Intervista a Pauline Gessant

Intervista a Pauline Gessant, Ex-Segretario Generale del Movimento Europeo Francese
(a cura di Filippo De Agostini e Federico Martire)

foto Ⓒ Pauline Gessant

In una vulgata ormai di moda in Italia, gli europeisti vengono spesso descritti come degli ingenui pasticcioni, degli idealisti, causa del male attuale attuale dell’Europa. Ma non è così, e per rendercene abbiamo incontrato Pauline Gessant, ex segretaria generale del Movimento Europeo francese, una delle sezioni più rappresentative ed attive del Movimento Europeo Internazionale.

Nelle sue parole traspare tutta quella urgente necessità di unirsi, di integrarsi: un bisogno che appare come qualcosa di tremendamente pragmatico ed assai poco ideologico.  Separarci, tornare alle frontiere ed ai dazi doganali non porterebbe molto lontano perché, per dirla con Pauline, “in un mondo globalizzato, in un contesto di crisi economica, energetica e climatica che impatta sulle relazioni internazionali, l’Unione Europea appare più che mai necessaria”. Una necessità che, nel suo discorso, si trasforma nell’emergenza di superare l’impasse nazionalista in cui sono caduti i governi europei e nell’esigenza di costruire un’Europa basata sulla solidarietà e sulla mobilità per tutti, soprattuto per “aiutare i giovani europei a conoscere il loro continente”

L’editoriale di questo mese della nostra rivista inizia così «C’è un barcone di lusso che sta rumorosamente naufragando davanti alle coste di Lampedusa: il suo nome è “Europa”». Qual è il tuo pimo commento?
“In un mondo globalizzato,in un contesto di crisi economica, energetica e climatica che impatta sulle relazioni internazionali, l’Unione Europea(UE) appare più che mai necessaria”.

Sei preoccupata per gli ultimi scontri Roma-Bruxelles?
“Sono preoccupata dall’ascesa dei nazionalismi e dei populismi, non solo in Italia ma anche in altri paesi euopei. Le reazioni isolate o bilaterali di alcuni Stati-Membri dell’Ue di fronte alle attuali sfide sono estremamente preoccupanti. I recenti dibattiti sull’area Schengen rivelano un’assenza di fiducia nella gestione comune dei flussi migratori ed il riflesso condizionato di offrire una risposta politica nazionale ad una questione comune europea. Ma l’immigrazione è una questione europea che deve essere affrontata a livello europeo e non soffrire l’imposizione delle agende politiche dei singoli Stati membri.

Il principio di solidarietà deve rimanere centrale nell’UE, che sia fra stati membri o nei confornti di paesi terzi, per esempio per organizzare l’accoglienza e l’integrazione degli immigrati”.

È la prima volta che un membro fondatore dell’UE minaccia l’uscita dall’Unione. Questa minaccia va presa sul serio ? È forse l’inizio della fine ?
“Non credo che l’Italia possa seriamente prospettare una sua uscita dall’UE. I legami istituzionali ed i progressi apportati dall’UE come l’Euro e la libertà di circolazione di beni, persone, servizi e capitali rendono assai poco probabile l’uscita di un paese dall’Unione. Questa minaccia rivela tuttavia un assenza di solidarietà e la mancanza di una visione comune fra i dirigente politici europei”.

Fra gli italiani esiste una percezione di isolamento del paese: che l’Italia non riesce più ad incidere sulle decisioni europee, e che viene sistematicamente ignorata dal trio anglo-franco-tedesco. Qual è il tuo punto di vista?
“Il sentimento di isolamento dell’Italia è forse legato alla stigmatizazzione promossa da alcune personalità politiche italiane nei confornti dell’UE, che così facendo non favoriscono certo la cooperazione dell’Italia con i suoi vicini.

Il sentimento di predonimanza dell’asse franco-tedesco è mio avviso esagerato, per diverse ragioni. Prima di tutto perché la coppia franco tedesca non va così bene come si vorrebbe credere: le relazioni fra i due governi non sono facili. Inoltre due paesi non possono certo decidere per tutta l’Unione Europea. Il sistema decisionale europeo richiede infatti una maggioranza qualificata che due soli Stati non possono certo raggiungere, e oltretutto il Parlamento europeo, all’interno del quale le alleanze non sono unicamente a carattere nazionale, sta acquistando sempre più potere”.

