di Massimiliano Lincetto.
Parlare di medicine alternative, per quanto possa non sembrare un argomento attuale, è importante.
È importante perché oggi, laddove da una parte la scienza medica va ricercando un rigore scientifico sempre maggiore, basandosi sulle prove d’efficacia (la c.d. evidence based medicine), dall’altra continuano a sopravvivere pratiche nate oltre un secolo fa, in un epoca in cui l’uso del metodo scientifico in ambito biomedico era agli albori, e rimaste pressoché invariate sino ad oggi.
Innanzitutto va fatto un distinguo. Con medicina alternativa e complementare si fa in genere riferimento ad una serie di pratiche molto diverse tra loro come origini e caratteristiche. La fitoterapia, ad esempio, consiste nell’utilizzo di rimedi terapeutici di origine naturale, ma comunque inserendosi in maniera coerente nel quadro della scienza medica. In seguito, intendo invece parlare di quelle discipline che, nonostante siano prive di fondamento scientifico, godono oggi di una significativa fetta di mercato.
Prendiamo il caso dell’omeopatia, la più famosa e diffusa tra le medicine alternative e si basa sul principio di curare il simile con il simile, inventato nel diciannovesimo secolo, secondo il quale per curare la malattia è necessario somministrare al malato una sostanza che, nella persona sana, induce gli stessi sintomi causati dalla malattia. Non solo: per funzionare, il principio viene diluito in una serie di fasi successive, a seguito di ognuna delle quali il prodotto deve passare per una fase di scuotimento. Sempre secondo i principi dell’omeopatia, maggiore è la diluizione e maggiore è l’efficacia del rimedio e questo fa sì che i livelli di diluizione siano tali che, nel prodotto finito, la concentrazione della sostanza di partenza è trascurabile o nulla a tutti gli effetti (il che è anche necessario dal punto di vista legale, dal momento che la sostanza originaria può anche nociva e/o farmacologicamente attiva).
Appare oggi chiara l’infondatezza di tale principio, assolutamente incompatibile con l’evidenza scientifica e privo di riscotri sperimentali. Nel normale corso dello sviluppo scientifico, le teorie sbagliate vengono riconosciute come tali e chiuse in un cassetto, specie quando emerge la loro palese infondatezza. Per l’omeopatia non solo questo non è avvenuto, ma esiste oggi una vera e propria industria i cui prodotti si trovano nelle farmacie. Vi è una legge apposita (d.lgs. 185/1995) che ne disciplina il commercio come prodotti privi di indicazioni terapeutiche e inoltre vieta la possibilità di pubblicizzarli. Negli ultimi decenni sono state peraltro inventate ipotesi sempre più fantasiose per giustificarne il presunto funzionamento, arrivando a scomodare persino la fisica quantistica. Numerosi medici oggi si dichiarano omeopati o, in una veste rinnovata, omotossicologi.
Analizziamo la questione da un punto di vista meramente scientifico: i casi sono due, il medico omeopata o non crede alla terapia che somministra ai propri pazienti, o vi crede davvero commettendo quello che è un vero e proprio atto di oscurantismo.
La scelta dell’omeopatia da parte dell’utente, invece, o è una scelta disinformata (che vede nell’omeopatia una “cura naturale”) o una scelta informata che denota una grave carenza di consapevolezza scientifica: si tratta di sostanziale incapacità di distinguere ciò che è scientifico e ciò che non lo è. In questo senso, i dati ISTAT del 2005 presentano uno scenario in cui il 13% della popolazione ha fatto uso di medicine alternative nei tre anni precedenti l’indagine. La cosa più interessante che emerge dal rapporto è che l’utilizzo delle medicine alternative è più diffuso tra le persone con più alto status sociale e titolo di studio (probabilmente perché tali categorie possono permettersi di rivolgersi privatamente a specialisti più delle altre).
Su questo farei una riflessione a margine: viene da pensare che il sistema scolastico italiano sia sostanzialmente inefficace nell’insegnamento dei principi e dell’importanza del metodo scientifico. È qualcosa di cui mi rendo conto anche nel confronto quotidiano con persone provenienti dai più vari percorsi formativi ed è una carenza molto grave: un’adeguata formazione scientifica del cittadino è fondamentale in quanto si tratta di strumenti indispensabili in tutte quelle situazioni che necessitano di una valutazione consapevole dal punto di vista scientifico. Situazioni che vanno dalla scelta di una terapia all’espressione del proprio voto in un referendum su temi tecnico-scientifici (es. fecondazione assistita, staminali, energia nucleare). Il problema della cultura scientifica in Italia ha radici profonde che credo siano risalenti alla riforma Gentile e al successivo sviluppo della scuola italiana, ma è una questione complessa che esula dal tema di questo articolo: da studente diplomato quasi due anni fa, mi limito ad affermare la necessità di un ripensamento dell’insegnamento scientifico nella pubblica istruzione.
