di Stefano Minguzzi.

Sottotenente Gilberto Cerofolini, ha combattuto a Tripoli Castelbenito, durante la seconda guerra mondiale. Il suo aereo fu abbattuto da un caccia inglese in Libia. foto: Francesco Cerofolini
Sinistra e Libertà, il partito dell’immaginifico Vendola, prende posizione sui recenti sviluppi in Libia condannando “senza se e senza ma” la guerra. Dà da pensare che un partito fuori dal parlamento, che i sondaggi danno tra il 3 e il 7%, chieda l’immediato cessate il fuoco, ma rientra nella logica di porsi fuori dagli eventi e da lì emettere giudizi.
SeL giudica sbagliata e pericolosa la guerra, chiede il cessate il fuoco e l’apertura di un corridoio umanitario. Dimentica però che nell’attesa di prendere decisioni diplomaticamente ineccepibili l’Unione Europea in primis e l’ONU tutta in secundis ha prodotto il massacro di Srebrenica.
Come scrisse Scalfari in un celebre editoriale la sinistra è piena di anime belle che rimuovono i problemi e li reinventa. Gheddafi bombarda i civili, che facciamo? Il problema è un altro. Gheddafi è un dittatore che vende petrolio, gas e lager per immigrati in cambio di protezione dall’Italia? Bisognova agire prima. E intanto Gheddafi rimane là e lo si può criticare per il circo di cavalli, le amazzoni e le divise ridicole. Una sinistra che è tanto alta nei suoi valori e principi da diventare soggetto satirico del vignettista Stefano Disegni (vedi l’“atticismo militante” che ironizza sulle derive salottiere della sinistra radicale).
In tutta sincerità: non sono un guerrafondaio. Sono stato parte di tutti movimenti pacifisti dagli anni ‘90 in poi, ma oggi faccio fatica a considerare guerra l’intervento in Libia. Si stava pericolosamente ripetendo quanto successo nella exJugoslavia: un Occidente che discute all’ONU e nelle cancellerie europee, ma che nei fatti si lava pilatescamente le mani delle conseguenze sul campo. Che è un modo sobrio per dire civili ammazzati.
Davanti ad un Gheddafi che bellamente ignora la no fly zone, tardivamente deliberata dall’ONU, davanti ad un regime che bombarda i manifestanti a differenza dell’Egitto, della Tunisia, dello stesso Yemen, l’UE e la sinistra hanno il dovere di prendere una posizione chiara che si possa tradurre in politica estera.
Nel documento di SeL, a meno di 24 ore dall’inizio dei bombardamenti, si parla già di escalation militare e con essa si prospetta un superamento della risoluzione 1973 del Consiglio di Sicurezza dell’Onu: un processo alle intenzioni che nulla ha a che fare con l’analisi della situazione. SeL gira intorno al problema del che fare al 20 marzo 2011: parlare di un intervento politico e diplomatico da mettere in campo prima che gli eventi prendessero la piega attuale è prendere la posizione del grillo parlante, parlare con il senno del poi. Cosa fare oggi? Nel documento non si trova una risposta convincente: non il mancato embargo economico che in effetti c’è stato ma ha bisogno di tempi lunghi per dispiegare reali effetti e nel frattempo Bengasi è sotto assedio.
Il rischio di questa posizione è il benaltrismo, il rispondere alle sfide di una crisi citando crisi più grandi. L’immobilismo che però fa salva la propria coscienza. Perché in Libia sì e in Yemen, Bahrein, Arabia Saudita o Somalia no? Mischiando paesi dove l’intervento c’è stato, ma non ha dato frutti (Somalia), paesi dove la situazione non è nemmeno lontanamente paragonabile a quella libica (Arabia Saudita e Bahrein) e paesi, come lo Yemen, dove l’esercito si è schierato a favore dei manifestanti e il capo del governo è stato dimissionato. Così ci si illude di stare dalla parte della ragione senza però spiegare quale sia questa parte. E’ un artificio retorico: dipingere il nemico nel modo peggiore possibile per poi ergersi come il Bene senza aver sostanzialmente detto nulla di sé.