Il fatto che uno Stato-membro storicamente europeista come l’Italia abbia smesso da tempo di essere un centro propulsore dell’integrazione europea, spiega in parte lo situazione di stallo? Come dire, senza impegno italiano non c’è vera integrazione europea.
“È la mancanza di visione comune dell’insieme dei paesi membri che è in discussione. Che progetto d’Europa stanno difendendo i nostri governanti? È proprio difficile capirlo in questo momento.

Va poi sottolineato come il Consiglio dell’Unione Europea si stia caratterizzando sempre più come un luogo di bassi scambi intergovernativi , dominato da riflessi nazionalisti. Così facendo si diminuire il potenziale di trasparenza del Parlamento Europeo e della Commissione“.

Perché fino ad ora i dirigenti politici europei hanno mostrato tanta esitazione nella gestione della crisi?
“Negli Stati Membri manca una seria volontà di condividere una parte maggiore della propria sovranità nazionale, soprattutto negli aspetti legati alle finanze pubbliche e al fisco. La crisi ha messo in evidenza la contraddizione tra Unione Monetaria e l’assenza di una politica comune per i conti pubblici e il fisco ed ha quindi rivelato la necessità di averne una”.

Ma perché tanta esitazione allora ? Come si spiega questa assenza di volontà ?
“Ogni paese fa prevalere la propria visione nazionale sull’interesse comune europeo. Il Consiglio è diventato sempre più un luogo di espressione dei nazionalismi. È difficile far lavorare insieme e nella stessa direzione i supervisori nazionali e le banche centrali”.

Qual è la tua visione circa il futuro dell’integrazione europea? Qual è il più grande pericolo per l’Europa?
“Il più grande pericolo per l’Europa è il perpetrarsi della scelta intergovernativa, che oggi prevale, lasciando gli interessi nazionali dominare sempre di più su una visione comune. In quanto federalista europea, auspico l’avvento di una Europa federale. Il crescente potere del Parlamento Europeo ed il comportamento a favore dell’integrazione europea di alcuni eurodeputati mi fanno pensare che è davvero possibile proseguire in questa direzione e approfondire l’integrazione europea. La creazione del Gruppo Spinelli è la dimostrazione del fatto che in Europa esistono ancora donne ed uomini politici che vogliono agire in favore di una maggiore integrazione europea”.

Gli scenari catastrofici non devono quindi essere esclusi?
“Lo scenario catastrofico sarebbe la scomparsa dell’Unione Europea: non penso che sia possibile, anche se in questo momento esiste una tendenza a mettere in discussione l’UE ed a indebolirne il tessuto: penso, ad esempio, alla rimessa in causa dell’euro e dello Spazio Schengen. Una diminuzione dei budget europeo sarebbe ugualmente da interpretarsi come uno scenario catastrofico soprattutto in un momento come questo, in cui l’UE dovrebbe essere dotata di -maggiori mezzi per mettere in atto le sue competenze e sviluppare delle vere politiche di crescita sostenibile e di competitività ai sensi del Trattato di Lisbona e della Strategia EU 2020″.

Secondo le ultime indiscrezioni alcuni membri del governo tedesco si sarebbero espressi a favore di un’uscita della Grecia dalla zona Euro. Come siamo potuti arrivare a questa situazione?
“L’abbandono dell’Euro da parte delle Grecia non è all’ordine del giorno e questo tipo di indiscrezioni sono spesso messe in circolazione dagli euro-scettici col fine di destabilizzare la solidarietà europea. Oltretutto sarebbe una cosa davvero stupida perché potrebbe far esplodere l’intera zona euro e quindi minare l’UE nel momento stesso in cui ha bisogno di essere rafforzata”.

Che fare allora per evitare che sia l’inizio della fine ?
“È necessario che gli Stati facciano passare l’interesse comune davanti ai singoli interessi nazionali e che definiscano assieme i settori in cui giocare di squadra : energia, cambio climatico, immigrazione, politica industriale, diplomazia e difesa… I settori in cui collaborare non mancano certo”.

