La meritocrazia è impossibile

di Giuseppe A. Veltri.

Platone, copia di una scultura di Silanion, Musei Capitolini, Roma.

Credo sia impossibile contare le volte in cui il termine ‘meritocrazia’ sia stato usato negli ultimi anni. Eppure è incredibile quanto questo termine sia stato utilizzato con ambiguità senza riflettere sul suo significato profondo. Se prendete un qualsiasi dizionario, alla voce meritocrazia troverete qualcosa del tipo: Un sistema in cui il progresso è basato sull’abilità o i risultati individuali.

Ho sempre avuto problemi con la versione naïve della meritocrazia e ne ho ancora di più con l’idea che essa possa essere un fondamento per una società. Facciamo un po’ d’igiene concettuale. La ragione? Semplicemente essa è irrealizzabile. Una cosa è parlare di meritocrazia in un’azienda o in un’organizzazione e un altra è quella del discutere di meritocrazia al livello della società.

Una trattazione esaustiva della contraddizione interna nel concetto di meritocrazia applicato alla società viene da James Flynn. Flynn è scopritore del noto ‘effetto Flynn’, la crescita costante del livello di quoziente intellettivo negli ultimi 60 anni.

In un articolo [1] sulle variazioni di IQ nelle popolazioni, tra popolazioni e nel tempo, alla fine Flynn conclude che un futuro meritocratico non accadrà mai e di fatto non è possibile che accada.

Prima presenta dati secondo cui gli USA non stanno diventando più meritocratici nel tempo e infine presenta l’argomentazione che teoreticamente spiega tale impossibilità da un punto di vista psicologico:

The case against meritocracy can be put psychologically: (a) The abolition of materialist-elitist values is a prerequisite for the abolition of inequality and privilege; (b) the persistence of materialist-elitist values is a prerequisite for class stratification based on wealth and status; (c) therefore, a class-stratified meritocracy is impossible.

[L’ argomento contro la meritocrazia puo’ essere descritto in termini psicologici: (a) L’abolizione dei valori materialistici-elitisti e’ un prerequisito per l’abolizione di disuguaglianze e privilegi; (b) la persistenza di valori materialistici-elitisti e’ un prerequisito per una stratificazione della societa’ basata su ricchezza e status sociale; (c) quindi, la meritocrazia e’ irrealizzabile in una societa’ stratificata. (traduzione del redattore)]

Come spiega Flynn, avere un sistema in cui il progresso individuale sia basato sui meriti e i risultati di ciascuno nasconde una contraddizione. Nel momento in cui la gente con meriti otterrà uno status più alto, si può ragionevolmente aspettare che essi utilizzeranno il loro status per aiutare i loro figli, parenti e amici dando loro un vantaggio oltre a quello che spetterebbe loro unicamente sulla base dei loro meriti. Questo effetto cumulativo, al livello della società, rende semplicemente impossibile avere un sistema meritocratico puro.

Inoltre Flynn aggiunge che la promozione e la celebrazione del concetto di meritocrazia è anche una promozione e celebrazione del benessere e dello status (sono questi infatti i premi che la gente ‘meritevole’ dovrebbe ricevere) e questo è il problema della meritocrazia.

Infatti, come dice Flynn “ La gente deve apprezzare un sistema gerarchico perché sia socialmente significante o persino per esistere”. Il caso contro la meritocrazia può essere visto da un punto di vista sociologico:

The case against meritocracy can also be put sociologically: (a) Allocating rewards irrespective of merit is a prerequisite for meritocracy, otherwise environments cannot be equalized; (b) allocating rewards according to merit is a prerequisite for meritocracy, otherwise people cannot be stratified by wealth and status; (c) therefore, a class-stratified meritocracy is impossible.

