di Federico Martire.
La Piazza Tahir europea, i grillini di Spagna, gli indignati, gli antisistema. Sono stati definiti in molti modi i dimostranti spagnoli scesi ad occupare le piazze delle capitali provinciali iberiche il 15 maggio scorso sotto l’impulso del gruppo civile e interattivo “Democracia Real Ya!” (Democrazia reale adesso!) che ha ottenuto l’appoggio di circa altre 200 associazioni e movimenti cittadini, saliti a circa 500 nel corso delle manifestazioni di piazza. Eppure, nessuno di questi calza a pennello.
In Plaza del Sol, il chilometro zero di tutte le strade spagnole, e in molte altre piazze del regno sta andando in scena qualcosa di più articolato, moderno e sessantottino allo stesso tempo, che potrebbe – ripeto, potrebbe – cambiare il volto della politica iberica ed europea.
Con un tasso di disoccupazione al 20% (quello giovanile si avvicina al 45%), un’economia in recessione e prospettive grame per il futuro, una protesta di piazza era il minimo che ci si potesse aspettare. Ma la Spagna non è così avvezza alle manifestazioni di piazza, né tantomeno alle assemblee illegali (le riunioni sono state ufficialmente vietate dalle Giunte elettorali che hanno regolato l’ordine pubblico in vista delle elezioni municipali e autonomiche svolte domenica 22), e così si è dovuto attendere molto prima che la protesta si levasse. Ma ora che l’onda è partita, dove andrà a sbattere?
Io in Plaza del Sol ci sono stato, e voglio raccontarvi il mio punto di vista. Nel pezzo che segue non realizzo una cronaca asettica di ciò che ho visto, ma cerco di descrivere cosa mi è piaciuto e cosa no, e quali sono le domande che restano aperte sul futuro di quello che in Spagna è, ormai per tutti, il Movimiento 15M.
Cosa mi è piaciuto
1.La piazza: è viva, colorata, incavolata ma speranzosa e soprattutto variegata. Sbaglia chi immagina una riunione di anarchici antisistema che vogliono solo fare casino: a Sol c’erano famiglie con bambini, lavoratori di mezza età, disoccupati che non sanno più che pesci pigliare, anziani ex combattenti che discutevano con i più giovani, signore ben vestite e anche qualche dirigente – o presunto tale – in giacca e cravatta. Certo, i gruppi antisistema erano presenti, ma non di certo i black block che qualcuno (la destra spagnola su tutti) evoca, quanto più gruppi di universitari e liceali che non vedono uno sbocco per il proprio futuro.
Ho visto molti di loro discutere, anche animatamente, con persone di età maggiore sull’applicazione della Costituzione spagnola, di legge elettorale, di partecipazione politica e di partiti; ho visto cartelli critici nei confronti dell’attuale sistema politico e di mercato, critici nei confronti di tutti, socialisti, popolari, sindacati e banche; ho sentito proposte di vario tipo e su vari argomenti (su questo punto tornerò più sotto): tutti elementi che rendono impossibile una connotazione socio-politica della protesta. Certo, lo ‘scendere in piazza’ è da sempre un atto di sinistra, ma qui siamo a qualcosa oltre, qualcosa che può rompere l’attuale logica parlamentare. Sempre che le cose vadano avanti.
2.L’organizzazione: la protesta non ha un leader, ma solo portavoce scelti a rotazione ogni quattro ore. Tutti possono liberamente dire la loro in un punto della piazza, oppure lasciare le proprie proposte presso i punti organizzati dalle vari commissioni politiche.
Già, perché l’assemblea si è data una struttura di commissioni politiche (economia, comunicazione, infrastrutture e trasporti, alimentazione, etc.) dove chi ritiene di avere qualcosa da dire può recarvisici e lasciare la propria impronta. L’obiettivo: redigere una o più proposte di legge popolare per cambiare ciò che non va o non piace, dalla legge di regolamentazione di internet (la ley Sinde) alla nazionalizzazione delle banche supportate dal governo spagnolo, dall’istituzione di referendum consultivi su modello islandese alla riduzione della spesa militare, dalla riduzione del trasporto su gomma all’abolizione di alcuni privilegi della classe politica.
