Salvare le primarie aperte, con la matematica

di Guido Giuliani.

foto: Domiriel

Lo sconcertante esito delle primarie di Napoli ha disorientato il Partito Democratico riguardo all’approccio da tenere nei confronti dello strumento-simbolo del PD stesso. Le dichiarazioni dei leader lasciano intendere che si andrà verso primarie “chiuse”, cioè riservate agli iscritti al partito o ai cittadini che si siano registrati per tempo in appositi elenchi di simpatizzanti.

Primarie, luci e ombre. Le primarie hanno consentito al centrosinistra di vivere straordinari momenti di inclusione, apertura e popolarità. Ciò è valso sia per le imponenti primarie nazionali per la scelta del candidato premier (Prodi 2005) e del segretario del PD (Veltroni 2007, Bersani 2009), ma anche per le numerose consultazioni locali che hanno consentito ai cittadini simpatizzanti del centrosinistra di scegliere i candidati per la carica di sindaco o presidente di provincia.

A questi grandi successi fanno da contraltare alcune distorsioni, di cui le primarie napoletane costituiscono l’esempio più eclatante. Nel piccolo ma importante bagaglio dell’esperienza territoriale di coloro che si sono cimentati e impegnati politicamente nel sostegno a questo o quel candidato si possono trovare alcuni aspetti o ricordi poco piacevoli. Alcuni esempi:

- La partecipazione al voto (soprattutto per la scelta di candidati locali) è poco spontanea. La scarsa capacità di accesso ai mezzi di comunicazione fa sì che l’informazione sulle consultazioni primarie viaggi attraverso i canali della comunicazione di partito e dei contatti e delle amicizie personali, con la conseguenza che non partecipano al voto tutti i potenziali cittadini che vi sarebbero interessati, ma solo quelli opportunamente “motivati”.

- Vi sono alcune enclavi (su scala di quartiere, o piccoli paesi) nelle quali la partecipazione alle primarie è altissima. Ciò avviene perché la forte presenza territoriale dei partiti agisce da stimolo alla partecipazione. Ad esempio, la partecipazione al voto può venire incentivata da anni di buona o solida amministrazione locale di sindaci di centrosinistra in comuni minori, oppure dall’influenza (su un quartiere, un paese) di politici di lungo corso che hanno saputo nel tempo radicare il proprio consenso elettorale e che decidono di spenderlo per uno dei candidati. Ciò può portare al voto, nel giorno delle primarie, anche elettori non di area di centrosinistra che tributano un favore o un attestato di stima ai politici di cui sopra. Ciò può essere fortemente distorsivo dell’idea di fondo delle primarie, perché questi elettori, poi, alle elezioni “vere” non votano per il centrosinistra.

- Sono ben peggiori, infine, i tentativi di inquinamento del voto da parte di organizzazioni criminali, oppure di forze che fanno riferimento a partiti politici avversari del centrosinistra.

Le primarie che vogliamo. Le primarie aperte a chiunque si presenti ai seggi il giorno stabilito forniscono un esito che ben rappresenta il pensiero dell’elettore “medio” di centrosinistra, consentendo quindi di selezionare la persona con maggiore probabilità di avere un impatto positivo, vuoi elettorale o di leadership. Le primarie “ideali” devono avere queste caratteristiche:

- Spontaneità ed apertura. Deve poter votare il cittadino che, quella mattina, si sveglia con il desiderio di dare il proprio contributo al percorso democratico del centrosinistra. In questa ottica, le primarie “chiuse”, che impongono ai votanti di registrarsi in appositi elenchi qualche settimana prima del voto, sono molto criticabili, perché forniscono un risultato poco rappresentativo dell’orientamento dell’elettore medio, e forniscono più che altro uno spaccato dei rapporti di forza e consenso interni ai partiti. Che non sempre forniscono la soluzione maggiormente in grado di entusiasmare il resto dei cittadini in occasione delle elezioni vere.

- Rifiuto della prevaricazione da parte di gruppi organizzati o enclavi di consenso. L’esito delle primarie non deve essere determinato in maniera principale dalla forza di mobilitazione di gruppi di potere che, in quanto tali, hanno grande capacità di azione e coinvolgimento solo a livello ultra-locale (quartiere, piccolo comune). Prescindendo da casi estremi, queste forze agiscono invero a fin di bene. Il problema è che la forte localizzazione del consenso così costruito è assai poco rappresentativa del simpatizzante “medio” di centrosinistra, e può determinare per le primarie un esito complessivo che è costruito in alcuni ristretti ambiti locali (di quartiere, di paese), e che mal rappresenta la scelta ottimale per il centrosinistra.

Salvare le primarie aperte con la matematica. [NOTA: i dettagli matematici e il metodo di implementazione sono riportati nelle Appendici, in fondo a questa pagina].

Occorre conciliare la mobilitazione organizzata e la partecipazione spontanea; tutelare il diritto dei gruppi organizzati di raccogliere e diffondere il consenso, e garantire la rappresentatività su ampia scala dell’esito delle primarie.

Una semplice soluzione la fornisce la matematica. Si tratta di rendere meno rilevanti, dal punto di vista dell’esito delle primarie, i voti “concentrati” in quartieri (specifici seggi nel caso di primarie comunali) o in piccoli comuni (per le primarie provinciali).

Va introdotto il principio per cui non tutti i voti hanno lo stesso peso. Per tutelare il significato e l’interesse collettivo delle primarie, va abbandonato, il principio “una testa, un voto”.

