di Emidio Picariello.
Certe cose cose non si limitano a essere divertenti o interessanti, sono anche utili. Per chi ha un po’ di amore per la tecnologia spesso gli ammennicoli avanzati sono prima divertenti e poi, qualche utili. Un caso classico è quello degli smartphone e dei tablet: giustifichi il fatto di avere lo smartphone – o l’iPad – con l’esigenza di sincronizzare la rubrica e l’agenda, di leggere i giornali, di lavorare meglio, ma dopo due ore hai installato Angry Birds. Questo non vuol dire che lo strumento non sia utile per lavorare, per lavorare davvero o che non possa essere utile per la pubblica amministrazione.
Il primo uso, quello più comune riguarda l’integrazione classica, di cui si parlava all’inizio, fra la propria rubrica, agenda e il dispositivo portatile. In questo caso è importante essere stati previdenti e avere utilizzato strumenti open source – o nel peggiore dei casi compatibili con gli standard open source. Facciamo alcuni esempi. In caso di piccole amministrazioni è sufficiente utilizzare un sistema di posta elettronica cloud, come per esempio quello di Google – ma più avanti, in un articolo futuro, parleremo di cloud computing e pubblica amministrazione in modo più dettagliato – oppure un sistema ad esempio composto da eGroupware e Funambol, due applicazioni open source per la gestione della posta elettronica e della relativa sincronizzazione. Questo insieme di strumenti rende il vostro smartphone sincronizzato ogni volta che si connette.
Ma non è tutto qui: per gli smartphone – parleremo prevalentemente di Android e iPhone, ma vale per tutti i più diffusi – esiste la possibilità di sviluppare applicazioni per il grande pubblico o per una diffusione locale. La programmazione è abbastanza semplice: Java per Android e Blackberry, Objective-c per iPhone – ma in questo caso il programmatore deve avere un Mac, viva cupertino. Questo apre due possibili scenari di sviluppo: uno più futuribile, quello interno, e uno più pratico, quello esterno di promozione turistica.
Il primo scenario riguarda tutti quelli che, per la loro funzione professionale all’interno dell’Ente, sono in giro. Per esempio si potrebbe pensare un’applicazione per le manutenzioni. Ogni sede che necessita manutenzione è dotata non di un pc ma di uno smartphone, si sviluppa una applicazione che allega a una foto scattata una serie di informazioni, alcune manuali (tipo di intervento richiesto, note, etc.) e una serie automatiche (data e ora, localizzazione esatta GPS, etc.), la richiesta viene inoltrata al server e da esso allo smatphone del tecnico competente rilevato più vicino dal GPS e disponibile. Questo semplice esempio serve per comprendere le potenzialità di un’insieme di strumenti nuovi che sono disponibili nella programmazione per mobile.
Ma la vera forza di queste applicazioni sta nel loro potenziale commerciale. Anche la PA ha bisogno di vendere qualcosa e questo qualcosa è il territorio, nel senso turistico, si intende. Molte amministrazioni europee hanno cominciato progetti che vanno in questo senso sfruttando il QRCode. Il principio è molto semplice: i telefoni e i pad di ultima generazione hanno a bordo una telecamera e dei software che decodificano il QRCode, un codice a barre molto evoluto che a differenza del suo predecessore può contenere un gran numero di caratteri. Il QRCode viene disposto su pannelli informativi turistici sparsi sul territorio e consente un accesso rapido a materiale specifico per quel sito – inteso come posto fisico, sito turistico – materiale come mp3 di guida in più lingue o cartine o percorsi possibili o descrizioni turistiche.
Il QRCode può essere decodificato sia da una applicazione che si è appositamente sviluppata per lo scopo, e che si è messa a disposizione sui market dei dispositivi e che quindi non richiede connessione a internet, una sorta di guida turistica portatile informatica, o su un sito internet ottimizzato per il mobile. Questa seconda soluzione prevede che l’utente abbia una connessione internet in mobilità abbastanza robusta o che la PA abbia messo a disposizione il WiFi – ma questo è un altro argomento ancora che necessita un altro approfondimento a parte, la prima invece che il dispositivo abbia spazio a sufficienza da contenere il materiale che si vuole mettere a disposizione: cartine, percorsi, mp3 di audioguide, cartoline virtuali del posto da mandare via mms o mail (mi fermo, il limite è solo la fantasia, e non è il mio mestiere).
L’ultimo strumento che vale la pena menzionare è quello della realtà aumentata. Il principio è semplice: ci sono delle applicazioni – già sono disponibili – che una volta avviate “vedono” attraverso la camera dello smarphone e in base alla posizione e all’orientamento identificano quello che vedono. Attraverso dei layer, dei livelli di informazione che sono stati associati a quello che “vedono”, forniscono informazioni. Insomma, sviluppando un layer per un programma di realtà aumentata si possono mettere a disposizione alcuni dei materiali citati senza applicare QRCode in giro: se punto lo smarphone verso il Duomo, il programma di realtà aumentata mi restituirà i materiali relativi al Duomo.
Non è tutto, ma speriamo di aver reso l’idea. La nuova frontiera dello sviluppo è quella dei dispositivi portatili. Certificati portatili, biglietti dell’autobus sul telefonino, biglietti dei musei sul telefonino: molto è ancora addirittura da pensare, e i limiti molto ampi. L’informatica mobile è una rivoluzione della quale abbiamo sfruttato una piccolissima percentuale. Forse Jobs non esagera dicendo che il suo iPad sta al computer come la macchina sta al camion. Molti di noi potrebbero fare tutto quello di cui hanno bisogno con solo un Pad, tanto vale cominciare a prepararci.iMille.org – Direttore Raoul Minetti