Banale? Populista? ‘Grillesco’? E’ ancora presto per giudicare, ma il movimento sembra ben deciso a non fermarsi qui, anche perché le commissioni si stanno estendendo anche al di fuori di piazza del Sol attraverso comitati di quartiere.
L’organizzazione non è però solo politica: sono stati attivati, tra le altre cose, punti di ristoro ‘sovvenzionati’ dal cibo portato dagli abitanti della zona – segno di un livello di solidarietà molto elevato e trans-sociale, visto che plaza del Sol è situata nel pieno centro della Madrid ricca e ‘bene’ – nonché bagni pubblici, un punto di raccolta differenziata dei rifiuti, una zona ‘asilo’ dedicata ai bambini dei genitori impegnati nelle attività di piazza e un posto di aiuto e sostegno agli immigrati clandestini e non che cercano informazioni e appoggio per vivere in Spagna.
3.La ratio della protesta: come non condividela? Si chiede di riformare un sistema socio-politico-economico che, dati alla mano, non funziona. La Spagna è sempre di più periferia d’Europa, limitata da una debolezza economica strutturale e da un tasso di disoccupazione record, e le giovani generazioni non vedono sbocchi per il futuro se non che scendere in piazza a chiedere che le cose cambino.
La protesta è generalizzata – non colpisce solo il governo o una parte politica (“PSOE, PP, la misma mierda es” è uno degli slogan più in voga) – e la piazza sostiene che l’attuale assenza di garanzie socio-economiche svuota di significato la parola ‘democrazia’.
Difficile, soprattutto per chi come me vive di contratti precari e di costante instabilità, non trovarsi almeno un po’ d’accordo con la protesta.
Qualche tempo fa, durante le proteste anti riforma del lavoro in Francia, qualcuno accusò i giovani di essere una ‘generazione che non vuole cambiare niente’: ecco, qui ci troviamo di fronte all’esatto opposto, a una piazza composta non solo da giovani (comunque evidentemente maggioritari) che vuole cambiare tutto, rovesciare il sistema e ripartire su nuove basi. Come in quel 1968 che la Spagna non ha mai vissuto.
Cosa non mi è piaciuto
1.L’eccessiva generalizzazione e il rischio populismo: quando un movimento tanto articolato, variegato e complesso, il rischio principale è che si incorra o nel populismo o nell’eccessiva generalizzazione degli obiettivi. Rischi che, per ora, il Movimiento 15M sta correndo in pieno, per due ragioni:
Il primo manifesto politico – quello che incitava alla rivoluzione, tanto per intenderci – era estremamente generico, non proponeva pressoché nulla di concreto ma si limitava ad una pacifica ‘chiamata alle armi’ alle categorie più disagiate dell’attuale panorama spagnolo. Possiamo identificarlo come un vantaggio/svantaggio: vantaggio perché permette di raggiungere molte più persone, svantaggio perché si rischia una dispersione dell’impatto politico.
Ad onor del vero, va ammesso che l’assemblea di Plaza del Sol ha riconosciuto la debolezza del primo documento politico, e ha proposto un secondo manifesto con alcune proposte più concrete (tra le altre, eliminazione dei privilegi dei politici [quali, però?], eliminazione del Senato, eliminazione dei paradisi fiscali, ecc.).
Molte di queste idee, però, rimangono mere dichiarazioni d’intenti, niente più che un elenco di speranze che necessiterebbero di una serie di interventi a livello globale (ad esempio, l’abolizione dei paradisi fiscali o l’introduzione della Tobin tax) o quanto meno europeo. Pertanto, non si può ritenere condivisibile la forte critica nei confronti dell’UE o del FMI o della WB. O meglio, si capisce e si può anche condividere sotto alcuni punti di vista, ma in realtà quello di cui si ha bisogno è di maggiore coordinamento globale nelle decisioni che contano. La critica all’UE, pertanto, dev’essere una critica agli Stati membri che la indeboliscono, non all’idea di Europa unita in sé. Ad ogni modo, si aspettano i prodotti delle commissioni politiche per comprendere meglio se il Movimiento 15M ha effettivamente superato il primo grande scoglio della sua esistenza.
