di Gianluca Briguglia.
Finalmente c’è nel paese una visibile opposizione culturale e politica a Berlusconi e soprattutto al berlusconismo. Le manifestazioni di queste settimane la rendono chiara e comprensibile. Ed è Berlusconi stesso che l’ha originata. E non è un paradosso (come spiego in un mio libro sull’Italia che uscirà il mese prossimo). Abbiamo pensato a Berlusconi come il gigante Morgante del poema comico quattrocentesco del Pulci. Un gigante smisurato che assorbe ogni smisurato attacco contro di lui, che fa da albero maestro nella nave in tempesta e la porta poi in salvo nuotando e tirandola da solo con delle funi. Un gigante smisurato che però muore appena mette piede sulla spiaggia perché viene pizzicato da un granchietto. E il granchietto in questo caso, il punto di svolta, è stato scoprire come l’immaginario erotico del presidente coincida alla lettera con le immagini delle sue televisioni.
Scoprire che Drive in, che ha inventato un codice con tutte le sue conseguenti propaggini televisive fino a oggi, va inteso non come un linguaggio, una rappresentazione, uno scarto ironico su un tipo di immaginario sessuale che risale in fondo agli anni ’60 (a un certo mondo degli anni ’60), ma va piuttosto assunto nella sua letteralità – non rimanda ad altro, non rappresenta ma semplicemente espone, esibisce – sta avendo la funzione del granchietto che uccide Morgante. Sì, perché sapere che l’uomo più ricco e potente d’Italia vive e ambisce a vivere come dentro Drive in, di colpo ci consegna un senso della realtà presentato appunto nella sua nuda letteralità. E quando un linguaggio, un modello, una rappresentazione, si svelano come lettera oltre la quale non c’è altro, si trasformano in oppressione, in imposizione, in giudizio. È questa letteralità che sta inducendo molti a riflettere, di fatto, sul valore intimamente politico di queste vicende.
Si può vivere in un sistema di oppressione in cui le donne sono solo, letteralmente, degli oggetti? In un sistema di oppressione in cui gli uomini, se non seguono il potere e la ricerca del potere e del denaro, sono, letteralmente, meno che oggetti? In cui chi è più forte perché più ricco e più potente ha sempre, letteralmente, ragione? In cui chi non ha conoscenze di famiglia non ha, letteralmente, alcuna chance di progredire socialmente? E si può ancora consegnare il paese a chi è a sua volta così strettamente governato da questo senso della realtà? La letteralità dell’immaginario berlusconiano assomiglia sempre di più al perimetro di uno spazio angusto che ci opprime. Il sistema che ha creato (sostenuto da interessi che rimarranno anche quando lui non ci sarà più) non è che un cinta muraria stretta che ci tiene chiusi, non è che la traduzione in termini politici, sociali, culturali di quell’immaginario sessuale (e culturale) che è oppressione per tutti, donne e uomini. Ora che il re è nudo (però per favore non fateci vedere le foto) sono veramente in molti a voler abbattere la lettera che opprime, per trovare un respiro che ci rivivifichi.iMille.org – Direttore Raoul Minetti






Secondo me sei ottimista. Chi è “indotto a riflettere” (per non parlare di chi manifesta) sono sempre gli stessi che non l’hanno mai votato e che hanno manifestato in passato.
Chi lo sta abbandonando mi pare più che altro sono certi “gruppi di potere”, la Confindustria e la Chiesa in primis.
Sugli elettori non ne sarei così sicuro …
Il fatto che le nottate di Arcore somigliassero ai film di Banfi e Montagnani con la Fenech ha colpito anche me. Credo che la povertà di un uomo si veda dalla povertà del suo immaginario e davvero quella di B è desolante.
C’è un “però” però. E il però che se guardi a duemila anni di alcove, non è che Luigi XIV o JFK ci facessero una figura migliore. E, da questo punto di vista, B non è che una goccia nell’oceano di rappresentazioni sociali e modelli culturali che ci umiliano tutti, donne e uomini.
E ha ragione Riccardo: il re è nudo da un pezzo, solo che l’Italia è come la favola de “i vestiti nuovi dell’imperatore”.
È la terza volta che in pochi giorni in contesti diversi leggo del Drive In come sorta di chiave di volte dell’edificio comunicativo berlusoniano. Son d’accordo, è quello che penso. Peccato che c’abbiam messo 15 anni a capirlo…
Che berlusconi abbia costruito una realtà parallela è chiaro, basta notare il linguaggio che ha inserito nel dibattito politico, inculcato nell’immaginario degli elettori; ma uso volutamente la parola elettori, e non cittadini, perchè si è completamente persa, in questo Paese, la dimensione pubblica del potere, l’idea che questo sia esercitato in funzione di un interesse collettivo. Allora, prima di dare per morto il tiranno, aspettiamo che il popolo prenda coscienza di sè, di essere una comunità d’intenti.
ciao!
E noi, giovani, dobbiamo essere in prima fila.
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