I numeri dell’energia, senza propaganda

di Corrado Truffi e Filippo Zuliani.

foto: flokru

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Quarantaquattro terawattora (TWh) l’anno, il 15% del fabbisogno elettrico nazionale attuale. E’ questo l’ammontare di energia elettrica assicurato dall’appena defunto e già risorto piano nucleare di Berlusconi (1), fra poco più di dieci anni. Per uscire dalle secche di un dibattito oscillante fra paura ed accuse di emotività a chi contesta l’energia nucleare, eccesso di fiducia nelle energie rinnovabili e anti-berlusconismo elettorale, abbiamo provato a far di conto su questa magica cifra, 44TWh all’anno di energia elettrica. L’obbiettivo è dare numeri semplici ma efficaci sull’energia in vista del referendum sul nucleare prossimo venturo, senza i quali la decisione non potrebbe che essere presa su basi emotive o ideologiche. Sono numeri importanti ma colpevolmente assenti nel dibattito nazionale che rispondono a domande forse ovvie ma che giacciono inascoltate:

  • Qual è il costo di realizzazione e gestione delle centrali nucleari?
  • Quanta è l’energia prodotta dalle centrali nella vita prevista?
  • Quanta energia è producibile con un pari investimento nelle energie alternative?
  • Qual è l’impatto ambientale?
  • E la dipendenza dall’estero?
  • Altri problemi che dovremmo sapere?

Una rapida digressione prima di cominciare. Ci chiediamo: ma questi 44 TWh di energia elettrica servono davvero all’Italia da qui a dieci anni? In breve: molto probabilmente sì. Negli ultimi anni, infatti, in Italia sono state autorizzate o costruite un buon numero di centrali a gas. In pratica, abbiamo sostituito la quasi totale dipendenza dal petrolio per la produzione di energia elettrica con il gas, consegnandoci perfino ad un certo surplus di produzione elettrica nel breve termine. Sul lungo periodo però, dieci anni o più appunto, le cose possono cambiare significativamente per una serie di avvenimenti in corso già oggi. Ad esempio, il trend di crescita dei consumi di energia potrebbe continuare; oppure il picco del petrolio e la conseguente scarsità di carburanti potrebbero portare il prezzo della benzina alle stelle, spingendo il settore della mobilità in modo massiccio verso l’elettricità (treni, tram, filobus e soprattutto auto ibride o elettriche); oppure l’Italia potrebbe avere specifici problemi di approvvigionamento di petrolio e/o gas, data la significativa dipendenza delle importazioni da paesi particolarmente instabili come la Libia. Tutte ipotesi realistiche, ragion per cui aumentare la produzione di energia elettrica non è affatto insensato. Ora, il passo successivo: come produrre questi 44 TWh l’anno?

Escludiamo le fonti fossili perché producono la CO2 e sono responsabili del riscaldamento globale. Confrontiamo allora le tre tecnologie di produzione elettrica attualmente in competizione sul mercato e al centro del dibattito italiano: nucleare, solare fotovoltaico ed eolico. A margine abbiamo aggiunto anche i numeri dell’eolico off-shore e del solare a concentrazione, quello sponsorizzato da Rubbia, ma va specificato che questi impianti sono attualmente allo stadio pilota e i costi sono comprensibilmente fuori scala. Non abbiamo invece considerato l’aumento di produzione idroelettrica per un motivo semplice: seppure anch’essa rinnovabile, l’energia idroelettrica in Italia è sostanzialmente già arrivata a livello di saturazione della capacità produttiva (2). Stessa cosa per il geotermico convenzionale. Sono escluse dal confronto anche tecnologie ancora allo stato di ricerca o di sperimentazione, come il geotermico di terza generazione o il Kite-gen, l’eolico d’alta quota, tecnologie molto promettenti sulle quali la ricerca italiana dovrebbe investire massicciamente ed è invece colpevolmente assente.

Ecco allora qua sotto i numeri dell’energia a confronto in una tabellina riassuntiva. Guardatela bene, che è semplice ma importante. Poi facciamo qualche commento.

Il costo

Cominciamo dalla parte forse più importante: il costo. Come si vede dalla tabella, il nucleare, tenuto conto di spese di costruzione, uranio minerale, gestione delle scorie high radiation e il decommissiong finale è sempre il più basso tra le soluzioni in esame. E’ infine interessante notare come i costi dell’uranio e di gestione delle scorie pesino in misura molto contenuta sul totale.

L’eolico fornisce risultati paragonabili al nucleare con orizzonte a 20 anni. Tuttavia, ragionando sui 40 anni (il ciclo vita nominale delle centrali nucleari), il costo dell’eolico risulta doppio di quello del nucleare. In altri termini, impegnarsi con una centrale nucleare significa aprire un mutuo con scadenza a 40 anni. Se qualcosa va storto prima, si perdono molti soldi. Impegnarsi con le pale eoliche invece significa minimizzare il rischio che qualcosa vada storto – è statisticamente improbabile che 10.000 pale su 10.000 vadano in avaria – ma scommettere pesantemente sulla ricerca tecnologica. Se in 20 anni non vengono trovate soluzioni migliori per la produzione di energia dal vento, e nella ricerca può benissimo succedere, bisogna ricostruire le torri eoliche daccapo e spenderci il doppio dei soldi.

Il costo stimato del solare fotovoltaico, invece, è 5-10 volte più alto di nucleare ed eolico. Certo, il costo dei pannelli tende a decrescere con l’aumentare delle quantità prodotte, ed è lecito attendersi mutamenti tecnologici sostanziali nel solare fotovoltaico o termodinamico. Tuttavia, volendo produrre 44 TWh di energia elettrica all’anno, il fotovoltaico allo stato attuale non è ancora un’alternativa dal punto di vista dei costi. Salvo, evidentemente, decidere di spendere senza limiti tagliando corposamente altre voci del bilancio statale (pensioni, sanità, assistenza sociale eccetera).

Impatto ambientale

Dal punto di vista della pura superficie occupata, le centrali nucleari sono l’opzione migliore. La superficie necessaria agli impianti nucleari infatti è circa 10 volte inferiore al solare fotovoltaico e circa 80 volte minore dell’eolico. Il problema del nucleare però è il costo in caso di disastro. Dopo l’incidente a Fukushima, infatti, nell’area probabilmente resteranno solo vecchi e poveri che non possono andarsene. Chi aveva comprato una casa ha visto l’investimento polverizzarsi, le aziende con sede e capannoni nella zona se ne andranno. Insomma, è un danno economico incalcolabile, oltre che ambientale, che forse nemmeno uno stato intero può garantire. Certo, si potrebbero costruire gli impianti nucleari tenendo libera una zona di sicurezza del raggio di 30 km in caso di necessità, ma in tal caso ci vorrebbero circa 12.000 km2 di territorio libero, mezza Sicilia. Roba che nemmeno in Texas si sognano.

