Riforma dell’Università: abrogare o limare?

di Francesco Cerisoli.

Foto: ateneinrivolta

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Le riforme, buone o cattive, epocali o irrilevanti, trovano sempre oppositori e sostenitori.

La riforma Gelmini dell’Università  ha messo sul piede di guerra le organizzazioni di studenti, precari e ricercatori, incontrando minori resistenze nei piani alti dell’Accademia (anche se con rilevanti eccezioni). In Parlamento, le forze di opposizione hanno tentato di introdurre modifiche, spesso senza successo, ed alla conta definitiva hanno detto sostanzialmente no a questa riforma, che è comunque passata grazie al supporto di Futuro e Libertà , senza contare l’appoggio indiretto del Quirinale.

Dall’inizio di quest’anno sono già  cominciate raccolte di adesioni per proporre un referendum abrogativo della Legge 240/10, che dovrebbero a breve arrivare alla fase di raccolta delle firme. Settori di Sinistra e Libertà , parti del sindacato e le associazioni di studenti, precari e ricercatori potrebbero figurare fra i promotori del referendum. Anche alcuni esponenti del PD si sono detti, a caldo, favorevoli: tuttavia dalla lettura dell’ultimo documento del PD per il rilancio della crescita economica nazionale è difficile capire quali aspetti rendano la riforma Gelmini  “indigesta” al PD.

Delle 94 pagine, 3 (75-77) si occupano di Università . Analizziamo le proposte per capire quali siano compatibili con l’assetto post-Gelmini (considerato che mancano numeosi decreti attuativi  e in quella sede si possono compiere importanti scelte di indirizzo) e quali invece incompatibili (richiedono l’abrogazione della Legge 240/10, in tutto o in parte).

- Diritto allo studio.” Finanziare il Fondo per il merito”: compatibile.

”norme sul diritto allo studio e sulla ripartizione delle risorse ordinarie agli atenei finalizzate a migliorare la mobilità geografica e sociale, abbattere gli abbandoni, incentivare il rispetto dei tempi di laurea compatibile.

- Rinnovo del corpo docente. “Abolire il tetto al turnover stabilito dalla legge 133/08”: compatibile.

- Accesso dei giovani alla ricerca. “Contratto unico di ricerca che unifichi le posizioni di assegnista, borsista e post-doc “: compatibile.

Nella legge 240/10 esiste solo la figura dell’assegnista: già  fatto, quindi?

“Per i ricercatori a tempo determinato in percorso di ruolo (tenure track), tre anni rinnovabili una sola volta, con accantonamento del budget per la chiamata fin dalla stipula del primo contratto triennale al fine di dare certezza in caso di esito positivo”: incompatibile.

La legge 240/10 prevede un contratto tenure track da 3 anni secchi, con accantonamento del budget. Esiste un contratto da 3 anni, rinnovabile per 2,  propedeutico al contratto tenure track, che non prevede accantonamenti di budget. Peraltro, accantonamenti con un termine di 6 anni sono improponibili in un sistema che pianifica le risorse su base triennale. Insomma qui il problema non è tanto la legge 240/1, quanto la politica economica in generale. Tremonti che ne dice?

“Piano straordinario di investimenti per consentire l’attivazione di oltre 15.000 posizioni di professore (nei prossimi 6 anni), accesso con procedure di selezione fondate sul merito, con quote riservate per gli attuali ricercatori e spazi per i non strutturati”: compatibile. In effetti lo stesso procedimento è già contemplato nella legge 240/10, ma per un numero inferiore di posti, 1500 l’anno per 6 anni=9000.

- Carriere e valutazione individuale. “Ruolo unico dei docenti universitari articolato in due livelli (tre nel periodo transitorio), con eguali diritti e doveri accademici, ad eccezione della possibilità di elezione a rettore, riservata ai professori del primo livello”: compatibile.

Messa così  più che altro una questione di terminologia, ma già  oggi esistono tre “livelli”, ricercatore a tempo indeterminato, prof associato ed ordinario,  che diventeranno 2 nel futuro con l’abolizione del ricercatore TI.

