di Michele Ballerin.
Adesso, a quanto pare, si pone il problema del rapporto fra il Partito Democratico e il grillismo: ennesimo imbarazzo per una classe dirigente che dell’imbarazzo sta ormai facendo un habitat naturale.
È vero, come è stato detto, che il grillismo è un fenomeno preoccupante, che in esso si cela molto qualunquismo, che vive della disillusione dei cittadini per la politica e in parte la alimenta, teorizzando l’indistinguibilità di destra e sinistra. È vero: ma è il pezzo di verità meno utile per il Partito Democratico. Un altro pezzo merita invece una riflessione approfondita, perché contiene forse la lezione più preziosa. In città nelle quali il centrosinistra era tradizionalmente forte lo spostamento di voti verso i grillini dimostra che il PD non ha saputo fornire risposte convincenti agli elettori, e, più in generale, che non ha saputo rinnovarsi. Chi ha votato il Movimento 5 Stelle invece del PD ha rivolto a quest’ultimo – alla sua classe dirigente – una disperata richiesta di rinnovamento, ed è stato deluso.
Ora noi non ci nasconderemo dietro un dito. Che destra e sinistra siano un’identica cosa è falso, ma non del tutto: in un senso molto profondo c’è un briciolo di (inquietante) verità in questa provocazione. Su temi decisivi come la politica economica dobbiamo riconoscere che le due posizioni non si distinguono abbastanza: non perché non vogliano farlo, ma perché non ci riescono. Il pensiero economico mainstream si impone ancora a destra come a sinistra, e porta invariabilmente a un’interpretazione debole del fatto economico e delle risposte politiche che occorrerebbe dargli in quest’ora drammatica. Ad esempio, in molti settori del centrosinistra l’idea redistributiva – l’idea che per fronteggiare la crisi occorra sostenere la domanda interna, e che questo richieda nell’immediato una redistribuzione della ricchezza nazionale – suscita ancora diffidenze e si fatica ad assimilarla al riformismo. Ma ci si è chiesti fino in fondo che cosa deve e può significare la parola “riformismo” dopo l’89? Che cosa significa progressismo sociale, giustizia sociale nel secondo millennio? E quali conseguenze sociali e politiche dobbiamo aspettarci dall’inarrestabile impoverimento dei ceti medi – il fatto più drammatico che la società europea sta sperimentando dal secondo dopoguerra?
Sul tema della crescita sostenibile – il più cavalcato dai grillini – le amministrazioni di centrosinistra sono particolarmente vulnerabili. Nella maggior parte dei casi fingono di non capire che la vera questione su cui si gioca la partita dello sviluppo sostenibile a livello locale è anche la più spinosa da affrontare: il consumo del territorio. Tutti ricordiamo lo squallido episodio della defenestrazione di Soru, reo di avere cercato di proteggere le coste della Sardegna dalle libidini edilizie. In quell’occasione fu coniata l’espressione “sinistra immobiliare”: un’espressione che dà i brividi. Se non si arresterà la deriva culturale che vede un po’ ovunque la pianificazione urbanistica al traino della speculazione edilizia, in un’orgia sempre più incontrollata di varianti ai piani regolatori, l’Italia finirà per alienare la sua risorsa più preziosa e meno rigenerabile: la bellezza di cui un destino benevolo e misterioso l’ha dotata, e che da sola potrebbe, se sfruttata in maniera intelligente, innescare la spirale virtuosa di un nuovo modello di sviluppo economico. Ma per le amministrazioni progressiste, come per quelle di centrodestra, il tema è quasi sempre tabù: perché dall’edilizia vengono le principali entrate dei bilanci comunali. Su questo il Movimento 5 Stelle dice spesso cose vere, che ogni cittadino può facilmente verificare passeggiando per le strade della sua città: di chi è allora la colpa, se di colpa vogliamo a tutti i costi parlare?
Sono solo due esempi dei molti che si potrebbero portare, ma sono eloquenti: perchè illustrano la riluttanza del Partito Democratico a immergersi nel cuore dei problemi e costruire risposte. Ogni amico del riformismo dovrebbe interrogarsi su che cosa impedisce alla principale forza riformista italiana di prendere di petto i problemi e collocarli nella griglia di un’interpretazione organica e non equivoca della realtà. Qualunque cosa motivi questa resistenza, sbarazzarsene rimane il vero passaggio obbligato per chi voglia approdare al riformismo che ci occorre: quello aggiornato all’Europa del XXI secolo.
