Gli Stati Generali sulla Giustizia Familiare – Il resoconto

484 presenze complessive, 42 relatori, 34 associazioni partecipanti, 27 genitori (uomini e donne) provenienti da tutta Italia desiderosi di raccontare le loro storie di malagiustizia familiare. Questi i numeri a consuntivo della prima edizione degli Stati Generali sulla Giustizia Familiare, il primo evento, nato “dal basso”, che parla dei problemi delle famiglie italiane quando si scontrano con la giustizia civile.

E la terza giornata ha visto proprio i genitori quali protagonisti di storie che hanno “oscurato”, intrise di autentico dolore, tutto il resto. Sul palco hanno preso la parola padri e madri, vittime e testimoni dello sfascio in cui prospera (è il caso di dirlo), superficialità, negligenza, eccesso di delega, incompetenza e abuso di posizione da parte degli operatori della Giustizia.

Sotto accusa, in particolar modo, i tribunali minorili e i servizi sociali, le cui “gesta” sono state narrate dalla “vittima della porta accanto”. Uomini e donne come tutti, con la sola differenza di sapere dove sono i propri carnefici. Gente addolorata – come può esserlo chi si vede sottrarre un figlio senza motivo – eppure ancora pronta a lottare. Oltre queste persone, un esercito di genitori che vivono nell’ombra ed in silenzio la propria tragedia.

La terza giornata degli Stati Generali è cominciata come è finita, e cioè con la voglia di manifestare il proprio disagio, consapevoli che la tre giorni di Roma non è un punto di arrivo, ma una buona partenza. Molto, infatti, dovrà essere ancora fatto sul fronte istituzionale.

“L’unione di intenti crea la forza che non ti aspetti”, ha affermato Diego Sabatinelli, Segretario della Lega Divorzio Breve. “Quando la speranza sembra essere finita, noi stessi dobbiamo essere speranza”, ha dichiarato Rita Bernardini, riprendendo una frase di Marco Pannella, leader storico dei Radicali.

Il documento finale redatto dal Comitato organizzatore (Radicali, Lega Divorzio Breve, ADIANTUM, FENBI, ANFI e Genitori Italiani) la dice lunga sul lavoro che le Istituzioni dovrebbero effettuare per mettere insieme un sistema che tuteli veramente le famiglie dalle migliaia di errori giudiziari – c’è chi li quantifica in circa cinque milioni l’anno – che vengono commessi dalla magistratura civile.

Sugli scudi il dibattito sulla riforma della responsabilità civile dei giudici, fortemente voluta dai genitori italiani (e non solo da una certa parte politica), e la volontà generale di ridimensionare i poteri e le funzioni degli assistenti sociali.

Si è fatta sentire, su tutte, l’assenza (mai comunicata) dell’On. Mussolini, presidente della Commissione infanzia della Camera. “Siamo stati onorati dalla presenza del Ministro Giovanardi”, ha affermato Alessio Cardinale, “eppure il 6 maggio non c’è stato solo lo sciopero generale, ma un vero e proprio sciopero delle coscienze, quelle delle Istituzioni che sono state invitate ad intervenire, e non sono venute. E’ un gesto di arroganza di cui si terrà conto, ne sono certo, alla prossima tornata elettorale”.

“La bilancia della Giustizia pende a favore della donna”, ha dichiarato un grintoso Tiberio Timperi, “e questa aperta discriminazione rende a tutti la vita difficile, anche alle stesse donne. E’ ora di finirla”.

“Da qui non si torna indietro”, ha detto Fabio Nestola, presidente FENBI, “tutti noi ci siamo assunti un impegno che coinvolgerà sempre di più la Società Civile. Il problema deve uscir fuori dalle aule dei convegni e volare basso, informando a tappeto la gente comune”.

Su tutti, la voce di genitori che non vedono più i propri figli.

“Abbiamo già perso gli anni migliori della loro crescita, chi ci restituirà tutto questo, chi pagherà per i danni subiti dai nostri figli e da noi?”.

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Gli Stati Generali sulla Giustizia Familiare (Roma, 5-7 maggio)iMille.org – Direttore Raoul Minetti

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