Tornando alle medicine alternative e all’omeopatia in particolare, è paradossale che nell’era della evidence-based medicine sopravvivano pratiche terapeutiche prive di fondamento scientifico e allo stesso tempo avallate da medici professionisti, specialmente se su di esse si fonda un mercato significativo, la cui liceità andrebbe messa in discussione.
In Italia, l’informazione scientifica sull’omeopatia e le medicine alternative è stata portata avanti prevalentemente dal CICAP (Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sul Paranormale). Auspicherei un maggiore impegno della comunità scientifica italiana in campagne di maggiore rilievo mediatico, ricordandoci che in questo senso il peso lo fanno i firmatari.
Infine, cosa dovrebbe fare il settore pubblico?
Sicuramente dovrebbe riflettere sulle motivazioni che spingono i cittadini a rivolgersi a pratiche alternative non scientificamente comprovate. L’inadeguata consapevolezza scientifica non è in realtà l’unica causa di queste scelte: parte di coloro che si rivolgono alle medicine alternative soffrono di malattie croniche per le quali vogliono tentare un approccio diverso, altri magari cercano una maggiore attenzione perché non si sentono sufficientemente seguiti dai servizi del SSN, o ancora sono persone che necessitano in realtà di un vero e proprio sostegno psicologico. Certo intervenire adeguatamente per rispondere a queste esigenze non è facile, ma credo che se il punto di partenza debba essere in ogni caso un’adeguata e curata campagna di informazione volta a diffondere la consapevolezza su quello che è lo status delle diverse medicine alternative dal punto di vista della scienza medica, a tutela del paziente.
Non si tratta di essere contro a qualsiasi pratica complementare o integrativa rispetto alla medicina, ma di essere contro a quelle palesemente prive di fondamento scientifico, perché nel terzo millennio l’oscurantismo è qualcosa che non possiamo permetterci.iMille.org – Direttore Raoul Minetti






concordo su tutto!!!
La cultura scientifica in Italia scarseggia assai, e la gente non lo vivE come un problema anzi…. quasi se ne vanta.
La gente dice con leggerezza “Ah guarda io di matematica non capisco proprio niente”, mentre avrebbe qualche remora in più a dire “Ah io non leggo mai niente, perché tanto non capisco quello che leggo”.
E sull’omeopatia è difficile spiegare alla gente perché non ha fondamento scientifico. Ho letto Bad Science di Ben Goldacre ed è stato molto istruttivo, e facile!!!
E lo dico io che ben 2 volte sono stata curata da un omeopata, ma forse lo strizzacervelli avrebbe sortito lo stesso risultato!
Ottimo articolo. Diciamolo forte, diciamolo più spesso: l’omeopatia NON ESISTE.
Si, l’omeopatia (quasi sicuramente) non esiste, ma è stupefacente come “il metodo omeopatico” possa fare bene.
Nel senso di andare da un medico che ti faccia una anamnesi completa e ti ascolti, invece di liquidarti in pochi minuti come uno che ha un pezzo rotto e basta. Poi ti da uno splendido placebo fatto di zuccherini col niente dentro ma che, beh il solo fatto che esista un “effetto placebo” è stupefacente.
Certo non ci curerei niente di grave, ma un sacco delle piccole patologie per cui la gente si intossica inutilmente com medicine chimiche si possono curare allo stesso modo con acqua e zucchero. Basta crederci un po’ e funziona.
Non è meraviglioso?
Concordo con ciò che dice Gio. Aggiungo alcune considerazioni:
1) l’inciso sulla cultura scientifica italica è in sé giustissimo (come giustissima la considerazione di Michela sull’atteggiamento della gente rispetto alla matematica), ma purtroppo non spiega il successo dell’omeopatia. La principale casa farmaceutica omeopatica è francese, e l’omeopatia è di moda in tutto il mondo occidentale, anche in paesi che hanno una cultura scientifica di base ben più solida.
2) è giusto essere contro l’oscurantismo, ma affidarsi troppo alla medicina di big-pharma è pure piuttosto rischioso. Il cuore del problema è che l’organismo umano è troppo complesso per essere considerato un sistema fisico di pezzi, per quanta conoscenza scientifica abbiamo su questi pezzi. E’ per questo che un medico (perfino omeopata) che ti ascolta davvero ottiene risultati migliori di un medico prescrivi-farmaci. Ed è per questo che gli strizzacervelli, checché se ne dica, sono utili anche se spesso lavorano sulle sabbie mobili e non sulla evidence-based medicine.
