Il paese normale

di Andrea Privitera.

Si parla di vent’anni di egemonia del centrodestra in Italia, ma in realtà Silvio Berlusconi è stato finora premier “solo” per otto anni e sei mesi circa. Poco meno di un decennio, per giunta spezzato da diversi governi del centrosinistra, di cui alcuni piuttosto influenti e significativi. Si parla del fatto che la sinistra con questa classe dirigente non vincerà mai, e intanto questa classe dirigente ha vinto due elezioni politiche e diverse tornate tra europee, regionali, referendum e amministrative, incluso il primo turno di quest’anno.

Noi italiani siamo le persone più assolutiste e pessimiste che io conosca. Basta un risultato negativo ogni tanto per dire che è un disastro, che l’aria è cambiata, che è finita una stagione; e lo diciamo dimenticandoci che i disastri càpitano, che l’aria per sua natura cambia e che le stagioni di solito vanno e tornano. Eppure basta una vittoria del governo alle regionali per credere che la “dittatura” del berlusconismo durerà ancora per secoli e secoli, o una emorragia di voti nel Pdl per credere che all’improvviso il nostro non sia più un paese tendenzialmente conservatore.

Forse il nostro problema è che noi elettori schierati nel profondo dell’animo siamo tutti un po’ tifosi. Ci comportiamo da  fanboys che si fanno trascinare in maniera emozionale da vittorie e sconfitte, e che troppo spesso perdono quel minimo di prospettiva che serve per interpretare la politica. La conseguenza  è che siamo tutti afflitti dall’ansia di credere che l’Italia non sia un paese normale.

E invece l’Italia è un paese più normale di quello che crediamo. Un paese dove, ad esempio, da venticinque anni c’è una fisiologica alternanza di potere. Le elezioni amministrative – e non solo queste ultime – ci mostrano che alcuni nostri cicli di governo funzionano come nel resto dell’Occidente: decenni di dominio di una parte politica vengono interrotti quando questa inizia ad apparire stanca e inefficiente. È successo a Roma nel 2008, forse succederà tra pochi giorni anche a Milano, e di sicuro succederà ancora.

Può darsi che il voto per il proprio Comune sia visto con maggiore responsabilità, oppure che le banalizzazioni di tv e giornali entrino nei voti locali solo quando si tratta di farne referendum nazionali. Sta di fatto che il nostro voto amministrativo in genere funziona come dovrebbe funzionare. Una bella notizia, per una nazione che da decenni sembra essere in mano alla demagogia.

Con questo non sto dicendo che l’Italia di oggi è una culla della democrazia. Restano ancora problemi come una classe dirigente troppo immobile, un potere spesso visto come un diritto acquisito, ed esempi di vero merito sempre più rari. Tutti problemi che devono essere risolti il prima possibile. Ma la cura c’è già: è dentro di noi, nel senso civico che abbiamo acquisito da ormai quattro generazioni. Per rendersene conto basta essere solo un po’ più lucidi.iMille.org – Direttore Raoul Minetti

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