di Giuseppe A. Veltri
La tentazione è di immaginare l’innovazione come un processo lineare vantaggioso per tutti. In un tale contesto, ogni resistenza all’innovazione appare ‘irrazionale’ e negativa.
Questa è una tentazione da evitare. Le ragioni sono tante e non è qui possibile riassumerle in modo esaustivo, basti però dire che ogni innovazione comporta un mutamento delle strutture sociali ed economiche di un sistema in cui non tutti ne escono vincitori.
Come descritto all’inizio, i casi di un contesto di relazioni sociali ed economiche in una innovazione sia vantaggiosa per tutti gli attori e’ un caso di ‘gioco cooperativo stabile’ (per dirla in termini di teoria dei giochi) piuttosto raro. Nella maggior parte dei casi, ci saranno attori che avranno motivazioni ragionevoli nel contrastare l’innovazione per preservare il loro status quo (dei classici in merito sono i lavori di Bhadori, Epstein, Mead). Capita anche che questi attori siano in posizioni di potere e quindi con un grosso vantaggio nell’ostacolare ogni innovazione. Ma può anche essere il caso in cui coloro che dovrebbero trarre vantaggio da una innovazione sono avvolti in una serie di obblighi e relazioni tali per cui accettare comporta un grosso rischio per loro. L’ovvietà del vantaggio di un’innovazione si perde, quindi, nella complessità della vita sociale umana.
Una questione simile riguarda il necessario adattamento culturale a un’innovazione, dove per innovazione ci riferiamo a una di tipo tecnologico. Qui la tentazione è quella dell’avere una soluzione tecnologica (technological fix) per problemi sociali. E’ una forma di determinismo tecnologico che spesso è ingiustificato.
Ad esempio, consideriamo il caso di nuovi incredibili motori d’auto che riducano di molto il consumo di carburante. Guidare sarebbe più economico e ci farebbe risparmiare dei soldi ma questi soldi sarebbero quasi sicuramente spesi per qualcos’altro. Potremmo spenderli guidando di più, o comprando un’auto più grande o acquistando altri elettrodomestici. In qualsiasi modo spenderemmo i soldi risparmiati grazie ad un’auto dal motore più efficiente, il nostro consumo addizionale si aggiungerebbe probabilmente alle emissioni di carbonio prodotte da un’altra parte, perdendo molto del beneficio ambientale originale. La stessa logica si applica in quasi tutte le aree di consumo. Lavatrici a maggiore efficienza o case maggiormente isolate aiutano l’ambiente, ma anche riducono le nostre spese che immediatamente si possono tradurre in maggiori consumi. E questo vuol dire che perdiamo il guadagno ecologico spendendo il denaro risparmiato su qualcos’altro e quindi aumentando i consumi, visto che le innovazioni efficienti energeticamente significano che possiamo comprare di più. Sebbene ci diano degli standard di vita più alti per ogni livello di emissioni di carbonio, molto del carbonio risparmiato è risucchiato da più alti standard di vita. Il contesto quindi diventa più complesso visto che il risparmio fornito dalle tecnologie verdi è ‘mangiato’ da consumi più alti.
Appare chiaro, quindi, che nuove tecnologie più efficienti non basteranno se non ci sarà un cambiamento del comportamento di consumo di ogni cittadino. L’innovazione tecnologica in questo caso si scontra con una densa rete di pratiche culturali ed economiche che ne ribalta il significato originale.
Tutto questo vuol dire che innovare è inutile? Ovviamente no. Quello che questi esempi illustrano è il bisogno di avere una conoscenza molto dettagliata di dove e come un’innovazione andrà a interagire. Significa non assumere relazioni lineari e rendersi conto che esse saranno ‘socially embedded’ con conseguenze avvolte impreviste. Innovare, quindi, richiede anche uno sforzo di partecipazione da parte del più alto numero possibile di attori sociali coinvolti, cercando di comprendere le loro ragioni e trovando soluzioni ragionevoli. Troppo spesso la retorica dell’innovazione è stata usata per scopi non proprio nobili, facendone pagare il prezzo solo ad alcune parti della società, spesso le più deboli.
Innovare non è un alibi per escludere una maggiore partecipazione democratica. Solo tenendo in considerazione questi aspetti, si può tentare di innovare veramente.iMille.org – Direttore Raoul Minetti