Qual è l’idea di fondo? Ridurre il peso dei voti espressi in quei seggi delle primarie in cui l’affluenza è abnormemente superiore al normale. Come viene definita l’affluenza “normale”? Si può ragionevolmente definire in base al rapporto tra i votanti alle primarie e i voti raccolti dal PD (o dal centrosinistra) nelle ultime elezioni significative (regionali o politiche). Una volta calcolato il valore medio di questo rapporto su scala comunale o provinciale, per ciascun seggio delle primarie si può verificare se ci sia stata una affluenza abnorme, ossia troppo sopra la media. E, in quei casi, apportare i correttivi facendo pesare meno i voti espressi in questi seggi. Il numero di voti “pesati” che vanno di fatto a contribuire al conteggio per il vincitore finale si ottengono da una funzione matematica, che è riportata graficamente nella Figura 1, che mostra il numero di voti “pesati” PP da attribuire a un seggio in funzione dei voti espressi P, nell’ipotesi che per il seggio in questione il numero atteso di voti espressi (stimato in base alla media complessiva) sia 100. Quindi, da 200 voti in avanti il numero di voti “pesati” si discosta progressivamente dal numero di voti espressi, cosicché se i votanti sono 1000, il numero di voti “pesati” è pari a 380.

Figura 1. Esempio di calcolo dei voti pesati che, per uno specifico seggio, contribuiscono al computo totale, in funzione dei voti effettivamente espressi nel seggio: Si considera il caso in cui il valore “atteso” di votanti alle primarie calcolato in base alla media di affluenza per il livello territoriale considerato (comune o provincia) sia pari a 100.

Conclusione. Il metodo proposto consente lo svolgimento delle primarie “aperte” (gli elettori non devono registrarsi in anticipo, chiunque voglia farlo può recarsi a votare nel giorno delle primarie), salvaguarda il significato universale delle primarie e la loro rappresentatività in vista delle elezioni succesive. Di pari passo, introduce meccanismi che limitano fortemente l’impatto di tentativi di alterazione del risultato delle primarie, ed evita che le scelte che rivestono grande interesse collettivo vengano determinate dal potere politico di pochi.

Appendice 1 – Le basi matematiche. Per il seggio delle primarie numero n, chiamiamo Rn il rapporto, tra il numero Pn di votanti alle primarie e il numero Vn di voti raccolti alle ultime elezioni “vere”: Rn = Pn / Vn. Definiamo – per il livello comunale, provinciale, o regionale – il valore “medio” territoriale del rapporto R per le primarie in questione, che chiamiamo <R>. Per ciascun voto depositato nell’urna delle primarie, il valore effettivo del voto dipende dal numero di voti espressi in quel seggio, attraverso una “funzione di peso” F(Rn) che dipende dal rapporto Rn per il seggio e dal valor medio complessivo <R>. Quando Rn è inferiore al valore medio <R>, oppure è nell’intorno del valore medio, ciascun voto vale 1. Quando Rn supera il valore medio <R>, il valore di ciascun voto “in eccesso” assume un valore inferiore a 1. Nella Figura 2, è riportata la “funzione di peso” F(Rn) utilizzata per calcolare i valori del grafico di Figura 1. Quando il rapporto tra votanti delle primarie e voti elettorali supera di un fattore 3 il valore medio, ciascun voto espresso oltre questa soglia vale 0.2, cioè il 20% di un voto espresso in un seggio “sotto media” o poco sopra la media.

Figura 2. “funzione di peso” F(Rn) utilizzata per calcolare i valori del grafico di Figura 1. Quando il rapporto tra votanti delle primarie e voti elettorali supera di un fattore 3 il valore medio atteso ciascun voto espresso oltre questa soglia vale 0.2, cioè il 20% di un voto espresso in un seggio “sotto media” o poco sopra la media.

Ai fini dello spoglio dei voti e della definizione dell’esito delle primarie, il numero di voti “pesati” PPn che vale per il seggio numero n viene calcolato moltiplicando il numero totale di voti espressi Pn per un numero Mn che viene ottenuto attraverso una nuova funzione (che matematicamente rappresenta l’integrale della “funzione di peso” F(Rn)). La Figura 1 mostra il numero di voti “pesati” PPn in funzione dei voti espressi Pn, nell’ipotesi che per il seggio in questione il numero atteso di voti espressi (in base alla media complessiva) sia 100. Quindi, da 200 voti in avanti il numero di voti “pesati” si discosta progressivamente dal numero di voti espressi, cosicché se i votanti sono 1000, il numero di voti “pesati” è di 380.

Appendice 2 – L’implementazione: come fare. Il meccanismo proposto è di semplice implementazione (è sufficiente un programma Excel per ciascun centro di raccolta dei dati delle primarie, indicativamente uno per ciascuna provincia) e sicuramente alla portata di un partito organizzato come il PD. Nel file excel fornito dal PD centrale è già inserita la “funzione di peso” e la funzione che serve per calcolare i voti “pesati”. Le sedi provinciali del PD dovranno inserire i dati relativi ai voti ottenuti nell’ultima elezione significativa, suddivisi per i diversi seggi delle primarie (operazione semplice, dato che ciascun seggio delle primarie “copre” determinate sezioni elettorali “vere”). Il giorno dello spoglio, nel file Excel verranno via via inseriti i dati dei voti espressi alle primarie nei vari seggi, e il programma fornirà automaticamente in tempo reale il numero di voti “pesati” per ciascun seggio. Poiché il valore medio <R> su scala comunale o provinciale è noto solo al termine dello spoglio completo, il sistema proposto fornisce il risultato finale solo allorché tutti i seggi sono stati scrutinati (come, d’altronde, il metodo standard).