3) sarei un po’ più comprensivo con parte dei medici “omeopatici”. Spesso è gente alla ricerca, appunto, di un approccio più empatico con il paziente e con la medicina. Che cerca una strada e, certo sbagliando, prova a fare qualcosa di utile.
Ciò detto, fare informazione e chiarezza su pseudo-scienze come l’omeopatia resta evidentemente un’opera assai meritoria e, sicuramente, la mano pubblica dovrebbe occuparsene di più e con più nettezza.
“perché nel terzo millennio l’oscurantismo è qualcosa che non possiamo permetterci.”
Occhio pero’ a non eccedere in senso opposto: l’approccio “main stream” paga nel 99, 9% dei casi, ma le patenti di oscurantismo vanno distribuite con saggezza. 30 anni fa, per esempio, che l’ulcera gastrica fosse causata da un batterio pareva una posizione ottocentesca, e chi lo sosteneva veniva variamente spernacchiato. Poi invece l’Helicobacter pylori….
Sull’omeopatia noi in fondo siamo messi meglio che in Francia o in UK. Correggetemi se sbaglio, ma in UK non e’ addirittura rimborsata dal National Health System?
il mitico Helicobacter! anche questo non è ben chiaro. l’50% della gente ce l’ha il plyori ma mica hanno tutti l’ulcera, e c’é pure chi ha l’ulcera senza l’helicobacter. Ma stiamo divagando..
L’articolo è interessante e sicuramente dice cose vere ma, per me, cade in contraddizione con se stesso: se è giusto valutare con metodo scientifico un sistema di cura, perché nell’articolo non si citano fonti di indagini scientifiche che dimostrino l’inefficacia di quel tipo di cura?
Bisognerebbe capire perché per molte persone come sistema funziona e porta benefici (se funziona e porta benefici ovviamente, ma dato il successo un minimo di efficacia deve esserci). Quasi sicuramente gran parte del merito va al tipo di approccio (come ha scritto gio).
Ma parlare di metodo scientifico su qualcosa che in realtà (nell’artico) si valuta con altri criteri non mi sembra una grande idea per far apprezzare il metodo scientifico rispetto al “è così e funziona perché me la detto il cugino della zia di un mio amico che queste cose le sa perché è studiato”
@Francesco:
“Stando ai dati forniti dalla Society of Homeopaths, i medici che prescrivono prodotti omeopatici sono appena 600 in tutto il paese e la spesa dell’NHS per l’omeopatia si aggira intorno allo 0,001% degli 11 miliardi di sterline previste dal bilancio per i farmaci.” (fonte: Il Post)
Il commentatore che centra il punto è Corraddo. È li che bisogna battere. Senza levare nulla ad eventuali demeriti dell’omeopatia come pseudosicenza ci sono dei fattori da prendere in considerazione. Trattare da stregoni-ciarlatani i medici che fanno ricorso a terapia di tipo omeopatico mi sembra un po affretato, che male c’è a ricorrere ad un eventuale effetto placebo?
Rimaniamo vigili davanti gli impostori ed i ciarlatani ma evitiamo posizioni da inquisizione neopositivista senza se e senza ma.
PS.: La Boiron, chiamiamola col suo nome, farà i suoi interessi, ma anche le Big-Pharma mica scherzano. Infine sull’assenza di cultura scietifica in italia, proprio come fatrto notare dall’acuto Corrado, non è questo il punto, vedi il caso francese.
@strade
La society of omeopaths mi sembra un po’di parte. Qui
http://www.guardian.co.uk/society/2009/jun/10/complementary-medicine-nhs-more4
sono 12 milioni di sterline in 3 anni. Che e’una bella cifretta, direi…
qui
http://www.publications.parliament.uk/pa/cm200910/cmselect/cmsctech/45/4504.htm#a16
un documento dello Science and Technology Committee della House of Commons molto critico sulla policy governativa in merito all’omeopatia
Che conclude
“We conclude that placebos should not be routinely prescribed on the NHS. The funding of homeopathic hospitals—hospitals that specialise in the administration of placebos—should not continue, and NHS doctors should not refer patients to homeopaths.”
@Francesco: Una bella cifretta certo, ma se la spesa farmaceutica totale resta quella li (11MD) allora sempre 0,0 sono. Soldini certo ma rispetto al resto…. Certo si fanno economie. Ma non esistono altre soluzioni piu efficenti per risparmiare? O da risparmiare ce solo quel 0,0 ?
Dico: se pensi sia male leva il rimborso dei prodotti omeopotaci, elevane i prezzi (come in italy per sempio), accresci la cultura scientifica del paese. E poi? Risolto il problema no? Scacciato il nemico assoluto della medicina? Mah…
Il punto è che il paziente continuera a cercare qualcosa di diverso in un medico che in un prescrivi-ricette. Se alcuni medici integrano le proprie cure con terapie ad effetto placebo od altro (fitoterapia, agopuntura) non vanno presi per forza per degli eretici stregoni.
