di Gianluca Galletto.
“Le pearl harbour dei diritti del lavoro”, e’ cosi che Rachel Maddow, commentatrice di NBC definì la legge passata in Wisconsin che abolisce il diritto alla contrattazione collettiva degli impiegati pubblici per tutto cio che non riguarda i salari (per cui, principalmente benefit sanitari e pensionistici). E’ passato solo un mese e, mentre in Wisconsin la legge e’ per ora sospesa nella sua applicazione da una sentenza del tribunale in attesa di verifica di legittimita’, un altro gevernatore, John Kasich dell’Ohio, eletto anch’egli nell’ultima ondata di novembre scorso, ha firmato una legge ancora più dura. Se la legge in Wisconsin infatti escludeva pompieri e polizia, e per questo identificandone il suo contenuto ideologico, in Ohio queste categorie non sono esenti. In più, la legge consente a comuni e commissioni scolastiche di imporre semplicemente sic et simpiciter un contratto di lavoro in caso di mancato accordo.
Sono dodici gli stati dove sono in corso di discussione leggi più o meno simili, tutti a maggioranza repubblicana naturalmente e tutti eletti o galvanizzati dalla spinta del tea party che ha portato all’affermazione di istanze libertarie antigovernative come non era mai successo.
In Florida, dove il diritto alla contrattazione collettiva è sancito nella costituzione dello stato, si stanno cercando vari modi per aggirarla. E in altri cinque ci sono tentativi di ridurre la forza dei sindacati degli statali. Lo scopo, sebbene si basi su di una esigenza reale di ridurre deficit e debiti pubblici, e’ quello di indebolire, se non annientare, i sindacati del settore pubblico. Questi sono ben più potenti di quelli del setore privato e lo scopo è di renderli inefficaci nel supportare candidati democratici. Non a caso un norma comune in tutte queste proposta di legge e’ è il divieto di imporre la raccolta alla fonte sulla busta paga dei contrubuti di tesseramento sindacale.
Il caso più famoso è stato il Wisconsin. In questo stato si è consumata una battaglia durissima durata un mese. Il senato a maggioranza repubblicana ha prima stralciato la proposta dalla finanziaria, che richiede una maggioranza qualificata, e poi approvato a maggioranza semplice la disposizione. Dopo l’approvazione dell’Assemblea è arrivata la firma del governatore, colui che più di tutti ha voluto questa legge. Durante la battaglia è cresciuto in maniera continua e impressionante un movimento di protesta che riversava orde di persone nella capitale Madison e una sorta di occupazione delle zone pubbliche dell’edificio del Senato – in America l’ingresso nelle istituzioni elettive e’ libero ed aperto a tutti. I senatori democratici avevano addirittura lasciato lo stato in una sorta di esilio volontario, finalizzato a far mancare il quorum di maggioranza qualificata necessario all’approvazione di leggi di bilancio ed evitare la precettazione del governatore. In Michigan i senatori hanno seguito l’esempio dei vicino e, anch’essi si sono spostati in Illinois.
Purtroppo esiste un problema vero e molto serio di bilanci statali. Il governo federale non ha le risorse per intervenire ed e’ anch’esso senza cartuccie, con un deficit al 10%, alla prova di tentativi di riduzione con uno scontro duro fra la Casa Bianca e Democratici da un lato e I Repubblicani dall’altro che si sta consumando in questi giorni.
Il problema riguarda tutte le economie avanzate. Il crollo delle entrate, dovute alla Grande Recessione prima, e la mancata crescita dopo, lo hanno esacerbato.
Si tratta però di un vero assalto ai sindacati statali. Il problema fiscale, sebbene esistente e molto concreto, al punto che molti stati potrebbero dichiarare bancarotta, sembra un pretesto. In Florida uno studio fatto dalla camera evidenzia come le nuove proposte di leggi non avrebbero alcun impatto sulle casse statali.
E’ un ritorno all’attacco di un movimento che viene da lontano ed e’ rivolto ai lavoratori e sindacati del settore pubblico, soprattutto gli insegnanti, che sono i più sindacalizzati. Sulla scuola anche fra le fila dei democratici ci sono molte richieste di riforme e di introduzione di sistemi di meritocrazia e non solo di anzianita’. Siamo cioè di fronte a dei problemi veri e quindi sentiti da tutta la nazione, ma utilizzati per scopi ideoligici. Il fatto che siano problemi reali e sentiti, legittima l’attacco e lo rende più efficace.