Ovviamente, è possibile definire la “funzione di peso” in maniera differente da quanto fatto qui, possibilmente basandosi su dati statistici relativi alle primarie passate, da cui si possano evidenziare le soglie significative per individuare le distorsioni indesiderate indicate più sopra, e quindi neutralizzarne adeguatamente le conseguenze.iMille.org – Direttore Raoul Minetti

57 Commenti

  1. gio

    geniale.

  2. grande! Dubito però che qualcuno nel PD sia in grado di metterlo in pratica …

  3. Franz

    Massì, continuiamo a farci del male…

  4. cioe’ se gli elettori del PDL dovessero cambiare idea in blocco, noi gli si risponde “il vostro voto conta meno, perche’ la volta scorsa non avete votato per noi”.

  5. gio

    ma no, scusa, leggi meglio, vuol dire solo che un collegio con una affluenza alle urne “anomala” viene contato un po’ di meno..

  6. Luis Alberto

    devo dire che sinceramente anch’io ho notato delle strani concentrazioni di voto in alcune zone del parlamento. sul lato destro del parlamento votano sempre compatti nello stesso modo in modo anormale. lo stesso in effetti capita sul lato sinistro. seguendo il suggerimento di giuliani in questi casi toglierei la equivalenza una testa un voto. ogni 5 dalemiani un voto. ogni 10 berlsucones un voto e così via…

  7. alfredo

    Trovo molto interessante il tutto. Sono d’accordo di applicare il metodo matematico. In certe zone dove il voto clientelare o guidato è preponderante. Eviteremo figuracce alla “napoletana”….

  8. Paulus

    Allucinante. Ma come si fa a partorire una tale perversione? Ricordo al sig. Giuliani che democrazia significa che tutti i cittadini prendono parte, direttamente od indirettamente, al governo. Presupposto fondamentale di ciò è che ogni cittadino abbia gli stessi diritti di un altro cittadino. Per quale motivo il mio voto (ad es. in un collegio “politicizzato”) dovrebbe valere meno di quello di un altro? Certamente il principio di UGUAGLIANZA non viene rispettato. O scegliete altri metodi per evitare figuracce oppure cambiate nome al vostro partito. PPD=Partito di Peso Differenziato mi sembra un buon nome.

  9. Borgognoni

    «Va introdotto il principio per cui non tutti i voti hanno lo stesso peso. Per tutelare il significato e l’interesse collettivo delle primarie, va abbandonato, il principio “una testa, un voto”.»
    Cioè, per tutelare una pratica democratica proponete di diminuire il peso del voto alcuni elettori? Cioè, questa sarebbe una posizione che dovrebbe essere fatta propria da un partito che di cognome fa Democratico?

  10. #6

    È un pesce d’aprile, vero?

  11. Francesco Cerisoli

    Farei notare una cosa: posso votare alle primarie (libere, aperte, autorganizzate) in un “seggio” che sia lontano dal quello in cui dovrei votare alle elezioni vere e proprie (non sempre, anzi quasi mai i seggi delle primarie corrispondono a quelli delle elezioni vere e proprie). Quindi la “criminalita’ organizzata interna al partito” potrebbe, furbamente, far convergere i voti dei suoi in quei seggi in cui l’affluenza delle politiche e’gia” alta. O no?
    Ah, e poi ci sarebbe anche il voto online… Vabbe’…

  12. m.fisk

    Anziché inventarsi metriche ponderali per dimostrare al proprio pubblico di aver superato la terza classe del liceo scientifico, sarebbe sufficiente trasformare le primarie da elezione diretta a elezione indiretta, attribuendo a ciascun seggio un determinato numero di voti-segretario (che poi altro non è il buon vecchio sistema di collegi che ha guidato la nostra democrazia parlamentare fino all’invenzione della vocazione maggioritaria).
    Si può anche ipotizzare che chi vince in un seggio pigli tutti i voti disponibili, il che avrebbe il bel vantaggio di rendere le primarie del PD una copia del sistema elettorale delle presidenziali USA, il che farebbe certo piacere a Veltroni, ormai progressivamente intristitosi a causa delle livide amarezze che ha dovuto pazientemente ingoiare.
    La terza soluzione, la più pratica, sarebbe quella di far decidere direttamente il Segretario ai Mille, magari mediante un sondaggio sul blog con accesso limitato a coloro che abbiano fatto più di 500 edit negli ultimi sei mesi. Ma si tratta di una via impraticabile, dato che ci si rimetterebbe il dueurino di obolo, che con i tempi che corrono viene sempre utile.

  13. Raoul

    Niente offese a iMille, please

  14. #6

    Niente offese? Un blog che nel “comitato editoriale” ha il nome del vicepresidente del PD e pubblica certa roba? Io continuo a sperare che sia uno scherzo.

  15. bg

    “i voti che ci piacciono pesano di più, gli altri di meno. perché alcuni voti sono più democratici di altri, e i nostri son i più democratici di tutti”. è una formula più breve e dice la stessa cosa. basta con questo linguaggio paludato da vecchia politica, pane al pane vino al vino.