La piazza contava anche su un buon numero di immancabili complottisti che sostengono ancora l’idea dell’11 settembre come astuta intuizione di CIA e Mossad, allegri demagoghi ‘che tanto sono tutti uguali’, eccetera eccetera. Tutto il classico campionario di disfattisti e paranoici che fanno passare la voglia di scendere in piazza, insomma. Fortunatamente sono una minoranza, a mio modo di vedere, ma ci sono, e vanno esclusi dal centro dell’assemblea prima che prendano troppo piede presso alcuni media che non aspettano altro che attaccare il movimento.
2.La posizione rispetto alle elezioni amministrative del 22 maggio: in stretta relazione con il rischio populismo, si pone anche la posizione del Movimiento rispetto alle elezioni municipali e autonomiche spagnole.
Fermo restando che i partecipanti all’assemblea non rappresentano un movimento politico e che sono la somma di individui pensanti che non cercavano certo ‘indicazioni di voto’, le opinioni raccolte sulla piazza oscillavano tra l’astensione, l’annullamento della scheda e (in misura nettamente minore) il voto a partiti piccoli, attualmente senza rappresentanza a nessun livello.
Ora, se l’intenzione era punire i partiti maggiori (PSOE, PP, ma anche CiU, PNV, IU e UPyD), l’unica soluzione plausibile sarebbe stata il voto a partiti minori, perché astensione e annullamento del voto non portano mai – ripeto, mai – a nulla. Tant’è che i risultati hanno dimostrato il sostanziale fallimento di questa strategia: l’astensione, il voto in bianco e l’annullamento della scheda si sono situati sugli stessi valori delle precedenti municipali del 2007 (circa, rispettivamente, 33, 2.5 e 1.7%) e comunque in linea con i tassi di partecipazione, non altissimi, che da sempre caratterizzano la Spagna democratica.
Ergo, l’appello “nolesvotes” (non votarli) non ha avuto l’esito sperato soprattutto perché non ha minimamente convinto gli elettori di destra che si sono recati alle urne per tributare al PP e a CiU (destra catalana) un successo storico, ma anche per permettere all’indecente e xenofobo movimento catalano Plataforma per Catalunya di quintuplicare (!) i propri voti. Il risultato, quindi, si può riassumere con un gran favore alla destra spagnola (Paesi Baschi a parte, dove si registra un clamoroso risultato della sinistra abertzale di Bildu, passata attraverso un giudizio del Tribunal Constitucional per la presunta vicinanza con la moribonda ETA), segno che – come spesso accade – i movimenti di piazza parlano pressoché solo a sé stessi, condizionando in maniera marginale l’esito elettorale.
Molti potrebbero obiettare che il Movimiento 15M avrebbe potuto presentare i propri candidati, ma la protesta è sorta troppo tardi per poter avanzare candidature. Oltremodo, non dimentichiamo che il movimento non ha leader, non ha un capo o un santone o un Grillo di riferimento. Parte dal basso. Per davvero, questa volta.
Il futuro
Sarà ora molto interessante vedere come il Movimiento 15M si muoverà dopo le elezioni di domenica. Manterrà ferme le sue posizioni? Continuerà con le già illegalizzate occupazioni di piazza? Estenderà la protesta? Avanzerà proposte concrete? Si scioglierà come neve al sole? I partecipanti avvieranno una diaspora verso altri movimenti politici?
