Frequenze del futuro e conflitti di interesse

Foto: robitoscana

Foto: robitoscana

di Stefano Minguzzi

La gara per assegnare alla banda mobile le frequenze militari e in dotazione alle Tv locali analogiche rischia di essere uno di quegli eventi che spaccano in due la storia della Comunicazione in Italia, così come la legge Mammì nel 1992. Da un lato le esigenze di connettività di imprese, enti locali e cittadini, dall’altro la ragnatela di interessi incrociati che paralizzano il governo tutto proteso a difendere la posizione dominante di Mediaset ad ogni costo. Cerchiamo di capire perché e, nel paese della conflitto di interessi, dove si sta andando.Per prima cosa non dobbiamo fare l’errore di immaginare internet come i cowboy consideravano il Wild-West: infinito e senza confini. I confini ci sono e anzi ci siamo ormai arrivati. Secondo il CEO di Ericsson, Hans Vestbe, entro il 2015 il numero di abbonamenti alle reti Mobile passerà dagli attuali cinque miliardi a 8 miliardi. Inoltre sempre secondo la Ericsson per ogni 1.000 nuove connessioni in banda larga si creeranno 80 nuovi posti di lavoro e per ogni 10% in più di traffico veicolato tramite banda larga, il PIL crescerà dell’1%.

Il numero di utenti di banda larga Mobile nel mondo è oggi di 1,8 miliardi, ma secondo le ricerche si assisterà ad una crescita senza precedenti che ci porterà a 5 miliardi entro il 2016 (+25% del traffico Mobile). IDC e Gartner concordano che entro la fine del 2011 verranno venduti 330 milioni di smartphone, 42 milioni di tablet e che il 50% degli utenti internet si connetterà regolarmente tramite Mobile. Il traffico web continuerà a crescere raggiungendo i 2 trilioni di gigabyte (+50% rispetto al 2010) e questa mole di dati metterà a dura prova le attuali reti di telecomunicazione mobile. Per questo motivo è pronta la nuova versione di GSM/UMTS (la generazione 4G) che permette miglioramenti delle prestazioni, scalabilità e compatibilità, ma soprattutto è basata su tecnologia IP e quindi del tutto assimilabile alla rete web.

In Italia la partita è tutta concentrata nelle mani del governo Berlusconi soprattuto se si parla dell’imminente gara per assegnare le licenze per il Mobile internet di quarta generazione (4G). La diffusione di smartphone, tablet, ma anche chiavette USB sta sovraccaricando la rete. Le previsioni per l’Italia parlano di una crescita del traffico sulla banda mobile al ritmo del 100% all’anno nei prossimi cinque anni. E’ necessario pertanto aumentare la capacità della rete subito perché già alla fine del 2011 potremmo saturare quella attuale. Avere nuove frequenze per il mobile a banda larga è decisivo per la nuova generazione 4G. Per il lancio del nuovo sistema LTE in Europa sono previste due possibili bande di frequenza, da 2.500 a 2.690 MHz e quella UHF che deve essere messa a disposizione dal “dividendo digitale” nella transizione alla televisione digitale terrestre. Un passaggio simbolicamente importante: si spegne la tv, per accendere connessioni orizzontali mobile.

Inghilterra, Francia e Germania hanno già avviato le procedure di assegnazione agli operatori wireless delle bande UHF tramite gare competitive per incassare introiti per le licenze. Tanto per avere un’idea la Germania ha incassato circa 3,4 miliardi di Euro. In Italia invece il governo ha previsto incassi intorno ai 2,4 miliardi di euro. Che il dividendo digitale venisse redistribuito non è stato sempre ovvio però: in Italia le frequenze UHF che si metteranno a gara sono quelle utilizzate dai canali locali, in cambio il governo ha offerto il 10% dei 2,4 miliardi di euro incassati. Una compensazione assurda se si pensa che le frequenze sono pubbliche e date in concessione dallo Stato e soprattutto una compensazione che non soddisfa nessuno.

Il valore della gara a 2,4 miliardi può essere quindi sia troppo alto che troppo basso. Il valore reale delle frequenze infatti risulta essere stimato fino al triplo di quanto ipotizzato dal governo Berlusconmi. D’altronde l’incertezza totale che regna in materia rischia di ridurne sensibilmente il valore finale. Queste valutazioni non sono interessanti solo per gli operatori che dovranno presentare le offerte, ma per tutti i cittadini perché se entro l’anno il governo non incasserà almeno 2,4 miliardi questi genereranno un buco nei conti, che dovrà essere ripianato con tagli alla spesa pubblica.

Ora è in atto una vera e propria corsa contro il tempo per l’asta delle frequenze, ma anche, se non ci fossero più intoppi e la gara si tenesse entro il mese prossimo, assegnando le frequenze in autunno, i soldi saranno a disposizione del governo solo nel 2012 quando le frequenze verranno realmente concesse. Un pasticcio del Ministero delle Comunicazioni che rischia di pesare sul paese in una fase in cui si sta cercando di uscire dalla crisi finanziaria.

Oltretutto questo è lo scenario senza intoppi, ma di problemi ce n’è almeno uno, ed è enorme: le frequenze al momento sono occupate dalle tv locali che non sono intenzionate a smobilitare alle attuali condizioni. Infatti siccome il governo ha deciso di escludere le tv nazionali liberando le sole frequenze delle tv locali, queste rischiano di avere meno frequenze di quelle cui hanno diritto ed essere costrette, per trasmettere, a comprare una costosa ospitalità sui multiplex Rai e Mediaset. Di conseguenza le tv locali chiedono di raddoppiare l’indennizzo oppure ricorreranno al TAR. Questo stato di impasse non dà certezze gli operatori che non sono disponibili a svenarsi per poi rimanere a bocca asciutta o peggio trovarsi impantanati in un eterno contenzioso legale (basta pensare al caso eclatante di Europa7 contro Rete4).iMille.org – Direttore Raoul Minetti

5 Commenti

  1. Rudi

    Quanto è ingombrante e costantemente foriero di arrecare danno al bene comune l’attuale perdurante conflitto di interessi ? Decisamente troppo per un paese “democratico” !
    Quanto è sviluppata la percezione comune circa le implicazioni del conflitto? Decisamente poco !
    Ben vengano tutte le forme di invito alla riflessione attraverso la divulgazione di elementi di conoscenza delle diverse situazioni coinvolte, dal mondo dei giuochi a quello delle comunicazioni… alla giustizia e a tutti gli altri…

  2. Interessante e preoccupante, Stefano.
    sarei però curioso di sapere che fine a fatto un’altra storia di cui si parlava molto qualche hanno fa: che fine ha fatto il wi-max?

  3. Da quel che leggevo sul Sole24ore di ieri sono rimasti in piedi solo 2 aziende a livello nazionale (con una terza che arranca), ma con un’offerta molto ridotta e concentrata su un target molto ridotto. La sensazione dall’esterno è che sia una tecnologia sulla quale il mercato non ha scommesso. Non per questo tecnicamente inferiore, ma di casi del genere ce ne sono nella storia della tecnologia dai minidisc al betamax. Ad ogni mdoo dovrei approfondire la questione che non consoco e diventare lo spunto per il prossimo articolo. ;-)

Trackbacks / Pings

Lascia un commento

Subscribe without commenting