Per me rimane valido quanto detto prima: rimaniamo vigili davanti gli impostori ed i ciarlatani ma evitiamo posizioni da inquisizione neopositivista ecc.
@strade
Se leggi bene il mio primo intervento, vedi che siamo d’accordo!
Provo a rispondere alle osservazioni:
- Il fatto che i medici di base non seguano con adeguata attenzione i pazienti, così come il fatto che molte persone usino troppo e/o male i farmaci sono senza dubbio problemi da affrontare e a cui va data una risposta. Il tollerare che a questi problemi venga data una risposta “sbagliata” non sposta minimamente il problema. Inoltre, è difficile tracciare una linea di demarcazione tra l’ambito del “male non fa” a quello del “forse è meglio stare attenti”, e visto che chi fa certe scelte presumibilmente non è in grado di stabilirlo, dobbiamo riporre la nostra fiducia nel fatto che lo faccia l’omeopata?
- Ovviamente l’organismo è un sistema complesso e concordo che sia necessario un approccio che da una parte valuti i dati scientifici disponibili sui vari aspetti e dall’altra il quadro generale del paziente, incluso il lato psicologico.
- Non riesco ad essere comprensivo con i medici omeopati: niente vieta di cercare un approccio più empatico, ma è proprio necessario farlo basandosi su princìpi privi di qualsiasi fondamento scientifico? Andrebbe rivalutato certamente il ruolo del medico di base, con una formazione mirata, anche dal punto di vista della psicologia (sono convinto che oggi l’importanza di un aiuto psicologico sia spesso sottovalutata)
- Sono d’accordo che nella storia della scienza e della medicina ci sono stati casi eclatanti di scoperte/teorie innovative inizialmente rigettate, ma qui parliamo di qualcosa “inventato” nell’800 e rimasto tale e quale fino ad oggi.
- Non sono entrato nel merito dell’(in)efficacia perché non volevo appesantire eccessivamente l’articolo. Per valutare una teoria in ambito biomedico vanno considerati due aspetti: la plausibilità biologica e i dati sperimentali (i risultati dei trial clinici nel caso delle terapie). La plausibilità biologica riguarda la coerenza della teoria con l’attuale quadro delle conoscenze in ambito biomedico, i trial clinici sono volti a verificare l’efficacia o meno di una terapia. Nel caso dell’omeopatia non c’è plausibilità biologica e ciononostante sono stati condotti innumerevoli trial. L’ultima importante meta-analisi pubblicata su Lancet ha concluso che gli effetti dell’omeopatia non vanno oltre l’effetto placebo, oltre ad una serie di fatti interessanti sulla (scarsa) qualità degli studi e i bias da cui spesso e volentieri sono affetti. In particolare è stato evidenziato che gli studi di qualità metodologica inferiore tendevano a mostrare una maggiore efficacia dell’omeopatia rispetto a quelli di metodologia più solida. Sono convinto che l’efficacia “percepita” sia appunto dovuta ad un migliore approccio medico-paziente, ed in questo senso il servizio pubblico ha sicuramente da imparare.
- Che male c’è a prescrivere un placebo? Dipende dalla situazione, non nego che in alcuni casi possa non esserci nulla di male. Ma se quel placebo lo chiami “omeopatia” e costruisci un mercato sopra a questa cosa, trovo legittimo dubitare della tua buona fede.
- Non voglio difendere big-pharma, anche lì c’è una casistica di casi controversi, e non mancano i casi di farmaci OTC che continuano ad essere commercializzati anche se rivelatesi poco efficaci (è il caso di alcuni rimedi per la tosse), ma si tratta di qualcosa di ben diverso rispetto all’oggetto dell’articolo (sicuramente meritorio di approfondimento).
@Massimiliano; “Ma se quel placebo lo chiami “omeopatia” e costruisci un mercato sopra a questa cosa”
Ma questo mica riguarda solo i prodotti omeopatici o big-pharma! È la deriva marketing contemporanea. Pensa alla Nutella ed ai suoi slogan salutisti.
E considera oltreutto che l’estate scorsa quando in sede UE si è deciso che quel tipo di slogan falso-salutisti andavano banditi la Ferrero ha condotto un lobby d’inferno portando il governo italiano sulle sue posizioni….
http://www.ecoblog.it/post/10691/nuove-etichette-europee-protesta-solo-nutella-ferrero
Dico questo per dirti che la Boiron non sarebbe l’unica a farlo. Né è l’unica a condurre un lobby d’inferno (non parliamo di quello delle cause farmaceutiche e dei conflitti d’interessi con la politica, vedi il recente scandalo francese sul “Mediator”). Scusate il leggero OT.