di Simona Milio.
In meno di un mese due affermazioni opposte sul ruolo dell’Italia in Europa.
Il Governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi ha affermato che : «Per noi italiani, l’Unione Europea è la condizione essenziale per progredire ancora». Quest’ultimo ha descritto l’Unione Europea (UE) come “un punto di riferimento nel mondo per come ha saputo sviluppare negli anni una forma originale di governo, fondata sugli Stati sovrani ma dotata di strutture sovranazionali volte alla soluzione di problemi comuni. Il suo assetto è in evoluzione”.
Questa opinione e’ condivisa da altri economisti, che sostengono che essere parte dell’Europa significa avere acesso al Mercato Unico, far parte del processo di integrazione delle economie e conseguente globalizzazione.
A rinforzare queste affermazioni il Ministro Frattini avverte che senza l’Europa l’Italia sarebbe troppo piccola.
Non tutti condividono queste affermazioni, questa necessita’ di far parte dell’ Europa. Esempio ne e’ il recente scontro tra UE e Italia sul tema dell’immigrazione, soprattutto quella dal Nord Africa che ha invaso Lampedusa. Lo scontro sull’applicazione della direttiva europea 55/2001 su cui l’Europa ha detto ‘no’, è stato tale che il Ministro Maroni ha minacciato l’uscita dall’Europa. Secondo l’UE, la direttiva, che sulla protezione temporanea prevede anche una forma di redistribuzione dei migranti fra i paesi UE, ma sempre su base volontaria, non poteva essere attivata per una serie di ragioni.
Questo è solo uno dei vari esempi su cui si basa l’approccio di chi sostiene che l’Europa ha un ruolo invasivo e a volte negativo sulla gestione delle politiche nazionali, tanto da affermare che l’Italia non ha bisogno dell’Europa.
Un approccio opposto, sostenuto da esempi altrettanto validi, è quello difeso da Mario Monti, membro della Commissione Europa 1995-2005, che ritiene che l’Italia non puo’ crescere fuori dall’Europa. Prova ne è il progetto di cooperazione fra amministrazioni pubbliche, indispensabile a perseguire gli obiettivi dell’Unione, poiché molto dipende dal buon funzionamento di un sistema integrato fra amministrazioni. Quest’ultimo invita la cooperazione amministrativa ad essere organizzata in modo informale a tre livelli: a quello politico (Ministri), a quello manageriale (Direttori Generali) e a quello tecnico, con gruppi di lavoro. Le priorità identificate da tale progetto sono proprio quelle che mancano in Italia e che necessitano di essere affrontate al fine di garantire un funzionamento della pubblica amministrazione efficace ed efficiente. Alcune di queste priorità sono: la modernizzazione del servizio pubblico attraverso lo scambio delle pratiche migliori e del confronto (benchmarking); lo sviluppo dell’informatizzazione; la promozione della mobilità transfrontaliera dei funzionari; la formazione dei funzionari nazionali sulle materie comunitarie; il dialogo sociale a livello comunitario, il miglioramento della qualità della normativa; l’avvio di attività e di strumenti comuni in determinate aree.
Ed è proprio in questo campo della modernizzazione del servizio pubblico, come in tanti altri – svilluppo sostenibile, innovazione, ricerca e sviluppo – che far parte dell’UE e’ un opportunità per l’Italia di crescita e di rinnovamento. Infatti, il problema italiano è che la politica rimane ancorata alla dimensione nazionale e spesso a quella ancor piu’ piccola – regionale – che purtoppo è ancora inadeguata a esercitare un’influenza rilevante sui processi d’integrazione e soprtattuto a facilitare l’accesso al Mercato Unico.
E allora, l’Italia ha bisogno dell’Europa? Se da un alto l’UE è criticabile per la mancanza di politiche ad hoc per le diverse situazioni di emergenza (come l’immigrazione a Lampedusa) dall’altro, il suo punto di forza sta nel volere portare tutti gli Stati Membri, Italia compresa ad un livello di convergenza economica, sociale, amministrativa, politica che permetta a tutti i cittadini europei gli stessi standard di vita e di accesso ai servizi.
L’UE non puo’ offrire soluzioni che perfettamente soddisfino le aspettative di 27 Paesi diversi. Esiste invece l’opportunità di approfittare dell’UE per rinforzare e motivare rinnovamenti politici, amministrativi e sociali che non vedrebbero luce se fossero lasciati all’iniziativa nazionale.iMille.org – Direttore Raoul Minetti