È quasi impossibile prevederlo, anche perché siamo di fronte ad un fenomeno distinto dalle proteste di piazza cui siamo stati abituati sinora. Gli stessi sociologi spagnoli sono fortemente divisi nelle valutazioni della manifestazione, ondeggiando tra un “nuovo maggio ‘68” e “una festa di strada” (maggiori dettagli qui, in spagnolo). Non sapendo bene che pesci pigliare, gli accademici iberici non si sbilanciano troppo sulla potenziale evoluzione del movimento, anche se i più pessimisti azzardano una dissoluzione del 15M così come avvenuto per i cosiddetti ‘anti-Bologna’, i manifestanti contro la riforma dell’università.
Personalmente, come ho già scritto sopra, ritengo che, vista l’impossibilità di qualificare politicamente e/o sindicalmente il movimento, risulta più complesso ipotizzarne l’evoluzione. Neppure si può immaginare una situazione come quella tunisina o egiziana, perché – fortunatamente – la Spagna si colloca in un contesto diverso: per quanto i manifestanti ritengano vuota e falsa la democrazia iberica, è inimmaginabile che la Guardia Civil reagisca – su impulso del ministro degli interni Rubalcaba, quasi sicuramente il prossimo candidato premier del PSOE – con la forza, reprimendo la protesta. Se così fosse si porrebbe un cambio di paradigma radicale, ma è un’ipotesi che non voglio neppure sfiorare.
Lo sbocco, pertanto, non può che essere la cristallizzazione in un nuovo movimento politico, d’ispirazione sociale, solidale e aperto che possa partecipare alle prossime elezioni politiche spagnole del 2012. Onestamente, non vedo alternative, visto l’attuale contesto di riferimento. Insomma, ciò cui stiamo assistendo adesso, non sarebbe che la prova generale di qualcosa di più grande, esteso, che potrebbe avere luogo il prossimo anno (tutto ciò ammesso e non concesso che le proteste non si estendano progressivamente fuori dai confini spagnoli, come sembra stia avvenendo).
La gente che è in piazza in Spagna, infatti, non chiede meno politica, ma, al contrario, più politica, più partecipazione, più voce, più trasparenza. E, naturalmente, una politica diversa. Non è però un concetto alla Beppe Grillo: qui non c’è nessun santone che pontifica senza opposizione alcuna idolatrato dai suoi discepoli. Al contrario, c’è un insieme di persone indignate, stufe, preoccupate ma speranzose. Persone cui il cuore e la pancia hanno detto che era il momento di lasciare da parte l’indifferenza e scendere in piazza per provare a cambiare qualcosa.iMille.org – Direttore Raoul Minetti








In relazione a questo: “è inimmaginabile che la Guardia Civil reagisca – su impulso del ministro degli interni Rubalcaba, quasi sicuramente il prossimo candidato premier del PSOE – con la forza, reprimendo la protesta. Se così fosse si porrebbe un cambio di paradigma radicale, ma è un’ipotesi che non voglio neppure sfiorare.”
vorrei precisare quanto segue:
Per dovere di cronaca, va precisato che venerdì 27 i Mossos d’Esquadra – la polizia autonomica catalana, amministrata direttamente dalla Generalitat – hanno sgomberato l’assemblamento di Plaça de Catalunya e quelli di alcune altre città catalane (Lleida in particolare). La ragione dello sgombero, secondo il consigliere degli interni della Comunità, Felipe Puig (CiU), sta nella necessità di . Tuttavia, come prevedibile, in Plaça Catalunya si sono prodotti scontri tra le forze dell’ordine e i manifestanti, e i giornali riportano di almeno 121 feriti, di cui uno in maniera grave.
Gli ‘indignati’ hanno rioccupato la piazza alle 19 dello stesso venerdì, e le notizie del ‘desalojo’ (sgombero) hanno aumentato la presenza di manifestanti in Plaza del Sol a Madrid, in segno di solidarietà nei confronti dei catalani (fatto – la solidarietà Madrid-Catalunya, intendo – più unico che raro, in Spagna). Per ora non vi sono notizie di ulteriori sgomberi o violenze, ma la neo ri-eletta presidentessa della comunità di Madrid (Esperanza Aguirre, PP) ha chiesto al Ministero degli Interni di intervenire per sgomberare Plaza del Sol. Staremo a vedere che accadrà.
