Di tutta un’erba un Grillo. E le cose che tornano, tornano…

foto: Calca

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di Cristiana Alicata.

C’era una volta Mussolini. Giornalista. Egli era all’inizio, socialista. Il fascismo nacque sulla palude politica del riformismo che non aveva la giusta velocità per interpretare i cambiamenti sociali e governare ed interpretare le conseguenze sociali della Prima Grande Guerra. Egli era un carismatico show man ed un giorno sfidò Dio. Era anticlericale (da giovane), poi firmò i primi patti lateranensi. Sappiamo come è andata a finire.

Diceva:

“Questi deputati che minacciano pronunciamenti alla maniera delle repubblichette sud-americane, questi deputati che diffondono – con le più inverosimili esagerazioni – il panico nella fedele mandria elettorale; questi deputati pusillanimi, ciarlatani… questi deputati andrebbero consegnati ai tribunali di guerra! La disciplina deve cominciare dall’alto se si vuole che sia rispettata in basso. Quanto a me, sono sempre più fermamente convinto che per la salute dell’Italia bisognerebbe fucilare, dico fucilare, nella schiena, qualche dozzina di deputati, e mandare all’ergastolo un paio almeno di ex ministri. Non solo, ma io credo con fede sempre più profonda, che il Parlamento in Italia sia un bubbone pestifero. Occorre estirparlo”

C’era una volta tale Guglielmo Giannini. Giornalista e commediografo. Nel 1944 fondò il Fronte (usò appositamente una parola diversa da “partito”) dell’Uomo Qualunque. Era incazzato con il regime dei “partiti” e ce l’aveva con tutti al grido di “Abbasso tutti”. Nei suoi articoli storpiava i nomi dei politici in modo offensivo. Dal suo giornale di carta gialla che costava 5 lire (i blog dell’epoca) nacque un Partito. Dopo un primo exploit si alleò prima con la DC, poi con il PCI, poi confluisce nel PLI, infine scompare. Sappiamo come è andata a finire.

Diceva:

“Il Fronte dell’Uomo qualunque concepisce uno Stato non di natura politica, ma semplicemente amministrativa, senza alcuna base ideologica. Uno stato tecnico che funga da organizzatore di una folla e non di una nazione. Secondo Giannini per governare: “basta un buon ragioniere che entri in carica il primo gennaio e se ne vada il 31 dicembre. E non sia rieleggibile per nessuna ragione”.

C’era una volta Berlusconi. Egli era all’inizio socialista. Forza Italia nacque quando la prima repubblica crollava e la sinistra avrebbe vinto per sola inerzia e non certo per merito. Berlusconi si infilò in mezzo e vinse. Aveva i soldi ed altro. Della Chiesa non gliene importava nulla ora sostiene che non è possibile fare leggi che non siano cristiane. Non sappiamo come andrà a finire, ma lo possiamo immaginare.

Diceva:

“Sono soldi rubati, soldi rubati! – riferendosi ai politici di professione – nella loro vita hanno solo chiacchierato e combinato niente altro che prendere i soldi dai cittadini facendo lobby o facendo affari anche meno puliti di una lobby e per questa ragione i cittadini devono fare i conti in tasca a questi signori che non hanno mai lavorato”.

C’era una volta Bossi. Egli era all’inizio un socialista secessionista. Oppositore dei politici di professione è stato alleato con Forza Italia e AN, partito risorto dalle ceneri del MSI, all’epoca delle prime alleanze ancora molto nostalgico. Nel suo delirio “geopolitico” fa persino riti pagani alla foce del Po, ma adesso risulta abbastanza alleato con la gerarchia ecclesiastica e conduce battaglie contro l’Islam. Non sappiamo come andrà a finire, ma lo possiamo immaginare.

Diceva.

Fino al 1993 Bossi sostenne la linea del Pool di Milano, partecipando a una manifestazione con MSI, PDS e Verdi. Emblematica fu, alla Camera dei deputati l’agitazione di una corda a forma di cappio da parte di uno dei leghisti della prima ora.

C’era una volta Grillo. Egli era all’inizio un comico. Alcune battute contro Craxi gli costarono la cacciata dalla Tv. Nel tempo è divenuto un famoso blogger a livello mondiale. Nei suoi pezzi storpia i nomi dei politici del tempo in modo dispregiativo. Sostiene che i partiti devono essere distrutti e “certifica” la bontà del Movimento 5 Stelle, oggi appena nato. Non sappiamo come andrà a finire, ma lo possiamo immaginare.

Diceva.

“Non voglio fare un partito. Io i partiti li voglio distruggere.”

Possiamo concludere.

Che la classe politica professionista italiana ha la responsabilità di avere nel proprio DNA la nascita come funghi di demagoghi populisti che una mattina si alzano e al grido di “vaffanculo tutti” ottengono visibilità e potere perché cavalcano un malessere che non può essere ignorato. La malattia non produce la cura, ma produce un’altra malattia, che a sua volta si sovrappone all’altra malattia e devasta il Paese, uccidendo nella culla ogni tentativo democratico e collettivo di far uscire il Paese da questo circuito infernale.

Il demagogo di turno dopo qualche anno che ha fondato il proprio movimento si assesta nel panorama politico ed entra a far parte del sistema che lui stesso ha duramente criticato e questo comprende anche l’adesione totale, se non fanatica, ai dettami della gerarchia cattolica. E’ successo a tutti. Nessuno escluso.

Ma la sua presenza indebolisce la democrazia perché si alimenta sulla devianza stessa della democrazia e frammenta il panorama politico, rendendo il Paese ingovernabile e il Parlamento solo uno stipendificio. Da cui nascerà un altro demagogo di turno. E così via all’infinito finché:

non si innesti un principio democratico virtuoso
non ne nasca una dittatura
La politica di professione si alimenta del suo stesso oppositore e viceversa. La soluzione è rottamare D’Alema (simbolico, scusa Massimo, ma tu ne sei l’emblema) e Grillo contemporaneamente. Ogni tentativo di opporsi a Grillo e Berlusconi tenendosi D’Alema fallirà.

Che sia da epigrafe alla nostra generazione se falliremo nel rivoluzionare (non lentamente riformare) i partiti.

P.S. Non troverete Craxi in questo elenco. E la motivazione è che Craxi nasce “dentro” un partito e riconosco alla sua scalata al potere un percorso virtuoso, benché mi si consenta di dire, una scalata “viziata” dall’abuso dei poteri della politica nei confronti dell’imprenditoria. Berlusconi è il fenomeno più evidente del craxismo.iMille.org – Direttore Raoul Minetti