I numeri più sorprendenti però vengono dalle rinnovabili: lo spazio occupato dal solare fotovoltaico è sostanzialmente irrilevante mentre quello dell’eolico è sterminato. Per produrre i soliti 44TWh all’anno di energia basterebbero infatti poco più di 700 km2 di pannelli. Per avere qualche termine di paragone concreto, la superficie dell’Italia intera ammonta a 300.000 km2 e la Valle d’Aosta ne misura circa 3.000. Senza voler occupare terreno utile, l’ammontare di “terre marginali” in Italia – terreni non utilizzabili per l’agricoltura o altri usi – è stimato a circa 23.000 Km2 (3). I 700 km2 necessari al solare fotovoltaico sono poca cosa a confronto. È’ dunque evidente quanto le polemiche degli ambientalisti d’antan sulla competizione del solare con l’agricoltura o a danno dell’ambiente siano infondate. Non ci fossero i problemi di costo, il solare fotovoltaico sarebbe la soluzione a tutti i nostri problemi energetici.

L’ingombro delle pale eoliche è invece davvero notevole. Certo, non si tratta di un ingombro esclusivo, dato che nei pressi delle pale eoliche si può coltivare o fare altre cose. Tuttavia i numeri indicano più di 4.000 km2 di superficie necessari per oltre 10.000 torri eoliche per produrre i soliti 44TWh all’anno. Non stiamo parlando di piccoli ventilatori da piazzare sul tetto di casa. Stiamo parlando di torri alte ben oltre 100 metri, con pale dal diametro di 70 per 1100 tonnellate di cemento, acciaio e alluminio ciascuna. Gli ambientalisti le chiamano ecomostri, non senza qualche ragione. Installandone anche solo la metà, usando solare, biomasse o risparmio energetico per il rimanente cinquanta per cento dell’energia, si tratta comunque di 5.000 torri. Sono oltre 6 milioni di tonnellate di cemento e acciaio, l’equivalente di 20 Empire State Building da costruire in Puglia, Sardegna e Sicilia, le regioni italiane dove è concentrato il potenziale eolico sfruttabile. Impressionati? Bene, vuol dire che avete chiari i termini del problema.

E se usassimo per l’eolico le stesse “terre marginali” del solare fotovoltaico? Non così in fretta. Se è vero che il sole splende ovunque, non è vero che tutte le terre marginali sono ventose. L’eolico non può essere impiantato ovunque, ma è limitato alle zone naturalmente ventose. Queste sono quasi sempre sui crinali, il che significa che i campi eolici hanno per forza di cose un grande impatto visivo. La sindrome nimby (non-nel-mio-giardino), specialmente in Italia, è sempre dietro l’angolo.

Limiti e dipendenza delle risorse

L’energia nucleare non fa diminuire la nostra dipendenza energetica dall’estero perché dobbiamo importare l’uranio. Questa frase è stata ripetuta fino allo sfinimento dagli anti-nuclearisti nei dibattiti televisivi. Peccato che le cose non stiano proprio così. E’ vero che il grosso della produzione di uranio è in mano a pochi paesi, ma circa il 40 per cento della produzione mondiale viene da due paesi civilissimi quali Canada e Australia, e la temutissima Russia si ferma all’8 per cento. Questo tacendo del fatto che l’idea dell’indipendenza energetica in sé ha poco senso nell’epoca del mercato globale. Il prezzo di mercato dell’uranio sul lungo periodo è fermo ai 73 dollari alla libbra, nonostante i problemi a Fukushima. Inoltre, i numeri in tabella evidenziano come il costo dell’uranio minerale sul totale è contenuto, e lo rimarrebbe anche se il prezzo raddoppiasse. Certo, le scorte di uranio non sono infinite, e su questo punto hanno ragioni gli anti-nuclearisti. Sulla disponibilità a lungo termine del minerale è in corso un ampio dibattito nella comunità scientifica ma, al momento, è impossibile trarre delle conclusioni sull’effettiva entità delle risorse di uranio o sostenere con certezza che siamo in una situazione di picco della produzione, come invece è assodato per il petrolio.

Ora vediamo le rinnovabili. Di sole in Italia ne abbiamo in abbondanza, mentre la situazione del vento è più complessa. La potenza eolica attualmente installata in Italia è di circa 6 GW. Sull’effettiva ampiezza del potenziale eolico italiano non vi sono ancora certezze assolute. Le stime più ottimistiche (4) parlano di 30-35 GW. Tolti i 6 GW già installati rimarrebbero circa 25 GW, che è quel che serve per produrre i famosi 44 TWh all’anno di energia elettrica, come indicato nella nostra tabella. Stime più prudenti (5) però sostengono che non sia possibile andare oltre i 16 GW totali. Il che vuol dire che sfruttando il vento potremmo produrre al massimo solo 18 TWh dei 44 che ci servono. Meno della metà, insomma. Inoltre va aggiunto che se il nucleare ci porta a dipendere dai paesi produttori d’uranio le rinnovabili implicano una parziale ma perniciosa dipendenza dalle terre rare, il 97% delle quali è esportato dalla Cina.

I problemi: scorie nucleari e intermittenza delle rinnovabili

Le scorie nucleari sono una di quelle questioni su cui la disinformazione tocca i massimi storici. Quante scorie produrrebbero con le centrali nucleari che il governo in carica vorrebbe installare in Italia per i soliti 44 Twh all’anno? Numeri alla mano, sono circa 80 tonnellate di scorie high radiation all’anno, quelle da trattare con guanti protettivi triplo strato. Per mettere la cosa in proporzione, questo numero andrebbe confrontato con i 5 milioni di tonnellate all’anno di rifiuti pericolosi che produciamo con tutto il resto (processi chimici, industriali, eccetera). In termini di volume sono 60 metri cubi all’anno. In 40 anni di attività, le centrali nucleari produrrebbero dunque 2400 metri cubi di scorie radioattive. Meno del volume di una piscina olimpica. Sia ben chiaro, non stiamo dicendo che le scorie non siano un problema, perchè le scorie nucleari sono un problema. Stiamo dicendo che i numeri ritornano una dimensione del problema molto meno apocalittica di quel che passa sui media: niente cave zeppe di scorie e niente montagne grandi come l’Everest di bidoni radioattivi pronti a esplodere, come si vede sui blockbuster catastrofici di Hollywood. Va aggiunto, però, che ufficialmente non esiste un mercato internazionale per le scorie nucleari. Ogni paese è responsabile per lo smaltimento dei propri rifiuti radioattivi in base al principio dell’autosufficienza nella gestione ambientale, che richiede che la maggior parte dei rifiuti debbano essere trattati o smaltiti all’interno della regione in cui è prodotta. Insomma, la responsabilità è nostra.