  16. mi pare che chi critica il metodo proposto sulla questione che “si vuole far votare chi piace” non abbia capito (ma forse neanche veramente letto, o forse no veramente non capisce semplicemente) il senso della proposta.
    Per evitare che forze esterne modifichino un sistema di voto “aperto” (e che però non è un’elezione ma una consultazione tra simpatizzanti, quindi bisogna in qualche modo tutelare i simpatizzanti), anziché schedare i simpatizzanti (come più o meno hanno in mente a Roma) si utilizza un modo tecnico per evitare “truppe cammellate” che vengono da fuori (da un altro partito per esempio, per far vincere il candidato che si pensa più scarso).

  17. m.fisk

    Guarda, riccardo da parigi, il senso della proposta è semplicissimo, e non bisogna essere ingegneri elettronici per comprenderlo. Il senso della proposta è che il voto di chi vota in un seggio cammellato vale meno, indipendentemente dal fatto che sia stato espresso per il cammellante o per altro candidato. Questa, a Milano, si chiama “cazzata”, e Parigi “bêtise” o “connerie”.

  18. Borgognoni

    Caro Riccardo, ma che forze «esterne» influiscano sul voto (cioè votino) è il senso stesso delle primarie «aperte». Altrimenti le si fanno chiuse. La terza opzione è far votare soltanto chi volete voi. E a me non pare «democratica».

  19. fausto

    avete bisogno, più che di un dizionario per andare a guardare alla parola democrazia, di un buono psicologo

  20. bg

    aderire a un partito sarebbe “schedare i simpatizzanti”. sempre meglio.

  21. Luca Simonetti

    “non è un’elezione ma una consultazione tra simpatizzanti, quindi bisogna in qualche modo tutelare i simpatizzanti” a parte che la distinzione è oscura, da che mondo è mondo il modo migliore di tutelare i simpatizzanti è di garantire che il loro voto valga quanto quello di tutti gli altri, né più né meno. sennò si chiama semplicemente gerrymandering e non è una bella cosa.

  22. #6

    Al contrario, io il post l’ho riletto tre o quattro volte, sperando nello scherzo.
    Ed è sbagliato, nella forma e nella sostanza.
    Alle primarie vota sempre un parte del teorico elettorato democratico, e se qualcuno di quelli che si candida riscuote più successo, anche se lo riscuote solo in alcune zone invece di altre, magari perché è un politico attivo proprio in quella zona, non è pensabile considerare meno questi voti.
    Non è pensabile dire al circolo che magari fa più attività sul territorio dire che i loro voti, in quanto superiori alla precedente tornata, sono da considerare meno.
    E anche se l’ipotesi della differenza fosse valida, e ripeto che non lo è, supporre che certi controlli possano essere “sicuramente alla portata di un partito organizzato come il PD” denota il fatto che chi ha scritto il post nel PD non ci milita, e sicuramente non conosce l’organizzazione delle primarie.

  23. m.fisk

    Una modesta proposta alternativa. Dato che sembra ovvio che il problema sia quello di impedire che frange criminali o esponenti di altri partiti votino surrettiziamente in qualunque consultazione primaria che si svolga al di fuori del Comune di Firenze, e considerato che dette influenze operano assoldando persone facilmente riconoscibili ad un esame obiettivo in virtù di particolari caratteristiche personali, e dello stato di bisogno perlopiù derivante da una bassa scolarizzazione, introdurrei un sistema di pesatura del voto basato su questi coefficienti:
    - licenza elementare – 0,2
    - licenza media – 0,4
    - maturità tecnica – 0,7
    - maturità scientifica o classica – 0,8
    - laurea – 1
    - dottorato – 1,2
    - titolo di studio USA – 4

    Sono poi necessari una serie di coefficienti di ponderazione per tener conto dei particolari tratti somatici e comportamentali che identificano quella moderna “carne da cannone”.
    - petto villoso e catena d’oro: -50%
    - occhiale spesso, mingherlino, segaligno: +100%
    - tatuaggi: -40%
    - orecchino (se maschio): -20%
    - auricolari con Gigi d’alessio sparato a palla: -99%
    - auricolari con Ivano Fossati sparato a palla: +300%
    - copia di “Libero” in bellavista: -99%
    - copia di “NOI” in bellavista: +800%
    - certificato di partecipazione alla manifestazione del Circo Massimo: +65%
    - figu di Pizzaballa: +65%
    - nome straniero: -20%
    - nome straniero e occhio a mandorla: -80%

  24. gio

    resta il fatto che le primarie “apertissime” possono essere condizionate, specialmente da alcune parti, il che è ovviamente un problema.

    Quella dell’articolo è una possibile soluzione, ma evidentemente controversa. Forse il metodo elezione indiretta potrebbe raggiungere gli stessi risultati in maniera politicamente più spendibile.

    Ma guardate che anche in una elezione indiretta alcuni voti pesano di più e altri di meno, dipende dalla configurazione dei collegi, dall’affluenza al voto, dal numero di “grandi elettori” per ogni collegio. nell’elezione del presidente americano infatti può vincere benissimo chi ha meno voti, vedi alle voce Bush 2000.

    Insomma, alla fine la contestazione “una testa un voto”, ovvero la contestazione che sembra più forte, è proprio quella che paradossalmente regge di meno.

  25. bhe chi non vuol capire non capisca.
    Anche perché quando poi si parte per la tangente come qualcuno, non vale neanche la pena di provare a ragionare.
    Tant pis, come si dice in franza …

  26. #6

    Riccardo, il “modo tecnico”, come lo chiami tu, è antidemocratico.