Tutta la posizione di SeL contiene vizi antichi della sinistra italiana: l’idea che ci si possa riconoscere nelle “forze della societa’ civile internazionale, nelle quali pienamente ci riconosciamo, e non certo le diplomazie a lungo complici dei regimi” è una forma di populismo molto rischioso. E’ il frutto di una storia politica che ha visto la sinistra italiana quasi sempre spettatrice della politica estera, senza un ruolo di governo.
Chiosare come fa SeL che “Per noi il no alla guerra e l’inimicizia e l’avversione nei confronti di Gheddafi hanno ugual rilievo. Dobbiamo uscire dal vicolo cieco tra inerzia e guerra per generalizzare il tema dei diritti umani e della democrazia” riecheggia posizioni analoghe dei cosiddetti anni di piombo “né con lo Stato né con le BR”, ma come uscire del vicolo cieco? Come generalizzare il tema dei diritti umani e della democrazia? Le risposte non arrivano.
Non partecipare, mantenersi ai margini sono posizioni rispettabili e possibili solo se non si vuole avere un ruolo di governo, altrimenti diventano incomprensibili.
Se ci si pone in un’ottica di governo, da elettore della sinistra, mi chiedo: cosa sarebbe successo se noi fossimo stati al governo? Come avremmo agito per fermare il massacro del popolo libico? Dal documento di Sinistra e Libertà non lo capisco e anzi rivedo vecchi film con maggioranze parlamentari che sfiduciano il proprio governo invece di fare i conti con la realtà e provare a dare sporcarsi le mani con le soluzioni prossibili hic et nunc.
Proporre che “l’Italia si faccia promotrice di una iniziativa politica per determinare il cessate il fuoco e l’apertura del tavolo negoziale”, vuol dire riattribuire un ruolo a Gheddafi. E’ una posizione politica pesantissima: SeL così riconosce Gheddafi e appoggia una linea pubblicamente rigettata dai rivoltosi. Sono posizioni che da uomo di sinistra non posso condividere: se non era accettabile trattare Gheddafi questa estate, oggi lo è ancora di meno. Che negoziato imbastire? Su che basi? A quale prezzo? Il partito del negoziato rischierebbe di avere tra i supporter, oltre SeL, Gheddafi e il governo Berlusconi.
Proporre un coinvolgimento dell’Unione Africana e della Lega Araba per schierare forze di interposizione su mandato ONU. Lo si è fatto in Jugoslavia e non è servito a niente, lo si sta facendo ancora oggi nei Balcani e in Libano in una sorta di stallo degli scacchi per cui si resta senza risultati perché ad andare via si rischia il peggiorare della situazione. E’ questo quello che si vuole per la Libia? In Somalia è finita con la cacciata degli “alleati” e l’implosione del paese.
La sensazione che certa sinistra sia a disagio a trattare temi di politica estera si rafforza quando si legge la parte del documento che si occupa di immigrazione, fenomeno ben governato dalle amministrazioni locali e nazionali e tema sul quale la sinistra ha saputo portare avanti politiche convincenti. Non è possibile non concordare che l’emergenza profughi non può essere gestita come un normale flussi migratori ed è necessario prendere provvedimenti speciali (sospensione del Frontex, nuova politica di accoglienza ed integrazione di uomini e donne che escludano accordi scandalosi come quelli tra Italia e Libia in materia di immigrazione).
Purtroppo il rifugiarsi nella convocazione dell’opinione pubblica su valori bandiera come diritti umani, democrazia e pace funziona retoricamente, ma non fornisce soluzioni immediate. Questo rifiuto della realtà rischia di tradursi in una difficoltà oggettiva ad assumere un ruolo di governo del paese o a quello, già vissuto in passato, di deludere aspettative buone solo per la campagna elettorale.
