di Simona Milio.
Per l’Associazione Contribuenti Italiani il nostro Paese, è lo Stato europeo con la più alta evasione fiscale, con il 50,5% del reddito imponibile che non viene dichiarato. Molto più che la Romania, che figura al secondo posto con il 41,6%, e della Bulgaria, che risulta al terzo posto, con il 38,3%. Dall’altra parte i Paesi europei più rispettosi del fisco sono la Svezia con il 7,6% del reddito imponibile evaso, seguita dal Belgio con il 10,3% e dall’Inghilterra con l’11,9%.
Lo studio di Krls Network of Business Ethics dichiara che i principali evasori in Italia risultano essere gli industriali (32%), bancari e assicurativi (28%), seguiti da commercianti (12%), artigiani (11%), professionisti (9%) e lavoratori dipendenti (8%).
A livello regionale, nei primi mesi del 2010 la Lombardia è quella dove è aumentato maggiormente il numero di evasori fiscali (+10,1%) seguita da Veneto (+9,2%) e dalla Campania (+8,04%). Seguono la Valle D’Aosta con un aumento del 7,3%, il Lazio con il 7,1%, la Liguria con +6,3%, l’Emilia Romagna con +6,1%, la Toscana con +5,4%, il Piemonte con +5,2%, le Marche con +5,0%, la Puglia con +4,5%, la Sicilia con +4,5% e l’Umbria con +4,4%. Questi dati sembrano confermare che gli evasori aumentano numericamente maggiormente al Nord, sebbene il fenomeno, pur con intensità diversa, sia piuttosto generalizzato.
Sicuramente alla base dell’ evasione fiscale si possono individuare diversi motivi di carattere economico e legale, questo articolo vuole soffermarsi su quelli di carattere sociale, individuando nel fenomeno nell’evasione fiscale cause legate all’assenza di una forte piattaforma sociale che supporti la crescita sia di capitale che di coesione sociale. Questi due fattori sono alla base dello sviluppo sostenibile di lungo periodo.
I dati dell’ultimo sondaggio Eurispes riportano che quasi 3 italiani su 4 hanno visto la loro fiducia nelle istituzioni diminuire nel corso dell’ultimo anno e questa delusione colpisce soprattutto il Governo, il Parlamento, i partiti e la Pubblica amministrazione
Infatti, da diversi ricerche emerge che solo un cittadino su cinque sa perché paga le tasse, mentre l’80% si considera suddito di un’amministrazione finanziaria troppo burocratizzata, che non eroga i servizi sociali dovuti, violando i diritti dei contribuenti. Quel che è peggio e che emerge un totale distacco del cittadino dallo Stato e un non riconoscersi come appartenente allo Stato. Questo distacco è dovuto ad un assenza di dialogo sociale o piattaforma sociale che rende i cittadini partecipi alla decisioni. E’ l’esistenza di una forte piattaforma sociale il segreto del boom irlandese degli nani 80 e dell’efficiente regime welfare della Svezia.
Se la piattaforma sociale è meno necessaria per banchieri e industriali, questo diventa l’unica piattaforma su cui poggiare per le restanti categorie.
Non a caso l’evasione fiscale è più alta in quei paesi dove il cittadino non riconosce il ritorno in termini di spesa sociale e dove la fiducia nella spesa pubblica è minore. Il discorso diventa ancora più chiaro se si prendono ad esempio il caso della Germania e della Francia e si esamina quanto lo Stato restituisce ai cittadini in termini di spesa sociale, confrontando le tasse versate con il welfare.
Nello specifico la Cgia ha rilevato che su ciascun italiano grava un peso tributario, comprensivo di imposte e tributi, pari in media a 7350, contro i 7438 della Francia e i 6919 euro della Germania. Tuttavia a fronte di una quota di tasse pro capite maggiore, versata allo Stato, in Francia i cittadini ricevano un controvalore di servizi pro capite pari a 10776 euro. In Italia, invece, tra spese per la sanità, istruzione e protezione sociale, i cittadini ricevono una “spesa sociale” pari a 8023 euro, ovvero 2753 euro in meno della Francia, a fronte di soli 88 euro in meno di tasse versate. In Germania, i cittadini ricevono in termini di spesa sociale 9171 euro pro capite l’anno, per cui meno della Francia ma più dell’Italia, versando allo stato 431 euro in meno rispetto a noi italiani e 519 euro meno dei transalpini. Analizzando il differenziale pro capite tra quanto ricevuto in termini di spesa e quanto versato in termini di tasse i cittadini dei tre Paesi Europei, si osserva come i francesi abbiano un saldo positivo di 3339 euro, i tedeschi di 2251 euro, mentre il saldo italiano è di appena 664 euro pro capite.
Questo esempio suggerisce che i cittadini percepiscono una forte connessione tra le tasse che pagano e i servizi sociali che ricevono dallo Stato. In altre parole i cittadini assimilano le tasse al prezzo che devono pagare per usufruire di beni pubblici. Un’altra considerazione che emerge, è che i cittadini considerano questo una forma di contratto implicito non solo con lo stato ma anche con gli altri cittadini.
Ed è qui, che i paesi con alto tasso di “free rider[1]” sono quelli dove la fiducia e la piattaforma sociale non solo non esiste nei confronti dello Stato a cui appartengono, ma non esiste neanche nei confronti dei concittadini. Questo caso estremo è quello per cui l’evasione fiscale diventa un modo “di protezione” anche dal presunto free rider degli altri cittadini.
In conclusione l’evasione fiscale non va vista solo come un problema economico ma soprattutto come un problema e un malessere sociale. Nei paesi dove la coesione sociale e la fiducia nelle istituzione è assente è impossibile ambire a qualsiasi forma di sviluppo economico. Non c’è dubbio che alla base della crescita di un Paese c’è il tessuto sociale, se questa piattaforma è fragile il Paese si poggia sul nulla.
[1] Il problema del free rider si verifica quando i singoli individui scelgono di non pagare il prezzo di un bene, scaricandolo su qualcun altro. Quando vi sono altre persone che desiderano consumare un bene pubblico, sa che potrà beneficiare ugualmente del bene, senza che sia costretto a pagare. Di qui la necessità -in alcuni casi- di imporre il pagamento attraverso la tassazione e di garantire l’offerta del bene mediante l’intervento pubblicoiMille.org – Direttore Raoul Minetti