[L’ argomento contro la meritocrazia puo’ anche essere descritto in termini sociologici: (a) Allocare premi e compensi indipendentemente dal merito e’ un prerequisito per la meritocrazia, altrimenti non si possono eguagliare ambienti e contesti; (b) Allocare premi e compensi second il merito e’ un prerequisito per la meritocrazia, altrimenti non si possono stratificare le persone secondo la ricchezza e lo status sociale; (c) quindi, la meritocrazia e’ irrealizzabile in una societa’ stratificata. (traduzione del redattore)]

Queste due argomentazioni lasciano davvero poco spazio alla visione di una società meritocratica e ne rivelano il loro aspetto terribilmente superficiale. Decisamente ‘food for thoughts’.

Ref.

[1] Flynn, J.R. (1999) Searching for justice: the discovery of IQ gains over time. American Psychologist 54:5-20.

[2] Le argomentazioni di Flynn sono riproposte anche nel suo famoso libro :

Flynn, J. R. (2007). What is intelligence?: Beyond the Flynn effect. Cambridge, UK: Cambridge University PressiMille.org – Direttore Raoul Minetti

16 Commenti

  1. E’ indubbio che una società basata esclusivamente sulla meritocrazia sia impossibile, ma impostare certi ambiti della stessa a livelli meritocratici è realizzabile o, almeno, è auspicabile. Niente sarebbe più democratico del sistema meritocratico nell’assegnare cattedre universitarie, impieghi pubblici o test di entrata in certi corsi…perché la meritocrazia non guarda in faccia al figlio del contadino o del dottore, ma solo alle capacità. Sarebbe già sufficiente! Applicarla alle cose possibili renderebbe migliore la vita a molti…

  2. gio

    Ma siamo sicuri che l’intelligenza aumenti?
    non sarà solo una maggior benessere, scolarità e abitudine a risolvere gli IQ test?

    Seconda obiezione: nessuno ha mai voluto “fondare” una società sulla meritocrazia. Anche perché nessuno ha mai fondato – o potuto fondare – una società. Le societá vengon su da sole, non in laboratorio. Casomai, si tratta di dargli una spintarella con la politica e la cultura, per quel che umanamente si puó.

    Terza obiezione: argomento “psicologico” l’abolizione dei valori material-elitistici etc. è impossibile, non si possono abolire i valori. Non sono mica leggi, sono sentimenti, idee, attitudini. I valori material-elitistici poi, figuriamoci, belli piantati dentro di noi. Ci hanno anche provato eh! ma il risultato è stato un disastro. Ma se il primo termine del sillogismo è sballato, non è sballato anche il risultato?

    Quarta obiezione: l’argomento “sociologico” proprio non capisco che vuol dire. Giuro che l’ho letto e riletto. Ma forse sono io che ho un IQ troppo basso per capire gli articoli dell’autore.

  3. gav

    Brevemente sui commenti.

    1. Di visioni di una societa’ meritocratica ne sono circolate e sono ancora parte del discorso politico. Se mi sbaglio, meglio cosi, si consideri questo post solo un avvertimento ed un esercizio d’igiene.

    2. In realta’ non e’ cosi diretto considerare le considerazioni del post non applicabili in organizzazioni, a ben vedere alcuni degli aspetti di contraddizione rimangono ma questo sarebbe l’argomento di un post.

    3. Sul IQ, gio ma tu credi che dopo 40 anni di ricerche si siano limitati a fare t-test e non abbiano controllato per una enorme serie di mediating variables?

    4. Non vi e’ scritto da nessuna parte che qualcuno voglia ‘fondare’ una societa’. Figuriamoci in laboratorio. Mi sembra ovvio.

    5. Tecnicamente i valori non sono ‘sentimenti, idee, attitudini’ ma una cosa ben precisa. E possono cambiare eccome, seppur i tempi e i modi sono complessi. D’altra parte oggigiorno non abbiamo schiavi o linciamo persone di colore o gay. Il tuo e’ un pregiudizio strutturalista, (google anche questo e’ troverai una lunga letteratura scientifica in merito) vale dire non e’ solo la cultura che cambia l’ambiente sociale ma anche viceversa. Comunque il punto di Flynn non e’ la questione di abolire valori o non abolirli e che i valori materialisti-elitisti sono per la loro natura in contraddizione con la l’idea di premiare solo il merito e motivatori nel mantenere le differenze.