Nel frattempo, chi non si risolve a votare il PD pur volendolo dal profondo del cuore sta chiedendo due cose ai suoi dirigenti: rinnovamento e visione politica. Poiché questa è la richiesta più intelligente e legittima che un elettore possa rivolgere a un partito politico, l’ultima cosa che la dirigenza democratica dovrebbe fare è scegliere di ignorarla.iMille.org – Direttore Raoul Minetti






E’ abbastanza interessante il fenomeno per il quale ogni parola di apprezzamento nei confronti del movimento 5 stelle debba essere “impaninata” in parole di dileggio, quando a parlarne è un esponente o simpatizzante del Partito Democratico. Oggi scopriamo che non di movimento 5 stelle si tratta, ma di grillismo, e nuovamente vediamo ribadito il concetto che sia un movimento qualunquista perché mette allo stesso livello sinistra e destra, nonostante poi si ammetta che “in un senso molto profondo c’è un briciolo di (inquietante) verità in questa provocazione”: sarà forse proprio quel “senso molto profondo” a cui ci si riferisce, noialtri, quando affermiamo che sinistra e destra pari sono? Sarà forse alle classi dirigenti dei partiti di riferimento questo artificiale bipartitismo che puntiamo il dito?
Consiglio la visione del documentario “a furor di popolo”, finanziato dal Partito Democratico nella persona di Pippo Civati, per avere un’idea (purtroppo ancora approssimativa, ma sicuramente più accurata del solito) di cosa sia il movimento 5 stelle.
O magari dare un occhio al M-15 spagnolo.
Caro Fabio, se tu ed io avessimo la stessa opinione del Movimento 5 Stelle e di quello che rappresenta ne faremmo parte entrambi. Se io non mi ci riconosco, è appunto perché ne vedo alcuni limiti che per te, evidentemente, non esistono. Tutto qui: e non è un dramma.
Sostenere che destra e sinistra sono identici è sostenere una cosa falsa. Ci sono uomini e donne, dentro e fuori dal PD, che vivono la politica come servizio, che vi spendono le loro energie migliori e fanno quello in cui credono. Ho il piacere di conoscerne alcuni. Chi ne fa un unico mazzo con i molti furbi e i molti mediocri commette un’ingiustizia e mi avrà sempre contro.
Il problema dei grillini è l’eterno problema dei novatori: che la realtà è complessa e, piaccia o non piaccia, non la si può semplificare oltre un certo limite; che distruggere è sempre più facile che costruire, perché richiede solo un’indignazione che oggi si vende a poco prezzo ad ogni angolo di strada, mentre per costruire occorre uno sforzo intellettuale di cui pochi sono capaci; ecc. ecc.
Se hai voglia di rileggerti il post non vi troverai una sola parola di dileggio, e la ragione è semplice: disprezzare chi non la pensa come me è un atteggiamento che non mi appartiene. Al contrario, mi sembra che tu nutra la pretesa inverosimile, e francamente illecita, di essere al di sopra di ogni critica. E questa è esattamente la strada che porta al disprezzo dell’altro. Occhio, allora.
MIchele, pero’ pure noi dovremmo fare uno sforzo in piu’ e chiamarli col loro nome: Movimento 5 stelle. Perche’ magari “grillini” a loro non piace. Se parli “seriamente” del PdL li chiami forse Berluschini/conidi/cones? Se parli di Sel li chiami Vendolini?
E se di noi parlassero come di Dalemini, Veltronini, Prodini…?
Francesco: gli aspetti terminologici mi interessano poco. Non ho usato l’espressione “grillini” come un insulto e non lo ritengo tale. Viene spontaneo chiamarli così perché il Movimento 5 Stelle è, come il PDL, un movimento organizzato intorno a un unico personaggio e alla sua immagine pubblica. Se qui c’è un problema non è la suscettibilità per un appellativo o per un altro: è che questo movimento deve dimostrare di contenere una visione politica efficace e persuasiva, in grado di reggersi in piedi senza il carisma del leader. Questa è la sfida: adesso stiamo a vedere.
