Il mio commento al voto

di Ivan Scalfarotto.

Foto: Alessio Baù

Foto: Alessio Baù

Mi sveglio stamattina a Milano, una città con un sindaco progressista e per bene, un PD con tante belle facce pulite in consiglio comunale, e con una giunta comunale che non avrà assessori razzisti, fascisti e ciellini. E’ un buon giorno, si vede chiaramente dal mattino. Ed è un buon giorno anche per quello che è successo nel resto d’Italia. A Napoli, dove il bisogno di discontinuità non ha significato buttarsi tra le braccia dei casalesi, anzi. A Cagliari, dove contro ogni aspettativa, Zedda ha vinto largamente. E poi Novara, Trieste, Pavia, abbiamo vinto anche a Gallarate.

Magari mi sbaglio, ma mi pare che l’Italia si sia ripresa il diritto a una politica dignitosa. Europea. Che abbia detto “basta” al più grande venditore di tappeti che la storia ricordi e al suo modo di stare sulla scena. Che ieri i cittadini abbiano in modo molto pragmatico bocciato un modo di fare politica che non ha risolto i problemi né in Italia né nei comuni e nelle province, e che abbiano scelto persone che appaiono più affidabili sulle cose da fare, tanto a livello locale che a livello nazionale. Che – stanchi delle Ruby, dei conflitti di interesse, della politica messa nelle mani dei Borghezio, delle Santanchè e dei La Russa – abbiano rivendicato anche il diritto a una classe dirigente “normale”, rappresentata così bene da Pisapia, uno da cui compreresti sicuramente un’auto usata.

Anche il trionfo di De Magistris è stato un modo molto chiaro di esprimere un bisogno fortissimo di cambiamento. Il centrosinistra ha governato Napoli non male, malissimo. De Magistris non è stato il mio candidato, all’inizio. Non amo “l’uomo forte” in nessuna circostanza, anche se so riconoscere uno per bene da uno (molto) meno per bene. Però riconosco che De Magistris con questa vittoria così travolgente potrà avere poteri da commissario e governare senza dipendere dalle oligarchie malate dei partiti locali. A Napoli, ieri, il simbolo del PD non era nemmeno presente sulla scheda elettorale. Spero il mio partito costruisca sul cazzotto che ha preso e dia luogo alla più radicale opera di rinnovamento che si ricordi. E che da Napoli cominci lo stesso cammino in tutto il sud. Condizione necessaria è che il commissario Andrea Orlando non lasci la città e che non si vada ora ad un congresso provinciale fatto su un tesseramento di assai dubbia genuinità che avrebbe tutto il sapore di una resa di conti tra componenti interne, tutte sconfitte. Sarebbe tutto il contrario della rifondazione morale e politica di cui abbiamo bisogno.

Se ce n’era ancora bisogno, ieri abbiamo avuto la conferma definitiva che delle primarie non si può fare a meno. I nostri candidati erano forti, riconoscibili, legittimati dal mandato degli elettori. Lo stesso derby tra Morcone e De Magistris ha avuto in qualche un valore di primaria e il fatto che a Napoli le primarie tra Ranieri e Cozzolino si siano risolte in quell’esercizio pedestre a cui abbiamo dovuto assistere è stato concausa della sconfitta di Morcone – candidato sostenuto dal PD, ma, al contrario degli altri, scelto con una decisione dall’alto. Anche qui voglio dire una cosa su Boeri, Onida e Sacerdoti, gli sfidanti di Pisapia alle primarie che sono stati suoi straordinari supporter durante la campagna. Io credo che anche questa dimostrazione di compattezza e di lealtà, il fatto di aver mostrato che le primarie sono una cosa seria e che chi le perde seriamente lavora per chi vince sia stato grandemente apprezzato dagli elettori.