    6. L’ultimo punto in realta’ e’ molto semplice e provero’ a spiegarlo pur non avendo, anche io, IQ alto. Dice, in pratica, che per avere un sistema meritocratico devi azzerrare i vantaggi di partenza degli individui in modo da poter premiare il merito, li devi ‘equalize’ nelle differenze di contesto e ambiente. Eppure queste differenze sono proprio i meriti che i meritevoli devono ricevere per distinguerli (stratificarli) dai non meritevoli. Il resto mi sembra ovvio, la generazione successiva dovrebbe essere giudicata senza il vantaggio dei predecessori e quindi equalized nuovamente, ecc.

  4. Un sentito ringraziamento. E’ da tempo che mi frullava per la testa l’idea che questo mantra della meritocrazia avesse qualcosa di storto, Ora so per quale motivo.

  5. Francesco Cerisoli

    Brrrr….
    Quindi la meritocrazia su larga scala no. Ma quanto piccola deve essere la scala perche’ possa funzionare?

  6. Giovanni Golene

    Ritengo che la scala possa dipendere da due fattori:
    - il riconoscimento e l’identificazione in obiettivi comuni da raggiungere
    - la consapevolezza e percezione che il raggiungimento di questi obiettivi determini un vantaggio anche personale

    Per es. in una squadra sportiva, come anche un gruppo di ricerca, dove il ‘goal’ finale e’ ben definito, e risulta anche in un chiaro vantaggio personale, portera’ a selezionare membri con l’abilita’ necessaria al raggiungimento dello scopo.

    Questo presuppone la trasparenze nelle strategie usate e il riconoscimento individuale dei risultati raggiunti. L’ampiezza del gruppo/societa’ e’ quindi legata alla diffusione e consapevolezza su queste condizioni.

    Il problema e’ che piu’ ampio e’ il gruppo piu’ generali devono essere gli obiettivi, che vanno a condensarsi nella societa’ reale a “principi” condivisi. E a questo punto deve essere la Politica a occuparsi di gettare i semi per questo humus comune.

  7. Il problema individuato secondo me non è l’impossibilità della meritocrazia in sé, ma il contrasto tra meritocrazia e uguaglianza.
    In una società meritocratica ci sarebbe in ogni caso la creazione di varie classi sociali, e gli appartenenti alle classi più alte aiuterebbero famigliari e conoscenti a sfruttare al massimo le loro capacità, e quindi questi ultimi avrebbero probabilmente più di quello che meriterebbero normalmente.
    D’altra parte, è normale che ci siano più laureati tra i figli dei ricchi, perché questi ultimi hanno più possibilità di coltivare le proprie doti.
    La meritocrazia permette però anche ai meno abbienti, tramite sacrifici o anche solo fortuna, di salire la scala sociale.
    La meritocrazia è, proprio per questo, un metodo molto migliore di altri (nepotismo e clientelismo in primis) di attuare una maggiore mobilità sociale.
    A meno di non volere una società egualitaria di stampo comunista, che ha già mostrato le proprie pecche nella storia recente, o ricercare una società perfetta impossibile da raggiungere.

  8. gav

    Caro massimo,
    il punto e’ proprio la capacita’ di un sistema meritocratico nel permettere ai meno abbienti di salire. Le contraddizioni interne di un mera applicazione del principio meritocratico non sembrano rendere questo possibile contrariamente al senso comune.

  9. Chelios

    Ciao.
    Giusto, interessante, questa divagazione intellettuale sul senso e il significato di Meritocrazia.
    Un passatempo, un gioco etimologico e psicologico vero.
    Ma rimane la realtà: rimane l’inefficienza, rimane l’incapacità, rimangono le persone non capaci a ricoprire ruoli non consoni alle loro abilità.
    E come ogni divertissement intellettuale con la elitaria volontà di “svelare ipocrisie” ti lascia con un sorriso, una pacca sulla spalla dell’ego, fiumi di parole ricercate, citazioni MA senza soluzioni.

    Dunque se una società meritocratica non è possibile, beh, teniamoci questa.