Fabio, come gia’ proposto ad un altro sostenitore-esponente del Movimento 5 Stelle, se vuoi intervenire con una risposta illustrando il tuo punto di vista, sei il benvenuto. Te la pubblichiamo volentieri. Questo e’ un posto di sano dibattito democratico
Scusa Michele ma il fatto che tu non ritenga “grillini” offensivo vale poco. A me pare che al M5S invece paia offensivo. Siccome vogliamo fare i bravi e ragionarci (perche’ lo vogliamo, vero?) con quelli del M5S, magari proviamo a non trattarli da mentecatti. Senno’ poi va a finire che ci danno dei busoni
Francesco, non drammatizziamo. Se guardi il video che suggerisce Fabio (http://movimento.napoli.it/5-stelle/#il-movimento) ti accorgi che si usa la stessa espressione (vedi al minuto 27,12). Per me non ci sono mentecatti: è sempre una discussione fra amici.
Prendo atto con costernazione che il M5S ha “alcuni limiti” e che per questo non merita il voto dei cittadini, a differenza invece del PD che è notoriamente privo di limiti (soprattutto quelli alla decenza) e dotato di “una visione politica efficacie e persuasiva”. Del pianto dei giovani piddini che si sentono umiliati e offesi dalle invettive di Beppe Grillo mi importa una cippa. Io da cittadino mi sento umiliato e offeso dal cumulo di pensioni pubbliche di Prodi e Amato e dai 20 mila euro al mese per 30 anni di D’Alema, Bersani, Fassino, ecc…. così siamo pari.
Il partito o i partiti che si troveranno a gestire le sorti del paese dal 2013 dovranno inevitablimente diventare qualcosa di molto simile al M5S. Se si vorranno imporre ai cittadini manovre da 40 miliardi all’anno per 20 anni si dovranno per forza di cose abolire il finanziamento pubblico ai partiti, dimezzare parlamentari e stipendi, vietare cumulo di cariche, introdurre un limite ai mandati, ecc. Se si vorrà ridurre il debito pubblico si dovrà per forza passare anche da una tassa patrimoniale, dall’abolizione delle Province, ecc. Se è vero che non ci saranno centrali nucleari in Italia e che presto il petrolio finirà, si dovrà inevitabilmente investire nelle energie rinnovabili.. In sostanza, si dovrà fare nel giro di pochi mesi praticamente tutto quello che c’è scritto nel programma del M5S e che i partiti tradizionali (PD compreso) non hanno voluto fare in 20 anni.
Trovo che “grillismo” sia una parola di dileggio, a meno che l’italiano non sia divenuto anch’esso un’opinione: è un modo un po’ snob di approcciarsi ad un fenomeno che esiste da almeno 6 anni in Italia e che, in tutta onestà, prescinde da Grillo. Grillo non ha creato una cultura, un moto d’opinione, Grillo si è venuto a trovare al centro dell’occhio di un ciclone già esistente, e l’ha reso visibile, fungendo da catalizzatore di una reazione che era già in atto. Per questo categorizzare questo movimento come un’emanazione grilloide è riduttivo, svilente, non rende giustizia alla sostanza di quelle che sono le nostre proposte e le nostre critiche al sistema. Ho suggerito di far riferimento al movimento M-15 spagnolo, perché è ricalca al 99% il MoVimento 5 Stelle. Magari un occhio all’estero consentirebbe di guardare con più obiettività a ciò che abbiamo in casa da tempo.
Riguardo il qualunquismo, credo d’essermi già chiaramente espresso. Sei tu stesso, Michele, che affermi che “in un senso molto profondo c’è un briciolo di (inquietante) verità in questa provocazione”, legittimando di fatto ciò che due righi prima e due righi dopo hai definito “qualunquismo”. A me l’incoerenza di tale posizione appare in tutta la sua evidenza. Delle due l’una: o c’è del vero in questa affermazione, o è qualunquista, se per “qualunquista” si intende qualcosa di negativo, partendo dal presupposto che non c’è nulla di negativo nel dire la verità.