Nel caso delle energie rinnovabili la questione critica è quella dell’intermittenza della produzione di energia. In pratica esiste di fatto una sola opzione praticata e praticabile: stoccare l’energia rinnovabile in enormi bacini idroelettrici. La Danimarca è forse il paese più all’avanguardia in tal senso: l’energia prodotta del vento eccedente i consumi viene venduta all’estero sottocosto, dove viene usata per pompare a monte l’acqua dei bacini idroelettrici. Quando vento e sole sono assenti e la produzione di energia rinnovabile non basta a coprire i consumi, la Danimarca compra energia dall’estero, generata usando i bacini idroelettrici di cui sopra. In pratica, la Danimarca paga per stoccare energia rinnovabile nei bacini idroelettrici oltreconfine, dato che quelli presenti in Danimarca non sarebbero sufficienti. E’ ovvio che l’approccio danese non è esportabile globalmente, per la semplice ragione che non vi sarebbero bacini per tutti, però è un approccio possibile localmente. Nel caso dell’Italia, i bacini esistenti in suolo nazionale non sono nemmeno lontanamente sufficienti allo scopo. Certo, possiamo costruirne altri. Il problema è che i bacini di pompaggio sono costosi, devastano il territorio e sono pericolosi in caso di terremoto (meno di una centrale nucleare, certo, ma si parla comunque di milioni di metri cubi d’acqua capaci di spazzare via interi centri abitati). In più, è improbabile che il nostro territorio abbia il potenziale necessario a costruire altri bacini, dato che stiamo già sfruttatando abbondantemente centrali idroelettriche e stazioni di pompaggio. Insomma, torniamo dritti al problema della dipendenza dall’estero, stavolta per lo stoccaggio di energia rinnovabile.

Un’altra soluzione per l’intermittenza è la smart grid, la rete intelligente. In breve, la smart grid è la rete che pemetterebbe di comandare in remoto gli elettrodomestici e tutto il resto, adattandoli all’intermittenza delle fonti rinnovabili. L’argomento è troppo complesso per parlarne estesamente. Qui ci limitiamo a osservare che in Italia abbiamo oggi 4 reti ad alta tensione solo debolmente interconnesse (2 continentali, nord e sud, e 2 sulle isole) che rendono complicato portare il vento prodotto in Puglia e Sicilia verso i consumi del nord. Certo, la rete italiana è vecchia e va rifatta comunque (6), il che implica un ulteriore esborso per i cittadini. Non sarebbe corretto imputare l’intero costo della rete intelligente alle rinnovabili ma è vero anche il contrario, e cioè che ci sono investimenti specifici e non trascurabili da finanziare per usare l’eolico.

Tirando le somme

Quarattaquattro terawattora di energia elettrica all’anno. Eravamo partiti da qui. E siamo arrivati, in sintesi, a questo:

Nucleare: occupa pochissimo territorio. Produce energia in modo costante. Ha il costo migliore con orizzonte a 40 anni. Il rischio di morire per incidente nucleare è bassissimo, 400 volte inferiore al rischio di crepare per un banale incidente d’auto. Se però accade un guaio ad una centrale nucleare – e non v’è modo di predirlo – potete dire addio a 1000 chilometri quadrati di territorio e al loro valore commerciale, causa radiazioni permanenti per molti anni. Roba che solo il bilancio di uno stato intero può garantire dal punto di vista economico, e non senza dolori. Questo ovviamente, tralasciando tutti gli aspetti umani, dolori e sofferenze, della questione.

Solare fotovoltaico: occupazione del territorio del tutto ragionevole. Eventuali problemi non-nel-mio-giardino (nimby) sarebbero solo strumentalizzazioni. Produce energia intermittente. Costo elevatissimo. Alle condizioni attuali, il costo rende il solare fotovoltaico applicabile sulla scala dei 44 TWh all’anno solamente a patto di dolorosissimi tagli a sanità, pensioni, stato sociale e tutto il resto.

Eolico: enorme occupazione del territorio con notevole impatto ambientale. Produzione intermittente. Costo paragonabile al nucleare con orizzonte a 20 anni e scommessa pesante sulla ricerca con orizzonte a 40 anni. Se il progresso tecnologico ci consegnerà in futuro nuove soluzioni per un eolico più efficiente – come l’italianissimo Kite-gen, l’eolico d’alta quota – è la soluzione migliore. Se invece la ricerca di nuovi soluzioni non dà risultati apprezzabili – e non v’è modo di predirlo – il costo dell’eolico a 40 anni è doppio rispetto al nucleare.

Insomma, la conclusione è che produrre energia non è così facile come sembra. Tutte le soluzioni praticabili hanno precisi pro e contro. Alcuni vincoli sembrano insormontabili allo stato attuale delle tecnologie, il che sottolinea, ce ne fosse bisogno, l’importanza della ricerca. Quel che è importante, però, è aver maturato la consapevolezza che ogni soluzione, nessuna esclusa, comporta vantaggi e difficoltà di natura diversa; sapere cosa è ragionevole e cosa è auspicabile; aver ben chiaro che soluzioni diverse possono anche convivere – il concetto di mix energetico – e non sono escludenti. In breve, è importante avere gli elementi per scegliere sulla base di fatti e valutazioni ben motivate, e non sulla base di vaghe impressioni, propaganda elettorale, disinformazione mirata o valutazioni puramente ideologiche. ça va sans dire.

*****
Note in tabella:
(1) Impianto di riferimento: Olmedilla (Spagna)
(2) Impianto di riferimento: Whitelee (Scozia)
(3) Impianto di riferimento: Andasol-1 (Spagna)
(4) Impianto di riferimento: Hywind (Norvegia)
(5) Impianto di riferimento: Horn Reef (Danimarca)
(6) www.world-nuclear.org/info/inf03.html, costo uranio 73$/lb (2011).
(7) Costo dello smaltimento delle scorie in Inghilterra, Nuclear Engineeering International (2008).
(8) “Il costo dell’energia nucleare”, Domenico Coiante (2006).

Note a piè pagina:
(1) per gli amanti dei numeri: 4 centrali nucleari da 1600 MW l’una, attive per circa l’80% del tempo (7000 ore l’anno) producono appunto 44TWh l’anno.
(2) “Fonti rinnovabili in Italia e problematiche per l’applicazione”, Domenico Coiante – Amici della terra (2009).
(3) “Fotovoltaico e territorio”, Domenico Coiante (2010).
(4) “Lo sviluppo dell’eolico in Italia”, SPS Italia (2005) e studio indipendente dell’Università di Utrecht (2006).
(5) “Il potenziale eolico italiano”, ANEV-Associazione Nazionale Energia del Vento (2008).
(6) Piano Terna (2010).iMille.org – Direttore Raoul Minetti

86 Commenti

  1. Rudi

    Apprezzabile sforzo di semplificazione e chiarificazione di un quadro generale sicuramente complesso. Dato che ci siete riusciti perché non provate a cimentarvi in un’analisi di quello che è il programma energetico tedesco, dove le rinnovabili occupano un posto di rilievo nell’orizzonte a 40 anni.
    cordialmente
    Rudi

  2. Francesco Cerisoli

    Filippo, stesse obiezioni che ti ho fatto sulle scorie:
    1) il deposito “definitivo” di scorie nucleari ha un costo che si estende sui 100 anni (vedi Onkalo). E’ calcolato nei tuoi costi di dismissione?
    2) La piscina olimpionica di scorie e’ il “volume secco” delle scorie in questione. Purtroppo le scorie vanno impacchettate, e il processo comporta tempi lunghi (anni di stoccaggio provvisorio in attesa che decadano e si raffreddino) e aumento del volume finale (la piscina olimpionica moltiplicata per…?)

  3. Francesco, sul decommissioning c’e’ la referenza, del sempre ottimo Coiante. Ti invito a leggerla. Sul volume delle scorie: la piscina olimpica e’ la somma bruta. Hai ragione tu, le scorie non si impacchettano brutalmente e il volume va moltiplicato. Se invece di una piscina, fossero due o tre o mahari anche dieci, cambia molto? Non credo.