  10. gav

    Chelios,
    non si tratta di una semplice divagazione o amusement intellettuale. Si tratta di pensare con maggiore accortezza le idee usate in ambito politico e culturale che hanno potenzialmente una grossa ricaduta sociale. Non c’e’ peggior danno di quello fatto da una cattiva formulazione di un problema.
    Inoltre, non ne consegue che tale analisi sia ‘conservatrice’. Quanto alle soluzioni, queste richiedono tempo, studio e discussione. Non si trovano nello scambio di qualche battuta. I problemi evidenziati sulla meritocrazia aprono un campo di ricerca piu’ che suggerire soluzioni immediate.

  11. Francesco Cerisoli

    @Gav e Chelios
    Se ci limitassimo all’etimologia, avremmo gia’ un termine che significa “governo dei migliori”, ovvero “aristocrazia”. Si comprende facilmente perche’ tale termine non sia piu’ adatto (vogliamo dire da 222 anni?) ad esprimere cio’ che etimologicamente significa. Mi sembra che, invece, Gav abbia messo in discussione il sistema cui ci si riferisce tramite il termine meritocrazia, che differisce sostanzialmente i principio dal sistema aristocratico, ma tende a diventarlo.

  12. Chelios

    Signori,
    il senso del mio intervento è molto più semplice di quello che appare.
    Il problema di queste discussioni, alle quali cerco di partecipare il meno possibile s’intende, è che sono infruttuose di partenza.
    Soffermarsi sul significato di una parola, sulla sua possibile o meno applicazione nella realtà e tutte queste cose si avvicina pericolosamente a quello che una volta veniva descritto come “discutere sul sesso degli angeli”.
    Alla “classe intellettuale”, alla Intellighenzia d’un paese, all’Università non si richiedono discussioni infinite su ciò che può più o meno significare una cosa.
    Si richiedono soluzioni a problemi. Si richiedono proposte, pensieri attivi.
    Quello è il compito della Cultura/sapere/ecc: proporre.
    Mi fa molto ridere la pretesa di scientificità di molte materie che ruotano nell’area umanistica vogliono darsi (le scienze Umanistiche, i dibattiti sulla Psicologia come scienza, o della sociologia, o la filogogia/linguistica ecc..) epoi vederle sempre mancare alla prova dei fatti.
    Una delle caratteristiche della Scienza come la si intende tutti, è che, trovato un problema, ci si preoccupa subito della soluzione.
    Professori, docenti, Intellettuali dell’area umanistica, mi pare invece, che usino il sistema opposto e si distendano oziosi nel limbo della critica, del cinismo, della lamentela e del “sì, questo è il problema ma per le soluzioni occorrerebbe una discussione più lunga”.
    Io non ho mai sentito un chirurgo, un chimico, o un ingegnere dire “sì il problema è questo tumore/formula/ponte, ma per le soluzioni occorrerebbe una discussione più lunga”.
    No, trovare il problema non è che la prima fase di un processo che porta non dico alla soluzione ma almeno ad una proposta, un tentativo per risolverlo.

    E quindi, detto ciò al problema della meritocrazia che tutti sappiamo esistere, che tutti abbiamo sotto gli occhi questa discussione – di cui anch’io sto prendendo parte – a che serve? Risolve il problema?
    Direi di no, o perlomeno è incompleto.
    Questa potrebbe essere un’ottima introduzione, ma manca la Soluzione o il tentativo.
    Quindi, inutile e un po’ pedante.
    Politicamente è qui che si perdono voti perché tra chi discute se sia più giusto usare il termine immigrati e migranti e chi vuole risolvere il problema rimandandoli a casa l’elettore sceglierà sempre chi ha una proposta, non chi si sofferma su particolari poco rilevanti.
    Per quanto riguarda il linguaggio (che tutti dicono importante, sì, ma non senza un significato) è compito del politico, del professore, dell’intellettuale comprendere cosa intende la società che chiede più meritocrazia.
    Sempre la politica (e non solo) dovrebbe (e in alcuni casi l’ha fatto) interpretare i problemi che l’elettorato propone e dare delle soluzioni.
    Sennò è come dire ad un Libico appena sbarcato in Italia che mi chiede dell’”Agua” che no, non si dice “Agua” ma acqua e andarmene.