E’ un movimento ideologico iniziato con Reagan e che ha spinto per la diminuzione costante della capacita’ negoziale dei lavoratori e, nonostante non siano mancati lunghi periodi di grande crescita negli ultimi trent’anni, alla fine ha prodotto anche un forte aumento della concentrazione dei redditi e la compressione drammatica dello standard di vita della classe media (tendenza diffusa in tutto l’occidente purtroppo). Il movimento conservatore, portato avanti tanto dalla parte dell’establishment repubblicano quanto dalla nuova destra, si mescola con un forte attivismo di base, di classe media stessa. Il Tea Party e’ finanziato da alcuni super ricchi ma e’ anche un vero movimento dal basso, popolare, che si innesta in un crollo della fiducia nei politici e nel governo. Al suo eccessivo peso nell’economia e agli sprechi dei politici e ai privilegi veri o presunti dei dipendenti pubblici viene data la responsabilita’ dello stato dell’economia.
Nel concreto in molti stati ci sono casi di forte disequilibrio nella spesa pensionistica e nei benefit futuri promessi. Molti sistemi pensionistici dei dipendenti pubblici sono ancora a ripartizione o comunque di tipo retributivo (defined benefits) e non contributivo (defined contributions). Ed esiste spesso effettivamente un trattamento più favorevole dei dipendenti pubblici rispetto a quelli privati.
La via d’uscita sarebbe quella di far ripartire la crescita per far aumentare le entrate, e avviare riforme strutturali delle pensioni e di altri sistemi di remunerazione e della spesa sanitaria, ma condivise. Una volta tanto l’Italia puo’ essere di esempio, con le nostre riforme degli anni 90. Il clima non e’ pero’ quello giusto ed e’ possibile solo nei casi in cui a governare ci sono maggioranze o governatori democratici. Se si dovesse invece iniziare un cammino di austerità all’europea, l’effetto combinato di misure di austerita’ a livello statale e di taglio alla spesa di breve periodo a livello federale senza intaccare le grandi aree di lungo termine rischia di essere solo depressivo.
Gli interventi sono necessari. Il nodo sta pero’ nell’aver trasformato un problema di bilancio in un problema di diritti.
Nello stato di New York, considerato irriformabile e una delle amministrazioni statali meno efficienti, il governatore Cuomo e’ riuscito a far approvare un budget con forti tagli. In questo stato c’e un problema di benefit pensionistici e sanitari per certi tipi di dipendenti pubblici che ricordano un po’ i nostri prima delle riforme Dini, Prodi e Tremonti (baby pensioni e simili insomma). Cuomo pero’ e’ riuscito a farlo senza forzare l’abolizione di diritti esistenti dal dopoguerra (anche perche’ l’assemblea e’ a maggioranza democratica), e trovando un accordo con i legislatori e con le union. Alcuni di questi non l’hanno buttata giu’ e hanno condotto una campagna mediatica contro Cuomo, ma alla fine il risultato e’ stato ottenuto senza le grandi proteste vista altrove.
Persino Bloomberg, sindaco pragmatico e molto market friendly di una città che impiega 80mila insegnanti, tutt’altro che amico dei sindacati della scuola, sostiene pubblicamente che e’ sbagliato togliere i diritti di contrattazione collettiva. Anzi, come ha scritto in un editoriale sul New York Times, ritiene che proprio grazie a tali diritti e’ stato ed e’ possibile coinvolgere e corresponsabilizzare nelle scelte i dipendenti pubblici e ottenere risultati positivi. In quell’articolo concludeva che invece di dichiarare guerra ai sindacati, dobbiamo proporgli un “new deal” che rifletta le realtà econiomiche e le condizioni del lavoro di oggi, non quelle di un secolo fa. “Se non ci riusciamo non sarà stata colpa dei sindacati o delle stelle, ma solo nostra [degli eletti, ndr]”. Ora, Bloomberg è un grande utilizzatore di PR e la differenza fra il dire e il fare è spesso alta, ma la sua uscita mostra la grande differenza culturale fra riformatori come lui e la nuova destra radicale.