  4. Riccardo De Maria

    Ottimo lavoro. Ci sono finalmente numeri e riferimenti su cui discutere.

    Una domanda da un prima lettura. Il passaggio ad una mobilità elettrica pubblica quanto privata non credo sia banale in termini infrastrutture. Avete mai calcolato quanta energia si risparmia con una rete di trasporto pubblico elettrica rispetto ad energie fossili?

  5. Pubblico no, Riccardo. Qui trovi pero’ le stime sull’energia elettrica necessaria a trasformare tutta la mobilita’ privata a benzina in elettrico.
    http://www.imille.org/2011/04/marchionne-e-il-futuro-dell%e2%80%99auto/

  6. gianluca ruggieri

    temo che si continui a confrontare le pere con le banane

    il nucleare realizza una produzione continua, quindi è lecito ragionare sul suo costo medio e confrontarlo con i costi medi attuali

    il fotovoltaico realizza una produzione che copre prevalentemente i picchi, quindi porta dei benefici economici al sistema più elevati, bisognerebbe confrontare i suoi costi con quelli marginali nel picco

  7. Nicola Praderio

    Lavoro nel campo delle rinnovabili, e quindi, dati alla mano, ho già cercato di spiegare agli amici questi concetti.
    Un paio di appunti:
    - il peso di 1100 tonnellate per ciascuna pala eolica mi sembra un tantino esagerato
    - le pale off shore possono garantire anche 6.000 ore equivalenti all’anno, diventando un’opzione economicamente sostenibile
    - sull’occupazione di suolo io ho dati diversi, nel senso che l’intensità energetica di una pala eolica moderna è circa doppia rispetto al fotovoltaico

  8. Francesco Cerisoli

    Sul decommissioning Coiante dice “Invece il costo dello smantellamento e del
    trattamento dei rifiuti radioattivi, senza considerare la loro collocazione in discarica speciale, è da
    considerare molto alto. Tale costo viene stimato all’incirca pari a quello dell’investimento iniziale.”

    COme stima mi pare un po’ vaga, non tanto quella sullo smontaggio che posso anche condividere, ma quella sul trattamento delle scorie a lungo (lunghissimo) termine.
    Che io sappia (ma son l’ultimo degli stronzi), una soluzione univoca per lo stoccaggio a lungo termine non esiste. Un progetto avanti nella realizzazione e’quello di Onkalo, in Finlandia
    http://en.wikipedia.org/wiki/Olkiluoto_Nuclear_Power_Plant#Onkalo_waste_repository
    Il costo per la realizzazione sembrerebbe 3 miliardi di euro
    http://articles.cnn.com/2010-11-12/world/finland.nuclear.waste_1_nuclear-waste-disposal-canisters?_s=PM:WORLD
    Non riesco a capire se i 3 miliardi in questione coprano anche le spese di gestione fino al 2120 (quando si prevede che il sito sara’ chiuso e sigillato per i prossimi 100.000 anni, e comunque va vigilato…).
    Considera anche che tutto sto casino copre solo le scorie della Finalndia, che ha 5 reattori di cui 1 EPR
    http://it.wikipedia.org/wiki/Energia_nucleare_in_Finlandia#Centrali_elettronucleari
    Ne ha tenuto conto Coiante?

  9. Stefano

    mi sembra che sia stata fatta una semplificazione un po’ troppo approssimativa. basta considerare il fatto dei costi delle rinnovabili, in cui non è nemmeno stato preso in considerazione il riutilizzo dei materiali utilizzati…
    _nell’eolico: acciaio e alluminio sono riciclabili quasi interamente e hanno valore di mercato non indifferente, considerando anche che a fine vita dell’impianto i costi di mercato di acciaio e alluminio saranno quasi certamente superiori rispetto a quelli attuali;
    _nel fotovoltaico: si può fare lo stesso discorso dell’eolico…oltre all’alluminio, nei pannelli FV si possono riciclare vetro e silicio, tant’è che già oggi stanno nascendo aziende che si occupano del ritiro e del riciclo dei pannelli FV.

    Per quanto riguarda il nucleare, mi sembra che una centrale abbia solo dei costi di smantellamento e non vi sia la possibilità di poter riutilizzare o rivendere materiali utilizzati per la sua realizzazione…
    concludendo, mi sembra che ci sia una sproporzione a vantaggio del nucleare, e non considero altri aspetti a mio modo di vedere in parte inesatti…

  10. gianluca ruggieri

    un’altra cosa

    se il nucleare è così conveniente, perché non si fa un conto energia per il nucleare?

    definiamo una tariffa a priori per 40 anni sul kWh prodotto
    e poi vediamo se c’è qualche privato disposto a investirci

    ma in quel caso il rischio sarebbe in capo ai privati
    mentre il piano nucleare è disegnato per escludere qualsiasi rischio provato
    e accollare interamente i rischi allo stato

  11. Matteo

    Carissimi, mi spiegate in dettaglio come avete effettuato il computo del costo del solare fotovoltaico?

    Trovo poi anche molto curioso sostenere che siccome il costo del decommisioning è sostanzialmente difficile da computare (allo stato attuale non si è decommmissionata veramente nessuna centrale e non si è mai smaltita alcuna scoria) allora li segnamo come costi marginali. Io farei esattamente l’opposto…

  12. Gianantonio Pfleger

    Molto interessante, ma penso che i dati siano un po’ vecchiotti, il costo del Fv nella tabella viene dato a quasi 5.500 € a Kw, questi costi non si riferiscono più nemmeno per gli impianti di piccola taglia.
    Addirittura per impianti di grande taglia possiamo parlare di costi di poco superiori ai 2.000 €.
    Anche i costi relativi alla costruzione del nucleare mi sembrano quantomeno fantasiosi, per avere di dati certi vi invito ad andare a vedere l’offerta fatta da AREVA al governo canadese nel 2008 per la fornitura di 2 EPR chiavi in mano, circa il doppio di quanto scritto in tabella. Non per niente il Canada ha rinunciato al nukleare nel 2009 e ha avvato una politica spinta verso le rinnovabili.
    Per quanto riguarda il costo dell Uranio, è vero che dal 2007 il costo si è assestato intorno ai 70$ a libbra dopo essere stato anche a 140$ a libbra. il calo c’è stato con l’avvento del MOX, il famigerato combustibile misto uranio e plutodio tristemente noto a Fukushima. La presenza di Plutonio nel combustibile rende il tutto più pericoloso, Ne sanno qualcosa i francesi ed Enel che nel progetto SUPERPHINIX ci hanno rimasso un pozzo di soldi (compresi i nostri nonostante il referendum del ’87).
    Contestabilissima anche l’affermazione che i consumi continueranno a crescere, oltre alla crisi che negli ultimi 2 anno ci ha fatto ridurre tutti i consumi, compresi quelli energetici, l’efficienza ha potenzialità molto superiori di quanto messianicamente promesso dal nukleare.
    Il costo del combustibile nucleare, nei prossimi anni subirà un’impennata, perchè entro il 2020 si esauriranno le scorte mondiali di facile estrazione e pertanto invece che lavorare (con i combustibili fossili) 8.000.0000 di m3 di roccia per far funzionare un EPR stile Olkkiluoto per un anno, dovremmo lavorarne 10-14-18.000.000 di m3 dati IEA.
    Il sole continuerà a splendere anche tra 50 100 anni, il vento continuerà a soffiare anche tra 50-100 anni, la terra continuerà a bollire al suo interno anche tra 50-100 anni la biomassa continuerà a svilupparsi anche tra 50-100 anni, la vera sfida è saremo in grado di sfruttare un centomillesimo di questa energia?
    Il mondo negli ultimi anni a speso più di 2.000 miliardi di € per querre che in realtà servivano per accapparrarsi energia. Se avessimo investito quel denaro in ricerca e energia rinnovabile il problema sarebbe già risolto.
    E comunque, se anche avessi torto sul costi ( ma dubito chiedetelo ai finlandesi), resterei lostesso contro il nukleare perchè la tecnologia nucleare a fissione è vecchia, figlia della guerra e che per ora ha generato due disastri e molti altri li produrrà con il prograssivo invecchiamento degli impianti, che non vengono chiusi per non far fallire le società che li gestiscono.

