di Lorenzo Gasparrini
Ho scoperto che Vittorio Sgarbi è un filosofo. Io e lui abbiamo fatto gli stessi studi (il famigerato “vecchio ordinamento”). Io ho messo qualche esame di Storia dell’arte – non obbligatorio – e mi sono laureato in Estetica. Lui si è laureato in Filosofia “con specializzazione in Storia dell’Arte”, come recita tutto il web. Averlo saputo prima, sarebbe piaciuto anche a me. Solo che, setacciando il web alla ricerca di quel piano di studi, ho fatto una scoperta: non c’è nessuna specializzazione di quel tipo. I critici d’arte seguivano invece (ed oggi a maggio ragione) un corso di studi diverso, che si faceva a Lettere. E’ quindi lo Sgarbi-filosofo, che la sorte ci ha regalato, e non lo Sgarbi-critico d’arte. Anche se noi lo conosciamo così.
Ma a Sgarbi piace comunque frequentare l’arte, e non gli manca certo la modestia Paragona il costo della sua trasmissione a quello necessario per la salvaguardia di un patrimonio della cultura mondiale; per ora, siamo certi solo della prima spesa – pubblica, tra l’altro. Pompei può attendere ancora.
Non attenderà la Biennale di Venezia; dopo tante polemiche è lui a organizzarla, e le critiche fioccano. Se, ad esempio, l’opinione di Achille Bonito Oliva può essere ovvia, meno ovvio è stato Luca Vitone, che alla chiamata dell’intellettuale di riferimento – Sgarbi ha congegnato così – risponde un cortese, motivato, fermo no ai modi e agli strumenti che un critico d’arte, forse, non dovrebbe usare. Ma ormai si sa, lui è un filosofo. Personalmente non mi sognerei mai di confondere le due competenze, ma evidentemente è un mio limite, uno dei tanti che mi ha tenuto lontano dalla fama e dal successo.
Ancora mi chiedo dove e quando ha avuto origine questo malinteso, e la risposta, che evidentemente la mia memoria aveva rimosso, è riportata in rete più o meno ovunque. Vittorio Sgarbi nasce in televisione.
“Sgarbi si affermò come grintoso personaggio televisivo (si è autodefinito ‘polemista’) soprattutto come ospite della trasmissione televisiva Maurizio Costanzo Show, durante la quale alternava apprezzate lezioni d’arte a vivaci dispute verbali nei confronti degli altri ospiti” (Wikipedia)iMille.org – Direttore Raoul Minetti







Il costo della sua trasmissione è solo un costo e basta! Se quei soldi fossero stati spesi per Pompei, forse, avremmo avuto un ritorno… invece “si è subito un ritorno”…squallido di un uomo squallido!
Tra l’altro, idelbo, lo si è sempre criticato proprio per la sua incompetenza (e disprezzo, ovviamente, “lui è fatto così”) verso l’arte contemporanea. Questa bella uscita su Pompei direi che chiude il cerchio, se ce ne fosse stato ancora il bisogno. Insisto: le parole sono importanti, e s’è visto da tempo che il suo non è solo un modo d’esprimersi, quanto un modo di essere e svolgere il suo lavoro. Che è sempre più evidente quale sia.