte di Bin Laden. Con una vecchia tecnica mediatica, che il cinema conosce benissimo dal tempo del muto, ci viene mostrato lo sgomento provato da persone che assistono a qualcosa che ci è nascosto. Quale orrore più grande di un orrore solamente immaginato, solamente riflesso, lasciato all’empatia? Quale “vera” immagine può superare l’impatto emotivo di una scena solo raccontata, solo vissuta nello specchio deformante dei volti di chi vi assiste?
L’unica donna presente, Hillary Clinton, è immortalata nel gesto più spontaneo che l’orrore visto con gli occhi può causare: la mano alla bocca. Lo spavento è tale che non si può dire, non ci sono parole: chi assiste ammutolisce, e l’istinto tappa la bocca che vorrebbe dire ma non può. E’ un fenomeno noto anche questo ai registi, come ai romanzieri: la linea d’ombra conradiana, per esempio, è proprio questo luogo dove l’orrore non ha più alcuna parola. Questa foto tenta di immortalare proprio quella zona, quello spazio privo di un linguaggio capace di proferirne qualche espressione adeguata. Non si può dire nulla, non c’è parola umana capace di esprimere quello che si vede.
L’effetto politico, però, è raggiunto lo stesso. Obama is not releasing a photo proving bin Laden is dead because he doesn’t want it to be used as a “propaganda tool,” the White House said Wednesday. E subito, per ovviare a questa mancanza, se ne è creato un altro, di “propaganda tool”: l’immagine dell’immagine che non c’è. Quello che non può rivelarsi come documentario, lo si esibisce come horror, come thriller. Per ora questa tecnica ha funzionato egregiamente: dopotutto, è quella della pornografia. Viene raffigurato un oggetto di desiderio, allo scopo di aumentare il desiderio dell’oggetto rappresentato. Che sia un atto sessuale, o una morte spettacolare, è solo un caso: l’effetto è lo stesso.
Come tutte le immagini oggetto di desiderio che si rispettino, non sono mancate le immediate deformazioni, le modifiche, le interpretazioni polemiche e sarcastiche; ecco due esempi. “The Jewish Week” stigmatizza la decisione di un giornale cassidico di eliminare la Clinton dalla foto; così si elimina un protagonista di un “fatto storico”. A prescindere dall’argomentazione dell’articolo, si dà per scontato che guardare delle immagini può essere un fatto storico, e assistere a un’azione militare “live” lo è; chi guarda delle immagini invisibili per tutti gli altri è il protagonista di un fatto storico. Non basta più esserci, come a certi concerti o a ad alcune partite di calcio, oppure essere l’autore di un’azione o quantomeno il responsabile di quell’azione: anche solo guardarla in esclusiva rende protagonisti della Storia, quella con la S maiuscola. Anche nella politica, anche nella storia, pare che un’esperienza vista possa equivalere ad una esperienza vissuta – come nella pornografia.
Così, invece, qualcuno ha incrociato le due notizie di quella settimana: la morte di Osama Bin Laden e il Royal Wedding inglese (e anche quest’ultimo evento è stato condito da un oggetto del desiderio esibito pornograficamente da tutti i media: Pippa Middleton). Il cappello più buffo del decennio compare molto a sproposito in un tragico momento storico; ma in fondo era già tragicamente storico anche quel cappello. L’immagine digitale permette montaggi ed effetti sorprendenti, soprattutto perché privi di senso. Sono immagini storiche anche queste, evidentemente, e a prescindere dalla loro “verità”; possono muovere il sorriso o lo sdegno, ma comunque testimoniano – per l’ennesima volta – che il potere manipolatorio delle immagini è davvero alla portata di tutti. Quindi, di nuovo, il massimo potere che si può esercitare sulle immagini è decidere pubblicamente e solennemente di non farle vedere; è il potere di manipolare il desiderio, impedendo che giunga a soddisfazione, alimentandone di continuo la frustrazione attraverso una rappresentazione di quello che non c’è, di quello che non si può fare, di quello che non si può avere.
Mentre rimaniamo in attesa di altre immagini, di “quelle” immagini, viene diffusa la notizia che è stato ritrovato materiale pornografico nell’ex rifugio di Osama; già si sapeva che era stato trovato il cosiddetto “Viagra vegetale”, e da esclusivi consessi di deputati americani trapela la notizia che Osama sia morto in mutande.
Ovvio, no?iMille.org – Direttore Raoul Minetti