  13. Matteo

    Esatto giannantonio. anche a me risultano i costi di cui tu parli. anche su impianti medio piccoli. questo ridurrebbe a quasi un terzo i costi stimati nell’articolo facendoci avvicinare a passi da gigante verso la grid parity.

  14. Buon articolo, ma ci sono dele lacune, secondo me:
    1) per costruire una centrale nucleare servono 10-15 anni e in questo tempo si tirano fuori soldi e non si ricava un W. Bisognerebbe inserire questo aspetto nella valutazione dei costi.
    2) Non so se sono stati inseriti i costi di assicurazione sull’impianto nucleare per eventuali incidenti
    3) mi sembra sbagliato il dato usato per dimensionare il fotovoltaico. Con un impianto solare, secondo me è ragionevole dire che possiamo produrre per 8 ore su 24 al giorno, quindi il capacity factor è circa 8/24=0.33, il doppio di quello che avete usato. Se si usa questo dato, il costo totale si dimezza

  15. Francesco Cerisoli

    @ Filippo
    Ancora sulle scorie: Onkalo costa tra i 3 e i 5 miliardi di euro per 9000 tonnellate di scorie. Che sono quelle di 5 reattori finlandesi, in tutto il loro splendore.
    http://www.world-nuclear.org/info/inf76.htmlQuante scorie produrranno le centrali
    Quanto pesa la nostra ipotetica piscina olimpionica?

  16. Francesco Cerisoli

    @giannantonio
    Possiamo evitare gli argomenti solo ideologici?
    ” resterei lostesso contro il nukleare perchè la tecnologia nucleare a fissione è vecchia”: i mulini a vento sono molto piu’ vecchi
    ” figlia della guerra”: e chi se ne frega? E lo Shuttle allora, siccome Von Braun era un nazista lo buttiamo via?

  17. Giulio Donini

    Ottimo pezzo, con dati economici coerenti. Un solo appunto sulla provenienza dell’Uranio: il paese di provenienza indica quello che lo commercializza o quello in cui viene estratto?

  18. Gianantonio Pfleger

    Francesco mi ha posto delle domande, provo a rispondere qui sul sito.
    I mulini a vento sono nuovi in quanto non parliamo di mulini cretesi o olandesi del ’600. Solo 10 anni fa un mulino per essere conveniente aveva bisogno di almeno 2200 ore di vento all’anno e con un’intensità minima di 7m/s ora si investe con meno di 2000 ore con intensità minima di 5,5 m/s.
    Le centrali nucleari sono figlie della querra, proprio perchè quasi tutti i paesi che hanno centrali nucleari sono anche in possesso di bombe nucleari, altrimenti come ci spiegheremmo l’avversione dell’occidente al programma nucleare “di pace” dell’ IRAN?
    Il nucleare nuovo? cosa avrebbero di nuovo i reattori EPR? solo la moltiplicazione dei sistemi di sicurezza, 3-4 impianti di raffreddamento, una infinità di sensori ecc.. poi se si lancia un aereo contro la centrale tutto diventa vano.
    E’ vero che il pile che indosso viene dalla ricerca militare, ma quanto ci è costata questa ricerca? Ora il pile lo facciamo con la plastica riciclata, pertanto al pile ci saremmo arrivati lostesso ma con fini diversi.
    Il nucleare nuovo se vogliamo c’è e si chiama fusione, sia quella calda che quella fredda, ma la ricerca è un po’ ferma, Per la fusione degli isotopi dell idrogeno (calda) probabilmente non ne vedrò mai la fine visto che gli scienzati parlano di 40-50 anni di ricerca, per la fusione fredda, ci sono delle novità, ma la Ricerca ufficiale non ci crede molto e pertanto non gode di finanziamenti.
    Per quanto riguarda l’accumulo dell’energia, non ci sono solo i bacini, si stanno studiando dei supercondensatori (anche ENEL) e già ce ne sono alcuni in costruzione, anche se non sono la soluzione. La soluzione è nell’idreogeno (prodotto da energia rinnovabile)
    sul quale sono stati scritti numerosissimi testi.

  19. Francesco Cerisoli

    @ giannantonio
    Le centrali ce le hanno sia i paesi con armi nucleari che quelli senza. Il progetto Manhattan ha certo accelerato la ricerca sul nucleare (e per essere precisi, la prima applicazione sperimentale e’stata la “pila” atomica, nonna del reattore a fissione, non la bomba), ma certo ci saremmo arrivati anche senza la seconda guerra mondiale. Per la fusione, invece, la bomba ce l’abbiamo dagli anni 50, il reattore ancora non s’e’ visto. Lasciamo perdere l’argomento, che misembra piuttosto debole.

    Ti chiarisco l’equivoco: io sono contrario al piano nucleare italiano, e credo persino Filippo. Quello che rompe le scatole a me e ad altri e’ che ci sono argomenti abbastanza solidi per questa posizione, ma in genere chi la sostiene preferisce la posizione ideologica e stop.

  20. L’articolo non mi convince per niente. Prendiamo la centrale nucleare di Olkiluoto, in Finlandia, venduta chiavi in mano dalla francese Areva. Si tratta di un impianto EPR, come quelli che si vorrebbero costruire in Italia, quindi l’esempio mi sembra calzante. Il costo inizialmente concordato era di 3,2 miliardi di euro e la consegna era prevista per il 2009. Oggi il costo stimato è di 6 miliardi di euro e la consegna è slittata al 2013. Quello che più mi preoccupa, però, non sono gli aspetti economici ma i difetti nel sistema di controllo e di sicurezza rilevati non solo dalle autorità per la sicurezza nucleare di Francia, Finlandia e Inghilterra, ma anche dalla stessa EDF che quel reattore lo produce. In Italia, poi, la breve parentesi nucleare non ha lasciato un ricordo particolarmente positivo; basti pensare alla centrale di Sessa Aurunca, che ha prodotto pochissima energia ed è stata teatro di numerosi incidenti, sfiorando anche la tragedia in più di una occasione.
    Su una cosa sono d’accordo: le rinnovabili da sole non bastano e bisogna ridurre l’utilizzo dei combustibili fossili.