Se costruire la pace significa dire la verità, come si legge nella chiosa del documento di SeL, bisogna anche accettare il fatto che la verità non è tutta contenuta in quello in cui si crede, ma ha bisogno di un reality check al quale una sinistra moderna ha il dovere poi di rispondere Yes, we can. Non con la forza dell’ideologia che piega la realtà ai suoi dettami, ma con la forza delle competenze e dei risultati conseguiti sul campo. Altrimenti la politica diventa una competizione tra venditori di fumo.
iMille.org – Direttore Raoul Minetti
Concordo, e mi pare che tra i vendoliani tra un po’ ci mettiamo il governo .. Frattini: ‘Comando Nato o ci riprendiamo le basi’ .
Il problema non è secondo me intervenire o no, ma (i) era meglio farlo una settimana fa; (ii) non si è costituita un’alleanza né si è usata una struttura (NATO) pre-costituita. Siamo alla follia di tre comandi che agiscono indipendentemente.
Tutti gli organismo sovranazionali, soprattutto EU e per la prima volta NATO sono stati scavalcati dalla foga di alcune nazioni. Anzi di una in particolare che ha la coscienza sporca per il passato prossimo (Tunisia) e remoto (Algeria, tutta l’Africa sub-sahariana). C’è da rimpiangere il ruolo guida che avevano gli USA …
Condivido ma “sospensione del Fortex” che vuol dire?
io mi sarei aspettato uno sforzo del presdelcons nelle scorse settimane. almeno una mossa, qualcosa. forse (quasi sicuramente) inutile, ma qualcosa di meglio di questo essere banderuola al vento..
@sinigagl il Fortex è la polizia transfrontaliera che si occupa di “difendere” i confini UE dall’immigrazione clandestina o detto più politically correct si occupa della sicurezza dei confini UE.
più info qua:
http://www.frontex.europa.eu/
ops, l’ho pure scritto 2 volte! Frontex non Fortex. :-S
@riccardo il problema è che la Francia ha tutto da guadagnare in questa situazione. E’ in atto una guerra commerciale tra Italia e Francia che va dall’approvigionamento energetico (dal loro punto di vista noi gli abbiamo soffiato il gas algerino) al possesso delle imprese (ultimo caso Parmalat). L’uscita di scena di Gheddafi è l’uscita di scena di ENI e Finmeccanica a favore di nuovi soggetti francesci, inglese, americani. Niente di nuovo sotto al sole.
A questo punto dire di essere contro la guerra è una posizione da anima bella. Concordo con te che questa operazione andava condotta in ambito NATO, ma probabilmente dopo Afghanistan e Iraq, la Libia ha sancito l’inconsistenza della vecchia alleanza. Si procede per coalizioni estemporanee? Bene, l’Italia ci finisce dentro per uso capione tanto che la dichiarazione di Frattini fa venire il dubbio “ci riprendiamo la basi? E chi ce le ha prese?”. La verità è che le basi NATO in Italia non sono italiane e anche la sede del comando a Napoli sarebbe dovuto al fatto che là c’è il comando NATO per il mediterraneo.
Insomma la posizione italiana è completamente screditata sia nei confronti dei coalizzati che nei confronti dei libici (pro e contro Gheddafi). A questo punto bisogna immaginare una politica estera da realizzare una volta al governo e la posizione di SeL non mi pare affatto nella direzione giusta.
Bella la foto dell’articolo. Mi ricorda quelle di mio nonno che ha volato sull’africa, malta e la sicilia durante la seconda guerra mondiale.
Ecco, il mio timore è proprio che si stanno tornando dopo circa un secolo ai rapporti tra nazioni in politica estera, alle “guerre commerciali”. Dopo cinquant’anni in cui la direzione era per tendere al superamento di queste guerre (commerciali e non), oramai si è invertita la rotta, per cui l’Italia già fa l’offesa (pronti ad una vittoria mutilata? vi ricorda nulla), la francia tromboneggia come al solito (nulla di nuovo per chi uscì già una volta dalla nato, non hanno mai ammesso che sono decadenti …), gli USA si disinteressano del mediterraneo, la Germania idem.