Fatte così le cose, le alleanze sono un posterius delle primarie. Non un appiccicare forze politiche disomogenee le une alle altre ma un’alleanza solida che si fortifica e si compatta lungo il cammino. Questo è il modello, ed è un modello che rafforza la logica bipolare. Che assicura coerenza e consente di presentarsi compatti all’elettorato. In questo schema non c’è più bisogno di ricorrere a un terzo polo che si mette nella posizione di praticare la politica dei due forni. Che qualcuno si preoccupi oggi dell’UDC e porti a esempio Macerata mi pare francamente lunare.

Ultima cosa. Ieri al TG4 Vivana Beccalossi del PdL si lamentava del fatto che la gente in Piazza Duomo ieri sera cantasse “Oh bella ciao” e Emilio Fede ha ribattuto che a lui “Oh bella ciao” come canzone non dispiace davvero. Devo dire la verità: anche a me non dispiace come canzone e sono molto affezionato alla guerra partigiana, alla resistenza, alla liberazione. Mi considero un antifascista tutto d’un pezzo. Ma credo anche che la storia italiana debba fare uno sforzo per guardare avanti. Non per rinnegare l’antifascismo o mettere sullo stesso piano fascismo e antifascismo, al contrario. Quella che dobbiamo costruire è una repubblica dove l’antifascismo – non solo in senso storico, ma in senso politico e culturale – sia il dato di partenza comune e condiviso. Come in Germania. Fare un serio esame di coscienza collettivo sulle nostre responsabilità collettive e ripartire tutti insieme come paese, con una destra e una sinistra ugualmente e profondamente democratiche e antifasciste. Finché non ci saremo riusciti non sarà possibile guardare avanti per davvero.

Ieri sul palco a Milano c’erano gli “Stormy Six”, storico gruppo della sinistra extraparlamentare degli anni 70. Quelli di qualche anno più grandi di me cantavano le loro canzoni a memoria e uno accanto a me, vedendoli salire sul palco, ha detto a un amico: “Mi pare che mi stia sparendo la pancia e mi stiano ricrescendo i capelli”. Dato che la prima cosa comporta grandi sforzi e la seconda è impossibile – come ha giustamente risposto il suo interlocutore al mio nostalgico vicino – cerchiamo, con questa vittoria, di non cominciare subito rincorrendo il passato e di non dimenticare l’inarrestabile sete di futuro che hanno espresso gli italiani in questo indimenticabile fine settimana.iMille.org – Direttore Raoul Minetti

16 Commenti

  1. antonio pizzola

    Il Pd finalmente ha capito come vincere. Votare i candidati non suoi.

  2. Mario

    Intanto, i soliti rumors ci informano che il PD voglia convincere Lega e UDC a votare un Mattarellum con il 50% di quota proporzionale. Insomma se credevamo che il Porcellum fosse la peggiore legge elettorale possibile, forse saremo costretti a ricrederci.

  3. Francesco Cerisoli

    Ivan, sarebbe “Bella ciao”, non “Oh bella ciao”.
    E, si, gli Stormy Six ce li potevano risparmiare…

  4. @Mario: i rumors cresceranno, a partire dal lunare richiamarsi al “caso Macerata”. Ma la forza delle cose, e la vittoria di un PD che fa da back office alla società civile e ai candidati delle primarie (suoi o non suoi poco importa, Antonio, faccio notare che Fassino ha vinto al primo turno, e più PD di lui è difficile trovarne…) è lì a dimostrare che per quanti rumors ci saranno, la strada è tracciata, ed è quella che ci racconta qui Ivan.

  5. Francè, che ti hanno fatto gli Stormi Six? Mio figlio sedicenne, appassionato di progressive rock, li sa tutti:-)

  6. Raffaella Petrilli

    La strada è tracciata, sì, ma bisogna seguirla. Il difficile comincia ora

  7. Aaaah, il progressive a 16 anni! Gigi, Gigi (d’Alessio), dove sei?!!!
    La dirigenza del PD deve imparare a rispettare gli elettori, quelli del PD come gli altri (SeL, M5S, terzo polo, lega, anche PdL toh!): nelle vittorie in questione si son raccolti voti che nessuno pensava arrivassero. Perche’ non abbiamo fatto magheggi prima, una volta tanto.