  21. Gianni Alexx

    Nel costo del materiale fissile occore tenere conto che i il costi dell’uranio/kg sono ora di 40$/kg ma raddoppieranno fra pochi anni (vedete rapporto dell’ Agenzia Energetica
    Internazionale scaricabile dal sito http://www.worldenergyoutlook.org/).
    Quindi occorre tenere conto della riserva limitata dell’uranio, che secondo uno studio presentato dai Verdi alla UE, ha fatto sì che le nazioni attualmente produttrici di energia nucleare non abbiano fatto un piano di sostituzione loro centrali attualmente in funzione (fra 20 anni la maggior parte verranno chiuse per vacchiaia).
    Su Wikipedia c’è un bel servizio (da prendere un po’ con le molle) che spiega il fatto che le nazioni che ora hanno molte centrali non le stanno ricostruendo (ad eccezione della Cina), mentre altre nazioni stanno “pensando” di costruirle (es. Italia, Lituania, Croazia).

  22. Mauro

    Articolo molto interessante; faccio qualche considerazione:

    • Questione economica: non ho chiaro se nei conti sia considerato il fatto che il nucleare richiede comunque importazioni, mentre fotovoltaico ed eolico causano una diminuzione (non solo non importo, ma per ogni Wh da fotovoltaico è un “Wh di petrolio” in meno che devo importare); a leggere l’articolo, mi sembra che non sia stato considerato, fermandosi al fatto che le due fonti rinnovabili non usano combustibile.
    Non ho chiaro nemmeno se nei costi del nucleare hanno considerato gli aumenti di costi e tempi che l’esperienza dimostra esserci (costi che, cito , per il caso finlandese “Attualmente, sono più del doppio del previsto e alla fine dei lavori potrebbero persino quadruplicare”).
    Inoltre, ci sono studi secondo cui, cito , “Nel caso del fotovoltaico, l’immissione nelle ore di maggiore richiesta di quantità sempre più crescenti di energia elettrica in sostituzione delle produzioni convenzionali, potrebbe incidere positivamente sul meccanismo di formazione dei prezzi finali, con sensibili riduzioni per gli utenti finali”.

    • Impatto ambientale: collegato anche al costo, per le questioni di sanzioni ed emissioni: il fotovoltaico non emette, se non in costruzione; il nucleare sì (la sola filiera di arricchimento statunitense, nel solo 2001, ha emesso oltre 400 tonnellate di CFC-114, equivalenti a oltre 4 000 000 di tonnellate di CO2; fonte: http://www.stormsmith.nl/report20071013/partC.pdf). Sarebbe quindi da valutare anche l’eventuale impatto sulle emissioni.

  23. Lari

    Per farla breve.. Nucleare : (0.89bln/y)/(44.29TWh/y) = 2cent/KWh..
    Le stime, al 2007, della SOLA produzione, fatte al MIT, sono di 6cent/KWh.
    E’ evidente che ci sia almeno una castroneria nei dati…
    Altro esempio.. Centrale solaretermodinamica PS10, 11MW di picco, 35 milioni di euro. Da cui, per 12640MW di picco rischiesti, si deduce 40.218 mld di euro, e nn 214,88 come riportato…
    Si ragioni sui dati, qualora i dati abbiano un senso. Distinti saluti.

  24. Davide

    Apprezzo il lavoro fatto per l’articolo ed i commenti credo siano complessivamente utili a rendere laica la disussione, chi vuole può dare un occhiata alla recente posizione espressa sulle rinnovabili del WGIII del IPCC (http://srren.ipcc-wg3.de/report) per ora solo la sintesi per la politica.
    la Tabella SPM5 tenta una sintesi della situazione attuale dei costi ed il commento alla stessa suggerisce ragionamenti interessanti.

  25. GianniAlexx

    C’è un altro piccolo fattore da considerare nel nucleare italiano.
    Come per tutte le grandi opere il 25% dell’importo andrà sicuramente ad alimentare un sistema di corruzione a 360°, che fa gola a politici, banchieri, mafiosi, ecc… Questa potrebbe essere la sola leva considerata dal ns governo!!!!
    Se il motivo è solo questo (cosa che io immagino) le centrali si faranno a qualunque costo!!!
    Soprattutto se a pagare siamo sempre e solo noi contibuenti.

  26. In realtà il programma nucleare italiano prevede che l’energia atomica contribuisca al 25% del fabbisogno entro il 2030. Evidentemente si vaneggia, perché ci vorrebbero una diecina di centrali in attività.
    Con la moratoria al 2013 (anno elettorale, quindi diciamo al 2014) neppure un percorso privo di ostacoli permetterebbe di avere una centrale in attività entro il 2024. Di conseguenza non è difficile capire come il new cleare italiano sià gia morto, seppellito.
    Nel 2024 in fotovoltaico sara perlomeno in grid parity, il solare termodinamico si sarà evoluto fortemente, altre tecnologie saranno affinate, a partire dall’idrogeno. Anche perchè, fotovoltaico a parte, da due secoli noi umani produciamo energia allo stesso modo: con delle turbine. Alimentate da combustibili fossili, nucleare, vento, acqua, maree. Ma sempre turbine. Ormai è ora di trovare delle alternative.
    Chiudendo sul nucleare, la posizione più laica è quella del governo inglese di destra. Cameron ha detto di accogliere volentieri ogni proposta di centrale atomica, ma di non essere disposto a finanziarla con capitali pubblici. E nessun soggetto privato si sogna di fare centrali senza contributi statali.

  27. bacillus

    Rapida osservazione, non proprio marginale. La durata operativa prevista “di progetto” per gli EPR è di 60 anni.

  28. gcar

    un contributo alla discussione:

    http://www.scientificamerican.com/blog/post.cfm?id=smaller-cheaper-faster-does-moores-2011-03-15

    riassumo:
    Il costo del solare fotovoltaico diminuisce da 30 anni del 7% l’anno.
    A questo ritmo in 8-10 anni il solare sarà economico quanto il carbone.
    Se trend di diminuzione del costo si mantiene per altri 20 anni, il solare costerà metà del carbone.

    fonte: Scientific American blog – 16 marzo 2011

  29. Matteo

    Ora sarebbe bello provare a rifare i conti con delle stime di costo un po’ diverse sia per il fotovoltaico che per il nucleare cosi come riportare nei commenti :-)

  30. @Matteo: beh, nei commenti sono riportate indicazioni fra loro contraddittorie (ad esempio il capacity factor del solare valutato più basso di quello da noi usato, e il costo di impianto pure più basso, vanno in direzione opposta…). Comunque ho intenzione di lavorare proprio a questo: vediamo l’effetto che fanno tutte le diverse considerazioni ed obiezioni qui fatte (quelle supportate da numeri, ovviamente), e verifichiamo se le nostre conclusioni reggono al vaglio dei commentatori….

