Matrimoni omosessuali e unioni civili. La lezione olandese

di Francesco Cerisoli.

foto: Roy Stead

Il primo aprile 2001 l’Olanda,  primo paese al mondo, estendeva alle coppie omosessuali la possibilità di contrarre matrimonio. Solo tre anni prima (1 gennaio 1998) erano state inquadrate per legge le unioni civili, etero ed omosessuali. Nella celebrazione del primo decennale del “matrimonio gay”, possiamo dare una sbirciata ai numeri del CBS, l’Uffico Centrale di Statistica  olandese,  per cercare di capire quale sia stato l’impatto della nuova legislazione sulla famiglia. Per non complicarci troppo la vita, prendiamo in esame il periodo 1990-2009, includendo solo i 10 anni precedenti all’entrata in vigore del matrimonio fra omosessuali. Per gli anni precedenti al 1990 possiamo semplicemente ricordare che i matrimoni (solo etero) mostrano un declino graduale e costante a partire dagli anni ’60-‘70 (in Olanda come nel resto dei paesi industrializzati), dovuto al ritardo dell’ ingresso nell’età adulta, alla maggiore occupazione femminile, all’aumento del tenore di vita, della durata degli studi ed in generale ad una maggiore libertà dei costumi rispetto al periodo precedente.

In Olanda il trend negativo si mantiene nel periodo 1990-2009 (Figura 1, barre blu), anche se la diminuzione sembra mitigarsi negli anni a cavallo del 2000 e negli ultimi 5 anni.

Curiosamente, negli anni successivi all’introduzione delle unioni civili (1999, non conteggiate in questo grafico) e dei matrimoni gay (2002, barre rosse in figura 1), si ha addirittura un incremento del totale dei matrimoni. Nondimeno, in numeri assoluti il calo dei matrimoni in Olanda è  più  contenuto che, per esempio,  in Italia: -10% nel 2008 sul valore del 1995 in Olanda, -15% per l’Italia. Unioni civili (etero ed omo) e matrimonio gay si inseriscono quindi verosimilmente in un quadro simile al resto dei paesi occidentali.

L’introduzione delle unioni civili nel 1998 (figura 2) registra all’inizio una predominanza delle unioni omo su quelle etero (3010 contro 1616 nel 1998), certo per la maggiore “compressione” dei diritti degli omosessuali fino ad allora: poi il trend si inverte, con una crescita significativa delle unioni etero (dal 2003 più o meno stabilizzatesi intorno alle 9.000-10.000) ed un declino significativo di quelle omo (stabilizzatesi intorno alle 400-500 a partire dal 2001, anno di istituzione del matrimonio omosessuale).

I matrimoni omosessuali (figura 1, barre rosse) mostrano un piccolo boom negli anni successivi all’istituzione per legge (2400 nel 2001, 1800 nel 2002 ), ma dal 2003 si stabilizzano intorno ai 1400-1500.

Numeri alla mano possiamo quindi constatare che il “sistema olandese” dopo l’introduzione successiva delle unioni civili e del matrimonio fra omosessuali ha raggiunto da ormai cinque anni un equilibrio: a grandi linee, 70.000 matrimoni etero e 1400 matrimoni omo, 9000 unioni civili etero e 450 unioni omo ogni anno.  I dati sopra riportati conducono a due fondamentali conclusioni:

1)      Le unioni civili non sono di per sé responsabili del calo dei matrimoni, preesistente alla loro introduzione ed anzi mitigatosi, come trend, negli anni successivi.

2)      Unioni civili e matrimoni omosessuali costituiscono una percentuale IRRISORIA del numero totale di unioni civil e matrimoni (5,2% e 1,8%, rispettivamente)

Le statistiche relative a paesi che hanno introdotto unioni civili e matrimonio fra persone dello stesso sesso in tempi più recenti (Belgio, Spagna, Canada, Norvegia…) indicano una tendenza a stabilizzarsi su simili percentuali. I numeri smentiscono quindi  sia la tesi che le unioni civili abbiano una qualche influenza negativa sul numero totale  di matrimoni, sia quella che i matrimoni omosessuali esercitino una significativa “concorrenza” sulle risorse destinate alla famiglia tradizionale. Quel che resta, alla fine, è  solo discriminazione…iMille.org – Direttore Raoul Minetti

3 Commenti

  1. Aggiungerei che gli omosessuali dei paesi dove è stata approvata una legislazione sulle coppie di fatto hanno una vita meno autodistruttiva di quelli che vivono in paesi intensamente omofobi, come il nostro; per esempio, sembrano meno portati al sesso compulsivo e al bareback (sesso non protetto).
    Ciò sembra riflettersi, ad esempio, sul tasso di sieroconversioni e sull’incidenza delle altre MST tra le persone omosessuali, al netto di altri fenomeni (la maggior consistenza della scena gay in altri paesi, ad esempio).
    Sono conclusioni tratte da osservazioni empiriche; tuttavia, credo che uno studio scientifico avvalorerebbe la tesi che una legislazione più amichevole aiuta le persone omosessuali a prendersi più cura di se, e alla fin fine ciò migliora il tasso di felicità della società e anche i suoi conti (avete presente quanto costa ogni infezione al contribuente? No? Eh già, Big Pharma colpisce ancora).

  2. Francesco Cerisoli

    Sarebbe interessante uno studio del genere, ma non ho idea se in Olanda sia stato fatto. Da prendere comunque con le molle, direi.

    Di “effetti collaterali” se ne possono trovare altri, anche fuori dalla questione omo vs etero: ad esempio, l’introduzione delle unioni civili in Olanda si correla con un declino nel numero di divorzi, cosa che va in controtendenza rispetto ad esempio all’Italia dove i divorzi crescono stabilmente (e sono gli avvocati divorzisti a gioirne…).

  3. Lorenzo ok, perche non fare uno studio cosi, ma allora che si prendano in considerazione anche gli eterosessuali (e si veda quanto e’ maggiore la frequenza in cui la sudetta patologia è presente fra chi vive in coppia e chi no).

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