“Valutazione periodica dell’attività di ricerca, progressione di carriera legata allo svolgimento effettivo di attività di ricerca. Risorse per la ricerca assegnate sulla base della peer review”: compatibile. Generico per generico, è quanto sta scritto nella legge 240/10.

- Sistema di governo dell’Università . “Separazione di ruoli fra Senato e Consiglio di Amministrazione, apertura verso l’esterno, cioè verso la comunità di riferimento (regole chiare sulle caratteristiche dei membri dei Consigli di amministrazione per evitare che questo si traduca in una nuova invadenza politica)”: compatibile.

Le distinzioni che si vorrebbero fra Senato e CdA vanno definite meglio, perché sono già  in essere, mentre per quanto riguarda l’apertura all’esterno, nella legge 240/10 si prevede che un numero consistente di consiglieri d’amministrazione sia pescato fuori dall’Università . Le regole chiare che impediscano di riempire i CdA di politici trombati sono benvenute, per esempio nei millanta decreti attuativi che il MIUR deve ancora emanare…

- Autonomia, valutazione e finanziamento. “Distribuzione del finanziamento ordinario in base alla valutazione di didattica e ricerca oltre che esigenze legate al diritto allo studio e alla coesione territoriale”: compatibile.

- Risorse: Aumentare le risorse: compatibile. Citofonare Tremonti.

Vista così , la legge Gelmini non sembra proprio dispiacere al PD. Certo, il diavolo sta nei dettagli, ma è almeno curioso che al di là delle dichiarazioni ad effetto, sulle grandi linee in pratica il PD la pensi come il Governo….iMille.org – Direttore Raoul Minetti

5 Commenti

  1. Matteo

    Ho notato anche io la stessa cosa in quel documento. E’ una delle parti di quel documento che fanno schifo. L’altra è sul lavoro. dove proprio non ci siamo (Hello, ma non potevate farglie scrivere ad Ichino quel capitolo???)

    Sull’università non ci siamo perchè è scritto da qualcuno in dissonanza cognitiva: scrive come se la Gelmini non fosse gia stata approvata più o meno proponendo le stesse cose. Ora questa cosa non è seria. Bisogna decidersi: o si dice che la Gelmini ora che è legge va bene e si è sbagliato Bersani ad opporsi a novembre oppure non si può scrivere quel documento.

    Io credo che la Gelmini vada bene. Non è la migliore delle riforme possibili ma, al di là di questo momento iniziale dove c’è un sacco di regolamenti da approvare e le cose sono un po’ bloccate, sono fiducioso che porterà buoni frutti. Pertanto mi rammarico della posizione che ha assunto il PD allora e mi stupisco di questo incredibile documento dove si sostiene la Gemini non nominandola mai una sola volta.

  2. Francesco Cerisoli

    Ho límpressione che il documento, almeno in quella parte, sia frutto di compromessi, semplificazioni e stratificazioni disomogenee. Bisognerebbe fare un po’di attenzione quando si ritorna sui temi discussi in mesi ed anni, perche’ a volte la realta’ e’ cambiata, nel frattempo.
    La legge Gelmini e’ in buona parte ancora un guscio vuoto, e saranno i millanta regolamenti e decreti (sempre che al MIUR escano dal letargo, forse ora con la primavera…) a decidere se ci sara’ spazio per una evoluzione verso i migliori modelli europei o un inesorabile declino. Ovviamente, se si decideranno a destinare adeguate risorse, prima o poi…

  3. Il problema del PD e’ che non crede nelle proprie idee (se e quando ne ha): preferisce seguire gli umori della piazza, col risultato che non e’ credibile.

    In secondo luogo, questi documenti sono stilati con pressappochismo. Queste proposte mi ricordano quelle sulla scuola (elaborate da un forum cui poteva partecipare tutto il mondo), che sono banali, raffazzonate e superficiali (forse anche perche’ i titoli della responsabile PD per la scuola, Francesca Puglisi, sono poco piu’ di quelle della Gelmini).

    Basti vedere, nelle proposte qui riportato, il sempiterno ricorso ai canali privilegiati, la richiesta di maggiori fondi senza controllare come vengano spesi, il nominalismo di molte proposte.

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