Questo attacco diffuso e’ solo l’inizio di quello che penso sara’ una tendenza dei prossimi due anni, fino alle prossime elezioni legislative statali e fino alla scadenza dei mandati dei nuovi governatori eletti sulla scia del sentimento anti governativo-Democratico. Un altro campo in cui si esplichera’ e dove ne vedremo delle belle e’ la riorganizzazione dei collegi che ogni diaci anni si fa dopo il censimento: il cosiddetto “redistricting”. Esso riguarda non solo i collegi statali, ma anche quelli della camera federale
La durezza di queste misure, il fatto di aver toccato diritti sentiti quasi naturali da parte di meta’ del paese, (i sondaggi mostrano che la maggioranza degli americani disapprova le scelte del Wisconsin), il disprezzo per la reazione dei parlamentari e, soprattutto del popolo e, la grande prova di coraggio, passione e resistenza mostrata dai manifestanti, hanno riacceso e galvanizzato un movimento progressista che sembrava sopito e che probabilmente potrebbe neutralizzare o, anche ribaltare i rapporti di forza.
Basti pensare che in Wisconsin e in Michigan sono iniziate le raccolte di firme per i referemdum di “recall”. In molti stati, infatti, esiste l’istututo del “recall”: un referendum per “richiamare”, cioe’ far dimettere il governatore o deputati e senatori. Non sarebbe male averlo anche in Italia…
In America si vota spesso: mediamente ogni due anni per i parlamenti statali e per la camera federale. Nel 2012 ci saranno le presidenziali, con un Obama non ai livelli di popolarita del 2008, ma in buon recupero. Alle presidenziali si ha la massima partecipazione alle elezioni e avere il presidente in carica candidato per i Democratici dovrebbe essere un ulteriore catalizzatore di questo movimento.
Infine, è bene riflettere sul fatto che il “backlash” verso sindacati e i dipendenti statali tocchera’ un po’ tutti i paesi avanzati. La ragione sta nel fatto che gli stati sono senza soldi, tutti con debiti e deficit altissimi e dovranno cominciare a ridurli. Mentre allo stesso tempo e’ in caduta libera la credibilità dei politici e nel settore privato si alzano domande sia giuridico-politiche giuridiche (ma un dipendente pubblico che dovrebbe essere un civil servant, può scioperare come un aualsiasi altro?) che economiche (perche’ i dipendenti pubblici hanno il lavoro garantito a vita e hanno trattementi pensionistici e di altro tipo migliori di quelli privati). Certe domande non sono del tutto illegittime e riguardano la parità di trattamenti fra settore pubblico e privato e la mancanza di tutele di larghe fascie di lavoratori precari di vario tipo. In tutti i paesi avanzati, a vari gradi, il settore pubblico è stato utilizzato per scopi elettorali dagli eletti. Inoltre, gli eletti sono anche spesso stati “catturati” dai sindacati di questo settore, grazie alla sua maggiore capacità negoziale dei sindacati private dovuta alla presenza dello stato in molti servizi nevralgici, a partire dai trasporti. Sono domande alle quali le classi dirigenti di tutti i paesi a un certo punto dovranno dare risposta.
Appendice.
Ma quanto guadagna mediamente un insegnante di scuola pubblica negli Stati Uniti?
La media e’ intorno ai 45 mila dollari lordi all’anno (costo totale per il datore di lavoro esclusi I benefit sanitari). C’e una certa variabilita; fra stato e stato e si va dai 30mila circa di alcuni ai 55mila di altri, e dipende molto anche dal costo della vita e dalla ricchezza media dello stato e dal tasso di sindacalizzazione. New York è uno stato che mediamente paga molto. A New York City la media e’ di 53mila dollari, con un salario di partenza di 37mila e con Massimo di oltre 90mila. L’Illinois è lo stato con la media migliore di salario reale (relative al costo medio della vita). Tendenzialmente è importante notare che la remunerazione degli insegnanti e i budget delle scuole sono definite da contratti collettivi statali, ma sono poi compensate con altre condizioni definite localmente a livello di contea e di distretto scolastico. Pertanto, i salari lordi sono diversi da un distretto scolastico ad un altro nello stesso stato e, lievement, da distretto scolastio a un altro (ogni contea può avere più di un distretto). Il motivo sta nel fatto che il grosso dei budget scolastici e’ finanziato con le tasse sulla proprieta’ gestate dale contee. Per esempio a New York, la qualità media delle scuole e anche le paghe medie degli insegnanti sono inferiori rispetto a contee contigue come Westchester e Nassau. In questa contea il salario medio lordo è di 70mila dollari l’anno. Col massimo di anzianita’ e altri crediti (master’s degree, aggiornamenti etc) si arriva a guadagnare 110 mila dollari lordi all’anno).iMille.org – Direttore Raoul Minetti





