Milano libera tutti

di Marco Campione.

foto © Giuliano Pisapia

Mi chiedono di commentare l’imprevedibile e confesso che così, a caldo, non è facile. Scrivo di ritorno da una bellissima festa e dunque perdonerete la prosa non eccelsa e un po’ di lucidità in meno del necessario.

Da quando esiste il maggioritario (in particolare con l’elezione diretta dei sindaci e dei presidenti di regioni e province), a sinistra si sono confrontate due scuole di pensiero: chi sostiene che per vincere è necessario portare al voto “tutti gli elettori di sinistra” e chi è convinto sia fondamentale conquistare l’elettorato cosiddetto moderato. Personalmente penso che costringersi a scegliere sia un approccio sbagliato, suicida: sarebbe come discutere se al pranzo del matrimonio si debbano invitare solo i parenti dello sposo o quelli della sposa, un assurdo. Proprio il maggioritario spinge (o dovrebbe spingere) verso una contesa elettorale più aperta e rivolta a tutto l’elettorato. Perdonate il ricorso a una frase fatta, ma è certamente vero che le amministrative le vince chi è in grado di parlare a tutta la città. E attenzione! Saper parlare alla città non vuol dire affatto attenuare il proprio profilo, sia esso più attento agli ultimi o agli interessi costituiti, più progressista o conservatore. Insomma, parlare a tutta la città non vuol dire essere “centristi”, non vuol dire convincere tutta la città. Vuol dire riuscire a fare quello che ha fatto Letizia Moratti nel 2006: vincere senza strappi, convincere anche chi alla fine non l’avrebbe votata che avrebbe ben amministrato, che non era un “pericolo”.

Alla luce di questa considerazione chi ha vinto a Milano? La prima risposta è la più ovvia (ma anche – per una volta – la più importante): ha vinto Pisapia, che ha chiuso in testa il primo turno ed è ora il favorito per la vittoria finale. Ma al di là del risultato c’è dell’altro e per rispondere alla domanda dobbiamo guardare i numeri assoluti. Stiamo agli ultimi anni. Alle Provinciali del 2009 (perse) i candidati del centrosinistra hanno raccolto circa 280.000 voti. Alle politiche (perse) del 2008, i partiti che oggi appoggiano Giuliano Pisapia hanno preso circa 330.000 voti, alle comunali del 2006 (perse) Ferrante è andato molto vicino a quella soglia con circa 320.000 voti. Alle politiche (vinte) del 2006 i partiti del centrosinistra sono arrivati a 370.000 voti. Possiamo concludere che a Milano il “pieno dei voti” per il centrosinistra corrisponda quindi a 370.000 voti. Pisapia ieri ne ha presi 310.000, poco meno di Ferrante. Eppure i teorici del “pieno di voti a sinistra” concordavano tutti sul fatto che Pisapia avesse questa arma in più: parlare all’elettorato tradizionalmente di sinistra, mobilitando chi non si mobilitava da tempo. I fatti ci dicono che si erano sbagliati.

Qui non si vuole sostenere che un altro candidato ne avrebbe presi di più, anzi! Voglio dire che l’assioma di fondo era in parte sbagliato. Il moderato Pisapia e il moderato Ferrante prendono a Milano gli stessi voti: a fare la differenza – in negativo per loro – sono gli estremisti Berlusconi e Moratti. Quest’ultima ha preso circa 80.000 voti in meno di cinque anni fa e solo la metà sono andati a Palmeri e Pagliarini, i candidati che erano con lei in coalizione l’ultima volta. E così si torna alla domanda iniziale: chi ha parlato a tutta la città? Indubbiamente non la Moratti, che – anche con la sua ultima sparata – si è chiusa sempre più nel suo recinto giustizialista.

Lo ha fatto invece Pisapia, che – pur non facendo il pieno – ha saputo mobilitare i suoi senza spaventare l’elettorato avversario, deluso da un sindaco incapace di dare risposte su una qualsivoglia questione aperta in città. Moratti, dal canto suo, lascia per strada 40.000 voti che vanno in parte a Calise (5 Stelle), in parte vengono dispersi, ma certamente vanno anche in parte a Pisapia (che qualcosa a Calise deve aver ceduto). Ecco la chiave del successo di Pisapia e della coalizione che lo ha sostenuto: aver parlato e in parte intercettato i delusi dalla Moratti, aver parlato ai tradizionali elettori del centrosinistra e non aver spaventato i tradizionali elettori del centrodestra. Tutte queste cose insieme, senza scegliere se invitare i parenti dello sposo o della sposa. E qui è anche la chiave per potersi confermare tra quindici giorni: continuare con quel passo lento e sicuro, che come sanno bene quelli che frequentano le montagne, è l’unico che può portarti in cima.

Un ultima parola sul Partito Democratico. Il Pd supererà in scioltezza quota 160.000, guadagnando consensi rispetto a tutte le elezioni precedenti, fatta eccezione per le politiche, dove fu premiato dall’effetto “voto utile” e da un’affluenza sensibilmente maggiore. Credo che molto dipenda dall’impegno che ha messo in questa campagna elettorale: era ovunque. Con i suoi ottimi candidati, con i suoi militanti, con le sue idee. E esserci paga sempre. Ha saputo mettere da parte le polemiche post primarie (a proposito: Boeri – lo spoglio mentre scrivo non è ancora concluso – dovrebbe superare le 12.000 preferenze!) e donarsi pienamente al suo candidato sindaco. Ci ha creduto quando non era facile crederci. E gli elettori di centrosinistra hanno evidentemente premiato tanto impegno e dedizione. Ricordiamocene in questi quindici giorni. Ricordiamocene anche la prossima volta.iMille.org – Direttore Raoul Minetti

5 Commenti

  1. Bravo Marco. Condivido al 100%.

  2. Qui la mia analisi:
    http://pico.co.it/2011/05/17/il-vento-e-cambiato-ce-aria-fresca-in-italia/

  3. Gianni

    Oh, meno male. Allora anche qui c’e’ qualcuno che capisce di politica. Dopo avere letto Caldarelli e la Alicata (che non delude mai) stavo per bannarmi da solo.

  4. Gianni

    Tra l’ altro quello che dice l’analisi dei flussi ed e’ in parte confermato qui da Marco, e’ che i grillini pescano di piu’ a destra che a sinistra. Il che e’ logico, se si pensa che la loro cultura e le loro posizioni sono limpidamente di destra, e possono essere confuse come di sinistra solo in una sinistra incolta e superficiale come quella italiana. Ed e’ anche un bene, dato che erodono i nostri avversari. L’ insegnamento da trarne, quindi, e’ che i sessantamila che mancano a Pisapia non sono nel fantomatico elettorato deluso di sinistra, ma nel realissimo bacino di voti di frontiera dell’ area moderata e di centro. I cui partiti, come conferma anche la analisi di sinigagi, fanno e faranno sempre piu’ anche a livello nazionale l’ ago della bilancia, che e’ poi il mestiere loro.

  5. Marco, condivido il tuo commento. Questo significa che si devetrovare un pisapia per tutto?
    Quandi voti del centro destra ha strappato?

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