    A presto:-)

  31. Matteo

    Grazie Corrado. Solo uno spunto, il capacity factor riportato nei commenti è più alto di quello da voi usato. questo dovrebbe far diminuire i costi e quindi lavora nella stessa direzione della diminuzione del costo dell’impianto. tuttavia penso che sia una stima troppo generosa quella fatta nel commento e, vedendo la media dei capacity factor di quest impianti spagnoli (http://en.wikipedia.org/wiki/Solar_power_in_Spain) credo che il vostro dato, per quanto un po’ conservativo, non sia lontano dalla realtà.
    Sui costi invece il discorso è diverso. dall’anno scorso a quest’anno sono calati in maniera drammatica. Nell’ordine di 1/3. Questo scenario è davvero difficile da computare. Un analisi più sofisticata potrebbe partire da un prezzo elevato iniziale (diciamo 2007) che cala nel corso degli anni di un fattore realistico almeno se si guarda a quanto è successo dal 2007 ad oggi (10-15%). E per ogni anno si immette in produzione al costo di quell’anno solo una frazione degli impianti. I costi di ripristino degli impianti tra 30 anni sono da considerarsi irrisori anche perchè forse non necessari (oggi si stima una vita dei pannelli di 30 anni perchè i più vecchi in circolazione hanno quell’età ma sono ancora funzionanti (anche se non con la stessa produttività) si tratterebbe quindi tra 30 anni di aggiungere pannelli per compensare la perdita di produttività ai costi che, allora saranno ben al di sotto della grid-parity. A tutto questo però andrebbe aggiunto il costo degli incentivi finora stanziati. Che sono un botto.

  32. simone

    “una zona di sicurezza del raggio di 30 km in caso di necessità, ma in tal caso ci vorrebbero circa 12.000 km2 di territorio libero, mezza Sicilia.”
    … Questa immagine è molto suggestiva ma in realtà un’area del raggio di 30 km corrisponde a 2.826 km2… (r^2 x 3,14…)

  33. 2826 km2 sono a centrale, Simone. Ce ne sono 4.

  34. @Lari
    lo studio del MIT prende in considerazioni molti altri costi rispetto a quelli puri di installazione considerati qui. Anzi, il MIT e’ anche piu’ generoso di noi verso il nucleare coi costi per MW installato delle centrali. Rileggiti il capitolo dall’inizio, che c’e’ scritto chiaro.

  35. @gianantonio
    i costi al MW del solare di Olmedilla erano alti perche’ all’epoca il silicio costava 450$/kg per scarsita’ nell’offerta. Oggi i prezzi sono rientrati, per la messa in esercizio di nuovi impianti produttivi, e i costi si sono abbassati di conseguenza sui 3000-4000 euro/kw. Potrebbe essere che si abbassino ancora. Gli esperti di mercato sono invece preoccupati che possa avvenire il contrario. Tu su quale delle due scommetti?

  36. Mauro

    Matteo:
    «A tutto questo però andrebbe aggiunto il costo degli incentivi finora stanziati. Che sono un botto»
    Vero, però sono una quota che già paghiamo in bolletta, ma che è andata per la maggior parte agli inceneritori; ovviamente sono soldi che girano e sono quindi da considerare, ma usando per le rinnovabili i fondi per le rinnovabili si tratterebbe – almeno in parte – di soldi già pagati/previsti, non di nuovi esborsi.

  37. nello

    concordo sull’importanza della ricerca ma questa analisi pecca di omissione di alcuni punti che considero rilevanti: il nucleare ha dei costi inzizli così elevati ceh sono fondi pubblici possono garantire in più al di là dell’aspetto ambientale il problema della necessità di garantire la sicurezza oltre ogni ragionevole possibilità di attentato terroristico che fa di una centrale nucleare un target molto sensibile pone la necessita di una protezione di tipo militare

  38. Salve,

    interessante e approfondita analisi. Vi chiederei se è possibile ripubblicarla, dando adeguato credito agli autori e link all’articolo originale. Sul webmagazine http://www.labouratorio.it stiamo preparando un numero dedicato a una discussione laica e non ideologica sui referendum e il vostro post, con relativi commenti, è una boccata d’aria fresca.

    Saluti,
    Andrea Pisauro

  39. NOn mi sembra che la referenza (8) “Il costo dell’energia nucleare”, Domenico Coiante (2006) sia sufficiente a giustificare la stima dei costi di dismissione delle centrai EPR. Potreste cercarne una piu’ accurata?

  40. No.

  41. Mauro

    Mi sono reso conto che nel mio primo commento due fonti sono state tagliate; le aggiungo qui:

    http://aspoitalia.blogspot.com/2011/02/caro-nucleare.html
    http://aspoitalia.blogspot.com/2011/04/quanto-ci-guadagniamo-con-il.html

  42. ah

  43. bob

    Salve,
    vi lascio i dati a mia disposizione:

    - costo FV: 3000 euro a KWpicco installato
    (firmato contratto per 20 KW su tetto due giornio fa)
    in germania o grandi mpianti spuntano anche 2500 euro a KWpicco installato
    NB.: prezzo che scende 15/20% all’anno….

    - nucleare: fattore utilizzo reale non oltre 0,7, 0,8 è molto teorico

    - costo installazione 4 centrali da 1,6 GW : a me risulta stima tra 38 e 50 milardi
    (minimo minimo 6 miliardi a Gw installato, vedi francia e finlandia con EPR AREVA,
    oppure 8 miliardi a GW installato, vedi stima dipeartiomento energia americano,
    oppure 9 miliardo a GW insrtallato, mia idea se si fa in italia con l’andazzo solito..)

    - costo smantellamento: almeno altretrettanto dell’installazione, non meno!!
    (vedi: inghilterra che stima 80 miliardi per suoi smantellamenti nucleari)
    (vedi: italia: spesi finora 100 miliardi per 4 centrali fermate, previsti 140
    totati contando anche smantellamento..insomma un bel debito pubblico)

    ..siamo già quasi a costo pari (circa 0,20 euro a kwh per FV e 0,15 per nucleare)
    e nel giro di 1-2 anni si cambieranno di posizione..

    Saluti!!

  44. A mio avviso nell’articolo c’è una lacuna molto importante: si parla della quantità di scorie prodotte durante il ciclo di vita di una centrale nucleare, evidenziando come al momento non ci siano soluzioni (che non è del tutto vero), ma non viene affrontato il problema dello smaltimento degli impianti per il fotovoltaico che mi risulta essere rifiuto di tipo elettronico e ritengo occupi spazi rilevanti.
    Per il resto, ho apprezzato l’analisi, ma… Domanda: che fonti hai utilizzato per i numeri proposti?
    Saluti

    K.

  45. Mauro

    Kaeel:
    «si parla della quantità di scorie prodotte durante il ciclo di vita di una centrale nucleare, evidenziando come al momento non ci siano soluzioni (che non è del tutto vero)»
    Che soluzioni pratiche e attuabili ci sono?

    «il fotovoltaico [...] mi risulta essere rifiuto di tipo elettronico e ritengo occupi spazi rilevanti»
    Ci sono sicuramente parti elettroniche (vedi per esempio l’inverter), ma i pannelli sono fatti di silicio, vetro e altri materiali tendenzialmente recuperabili, senza componenti elettroniche; e anche per l’elettronica (che comunque contiene – e tanta – anche una centrale nucleare) la magnitudine della pericolosità è decisamente diversa.

