di Emanuela Marchiafava.
Per capire quanto è prezioso il concetto di turismo sostenibile, forse è meglio iniziare dal suo esatto contrario citando l’ultima dichiarazione di Silvio Berlusconi in materia di turismo.
La scena è stata trasmessa da un telegiornale nazionale e vede l’onorevole Scilipoti che, dopo aver raccolto tutt’intorno al leggio di un’anonima sala convegni il gruppo dei Responsabili (sic!), brandisce come un trofeo la cornetta di un telefono da cui si ode l’inconfondibile voce del Presidente del Consiglio: <<Sapete quanti permessi ci vogliono per aprire un albergo in Italia? Diciotto, ci vogliono diciotto permessi! …Io vi prometto che li elimineremo tutti, niente più permessi! Sarà sufficiente una comunicazione a lavori avvenuti e verrà effettuata solo una verifica successiva! >>
Un proposito così scellerato può evocare solo gli scheletri di Punta Perotti a Bari o dell’hotel Fuenti sulla Costiera Amalfitana. Entrambi eco-mostri, entrambi abbattuti, ma con un proposito simile ben presto ne sorgerebbero molti altri.
D’altronde, questo governo è lo stesso in cui siede un ministro del turismo, Michela Brambilla, che per risollevare il turismo italiano punta sulla costruzione di campi da golf e strutture annesse all’interno di parchi naturalistici sparsi in tutta Italia, anche in questo caso ricorrendo all’abrogazione di norme e di tutele paesaggistiche.
Eliminare autorizzazioni, permessi, verifiche e controlli comporta in primis la spiacevole conseguenza di offrire in pasto agli speculatori (quando va bene) un territorio meritevole invece di essere valorizzato e protetto.
Le grandi catene alberghiere, infatti, non sono interessate, al pari di molti altri operatori internazionali, ad operare in un mercato selvaggio e quindi incerto. Si fanno invece un vanto di applicare i criteri del turismo responsabile, grazie ai quali aumentano i loro profitti, perché la loro clientela predilige strutture che non danneggiano l’ambiente: un circolo virtuoso.
Le nozioni di turismo responsabile e di turismo sostenibile non sono vaghe ma contemplano criteri specifici, applicati ormai da tempo in prima istanza proprio dagli operatori economici che operano nel mercato turistico internazionale.
Il turismo responsabile rispetta l’ambiente, l’ecosistema e la biodiversità, adoperandosi per rendere minimo l’impatto ambientale delle strutture e delle attività legate al turismo; salvaguarda la cultura tradizionale delle popolazioni locali, di cui si preoccupa di ottenere il consenso informato sulle attività turistiche e con cui s’impegna a condividere i benefici socio-economici.
Il turismo sostenibile è stato invece definito nel 1988 dall’Organizzazione Mondiale del Turismo (OMT): “Le attività turistiche sono sostenibili quando si sviluppano in modo tale da mantenersi vitali in un’area turistica per un tempo illimitato, non alterano l’ambiente (naturale, sociale ed artistico) e non ostacolano o inibiscono lo sviluppo di altre attività sociali ed economiche”.
Il concetto rinvia a quello più generale di sviluppo sostenibile definito da WCED (World Commission on Environment and Development) nel Rapporto Brundtland nel 1987: ”Lo sviluppo sostenibile è lo sviluppo che soddisfa i bisogni del presente senza compromettere la capacità delle future generazioni di soddisfare i propri”.
Secondo il WTO (Organizzazione Mondiale del Turismo) “lo sviluppo del turismo sostenibile soddisfa i bisogni dei turisti e delle regioni ospitanti e allo stesso tempo protegge e migliora le opportunità per il futuro”.
Anche solo scorrendo queste definizioni è agevole comprendere come un piano di sviluppo territoriale che ne segua i precetti ben può realizzare una gestione integrata delle risorse, mantenere l’identità culturale e la biodiversità dei territori e soddisfare al contempo le necessità economiche e sociali degli abitanti.
Eppure ancora moltissimi operatori economici italiani, pubblici e privati, continuano a non considerare il turismo come un comparto produttivo e quindi parte fondamentale delle politiche di sviluppo, ma piuttosto come un’attività di promozione e di marketing. Al più, conoscono solo le tipologie tradizionali di turismo che in molte zone turistiche d’Italia sono ormai mature, perché hanno raggiunto il loro ciclo di vita e sono quindi a rischio altissimo di saturazione (vedi il turismo delle città d’arte che non si riesce a scalzare dall’asse principale Venezia-Firenze-Roma)
In politica, la destra ha rubato tante parole e temi alla sinistra, talvolta lanciando anche un’OPA sui suoi valori: solidarietà, vita sociale, condivisione, diritti dell’uomo, libertà. Con il turismo ancora non ci è riuscita proprio perché è lontana dai concetti di tutela dei territori e di sviluppo sostenibile; sarebbe quindi relativamente facile proporre una politica di sviluppo turistico di “sinistra” con progetti e piani di turismo responsabile, equo e solidale.
Eppure la sinistra non lo fa. Il Partito Democratico, ad esempio, ha molti forum e gruppi di lavoro, ma nessuno dedicato al turismo, nonostante che a livello locale esistano decine di esempi di quanto sia differente l’approccio alle politiche di sviluppo turistico tra le amministrazioni di destra e quelle di sinistra.
Un caso esemplare è il Festival della Letteratura di Mantova il cui budget di spesa è stato proprio in questi giorni fortemente ridotto dalla nuova giunta cittadina di centrodestra, nonostante ogni euro investito in questo evento ne faccia incassare dieci agli operatori del territorio.
Governare, oggi, significa prima di tutto mettersi all’ascolto degli altri invece che di se stessi. Essere al loro servizio, non al proprio. O a quello dei propri referenti politici.
Quando si dice la lungimiranza: per affossare la cultura, si soffoca l’economia del territorio. iMille.org – Direttore Raoul Minetti






La riforma della giustizia, con l’indicazione delle priorità nel perseguimento dei reati in mano alla politica, chiuderà il cerchio di questo pseudo liberismo distruttivo.. Non ci sarà quindi più modo ne di vietare lo scempio ambientale (con un regime di autorizzazioni) ne di intervenire ex post. La miope idea di uno sviluppo economico ad ogni costo e al netto delle esternalità negative sarà una delle ulteriori cause del declino del nostro paese.
Questo governo è una banda di affaristi, avvocati, commercialisti e prostitute. Non hanno la minima idea di cosa significhi nè la parola “sviluppo”, nè “sostenibile”. Credono, nel migliore dei casi, alla dittatura del PIL; altrimenti, a quanto riescono a mettere in tasca.
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nei 44 siti ad alta incidenza patologie tumorali sono state inserite anche località che a dire degli amministratori hanno una esclusiva vocazione turistica… ma mi facciano,,, www sussidiario net-progetto sentieri pdf puma isti cnr it download