Abbiamo parlato di classe politica, ma fra i cittadini europei esiste una reale coscienza circa l’importanza e la necessità di una sempre maggiore integrazione europea ? E fra i più giovani esiste questa percezione “europea”? Ti fanno ben sperare?
“A livello europeo, il trasferimento di certe competenze non è stato accompagnato, al contempo, da un trasferimento di legittimità democratica. Per questa ragione, l’Europa viene percepita come troppo lontana dai cittadini, che non sanno bene quali decisioni vengono prese a livello europeo, e non lo sanno un po’ perché non si sentono implicati democraticamente nel processo di decisione europeo e un po’ perché non si rendono conto di come e quanto l’Europa influisca sulla loro vita quotidiana e permetta di migliorare ancor di più il loro livello di vita.

Eppure secondo le consultazioni condotte periodicamente dalla Commissione Europea la maggior parte dei cittadini europei pensa che un’azione comune più forte dell’UE è necessaria per far fronte alle sfide contemporanee. La disillusione attuale dei cittadini europei ci riporta quindi alla necessità di una maggiore integrazione e di una vera e propria ‘esigenza’ d’Europa, piuttosto che a un rigetto dell’idea stessa.

Nei giovani che hanno potuto effettuare un soggiorno all’estero come l’Erasmus, si nota un forte desiderio d’Europa. Se vogliamo che l’Europa non rimanga un concetto lontano dalle preoccupazioni dei giovani, è importante che non si crei una frattura fra quei ragazzi che hanno avuto la possibilità di viaggiare per il continente e quegli altri che non l’hanno avuta. Bisogna quindi favorire la mobilità per tutti. Perché un giovane che ritorna da un soggiorno in un altro paese europeo è un giovane che si è arricchito della diversità degli altri europei e che percepisce l’importanza di costruire con loro un futuro condiviso e solidale”.iMille.org – Direttore Raoul Minetti

3 Commenti

  1. Federico Martire

    Anzitutto una precisazione: l’intervista è interamente a cura di Filippo, io mi sono solo occupato di alcune revisioni del testo.

    In merito al contenuto dell’intervista, difficile – da europeista e federalista – non concordare su quanto sostiene Pauline, soprattutto in relazione a quanto sostiene riguardo la eccessiva rilevanza degli interessi degli Stati membri che frenano l’integrazione. Tuttavia mi permetto due osservazioni:
    1. L’asse franco-tedesco esiste, e sostenere che non ha predominanza è riduttivo. Sono i due paesi più importanti dell’UE e fintanto che le decisioni saranno in mano agli SM, in seno al Consiglio, continueranno a farla da padrone, per ragioni storiche, economiche, culturali e, ovviamente, di peso politico. E’ innegabile che le decisioni del Consiglio seguano la linea dettata da questi paesi e che l’UE sia frutto di un disegno franco-tedesco. Oddio, meglio l’UE che un’altra guerra per l’Alsace e la Lorraine, però l’asse va rotto se vogliamo proseguire lungo la strada dell’integrazione.
    2. Abbandono della Grecia dell’area EURO: beh, ora un po’ di scricchiolii in più si sentono. L’intervista a Pauline è antecedente alle dichiarazioni della Damanaki e all’intervista di Amartya Sen su La Stampa, ma credo che il tema si sposterà sul tavolo del Consiglio e della BCE con più frequenza.
    3. Legittimità democratica: se s’intende come carenza di legittimità dovuta agli scarsi (ancorché crescenti) poteri dell’unico organo elettivo (il PE), allora siamo d’accordo, ma la CE, l’organo che più ha beneficiato dell’allargamento delle competenze EU, ha una legittimazione democratica molto alta, dovuta alla valutazione ex-ante del PE e al costante controllo esercitato dallo stesso PE, dal Consiglio, da 27 parlamenti statali e da un elevato numero di assemblee regionali (degli Stati federali), tutti organi (Consiglio a parte) democraticamente legittimati dalle urne. Quale altro governo si trova in situazione analoga?

  2. Michele Ballerin

    Intervista interessante. Devo però segnalare che il secondo link rimanda al Movimento Europeo e non al Movimento Federalista Europeo. Il Movimento Europeo è un’associazione culturale che riunisce tutti i movimenti europeisti, il Movimento Federalista Europeo è il movimento politico (e militante) fondato da Altiero Spinelli e altri antifascisti nel 1943 con lo scopo di raggiungere l’unità federale degli stati europei. Per chi fosse interessato, ecco il link corretto: http://www.mfe2.it

    Grazie, abbiamo corretto (La redazione)

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