Non credo sia un ragionamento difficile da comprendere. Per questo motivo mi sono permesso di suggerire una chiave di lettura un po’ diversa del solito “qualunquismo”: proprio quella che tu hai usato per infarcirci il “panino”.
Sinistra e destra “sono uguali” significa che le classi dirigenti dei partiti che si autodefiniscono di “sinistra” e di “destra” perseguono esattamente gli stessi obiettivi: politiche economiche neoliberiste (addirittura Prodi s’è rivelato più neoliberista di Berlusconi), collusione con i poteri criminali e lobby affaristiche a discapito del bene comune, tutela del potere acquisito tramite elargizione di favori sottoforma di prebende e posti di lavoro in cambio di voti, uno scambio reso possibile da una concezione feudale dell’elettorato, considerato come plebe da manovrare a piacimento (concetto particolarmente valido al centro-sud), quest’ultima prassi talmente consolidata da aver influenzato anche il modo in cui la stampa si approccia alla questione del ballottaggio: “che indirizzo di voto date?” è la tediosa domanda che ci viene costantemente ripetuta in questi giorni, e l’unica risposta plausibile in un sistema veramente democratico – ovvero nessuna, perché l’elettorato non è una mandria di buoi pronta ad obbedire agli ordini del partito – non viene compresa e accettata.
E’ contro questo sistema, ‘o sistema!, che ci muoviamo, e chi di questo sistema ha scelto di far parte deve assumersene le dovute responsabilità. Chi sceglie di stare nel PD senza osteggiare ciò che “i capoccia” fanno (o non fanno!) e che di fatto mina il bene comune, sono compartecipi dello sfacelo e se ne assumono le responsabilità.
Il PD dovrebbe provare a capire perché perde costantemente consensi, sottoforma di spostamento di voti verso altri schieramenti e sottoforma, cosa ancora più grave, di aumento dell’astensionismo. A Napoli è andato a votare solo il 60% degli aventi diritto, questa cosa è una tragedia che va affrontata e risolta, non basta far spallucce, rinchiudersi nella propria torre d’avorio e da lì su (mal)giudicare chi questo problema sta cercando di affrontarlo, trovandone le cause ed ideandone soluzioni.
Le democrazie occidentali dimostrano ogni giorno di più di aver fallito nel perseguire i nobili obiettivi iniziali, che col tempo si son rivelati essere solo una foglia di fico dietro la quale nascondere le più colossali nefandezze. Crediamo, e non siamo i soli a crederlo, che i tempi della delega in bianco sono finiti; crediamo che la politica debba essere non un lavoro lautamente retribuito, ma un servizio civico che si offre alla comunità in cambio di rispetto ed il giusto necessario a fare in quel periodo una vita dignitosa; crediamo altresì che sia il concetto di “rappresentanza” ad aver fallito, e che più che di rappresentanti bisogni cominciare a parlare di portavoce, che agiscono per nome e per conto dei cittadini, ritornando periodicamente a loro per rendicontare il fatto ed a loro rimettere il loro mandato.
Il ricambio, in politica, è una cosa che crediamo sia fondamentale: finiti i tempi del “super uomo” politico, debbono avere inizio i tempi dell’intelligenza collettiva, il gioco di squadra, la condivisione dei progetti e delle soluzioni ai problemi. Per questo, massimo due mandati e poi si ritorna a fare quel che si faceva prima, facendo largo a chi nel frattempo, seguendo tutti i dettami di cui sopra, sarà ugualmente capace di fungere da “portavoce”.
Crediamo in una gestione decentrata e federale del potere, crediamo in una democrazia diretta in cui ai cittadini è consentito esprimersi in prima persona su ciò che ha a che vedere con le loro stesse vite, e crediamo che la loro opinione debba essere vincolante non solo quando si tratta di abrogare qualche legge, ma anche quando si tratta di proporla. Crediamo che i referendum debbano essere senza quorum, perché chi non vota si disinteressa della politica ed è giusto che non abbia peso: l’Italia è uno dei pochi paesi al mondo ad avere un quorum del 50%+1 sui referendum.
Potrei continuare per tanto ancora… e spero che quanto ho scritto sia servito a far capire che c’è ben poco di “qualunquista” in tutto ciò.