(Maggiori dettagli, in castigliano, sono disponibili qui [http://www.publico.es/378732/minuto-a-minuto-tras-el-desalojo-de-los-indignados-en-lleida-y-barcelona] e qui [http://www.elpais.com/articulo/espana/Gobierno/regional/exige/Interior/desalojo/Sol/elpepuesp/20110527elpepunac_5/Tes])
Federico: questa a mio avviso pirma di essere solidarietà fra catalani e spagnoli, è solidarieta fra giovani della stessa etá, con le stesse (oscure) aspettative e le stesse preoccupazioni.
Il senso lo conosciamo: nella difficoltà estrema la frattura nazionalista o si esaspera (venendo cavalcata da capipopolo demogoghi) o viene superata (“l’unione fa la forza, risoviamo insieme il problema”)
Federico un paio di osservazioni hispano-españolas.
1. Riguardo lo sgombro della Piazza, ricordo che i mossos d’esquadra sono contrallati dal governo catalano. Attulamento saldamente in mano ai conservatori regionalisti di CiU. Morale della favola: “cari spagnoli, Zp vi avrà pure deluso, ma sperate davvero di cambiare il paese buttandovi nella mani dei conservatori. Le vicende di Plaça de Catalunya ne sono la dimostrazione. Quando Rajoy sará Primo Ministro (!?) aspettatevi un trattamenti simile a quello ricevuto da CiU”
2. Riguardo il caso basco (sapevi che mi sarei ponunciato, eh?) non vorrei sembrare retorico ma se dico che i Paesi Baschi hanno una loro propria specifica situazione politica dico la verità.
La vittoria di Bildu? Gli elettori di Bildu sono da considerarsi gli ultimi idealisti in terra spagnola (!!!), gente che a differenza degli elettori degli altri partiti (PP, PSE, PNV, ecc.) credono davvero che con il loro voto possono cambiare le cose. Per quando sembra paradossale in questo momento sono quelli che in Spagna credono di più alla politica. E che questa possa cambiare le cose. Questo perchè, la stanno scoprendo. Un po` come gli italiani dopo il fascismo e gli spagnoli nel dopo Franco. Per loro (che fino a poco consideravano la Spagna democratica al pari di dittatura fascista) ora è la stessa cosa.
Conclusione a fronte della scarsa affluenza degli elettori degli altri partiti, ogni volta meno motivati, quelli di Bildu sono andati a votare tutti. Uno ad uno.
Per quanto non ne condivida la visione il risultato ottenuto da Bildu, in termini realtivi è positivo. Aiuterá infatti a radicare ancor di più il nuovo corso di Batasuna, per cui la strategia dell’urna eletorale deve soppiantare definitivamente quella suicidia, criminale e sanguiraria della pistola.
@sdf
Anzitutto grazie per i commenti. Ti risp rapido perché sono un po’ di corsa, ma ci sará modo di approfondire:
1. Solidarietà Mdr/Bcn: è corretto quello che dici. Ció che intendevo io è che anche questo aspetto è, a suo modo, rivoluzionario, perché mai – a mia memoria – giovani (e meno giovani) catalani e madrileñi si sono trovati a esprimersi mutua solidarietà (se non che in casi marginali)
2. Sgombro de Plaça Catalunya: è esatto che i Mossos sono controllati dal Departament d’Interior della Generalitat, e lo dico nel commento. E non posso che condividere il tuo punto di vista sul prox (salvo suicidio del PP) presidente del governo, Mariano Rajoy (sic)
3. Grazie per il commento su Euskadi, è molto interessante quello che dici. Bildu è davvero l’avanguardia della politica spagnola, in questo momento, insieme ad alcuni movimenti indipendentisti catalani minori (non Esquerra o IVC, per intenderci) che però elettoralmente contano molto meno (l’elettorato catalano è molto più conservatore di quello basco). Vedremo come si porranno quelli del PP una volta al governo, visto che dicono di non voler fare patti con Bildu…(questo tanto per dire qual è l’idea di democrazia della destra spagnola…)
Ultimo commento: io non penso che l’unico reale sbocco degli indignados sia dar luogo ad un nuovo partito/movimento politico. no. semmai dovrebbe essere dar luogo ad un nuovo “corso politico”.