Insomma EU e NATO sono le perdenti, anzi meglio si sancisce, si palesa, il loro fallimento, non di oggi, ma degli ultimi anni.
Alla fine, come andrà a finire in Libia non lo so, ma sicuramente gli stati europei ne usciranno sempre meno uniti e federati e sempre più come stati-nazione. Nulla di nuovo, né di buono sotto il sole.
Purtroppo, concordo con la tua analisi.
SeL mira a riportare un po’ di ex- in Parlamento, e con l’attuale legge elettorale, battendo la grancassa del populismo di sinistra, ci riuscira’, come ci riesce egregiamente la Lega con le sparate anti-immigrati, anti-europa, anti-tasse (poi che la laga sia al governo da 8 anni negli ultimi 10 e’ un particolare secondario…). Ci stupiamo davvero che non sia nulla di diverso da quei partiti/movimenti da cui ha preso origine?
@francesco e qui casca l’asino, perché queste strategie populiste pagano solo perché il PD non impone una linea del o tutti con me come dico io o tutti fuori. Alla fine della fiera, la tanto spernacchiata via del “da soli”, rimane l’unica percorribile per una sinistra che voglia governare.
Ma allora la soluzione qual’è? Continuare finchè Gheddafi non schiatta sotto le macerie? Aspettare che gli oppositori, chiunque essi siano, lo stanino? O cos’altro?
La posizione del Pd sul prosieguo , francamente, mi sfugge.
@massimo ecco è qui che secondo me la sinistra dovrebbe occupare lo spazio vuoto. La coalizione a iniziato a bombardare senza sapere fino a dove arrivare. Io credo che da sinistra si debba dire che l’intervento militare (che non è per forza una guerra) è legittimo per far rispettare la no fly zone, ma che non deve entrare a piedi uniti nel conflitto tra lealisti e rivoltosi. Foss’anche per non compromettere i rivoltosi agli occhi del mondo arabo.
Ripeto dire di no alla guerra è inutile e perciò dannoso. Il PD, ma magari anche il PSE, dovrebbero chiedere di non oltrepassare il mandato della risoluzione 1973.
@ Stefano: sono d’accordo che la sinistra dovrebbe occupare gli spazi vuoti, iniziando a non guardare tutto dalla piccina ottica italiana. Che senso ha che il PD richieda qualcosa che si decide ad un livello molto più grande del parlamento italiano? (e giustamente) dove anche non ha nessun peso?
Come dici tu, perché i partiti progressisti europei non approfittano per trovare una posizione comune? Per fare di questo intervento un qualcosa che sembri anche agli occhi del mondo arabo meno neo-colonialista, non sarebbe opportuno chiedere che sia più sovranazionale e meno occasione di scontro tra nazioni? Non vi sembra un déjà-vu lo scontro tra Francia e Italia sul controllo di quella parte del mediterraneo?
Una volta al primo punto dei partiti socialisti (e per i partiti che si chiamano socialisti in europa c’è ancora, ma se lo son dimenticato, troppo presi a difendere il proprio particulare) c’era ‘internazionalismo’. Vogliamo provare a dargli un senso “attuale”?
Personalmente credo che il PSE abbia ancora un ruolo in quanto gruppo parlamentare più forte delle forze progressiste, ma non credo che il paradigma socialista o socialdemocratico abbia più qualcosa da dire per cui il richiamo all’internazionalismo (fallimentare da sempre) oggi rischia di aver ancora meno senso.
PS
consiglio la lettura del pezzo di David Milliband sulla crisi della sinistra europea:
http://www.europaquotidiano.it/dettaglio/125094/perche_la_sinistra_perde_in_europa
Ecco, una posizione comune della sinistra (non solo italiana) sui punti espressi da Stefano e Riccardo più sopra è auspicabile anche in chiave nazionale, ad esprimere una convergenza più ampia in proiezione.