  27. La provocazione sarà anche interessante, ma è nettamente antidemocratica, nel senso che anche teorie molto semplificate sulla democrazia spiegano che una delle condizioni minime è che ogni voto conti uguale. Tutte le situazioni in cui ciò non si è verificato (es. i “borghi putridi” in Inghilterra) hanno generato reazioni a causa del loro risultato distorto.
    L’idea che esista una opinione “mediana” che è diversa da quella media, può anche essere corretta (ma ne dubito), rimane il fatto che è quella media che deve prevalere in una democrazia.
    Poi naturalmente un partito può decidere qualsiasi cosa, anche di far decidere tutto a un singolo individuo o organizzare finte competizioni interne in modo tale da favorire un accordo tra capocorrenti, eh. Un partito è una associazione privata, e come le due cose sopra richiamate può anche decidere di usare una formula matematica per diminuire il peso delle proprie roccaforti (anche se mi sembrerebbe un po’ tafazziano).

  28. Indignato

    Io vivo in un quartiere dove il PD è fortissimo e alle ultime primarie oltre un terzo dei voti totali sono arrivati dalla mia zona. Perché il mio voto dovrebbe valere meno di uno che abita in centro? Solo perchè ho la (s)fortuna di vivere in un quartiere dove il partito è fortemente radicato? Perché i consiglieri comunali del PD che sono stati qui eletti con una marea di preferenze (proprio perché hanno fatto un ottimo lavoro sul territorio) dovranno essere penalizzati alle prossime primarie?

  29. chi vuole partecipare alle primarie si può iscrive all’anagrafe degli elettori. In questo modo l’iscrizione al partito diventerebbe un “di più” e il partito si alleggerirebbe. Basta poi convincere il partito che per guidare un partito di 30mila iscritti non servono 1500 dirigenti.

  30. chamberlain

    la proposta è abbastanza idiota (prima che anti-qualunque cosa, è così difficile digerire un’elezione indiretta? o che vi sia una certezza sulla base elettorale?), ma mi rendo conto che percepire l ‘idiozia in un sistema che permette agli elettori di altre forze politiche di votare il segretario sia un’impresa titanica.

  31. numero sei (che sei un agente della spectre?) , ti risponderei con vari esempi di modo tecnici che seguendo l’esempio di “una testa un voto” sono “antidemocratici”.
    Però se non so neanche come ti chiami …

  32. #6

    Riccardo, una testa un voto non implica democrazia, democrazia implica una testa un voto. È facile.
    Io però vorrei sentire qualche considerazione di merito, non delle aringhe rosse.
    Se preferisci, Ermanno.

  33. m.fisk

    @chamberlain – non è che si voglia permettere agli elettori di altri partiti di eleggere il segretario del partito, ma anche non è che non glielo si voglia permettere. Sto fuori ma anche dentro, voto ma anche sto a casa, secondo che la mattina abbia bevuto il caffè ma anche il tè.
    La mano che ha scritto il copione è riconoscibile da miglia di distanza, anche senza binocolo.

  34. chamberlain

    si mortifica il valore di un voto solo per salvaguardare a tutti i costi la natura “aperta” delle primarie. accanimento terapeutico, si chiama. solo il fatto che esista una proposta del genere dimostra che le primarie, così come sono, sono sbagliate.
    la proposta poi è inattuabile, perché per stabilire quanto valga ciascun seggio si dovrebbero dare per presupposte una serie n+infinito di variabili, sulla base di “valutazioni” che andrebbero fatte di volta in volta.

  35. Piacere ermanno. Allora il principio di “una testa un voto”, ha sempre tanti “bilanciamenti” in tutti i sistemi, anche in quelli vigenti, i “borghi putridi” sono un esempio “negativo”, ma tutti i sistemi maggioritari hanno questo tipo di bias, per non parlare delle camere delle regioni.

    Ma tornando al PD (che è una organizzazione e che usa le primarie per scegliere i suoi rappresentanti), se andassimo a vedere il meccanismo per eleggere il segretario, troveremo che già ci sono dei bias, dati dal numero di elettori effettivi rispetto al numero di elettori la volta precedente. In questo caso il bias premiava (valeva sicuramente per le elezioni 2007, non sono sicuro valesse anche nel 2009) un collegio che avesse un grande surplus di elettori rispetto alla volta precedente, perché si voleva “incitare” (e non c’era in realtà vera competizione …). Ma non cambia il principio, perché era “una testa più voti” …

    Ritornando al problema sollevato e al metodo (per essere pragmatici e non parlare solo per epiteti).
    - Ci poniamo il problema di inquinamento esterno del voto delle primarie? (e mi riferisco soprattutto a quelle per sindaci e cariche locali);
    - Se sì (se no pace e bene), quali sono i modi per ovviare a ciò? Mi pare siano due principalmente: (i) istituire delle anagrafi degli elettori, (ii) evitare con dei meccanismi tecnici queste distorsioni. Se si prende come “riferimento” per applicare la funzione invece che la media sull’elezione stessa (che effettivamente andrebbe bene se i seggi avessero un bacino elettorale analogo) semplicemente l’affluenza precedente, come anche proposto qui, (o anche la media dell’affluenza normalizzata per il peso demografico/elettorale di ogni seggio), si limiterebbe di molto la possibilità di grandi modifiche dall’esterno del voto, sarebbe un deterrente e quindi tutti contenti.

    Quando dico “salvaguardare i simpatizzanti”, mi riferisco proprio alla possibilità che non-simpatizzanti (intesi come “truppe” mandate da fuori, non come persone che magari votano partiti affini ma che sono interessati anche al PD, questi sono da intendersi proprio come “simpatizzanti” o “simpatizzanti potenziali” ed è proprio per attirare questi che si fanno le primarie) possano avere lo stesso peso dei veri simpatizzanti.