  46. Rudi

    Una notizia che, se confermata, potrebbe alterare di molto i calcoli di convenienza.
    Alcuni ricercatori dell’Università del Missouri, in base a quanto riportato da Dailytech, hanno annunciato fondamentali progressi nel secondo aspetto trattato, tanto da affermare di essere in grado di utilizzare ben il 90% della luce solare per convertirla in energia, contro i circa 20% delle attuali tecnologie fotovoltaiche. La commercializzazione dei primi pannelli è attesa fra circa cinque anni, un tempo utile per analizzare la tecnologia sotto ogni aspetto ed effettuare le dovute esperienze sul campo, nonché a valutarne l’effettiva commercializzazione a prezzi accessibili a tutti. È possibile saperne di più consultando il Journal of Solar Energy Engineering. (FONTE : businessmagazine.it)

  47. Riccardo De Maria

    Veramente su
    http://munews.missouri.edu/news-releases/2011/0516-new-solar-technology-could-break-photovoltaic-limits/
    c’è scritto “Prototypes could be produced within the next five years.”, che spegne un po’ gli entusiasmi.

    Il paper si trova qui, http://dx.doi.org/10.1115/1.4000577, dove si specifica che manca il raddrizzatore ovvero il componente necessario per rendere l’energia intercettata effettivamente utilizzabile. La linea di ricerca è interessante anche per altre ragioni, ma vorrei prima vedere energia estratta con questo metodo…

  48. @mauro: mi risulta, anche se è difficile trovare fonti aggiornate, che l’azienda italiana “del fungo Giera Energia” stia testando almeno dal 2008 un reattore veloce in Russia, che ha la caratteristica di “mangiarsi” le scorie radioattive, utilizzandole per produrre nuovo combustibile (la famosa “quarta generazione”). Questo è uno degli articoli che si trovano più facilmente in giro http://rassegna.camera.it/chiosco_new/pagweb/immagineFrame.asp?comeFrom=rassegna&currentArticle=IBTQN e non mi sembra ci siano elementi o documenti che ne mettano in discussione la veridicità.

    Per quanto riguarda i pannelli fotovoltaici, a me risulta che, per realizzare le giunzioni p-n necessarie alla realizzazione delle celle solari di cui sono composti, il silicio debba essere necessariamente drogato… Ciò lo rende rifiuto elettronico a tutti gli effetti, con alti costi per quanto concerne il suo recupero/smaltimento ed alto impatto ambientale.
    Per tale motivo ribadisco che sarebbe utile fare anche una valutazione di quest’ultimo punto.

    Poi, posso chiederti nuovamente in che siti hai trovato i dati utilizzati per compilare la tabella comparativa? Interesserebbero anche a me.
    Saluti

  49. Mauro

    Kaeel:
    «mi risulta, anche se è difficile trovare fonti aggiornate, che l’azienda italiana “del fungo Giera Energia” stia testando almeno dal 2008 un reattore veloce in Russia, che ha la caratteristica di “mangiarsi” le scorie radioattive»
    Che io sappia i reattori di quarta generazione sono previsti non prima del 2020÷2030, sperando che arrivino per quella data; il sito dell’ufficio per l’energia nucleare del Department of Energy statunitense conferma il mio ricordo, e world-nuclear.org (il cui ruolo è to support the global nuclear energy industry, quindi pro-nucleare) parla del 2020 almeno.

    Il dato che presenta l’articolo che indichi – previsione, nel 2008, di circa sei anni inferiore alla minima attuale (l’articolo è aggiornato a Marzo 2011) del WNA – mi lascia dubbio; servirebbero fonti più precise, magari più aggiornate. E il solo fatto che su un progetto dichiarato così rivoluzionario sia difficile trovare fonti aggiornate mi pare strano.

    Di certo, l’articolo segnalato non mi convince; prima frase: “La centrale nucleare sicura esiste già”. Ora… cosa c’entra la possibilità di usare le scorie come combustibile con la sicurezza? Un reattore può usare scorie ed essere totalmente insicuro, quindi inizia con un’informazione falsa (o comunque implica una correlazione che non è automatica né inerente il discorso che sta facendo).

    Poi, il reattore di quarta generazione eliminerebbe “per sempre il pericolo di incidenti”; quindi la quarta generazione è in grado di resistere a eventi come lo tsunami di Fukushima (dove, tra parentesi, il casino potrebbe essere stato causato dal terremoto). Non male, per un prototipo.
    Più avanti dice che “le scorie sono riutilizzate dal reattore stesso”, e che quindi “restano i semplici prodotti di fissione, con un rapporto di 1 a 100 rispetto ai 100.000 anni canonici”; ora, a parte che comunque mille anni non mi sembrano pochi, qualcuno mi spiega cosa significa dire che quelli sono prodotti di fissione, non scorie? Sono residui della fissione, sono radioattivi e pericolosi per mille anni, non sono riutilizzabili come combustibili… se non sono scorie, ci assomigliano terribilmente. Mi ricorda in modo inquietante che “Sono termovalorizzatori, non inceneritori!”.

    Inoltre, citando dal sito della DFGE, The cost of the kWh is forecast to be competitive with that of a water-cooled reactor; il che non è invitante, considerando i costi di quei reattori. E non si capisce come conciliare quell’affermazione con quella dell’articolo, secondo cui il reattore “si autofinanzia col mero risparmio sullo smaltimento delle scorie”. Altro punto a sfavore dell’articolo.

    Tra l’altro: il sito della DFGE è imbarazzantemente scarno, con tutti i collegamenti (a parte About DFGE) che rimandano… alla pagina stessa in cui si è o a quella principale; non male per un’azienda che tempo due anni e mezzo dovrebbe fornire i mezzi per la rivoluzione energetica.

    «Per quanto riguarda i pannelli fotovoltaici, a me risulta che, per realizzare le giunzioni p-n necessarie alla realizzazione delle celle solari di cui sono composti, il silicio debba essere necessariamente drogato»
    Vero, è drogato; il che però non significa che abbia la stessa pericolosità delle scorie. Anche se a fine vita il silicio fosse inutilizzabile, tra un rifiuto inerte e una scoria nucleare c’è una differenza enorme; inoltre, si può riutilizzare: qui un articolo dell’IEEE su un metodo per riutilizzare il silicio per fare nuovi moduli (purtroppo non è gratuito).

    «posso chiederti nuovamente in che siti hai trovato i dati utilizzati per compilare la tabella comparativa?»
    Se intendi quella dell’articolo, non l’ho compilata io.

  50. @ Kaeel: i dati di base usati sono quelli dichiarati per gli impianti di riferimento citati in tabella, oppure sono quelli segnalati nelle note.
    Per quanto riguarda l’aspetto dei costi del nucleare e del fotovoltaico, la nostra analisi, effettuata appunto su impianti di riferimento e in modo semplificato, può ovviamente essere affinata. Ma, come dimostra questo nuovo articolo scritto da Filippo, le valutazioni del confronto non cambiano affatto: http://www.ilpost.it/filippozuliani/2011/05/20/quanto-costa-lenergia-davvero/

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