un nuovo partito correrebbe i rischi del grillismo nostrano (in parte già percepile in formazioni come UPyD) per cui “fanno tutti vomitare tranne noi”.
un nuovo corso politico significa tornare protagonisti. occupando letterlmente i partiti e le associazioni. hai presente le sezioni giovanili dei partiti spagnoli? sono una cosa da deprimersi.lì di futuro e idealismo se ne respira ben poco, se non quello della propria carriera. e poi sono semivuote.
perciò dico l’unica cosa può essere che dopo aver invaso le pizzae si invadano le istituzioni. i partitti. le associazioni, le banche, ecc.. il tutto ha un che di utopista. ma altrimenti?
Posso intervenire facendo il vecchio sessantottino?
L’ultimo commento di SdF è bellissimo perché coglie il problema dei problemi di tutti i movimenti, ’68 e movimenti degli anni ’70 inclusi: il rapporto con la realtà politica data, il meccanismo della gestione della radicalità e sua trasformazione in riformismo. E propone esattamente la stessa soluzione che aveva in mente Rudi Dutschke quando parlava di “lunga marcia attraverso le istituzioni”. Che era l’idea giusta anche se, purtroppo, non è stata l’idea vincente.
In relazione a questo: “è inimmaginabile che la Guardia Civil reagisca – su impulso del ministro degli interni Rubalcaba, quasi sicuramente il prossimo candidato premier del PSOE – con la forza, reprimendo la protesta. Se così fosse si porrebbe un cambio di paradigma radicale, ma è un’ipotesi che non voglio neppure sfiorare” vorrei precisare pure io che la Guardia Civil esercita le competenze di pubblica sicurezza esclusivamente in ambito rurale, fuori delle grandi città, come fa in Francia la Gendarmerie. Non credo che Federico Martire abbia visto nessun guardia civil in piazza a Madrid. Semplicemente non possono venirci secondo la legge. Magari si dovrebbe essere veramente sicuro delle proprie competenze di osservatore asettico oppure emozionato («Io in Plaza del Sol ci sono stato, e voglio raccontarvi il mio punto di vista. Nel pezzo che segue non realizzo una cronaca asettica di ciò che ho visto») prima di mettersi a fare un’analisi di qualsiasi realtà che è ovviamente strana all’osservatore. Mi dà che non sarà l’ultima lezione che ci darà il movimento 15-M.
@sdf e Corrado: grazie per i commenti aggiuntivi.
Capisco quello che volete dire, e mi sembra molto interessante e logico. Tuttavia, i manifestanti sono accomunati da un disprezzo nei confronti dell’attuale panorama politico spagnolo da scoraggiare ogni potenziale partecipazione nei movimenti esistenti. Non dico che non comparta la vostra visione, anzi, ma la vedo davvero dura (per non dire impossibile). “Invadere” le istituzioni sarebbe l’ideale, anche perché in un contesto democratico non vi è alternativa valida o accettabile. Però come convincere i manifestanti che le cose si cambiano da dentro? Forse attraverso l’associazionismo a livello di ‘barrio’ (quartiere) che sta sorgendo dalle assemblee centrali? Francamente, non ho risposte precise, se devo dire la verità. L’evoluzione è molto complessa da comprendere. Io vedo più probabile una diversa cristallizazione politica in vista delle generali del 2012, ma è un’opinione del tutto personale. Rimango tuttavia dell’opinione che la nascita di ‘un nuovo corso politico’ sarebbe fantastico, ma prima la spinta del movimento deve compenetrare nei partiti maggiori (quantomeno in quelli di sinistra, PSOE, IU, ERC, etc.). E qui le soluzioni sono due: o i leader prendono atto della necessità di cambiamento interno o i manifestanti iniziano, così come suggeriscono sdf e Corrado, a ‘prendere possesso’ di associazioni e partiti (correggetimi se sbaglio o ho capito male). Attualmente vedo molto difficili entrambe le opzioni.