  8. Pochi under 50 pare abbiano colto la sottile autoironia del far cantare Stalingrado agli Stormy 6…peccato

  9. Grande Ivan! Volete sentire la vera bella ciao? Ve la canta Milva, in onore delle mondine, e della loro fatica quotidiana curve nei campi umidi, sulla quale perdevano la bellezza della gioventù mentre il padrone, in piedi all’asciutto, le controllava con il bastone in mano.

    http://www.youtube.com/watch?v=Fv_IO_XvRKM

    Quando sento Bella Ciao, penso alla resistenza, e poi ci metto sopra le mondine che all’origine cantavano questa loro canzone, mi vengono altro che i brividi.
    Mi vengono in mente le donne e gli extracomunitari che ancora non hanno una dignità lavorativa. Le persone che perdono la loro gioventù in un contesto di disuguaglianza e discriminazione sociale, sperando in un futuro migliore che non arriva mai, lustro dopo lustro.
    Per fortuna la versione delle mondine finisce dicendo “Ma verrà il giorno che tutte quante lavoreremo in libertà”.
    Ecco, speriamo che la giunta metà femminile di Pisapia sarà un buon inizio.

    Tutto questo per dire che è vero, pure essendo il nostro dna italiano, l’antifascismo fine a sè stesso non porta a niente, così come l’antiberlusconismo. All’antifascismo, all’antiberlusconismo bisogna dare vita interpretandolo. Proiettandoci nel futuro, e magari anche guardandone le radici con occhi diversi, meno stereotipati.

  10. margherita rinaldi

    E’ solo l’inizio, ora dobbiamo dimostrare un buon governo amministrativo e diffondere i nostri programmi tra la gente, i media non ci aiutano certamente, in questi giorni parlano di tutta la cronaca nera possibile piuttosto che della sconfitta elettorale della destra.

  11. Grazie di cuore Ivan. Hai detto tutto quello che mi si agitava nel cuore e nella mente e che l’emozione di ieri mi impediva di mettere in ordine. Ma tu l’hai fatto con il consueto calore e con la necessaria chiarezza. Ancora poco fa dalla Gruber una testa fina del pd concionava su Macerata e cercava di dare un significato a questa vittoria: è il solito modo di far politica mirando al breve termine, mentre qui c’è da ricostruire una coscienza nazionale dove i due contendenti (non c’è proprio bisogno del terzo, ormai è acclarato) si affrontino con lealtà e rispetto reciproco, ognuno con l’obbiettivo sincero del bene comune, della nazione, del futuro delle nuove generazioni. Ieri gli italiani hanno urlato questo disperato bisogno: se sapremo raccogliere la richiesta, noi del pd, potremo essere davvero un punto di riferimento. Altrimenti gli elettori hanno fatto chiaramente capire che di noi – come degli altri partiti – non sanno che farsene: hanno (abbiamo) bisogno di gente come te, facce nuove, pulite, senza passati polverosi. E nient’altro.
    Un abbraccio.

  12. nicola

    Ho 24 anni e dico che gli Stormy six mi hanno emozionato non poco…

  13. enza

    bravo!!!

    “dimostrazione di compattezza e di lealtà, il fatto di aver mostrato che le primarie sono una cosa seria e che chi le perde seriamente lavora per chi vince sia stato grandemente apprezzato dagli elettori”

    ed io spero di cuore che di ciò non si dimentichi Nessuno! .. perchè solo così si vince quando una sinistra può riconoscersi nelle sue varie anime …

  14. Marino

    concordo con Paolo, gli Stormy Six che cantavano Stalingrado era una risposta ironica a Berlusconi che aveva parlato di Milano come Stalingrado (facendo capire che allora lui faceva il tifo per i nazisti? mah).
    A dire la verità l’idea mi era venuta indipendentemente, avevo pensato di andare sotto palazzo Grazioli con lo stereo a palla, ma poi lui se n’è andato in Romania…

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