A me fa paura questa pretesa di essere “i puri” contro tutti gli altri che fanno parte di un sistema corrotto, marcio etc. anche se forse è solo il segno di una fase politicamente adolescenziale definire se stessi in opposizione a tutto il resto del mondo infame. Anche la lega ha cominciato così, e tanti altri prima ancora, in Italia e in Europa. Alcuni di questi sono finiti particolarmente male, tra l’altro.
Comunque la realtà è un po’ più complessa, e le persone oneste e capaci, che perseguono il bene comune e non solo i propri cavolacci personali, sono sparse un po’ in tutti gli angoli, associazioni, mestieri, cittá e quartieri, partiti e votano (o non votano) di qua e di lá. E possono avere opinioni diverse dalle vostre anche senza guadagnarci niente di personale. E magari si incazzano pure se gli dici che sono complici di un disegno criminale, guarda un po’.
Poi, sulle cose da fare, si dicuterà, e magari poi si scopre che non siamo neanche troppo distanti. Ma sulla purezza della razza no, lasciamo stare il discorso, abbiamo già dato, grazie.
Ma sì, la realtà è complessa e le persone perbene stanno dappertutto, chi dice il contrario. Però anche le persone perbene possono essere asservite, più o meno consapevolmente, a qualcosa che col bene (e col bene comune) c’entra come i proverbiali cavoli a merenda.
Ho esposto una lunga serie di considerazioni programmatiche, sarebbe interessante avere una risposta nel merito.
Fabio, devo dire che difendere il PD di fronte ad una persona di Napoli è qualcosa di veramente arduo. Non ci provo neanche.
Detto questo io parlo a titolo personale, sono un elettore di sinistra non certo un dirigente né tantomeno uno stipendiato. Nessun conflitto di interesse. Non abito neanche in Italia, guarda.
Quello che penso è che sulle cose pragmatiche il M5S non esprime niente di particolarmente nuovo, né di particolarmente sbagliato. Energie rinnovabili, trasparenza, lotta ai poteri criminali sono temi che in tutta europa sono stati portati avanti dai partiti e movimenti di sinistra (e talvolta anche di destra) da almeno 30 anni e non per niente sono un tratto costitutivo dell’Unione Europea.
Non è un caso che l’UE sia – al mondo – la forza che piú si batte per la sotenibilitá ambientale e la lotta ai cambiamenti climatici, naturalmente non senza limiti, ma insomma.
Quando parli di questioni istituzionali, in particolare riguardo alle nefandezze delle democrazie occidentali, davvero non sono d’accordo. La nostra democrazia e i nostri sistemi istituzionali sono molto perfettibili, ma non sono certo un fallimento assoluto. Basta farsi un giro per il mondo. Per avere
trasparenza, sobrietà e “accountability” in politica non è una grande idea fare “tabula rasa” delle istituzioni marce, questo tipo di approccio è sempre sfociato in soluzioni autoritarie.
Anche la democrazia diretta non è una panacea. Basta guardare in svizzera. Dopo un po’ la gente si stufa di votare ogni tre mesi e le persone che riescono a controllare pacchetti di consenso possono facilmente manipolare la metá + uno del 30 per cento dei votanti. Non ci vuole mica molto, eh, e potrebbe facilmente finire male. E’ già successo.
Insomma, io sono felice che il M5S propone la sostenibilitá ambientale e non l’espulsione degli immigrati. Sulle cose da fare secondo me troverete un terreno di incontro nelle istituzioni in cui state entrando. Basta che non pensiate che tutto il resto del mondo sia in malafede solo perché fa politica in un altro partito. Altrimenti M5S rimarrà sterilizzato ai margini, come già molti piccoli partiti e movimenti prima di lui.
Matteo: sono d’accordo con Gio, è facile che su molti contenuti la distanza sia minima o nulla.
Fabio: ti ri-rispondo e poi chiudo, altrimenti finiamo per scrivere un saggio a quattro mani.