  36. Mi sa che qui hanno ragione e torto un po’ tutti. Infatti si parla, mi sembra, di cose diverse e fra loro difficilmente comparabili:
    1) la cosa erroneamente chiamata primarie per l’elezione del segretario del partito (o dei segretari regionali o altre cariche interne). Non sono primarie di alcuna secondaria, sono elezioni. la scelta di aprirle a tutti i cittadini era legata all’idea della coincidenza segretario=candidato premier derivante dalla coincidenza PD=quasi unica opposizione, che va da solo. dato che tali coincidenze sono pressoché saltate con Bersani, ovviamente il tutto perde un po’ di senso. Forse, elezione diretta fra i soli iscritti, o iscritti a liste di simpatizzanti come dice Stefano qua sopra, sarebbe più logico alla situazione attuale
    2) le vere primarie per le candidature a cariche monocratiche (sindaci ecc.). Qui le primarie sono per forza “aperte”, per il banale motivo che sono quasi sempre di coalizione. Il che tra l’altro apre un’altra questione grossa come una casa, visto che il candidato del partito più grande parte avvantaggiato ma la sua eventuale sconfitta, come si è visto a Milano, ha effetti molto complicati. E visto che le primarie di coalizione sono, indubbiamente, una stranezza molto italiana.
    3) eventuali primarie per la scelta dei candidati al parlamento come correttivo al porcellum. Non si sono ancora viste. Sarebbero di collegio e di partito, potrebbero essere solo per iscritti a liste di simpatizzati. Forse, sarebbero le uniche di cui vedo una vera necessità. E se si facessero con collegi non troppo grandi, non avrebbero per definizione i problemi “napoletani”….

  37. Fabio

    “Una testa un voto” è democrazia, altrimenti non c’è democrazia? Falso.

    Neanche le provocazioni che propongono un peso dell’elettore hanno senso perché viene proposto di stabilire una relazione tra votanti alle elezioni per un partito e votanti alle primarie e non di pesare in modo diverso voti diversi a seconda della qualità del votante.

    Quasi mai “una testa un voto”. I sistemi maggioritari puri sarebbero antidemocratici perché vengono obliterati dai risultati delle elezioni un grande numero di votanti, potenzialmente il 50%-1 di ogni collegio? Le soglie di sbarramento sarebbero antidemocratiche perché chi ha votato per un partito che non entra in Parlamento vede scomparire il suo voto?

    Il problema non è la democraticità della proposta, dev’essere altro.

    Si attaccano le primarie aperte perché si dice che il elementi esterni possono influire in modo anomalo. Quando però si propone una soluzione per ridurre l’anomalia senza impedire l’influsso esterno, allora si sostiene che a questo punto è meglio chiudere a tutti i flussi esterni? Non vedo proprio la ragionevolezza dell’obiezione a meno che non si ritenesse da prima che occorreva chiudere e non si voglia prendere in considerazione una seria trattazione delle primarie.

    Non chiudiamo gli occhi, Il problema che abbiamo davanti sono le primarie napoletane in cui in certi collegi abbiamo toccato dei picchi di votanti assolutamente innaturali che hanno determinato un numero maggiore di voti per uno dei candidati. La proposta dice che ci sono i mezzi matematici per considerare in anticipo questa possibilità e fare passare la voglia ad eventuali organizzatori obliqui del voto.

  38. Allora, uno può anche essere in disaccordo, ma confondersi sui fatti è inutile.
    In un sistema maggioritario uninominale i voti valgono tutti uguali a meno che non vi siano diversità nella composizione della popolazione dei collegi (un po’ di diversità ovviamente c’è per forza, ma minima).

    State confondendo il sistema elettorale, che è il modo di trasferire il voto in seggi, con il peso del voto in sé. Certamente una testa un voto e ogni voto vale uguale è una regola non sufficiente ad assicurare democrazia, ma è una regola necessaria.

    La distinzione tra primarie aperte e primare meno aperte non dipende dalle cricche pulite o meno pulite, dipende dai tempi e dalle regole. Il consenso c’è, si esprime anche in cricche simpatiche o antipatiche, bisogna conviverci e farsene una ragione. Ma per farsene una ragione bisogna avere regole certe e non arbitrarie. Le primarie del PD sono arbitrarie, sono state una bella idea e in alcuni casi possono ancora funzionare (per caso, non per scelta sistematica), ma non sono mai state e né prevedibilmente lo saranno uno dei modi stabili di risolvere le controversie politiche. Tocca farsene una ragione.

  39. @Paulus:

    Un sistema elettorale “ufficiale” per cui non vale il principio “una testa un voto” esiste già: è il meccanismo di sbarramento proporzionale che vige alle elezioni politiche ed alle amministrative.
    Il voto per liste che non superano lo sbarramento è, di fatto, sprecato.

    Lo sbarramento toglie peso al voto dei pochi. La mia proposta toglie peso al voto dei troppi. Valuta tu quale sistema è più “democratico”.

  40. @ #6:

    Proprio perché nel PD ci milito ed ho partecipato/assistito a circa 10 (diconsi dieci!) primarie di vario genere e di varia umanità (da quella nazionali, a quelle locali per la scelta del candidato sindaco e presidente della provincia), ho provato a formalizzare un’idea che mi girava in testa da un po’.

