New York oggi, nell’era post-Osama

di Gianluca Galletto.

foto: Adrian Kinloch

Sono le 10 e sto dando un ultima occhiata alle news. Su CNN vedo la scritta “breaking news”. Il presidente farà un annuncio alla nazione e al mondo su una questione di sicurezza nazionale. Non un ministro, il suo portavoce o un altro rappresentante a vario titolo, ma il presidente in persona e non nella sala delle conferenze stampa, ma nell’ala Est della Casa Bianca.

Chiaramente mi attacco allo schermo perchè la questione è di altissimo valore politico e simbolico. Si specula sulla Libia, ma viene smentito. L’atmosfera è davvero strana perchè davvero non si capisce cosa abbia spinto Obama e fare questo annuncio. Dopo un paio di spostamenti dell’orario e continue speculazioni da parte dei giornalisti, trapela la notizia che l’annuncio riguarda Bin Laden. Bin Laden è stato trovato, ucciso e il suo corpo è in mano Americana.

Finalmente il presidente parla dopo le 11. Conferma.

L’impatto per il paese è enorme. Ormai è storia. Davanti alla Casa Bianca e a Ground Zero comincia ad aggregarsi una folla di persone in festa sempre più grande che manifesta una sorta di senso di sollievo. Si tratta principalmente di giovanissimi, studenti. Sicuramente il gruppo “sociale” più sveglio a mezzanotte sulla costa est, ma soprattutto quello più connesso con i social media sui quali la notizia si propaga viralmente a velocità crescente. Si tratta di giovani che andavano alla scuola elementare quel giorno bellissimo e poi cupissimo dell’11 settembre 2001. Un giorno che non dimenticheró mai. Giovani che non sanno nulla dell’era pre Bin Laden, quando sugli aerei si potevano portare bottiglie da un litro, e si sono formati durante le guerre in Afghanistan e Iraq e le paure di altri attacchi.

Ecco, la paura di altri attacchi per vendicare la morte di Bin Laden serpeggia molto chiaramente. Ma per ora è più forte il senso di “closure”, di chiusura di una ferita rimasta aperta per tanti anni e che ha caratterizzato tanto la storia di questo paese e del mondo, con due guerre costate vite umane e risorse economiche gigantesche americane, irachene, afgane.
È un evento simbolicamente enorme per il paese, ma sopratttutto per le vittime degli attacchi. Ci sono voluti dieci anni ma alla fine l’architetto dell’11 settembre, il creatore di Al Qaeda, viene giustiziato. C’e davvero un senso di sollievo. A Ground Zero le manifestazioni spontanee di affetto sono continuate poi nella mattina. Centinaia di persone che hanno cominciato a lasciare fiori sula recinzione del cantiere.

È difficile spiegare cosa abbia rappresentato quel giorno per chi non c’era. E soprattutto i giorni successivi. Per i newyorchesi è stata una ferita profonda ancora non rimarginata. Per il resto degli americani il valore simbolico dei New York è altissimo. È la città che nell’identità americana rappresenta l’America nel mondo. La porta d’ingresso degli immigrati che hanno fatto questo paese.

Obama sottolinea molto chiaramente che la lotta ai terroristi non è una lotta contro l’islam e che Bin Laden ha seminatomorte molto di più fra la “sua gente”, fra i musulmani, molto più che fra gli americani. Per mom parlare del fatto che l’11 settembre è un attentato globale: le 3000 perosne morte provenivano dab en 90 paesi!

Per Obama si tratta di un colpo grossissimo. In un momento in cui la sua immagine e la sua popolarità soffrono molto, questo è indubbbiamente un successo di cui il presidente si ascriverà il merito. La campagna è iniziata e Obama non esiterà un istante ad utilizzarlo. Il contrasto fra l’incapacità o la sfortuna delle amministrazioni precedenti che hanno intrapreso due guerre in nome della lotta al terrore è fortissimo. Rispetto alle elezioni presidenziali i repubblicani sono per ora su un cammino autodistruttivo, per cui questo è tutto grasso che cola.
Il fatto che siano stati i più giovani a manifestare per primi questo entusiasmo per la notizia è un’altra cosa positiva per il Presidente. Si tratta del gruppo che, insieme con gli indipendenti, giovani e non, è stato determinante per la vittoria del 2008 e nei quali il calo di popolarità è stato molto marcato.
Non è un caso che la campagna di Obama è partita con anticipo e puntando subito con forza su due grandi linee: i soldi e la mobilitazione giovanile. New York è una sorta di grande bancomat soprattutto per i democratici. Anche su questo fronte Obama, sta incontrando più’ difficoltà di un tempo. New York resta molto generosa, ma molti grandi collettori fondi di Wall street gli hanno girato le spalle. Mercoledi’ scorso ci sono stati due importanti fundraiser organizzati a New York. Uno era rivolto ai grandi donatori e collettori di donazioni con il supporto dei big dello stato: il governatore Cuomo e i due senatori, il potentissimo Schumer e l’astro nascente Gillbrand. Il ticket minimo era $2.500, il massimo contributo individuale ammesso, ma per la cena esclusiva bisognava raccoglierne almeno $25.000. L’altro era dedicato ai giovani, con un concerto dei Roots e ticket da $250 e $44, organizzato da OFA e da Gen 44, le due organizzazioni di mobilitazione “grassroots” (Gen44 è diretta specificamente agli “young professional” fino a 40 anni). I direttori di OFA e di Gen44 hanno chiesto a tutti i presenti nel teatro di accendere i telefonini e di scrivere un sms a un numero che sulle tastiere tradizionali corrisponde a “Obama” col testo “I’m in”, Io ci sono, e di postare lo stesso su facebook e twitter e qualsiasi social media esistente. Non credo ci sia messaggio più lampante di quanto la campagna sarà focalizzata sui giovani attraverso un uso massiccio dei social media senza precedenti e, probabilmente ancora molto più efficace di quanto sapranno fare i suoi oppositori.

iMille.org – Direttore Raoul Minetti

1 Commento

  1. Gianluca Galletto

    Vorrei aggiungere un post scriptum al mio pezzo.

    Mi sono chiesto se sarebbe stato meglio se Bin Laden fosse stato catturato vivo, processato pubblicamente e possibilmente lasciato marcire in galera, in carcere duro. Sono contrario alla pena di morte e generalmente ho difficota’ a gioire per la morte di un essere umano, per quanto diabolico possa essere. Confesso che questa e’ una cosa che mi ha creato qualche scrupolo di coscienza prima di andare anche io a Ground Zero…

    Ma Bin Laden e’ un nemico di guerra di un paese che e’ stato letteralmente sotto scacco e ancora in parte lo e’. E’ un nemico dell’umanita’ intera che ha provocato morte, distruzione sia fisica che morale fra la “sua” gente e in tanti paesi, fra cui l’Europa. E’ un criminale di guerra per il quale il processo si e’ gia svolto.

    Al Qaeda e’ oggi una cosa ben diversa, un cancro diffuso senza una vera testa, per cui l’eliminazione di Bin Laden non elimina certamente Al Qaeda. Per eliminare il terrorismo islamico la repressione militare non basta ma servono scuole, sviluppo economico e politica estera non fondata sullo scontro frontale con i paesi arabi e musulmani.

    Ma questo e’ un passo avanti importante. Era una figura ispiratrice di tanti poveri giovani privati di una coscienza, di liberta’ minime ma soprattutto di istruzione e di dignita’. La sua capacita’ di sottrarsi alla cattura rischiava di renderlo anche un mito.

    Per questo, come essere umano di questo pianeta, non posso non aggiungermi a chi si sente sollevato.

    g.

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