    Cordialità.

  13. Giovanni Golene

    @Chelios

    temo che quanto affermi sia non solo superficiale, ma anche profondamente sbagliato.
    Superficiale perche’ non guarda alle dinamiche insite ai problemi come se, una volta individuato il problema, “basta” cercare la soluzione. A questo riguardo basterebbe descrivere innumerevoli esempi storici.

    E’ profondamente sbagliato perche’ nell’affrontare i problemi non si guarda, quasi mai, alla soluzione, ma al problema stesso. Si cerca di sviscerarlo, comprenderlo e solo allora, forse, possiamo trovarne la soluzione. Penso che questo valga un po’ in tutti gli ambiti, di cui ho avuto piu’ o meno direttamente, esperienza. Si tratti di ricerca nelle universita’, ma anche di determinare il metodo migliore di gestire il magazzino ricambi di una azienda, o di capire quale siano le dinamiche che determinano le scelte merceologiche di una fascia sociale.

    Cerco di interpretare positivamente quanto affermi, pensando che la tua critica si rivolga non tanto alla connessione sterile problema-soluzione, ma invece alla mancanza di obiettivi specifici e alla necessita’ comunque di focalizzarsi su di essi.

    In questa ottica vedo anche la confusione tra ‘discussione’ e il “distendersi ozioso nel limbo della critica” che immagino voglia significare il girare intorno ai problemi senza affrontarli, che puo’ voler dire anche criticare e discutere, ma con obiettivi ben chiari.

    Quindi, tornando al problema iniziale, la meritocrazia, come si fa a trovare la soluzione di un problema che non si riesce bene a definire senza prima discutere intimamente gli aspetti del problema.
    Basta gia’ leggere i pur pochi commenti avuti per chiedersi, ma qual’e’ il problema? la stratificazione sociale? o la necessita’ di soddisfare il senso di ‘giustizia’? O favorire il ‘merito’? di chi? su quali basi di valutazione? a quale scopo? merito fine a se stesso? O necessita’ di competenze adeguate ad un certo compito? e quante di queste competenze sono necessarie?

    Nel negare una discussione su questi temi etichettandola come “infruttuosa” si rischia di negare il problema stesso e di cercare facili soluzioni, spesso draconiane, e quelle si’, infruttuose, se non peggiorative.

    Mi sembra pertanto che comprendere, o meglio ancora nel dare un significato al termine meritocrazia vuol dire gia’ cercare una soluzione, che niente a che vedere che vedere con il puntiglio semantico (o sintattico), buono per battute da cabaret.

  14. Penso che il problema di questa discussione sia che è una discussione “in astratto” sulla meritocrazia, che parte da un tentativo di dimostrare per assurdo che la meritocrazia è impossibile.
    E’ un esercizio utile in matematica, ma poco adatto alla politica. Una meritocrazia perfetta è impossibile (ma si potrebbe dire la stessa cosa della democrazia), ma proporre metodi per introdurre più meritocrazia in politica, nelle aziende, nel pubblico e nelle università penso sia necessario in Italia.
    Perchè la non-meritocrazia è peggiore di una meritocrazia imperfetta.
    Il problema sono queste discussioni puramente teoriche sui massimi sistemi, perchè essendo teoriche escludono volutamente altre variabili del problema, come ad esempio la situazione attuale della società e del Paese.

  15. gav

    Mi sembra del tutto evidente che non si tratta di una discussione ‘astratta’, ma si parte da dei data (in questo caso dagli USA, nota 1) per ragionarci sopra. L’ABC della ricerca (nelle scienze sociali e non).
    Per il resto, valgono le considerazioni di giovanni.

  16. g

    scusa, ma trovo questi argomenti veramente superficiali. che non esista un sistema puramente meritocratico mi pare una banalita’. che ci siano processi e culture del lavoro che premiano piu’ o meno la mobilita’ sociale e il merito mi pare altrettanto un dato di fatto.

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