di Stefano Minguzzi.
Mentre la consueta nottata di spoglio è appena all’inizio è possibile tracciare la prima lettura del voto alle elezioni amministrative 2011. Il tentativo del centrodestra di mascherare le proprie difficoltà fallisce miseramente e, soprattutto il risultato di Milano pare denunciare a tutti che il il Re è nudo. Il finora debole e litigioso centrosinistra esce da questo weekend elettorale rafforzato anche se con alcune bombe da disinnescare al più presto soprattutto a Napoli.
Si partiva con Berlusconi capolista a Milano e impegnato in prima persona nella campagna elettorale a Napoli. La partita era quella di tenere nei confronti della Lega e di costringere il centrosinistra ai ballottaggi. Dall’altra parte il centrosinistra si presentava unito ovunque tranne che a Napoli con l’obiettivo di tenere Torino, attaccare a Milano e difendersi dai propri fallimenti a Napoli e parzialmente anche a Bologna. Dulcis in fundo il terzo polo di Casini, Fini e Rutelli puntava ad essere decisivo ai ballottaggi.
Il tentativo di Berlusconi pare miseramente fallito: mentre a Torino e forse a Bologna i candidati di PD, SeL e IdV vincono al primo turno, a Milano si va la ballottagio con Pisapia, avanti incredibilmente di 6-7 punti percentuali, e a Napoli con Lettieri avanti solo grazie alle divisioni tra PD-SeL da una parte e IdV dall’altra. Inoltre il conto in termini di voti lo paga sia il PDL, come ipotizzato da tutti i sondaggi pre-elettorali, che la Lega che nella capitale lombarda è il principale indiziato per il crollo della Moratti.
Se il centrodestra esce ammaccato dai risultati parziali nelle principali piazze, il centrosinistra ne esce persino troppo bene rispetto alle aspettative.
La vittoria al primo turno a Torino di Fassino era ipotizzabile, ma non con questi distacchi, mentre l’exploit di Pisapia è la vera sorpresa che diventa simbolo di tutta la tornata elettorale.
Milano capitale del Nord, o della Padania, capitale morale e capitale economica, Milano sempre sfuggita alla sinistra nella seconda Repubblica, Milano mai stata così vicino ad una coalizione PD-SeL-IdV che fa a meno dei voti del Terzo Polo.
A Bologna si paga ancora la vicenda Delbono ma comunque si tiene sfiorando la vittoria al primo turno.
A Napoli, dopo i recenti fatti e la campagna stampa violenta, è quasi un miracolo che Morcone e DeMagistris insieme stiano poco sotto il 50% e ben sopra il 38% di Lettieri.
Il centrosinistra autosufficiente è vincente e il caso Napoli può essere letto in due modi diversi: da un lato è la scommessa vinta da DeMagistris di dare rappresentanza ad un profilo di sindaco se non diverso, almeno più radicale e intransigente. D’altra parte il successo di DeMagistris è dovuto in larga parte alla crisi dell’esperienze di governo con Bassolino e con Iervolino, oltre che del PD partenopeo, e all’incapacità di aver organizzato vere primarie.
Laddove le primarie sono state organizzate seriamente, come a Torino e Milano, l’elettorato ha capito e poi sostenuto i candidati. A Napoli non è successo e il centrosinistra si è persino spaccato.
Bersani ha di che riflettere: il Terzo Polo è stato sbaragliato dai due poli di centrodestra e di centrosinistra, ma anche dal movimento di Beppe Grillo. Casini e soci puntavano ad essere determinanti ai ballottaggi per dichiarare defunto il bipolarismo. Invece sono irrilevanti a Torino e a Bologna, mentre a Napoli rischiano di essere rimessi in gioco solo dalla divisione del centrosinistra. Paradossale la situazione di Milano che anche in questo caso gioca il ruolo di simbolo: se il Casini appoggerà Pisapia rischia di spaccare il terzo polo, ma se appoggia la Moratti viene meno la ragione stessa del terzismo e cioè essere alternativi a Berlusconi. Un cul de sac che rilancia il bipolarismo anche nel momento di massima crisi di PD e PDL.
Il movimento 5 Stelle di Beppe Grillo può festeggiare soprattutto il risultato di Bologna intorno al 10%, ma anche quanto raccolto a Torino e Milano. D’altronde la decisione di porsi fuori dal gioco politico in una sorta di aventino rende non spendibile questo successo. A Bologna il loro tagliarsi fuori alla fine farà il gioco del candidato di PD-IdV-SeL così come alle scorse elezioni i loro voti avevano aiutato Cota a conquistare il Piemonte. Persino a Bologna se Merola dovesse passare al primo turno prenderebbe il 60% dei consiglieri e il 10% dei 5Stelle si tradurrebbe in ben pochi consiglieri.
Resta da inquadrare il profilo democratico di un partito che gareggia in una competizione elettorale rifiutando a priori di avere a che fare con gli altri partecipanti.
Infine la Lega vede aumentare il proprio controllo sull’alleanza con il PDL. Sorprende però che a Bologna il partito di Bossi riesca ad andare meglio che a Milano. E’ ancora presto per fare analisi più approfondite, ma ci sarà da capire se è stato il voto leghista a penalizzare la Moratti (o viceversa) e se ha pagato la scelta di andare da soli in molti comuni minori.
Alla fine le conseguenze per la politica nazionale saranno poche almeno fino ai ballottaggi poi è presumibile un incremento delle fibrillazioni interne alla maggioranza che è difficile prevedere a cosa porteranno. Personalmente trovo invece auspicabile che il PD prenda decisamente le redini di un’alleanza finalmente credibile e concreta con SeL e IdV in modo da puntare al sorpasso alle politiche del 2013.iMille.org – Direttore Raoul Minetti