Stefano, procedo per punti:
1) Come dire è normale che la decisione di un intervento militare sia estremamente delicata. ed è anche normale che causi dibattito. capisco il disturbo di SEL. lo capisco ma non la condivido. Certe decisioni sono difficili da prendere ed esiste un margine di errore ma cosa dobbiamo fare. Se non interveniamo e poi è Srebrenica II siamo dei vigliacchi, se poi interveniamo per evitare i massacri dei civili è male lo stesso. Fino a ché uno non guiderà un governo potrà sempre nascondersi dietro le idee. Idee belle e nobili ma che sono in totale constrato con la realtà.
Doddiamo aquistare coscienza che pur non essendo guerrafondai non possiamo scartare l’uso della violenza in extrema ratio. Pensiamo di nuovo a Srebreniza, la nostra vergogna.
2)L’intervento è stato deciso tardi e sulla base di iniziativa autonoma di alcuni stati al di fuori delle sedi Ue e NATO. Dimostrazione che sono stati persi ancora 10 anni, in Europa. E nel Mediterraneo. Non siamo stati capaci di spingere avanti per una maggior integrazione. La Francia resta gelosa delle sue competenze (vuoi mettere il protagnosismo cosi acquisito). L’Italia che invece avrebbe davvero interesse a spingere ad una maggiore integrazione continentale ed a una forte coordinazione mediterranea dorme. Dorme. Dorme. Dorme. Davvero ci si chiede qual’è la coscienza di politica estera della nostra classe governanti (cercare su google “The official European joke” e vedere come è percepita l’Italia nelle ultime righe). Bufonatte Berlusconi.Ghedaffi a parte se non vi è coordinazione europee la colpa è anche nostra (di noi italiani).
@stefano
Attento, io dico che SeL puo’ arrivare in Parlamento con questa linea politica anche se corre da sola. Ricordiamoci che quelli a sinistra del PD presero il 3,9% nel 2008, e non avevano un leader come oggi e’Vendola (e sarebbe molto piu’ facile per Berlusconi “dargli spazio” in modo da indebolire a sinistra il PD).
Anche io ritengo che su posizioni del genere non ci possa essere alcun accordo, esattamente come con quello che sta a destra del PD. E questo ti condanna, molto probabilmente, a perdere di nuovo, perche’ il PD non l’hai rinnovato, nel frattempo, e ti presenti sempre con il gruppo dirigente di 15 anni fa…
@francesco la questione mi appassiona poco: è un problema di Bersani. Se proponi la grande accozzaglia vinci le elezioni, ma non governi, ma se l’alternativa è la piccola accozzaglia con SeL e IdV rischi solo di non vincere. Detto ciò la questione secondo me è un’altra: esistono una sinistra riformista (il PD con tutti i suoi problemi) e una sinistra radical, populista, ideologica o come la volete chiamare (con tutti i suoi problemi). Richiamare all’unità della sinistra su qualsiasi argomento dalla guerra al welfare non serve. Gli elettori devono essere messi però nelle condizioni di scegliere e non essere imbrogliati. A mio avviso la posizione di Vendola sull’intervento in Libia è un imbroglio perché illude che esistano alternative che poi lui stesso non traccia o se abbozza non porta a conclusione (difendere Gheddafi).
Concordo pienamente. L’unica strada e’ un profondo rinnovamento della dirigenza PD. Che non si limiti a D’Alema che si taglia i baffi e Veltroni che si mette le lenti a contatto…
La posizione di Vendola sulla questione immigrazione è quella sua tipica: a 90 gradi, che d’ altronde è per lui la più naturale.
interessante invece la posizione dei Verdi e di Cohn Bendit a favore dell’intervento.
In Olanda, i cristiano conservatori e liberali di destra sono a favore con un po’di “mal di pancia”, sullo stile del PdL. I populisti di destra (omologhi della Lega per le posizioni su islam, immigrazione etc..) sono contrari. Verdi, laburisti e liberaldemocratici sono favorevoli, animalisti e sinistra contrari.