    Cercare di rendere lo “strumento-primarie” un metodo per effettuare scelte che garantiscano al massimo l’interesse collettivo.
    Anche (o soprattutto) l’interesse di quelli che alle primarie non vanno a votare, ma poi si ritrovano il candidato sindaco/premier scelto da altri. E, se poi ha abbastanza appeal da farsi votare da tutti, è meglio.

  41. @MarcoSimoni:

    Su opinione “media” e “mediana”.

    Mi piacerebbe che le primarie fossero lo strumento per affermare l’opinione media.

    Che però va individuata tra i destinatari finali della scelta: cioè gli elettori delle elezioni vere.
    Perciò, l’opinione della media dei partecipanti alle primarie è meno significativa, se questi partecipanti hanno un troppo forte bias “di partito”.

    Io sono iscritto al PD, ne sono un dirigente locale (parolone!), e sono stato eletto per il PD nel consiglio comunale della mia città.
    Più faccio politica, più parlo con la gente, più mi accorgo che l’opinione media degli iscritti al PD non è sufficientemente rappresentativa di tutti i cittadini che potenzialmente potrebbero votare per il PD.
    E ciò è un enorme problema.

  42. Fabio Palermo

    Una testa un voto per cosa? Dipende dalle regole che determinano il significato di ciascun voto. Un voto ha senso solo all’interno di un sistema

    Ad esempio, mi sembra che il Senato americano preveda due senatori per ogni stato. Ciò determina un peso diverso di ciascun voto perché lo scopo è quello di rappresentare tutte le differenze socio-geografiche degli Stati Uniti. Un cittadino dello stato di New York sembrerebbe valere di meno, secondo il principio ‘una testa un voto’, rispetto al cittadino di uno stato a bassissima densità come il Montana (meno di 3 abitanti per km2).

    Se ‘Una testa un voto per cosa’ avesse senso in sé e se fosse una condizione necessaria per l’applicazione di ‘democratico’ , allora dovremmo dire che le elezioni per il Senato degli Stati Uniti d’America non sono democratiche. Conclusione controintuitiva, almeno.

    Sono più che d’accordo che l’esigenza principale sia quella che indica Guido Giuliani, ovvero occorre considerare tutti quelli che “potenzialmente potrebbero votare per il PD” nell’elaborazione delle decisioni interne sul programma e sulle candidature.

  43. Luca Simonetti

    @Guido, stai sommando mele e pere. Lo sbarramento non influisce affatto sul valore dei singoli voti, che sono assolutamente identici sia che vadano al partito che supera l’asticella sia a quello che non la supera (e infatti basta aggiungerne qualcuno e l’asticella la supera eccome). Lo sbarramento non dipende dal valore dei voti espressi, ma dal numero dei voti espressi: il mio voto non determina l’elezione di un deputato non perché vale meno degli altri, ma perché il partito per cui ho votato non ha raccolto abbastanza preferenze. Inoltre, è un risultato non determinato ex ante: nessuno sa prima del voto chi supererà lo sbarramento e chi no. Nella tua proposta, invece, tutti i votanti di una determinata zona sanno già che il loro voto sarà dimidiato, cioè varrà una frazione del voto espresso in un’altra zona, e solo e precisamente perché votano in quella zona. Non confondere l’equivalenza del voto con la legge elettorale, che sono due cose diversissime.
    Anche questa poi: “Lo sbarramento toglie peso al voto dei pochi. La mia proposta toglie peso al voto dei troppi. Valuta tu quale sistema è più “democratico”” non è male… Trattandosi di una elezione, è abbastanza chiaro che ad essere più democratico è lo sbarramento: da quando in qua in democrazia il voto di pochi può prevalere su quello di molti?
    Saluti, e chiarisciti le idee.

  44. #6

    @Riccardo
    In parte ha già risposto Simoni, e comunque sono d’accordo che esistono dei contesti in cui il principio dell’equivalenza dei voti viene meno.
    Si tratta però di assemblee, e mai, per quanto ricordo, per l’elezione di un capo, che è finora lo scopo delle primarie.

    Nel merito, viene usato il termine “truppe cammellate” come se fosse in sé negativo, e già qui si potrebbe discutere.
    Ammettendo che sia vero rimane un problema, e cioè che un sistema che automaticamente decida per il marcio in presenza di anomalie statistiche è inaccettabile.
    Ci sono, come detto prima, diverse ragioni politiche per cui si può ottenere un exploit, dalla scelta dei candidati (un moderato in un collegio conservatore), al lavoro del PD nella zona specifica.
    Aggiungo che le eventuali truppe non lavorano necessariamente per addizione, ma anche per sottrazione, facendo mancare l’appoggio dove necessario.
    Se ricordi, una corrente del PD venne accusata di questo per i 55 mila voti che mancarono a Rutelli alle elezioni per il sindaco di Roma.
    Che si guardi a certi dati come spunto per analisi più approfondite non è un problema, ma in assenza di fattacci dimostrati (i. e. voto di scambio) non si può decidere di ridurre il peso dei voti, che avrebbe la conseguenza di scoraggiare il voto d iscambio, ma appunto anche il buon lavoro del partito.

    @Guido
    Se sei un militante (come me), mi pare strano che ritieni lo strumento primarie affidabile.
    L’impossibilità di conoscere il corpo elettorale, o più in generale l’assenza di tutte quelle garanzie che costano non poco allo stato centrale in caso di elezioni normali, rende vano ogni tentativo di avere delle primarie che funzionino sempre e comunque.
    Finché uno stravince bene, ma quando si finisce al foto finish hai voglia a controllare con i quattro militanti in croce che ci ritroviamo.