Il diritto alla suscettibilità ha un prezzo, ed è l’abitudine al rispetto: non so se “grillino” sia un epiteto insultante, a mio parere non lo è, ma sul fatto che “PD meno L” lo sia è difficile nutrire dubbi. Allora? Ti sarai accorto in ogni caso che l’articolo è molto più critico verso il PD che verso il M5S. Io credo che tu possa sotterrare la tua ascia di guerra.
Seguo con attenzione il discorso politico del M5S, e mi inquieta il suo essere sempre in bilico fra giusta protesta e disfattismo, fra invito alla partecipazione politica e negazione della politica. E’ un crinale pericoloso; è giocare con il fuoco. L’attacco all’istituto liberale del parlamentarismo, all’idea stessa della mediazione politica, resta l’attacco più subdolo e micidiale che si possa muovere alle libertà democratiche: bisogna saperlo. E la “democrazia diretta”, permettimi, è un mito puerile. La maggioranza non può governare direttamente, per la stessa ragione per cui non potrebbe scrivere un buon romanzo. La complessità vuole essere gestita da minoranze selezionate: il vero problema è come vengono selezionate.
Dici che non siete “grillini”, che “non avete bisogno di Grillo”. Però vedi: o avete una linea politica o non l’avete. Se non l’avete non servite a nulla, se l’avete il punto è chi la detta. Però ora non dirmi che nel M5S la linea la dettano “tutti”, perché sarebbe una sciocchezza. “Tutti” dettano “tutto”; poi ci vuole qualcuno che seleziona, elabora, struttura e propone. Chi è questo qualcuno e come ottiene il suo ruolo? Nel PD c’è uno statuto, ci sono organi elettivi e un limite ai mandati. Nel “non statuto” del M5S non c’è nulla di tutto ciò: c’è il blog di Grillo, con il suo nome. Il che non è particolarmente democratico, né trasparente.
I problemi della politica sono vecchi di qualche migliaio di anni, caro Fabio, e hanno messo a dura prova le teste migliori che l’umanità abbia prodotto. Credere che la matassa si possa sbrogliare con un colpo di bacchetta e un po’ di buona volontà è una pericolosa illusione.
trovo veramente divertente che i grillini se la prendano perché vengono chiamati così, considerato che riescono a rimanere seri usando espressioni come PD-L per parlare del Partito Democratico. Al rispetto segue rispetto, al dileggio segue dileggio. Finché il “movimento 5 Stelle” userà il linguaggio e le parole d’ordine di un buffone, finché non avrà alcun momento democratico al suo interno, finché non dimosterà di essere un soggetto politico serio con il quale è possibile lavorare insieme, ecco, fino ad allora ci saranno sempre cose più serie di cui occuparsi.
Certo che pero’ se anche noi usiamo un linguaggio denigratorio, e i nostri leader continueranno ad essere le stesse facce inutili , finche’ non avremo una linea chiara che dia fiducia a chi ci vota, hem….
@Francesco non vedo quale sarebbe il passaggio logico tra chiamare grillino uno del movimento di Grillo (che sia denigratorio è persino paradossale) e avere “le stesse facce inutili” come leader (premesso che posso non essere d’accordo con alcuni di loro, ma non con tutti, ma mai li definirei inutili).
Il PD una linea ce l’ha e l’ha portato al 28% come forza singola e a costruire una coalizione del centrosinistra imperniata su di sé. Personalmente non sono un fan della linea Bersani, ma ritengo urticante questo snobismo di dare addosso al PD che dovrebbe imparare a fare politica da chiunque anche da Grillo. Per cortesia: ha preso il 10% a Bologna perché Bologna è Bologna e noi d’altronde lì prendiamo il 40% mi pare.
E poi rimettiamo i piedi per terra: qua gli unici che vanno da soli sono quelli dell’M5S: ergo sono loro che devono cambiare linea e accettare di coalizzarsi. Se non lo vogliono fare, pace.
Certo, pace. Basterebbe far dire a una faccia credibile (hai ragione, le facce dei nostri leader, di gran parte dei nostri leaders, non sono inutili: sono dannose) del PD le cose sensate che pure il M5S dice, e chi vota il M5S voterebbe noi. Ma
a) le facce credibili non sopravvivono, nel PD
b) le cose sensate, se le dicono “i grillini” non valgono piu’, perche’ veniamo da lontano……