@ Jesús
Mai scritto di aver visto la Guardia Civil a Plaza del Sol. So quali sono le competenze, anche territoriali, di Guardia Civil e Policia Nacional. Il mio riferimento era alla possibilità che le ‘Forze di Sicurezza spagnole’ (avrei dovuto scrivere così, mi scuso per l’imprecisione) intervengano con la forza per sgomberare i manifestanti. Poi, che sia Guardia Civil, Mossos, Policia nacional, Ertzaintza o chi per loro non cambia il concetto. E, per essere precisi, in Plaza del Sol ho visto la Policia Nacional (che sempre fa capo al Ministero degli Interni di Rubalcaba), a Rivas Vaciamadrid, c’è la Guardia Civil. In tv ho visto i Mossos a Plaça Catalunya. Giusto per rendere chiaramente l’idea.
Aggiungerei che comunque è più interessante dibattere del contenuto della manifestazione e della sua evoluzione. Almeno credo.
@corrado: Rudi Dutshke, accipicchia, che onore. Non conoscevo la sua affermazione ma è esattamente quello che volevo dire. E quella non può che essere la strada.
Mi permetti una parentesi, con la quale forse rovino la bellezza di quanto detto poco prima. Per chi conosce il percorso de iMlle, pfrse può capirmi se dico che per me anche loro sono degli indignados. Nel senso di persone che provano un provonfo disagio davanti la siutazione del loro paese. Indignados come lo sono anche i Grillini. Solo che ognuno poi imprende strade diverse nel metodo. Chi creando un nuovo partito di puri chi cercando di entrare nelle isitutzioni attraverso i canali esistenti per apportare un cambiamento.
Il concetto britannico di Big Society, legato al conservatore David Cameron, ha un che di questo. “Invece di chiedere allo Stato fai questo fai quello, perdi tu l’iniziativa. in tutti campi: culturale, sociale, educativo. Noi poi vi verremo incontro”. Solo che loro se ne servono per giustificare i tagli e non tanto per favorire un ritorno della partecipazione dei cittadini.
@Jesus: Mah! Sì ok, è vero che la Guardia Civil non interviene in Piazza ed io comunque già avevo precisato. Ma l’osservazione per quanto esatta non mi sembra per nulla inerente al cuore della rilfessione.
@corrado: mi mancava la domanda più importante. perchè non è stata l’idea vincente? forse perchè l’appettito di potere dei singoli ha fatto perdere il senso di quella strategia? perchè penetrando nelle istituzioni invece di cambiarle si è stati assimilati?
@sdf: al contrario, direi. Perché è stata un’idea perseguita troppo poco, se si esclude il suo fecondo trasferimento sul piano delle lotte sindacali. Tendenzialmente hanno prevalso il settarismo dei gruppulscoli e la formazione di piccoli partitini extraparlamentari superideologici, che hanno svuotato da dentro molte delle potenzialità del movimento.
Poi, sicuramente, anche le istituzioni e i partiti non sono stati granché ricettivi, anche se il mondo, fra ’68 e 77, è cambiato e pure molto e, checché se ne dica, in meglio (altro che anni di piombo…).
E poi, più tardi, i sessantottini si sono ben integrati nel sistema, ma direi più come esito personale che come risultato politico.
Ma non voglio né cambiare argomento né dare lezioni sul ’68 (tra l’altro, per ragioni d’età il mio “68 è iniziato nel ’72). Però visto che ci sono, consiglio due libri sull’Italia di quegli anni: Le ragioni di un decennio di Giovanni de Luna (davvero molto bello)(http://www.feltrinellieditore.it/SchedaLibro?id_volume=5001323) e A colpi di cuore di Anna Bravo.