    Ci sono altri commenti interessanti sul senso delle primarie, che meriterebbero una sana discussione, ma andrei fuori tema.

  45. Come detto sopra, ho varie perplessità su tutta la discussione e anche sulla proposta “matematica”. Tuttavia, mi piacerebbe capire una cosa: secondo i sostenitori ad oltranza di “una testa un voto”, le primarie napoletane non dovevano essere invalidate, giusto? Perché non mi sembra ci siano motivi dimostrabili per farlo. E allora?

  46. Borgognoni

    Scusa Corrado, ma in base a quali motivi (se non quelli dimostrabili) devono allora invalidarsi le elezioni, di grazia?
    Voglio dire, stiamo parlando di 46 cinesi, a quanto mi consta. 46 cinesi che in base a quel meraviglioso statuto che le regola e che le vuole aperte a chiunque avevano tutto il diritto di votare alle primarie, né più né meno dei pakistani che votavano Veltroni alle primarie del 2007 documentati da Diego Binachi/Zoro.

  47. Fabio Palermo

    Faccio notare che il problema dei numeri anormali viene anche dalla votazione interna al partito: “Da chi è formata la base di un partito che a Napoli e provincia conta circa 60.000 tesserati, 10.000 in provincia di Caserta, 12.000 in quella di Salerno, 6.000 ciascuno nelle restanti province di Avellino e Benevento? Chiedersi almeno se è normale che il solo Casertano abbia più iscritti dell’intera Lombardia.”

    @Borgognoni
    Questo articolo su Termometro politico spiega bene cosa non è andato a Napoli (non i 50 cinesi) e offre, a mio avviso, buoni argomenti per la proposta di correggere matematicamente (non arbitrariamente) i risultati.

    http://www.termometropolitico.it/component/content/article/20792-le-anomalie-delle-primarie-di-napoli.html

    Cerchiamo di tenere distinti gli argomenti contro le primarie tout court e gli argomenti contro la democraticità delle primarie (che secondo me sono stati confutati).

  48. Fabio Palermo

    Scusate, la prima citazione è dall’articolo di Saviano

    http://www.repubblica.it/politica/2011/01/27/news/saviano_pd-11712265/

  49. Andrea

    Capisco le perplessita’, ma lo scandalo e’ eccessivo per un motivo semplice: nella stragrande maggioranza delle elezioni non e’ affatto vero che i voti individuali pesino uguali. Elezione diretta di sindaci, presReg e le primarie del PD sono in realta’ eccezioni. Anche nell’elezione del Pres degli USA i singoli voti non hanno lo stesso peso. E questo non e’ necessariamente una violazione del principio democratico. Anche nell’elezione dell’Assemblea nazionale del PD (e quindi, potenzialmente del segretario, se nessuno raggiungesse il quorum), per rimanere in tema e non divagare troppo, i voti non peasno allo stesso modo. Questo perche’ l’elezione avviene per aree geografiche… e indovinate un po’ su che base il numero totale di 1000 delegati e’ ripartito:
    “Tale ripartizione viene effettuata proporzionalmente per il 50% sulla base della popolazione residente e per il restante 50% sulla base dei voti ricevuti dal Partito Democratico nelle elezioni del 2008 per la Camera dei Deputati.”
    Cioe’, esattamente quello che il post sostiene: piu’ peso alle aree dove il Partito e’ piu’ forte. Si puo’ discutere, ma non c’e’ nulla di sconvolgente. la democrazia e’ pienamente rispettata perche’ l’idea e’ che la rappresentativita’ del territorio nel partito rispecchi la rappresentativita’ del partito nel territorio.
    Per finire solo un breve cenno sul perche’ ho affermato che nella maggior parte delle elezioni (vere) non e’ affatto vero che ogni voto pesi uguale: nelle assemblee elette su base regionale la ripartizione dei seggi avviene in base alla popolazione residente e NON alla partecipazione al voto. Quindi, per esempio, anche se – metti – dovessero recarsi alle urne meno lombardi che toscani, i lombardi eleggerebbero comunque piu’ rappresentanti dei toscani alla Camera ed al Senato. Il voto espresso da ogni cittadino e’ di fatto ponderato (in termini del suo impatto sulle decisioni di Camera e Senato – e quindi sulla nomina del PresDelCons) per un peso che dipende dalla popolazione residente.
    Lo scandalo, dunque, e’ eccessivo.

  50. @ ermanno (alias #), in merito a due tue affermazioni.
    1) Dici “Si tratta però di assemblee, e mai, per quanto ricordo, per l’elezione di un capo, che è finora lo scopo delle primarie.” No, ci si riferisce a candidati sindaci, pres provincia, regione. Le primarie non eleggono un “capo” ma un candidato ad una carica elettorale.

    2) E vengo al seguito (che è legato al punto 1): “Nel merito, viene usato il termine “truppe cammellate” come se fosse in sé negativo, e già qui si potrebbe discutere.” Assolutamente no. Le “truppe cammellate”, intese come base interna al partito (o alla coalizione) di un gruppo o persona interna al partito (o alla coalizione) non hanno nulla di negativo (vedi simoni). Se però vengono dall’esterno al partito (o alla coalizione) allora sono qualcosa di anomalo, converrai. Per fare un esempio, ci sono posti dove si sono avuti più persone che hanno votato per le primarie che elettori. Cosa statisticamante poco probabile, no ? ;)

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