di Lorenzo Gasparrini.
Lo studio è al buio. Una forte luce segue il presentatore/moderatore (Santoro) nei suoi spostamenti, ed è sempre accesa su di lui. Gli ospiti sono seduti a distanza, più o meno in semicerchio; anch’essi sono illuminati con forza e singolarmente. Il pubblico è lasciato al buio; per la maggior parte del tempo se ne vedono solo le sagome nere. La luce è usata quindi per separare, per “estrarre” ora uno ora l’altro da un qualcosa di indistinto. Gli ospiti sono come “emersi” da una massa. Solo Santoro è costantemente al centro, visibile, inquadrato. E’ anche l’unico in movimento.
Le inquadrature usate sono fondamentalmente tre: panoramica dall’alto; piano americano per Santoro, e per chi eventualmente è vicino a lui (il disegnatore Vauro nel finale, ad esempio); primo o primissimo piano per chi parla, di volta in volta. Sono le inquadrature del genere western, inquadrature violentemente antinaturalistiche. Rappresentano i personaggi contro un ambiente ostile, o desolantemente vuoto; un ambiente da conquistare o abitato da perenni minacce. Mostrano i volti sudati, tirati, contratti dallo sforzo fisico o dalla tensione interna. Mostrano il ginocchio, per far vedere la pistola nella fondina – o l’assenza della pistola e della fondina.
Il montaggio della trasmissione, delle sue parti parlate e dei contributi video, è frenetico. Il tema proposto è discusso molto animatamente, interrotto quasi sempre dal moderatore che sintetizza con una battuta e passa la parola ad un altro ospite, o tronca il discorso per lanciare un servizio o la pausa pubblicitaria. I contributi sono in sintonia con la trasmissione: persone in primo piano che parlano, inquadrate nel volto o poco più del loro corpo. Molto frequentemente gli intervistati – ma anche gli ospiti in studio, quando sono chiamati a parlare – guardano in camera.
La scenografia è essenzialmente composta da schermi enormi - uno è un tavolo al quale si appoggia Santoro – che replicano quanto avviene in studio, come in un labirinto di specchi. Quando parte un servizio, gli schermi lo replicano e tutti i volti si girano verso di essi; anche la telecamera spesso sfuma “nello” schermo gigante. Il finale della trasmissione ha sempre la stessa forma: vengono proposte delle vignette satiriche, replicate negli schermi, sui temi discussi in trasmissione. Su questa carrellata di vignette e battute scorrono i titoli di coda e il presentatore/moderatore saluta il pubblico a casa. Inizialmente, con un breve monologo – come un “a parte” – lo aveva “introdotto” nella trasmissione.
“Annozero”, come tutti sapete, è una trasmissione televisiva di approfondimento politico, trasmessa su Rai2 il giovedì sera. Questo è quanto ho percepito vedendolo ogni tanto.
Il risultato di tutti questi elementi è un continuo shock ai miei sensi. L’attenzione non riesce a fermarsi che per pochi secondi sulle parole; poi l’inquadratura sbalza via gli occhi, o il moderatore spezza il discorso, o un ospite si sovrappone. Quando un tema sembra entrato decisamente nel vivo, un servizio o l’intervento del pubblico disorienta, spiazza, costringe a stropicciarsi gli occhi e ricominciare a capire. Arrivati faticosamente alla fine, costretti ogni volta a ripensare a tutti i frammenti spezzati del discorso – ma era poi un solo discorso? Come capirlo? – arrivano le vignette. Allora? Tutto, infine, è una battuta, un’immagine? Perché condensare quasi due ore di parole in immagini, in battute discutibili, in una satira che per quanto mordace e stimolante non gli si può certo chiedere di essere “approfondimento”?
Non mi piace “Annozero”. Ma non per quello che viene detto. Ma perché percepisco una continua ansia, una perenne tensione che – almeno a me – non aiuta certo a essere politicamente profondo. Vorrei essere più lucido, ma questa trasmissione sembra volermelo impedire.iMille.org – Direttore Raoul Minetti






Urgono confronti.
Intanto in Italia: matrix, porta a porta, ballaro’, l’Infedele (altro?)…
Poi fuori
Posso portare degli esempi per l’Olanda. In generale nelle trasmissioni “di politica” tutti i partecipanti sono seduti intorno ad un tavolo. Non parlo delle tribune elettorali, dove i leaders stanno in una ambientazione piu’ alla Anno Zero (ma li’ la necessita’ e’proprio quella di isolare i messaggi delle diverse forze nell’ottica della campagna elettorale). Nelle trasmissioni politiche in genere gli ospiti sono un numero ridotto e siedono a breve distanza l’uno dall’altro, accortezza che evita le urla isteriche cui assiatiamo nelle trasmissioni italiane dove, invece, gli ospiti sono separati da ampi spazi. Il pubblico e’presente ed illuminato, raramente applaude. Abbastanza frequenti gli “uno contro tutti”, ovvero un leader di partito che risponde a domande di uno o piu’ intervistatori-commentatori, spesso intervallati da filmati.
Vista da qua la trasmissione politica italiana e’ molto piu’ “carica”, e credo che questo testimoni la diffusa opinione che da noi si e’sempre in campagna elettorale…
guarda che sono totalmente d’accordo. E non solo annozero, sono tutte rappresentazioni (nel senso teatrale del termine) che o sono conflittuali, o sono pecorecce.
L’Ultima parola è ancor peggio con il suo andazzo anarchico ed un conduttore che sembra perdere il controllo della discussione. Ma quando è iniziato tutto questo abbrutimento? Questa caciara continua. Questo urlare.
Perché prima non era così. Su Nessuno TV qualche anno fa riproponevano i vecchi dibattiti elettorali RAI quelli con i vari Almirante , Rumor, ecc. Era un’altra cosa. Si rispettavano, non si urlavano, si lasciavano finire di parlare l’altro, e se non erano d’accordo argomentavano senza gridare, insultare, sputare, scappare, ecc.. E poi parlavano davvero italiano. Come siamo arrivato fino a qui?
Sempre mi pongo la stessa domanda: Ma è il dibattito televisivo a rispecchiare il paese, od è il paese che rispecchia l’andazzo dei dibattiti?
PS.: In Spagna i conduttori impongono disciplina nei dibattiti politici e apparentemente i partecipanti obbediscono. Per urlare si va nei programmi di spetteguless (lì tutto è permesso). In Francia anche i conduttori riescono a mettere ordine, appena i partecipanti iniziano a scaldarsi scavalcandosi. Perché noi diamo invece il controesempio?
A me Annozero piace molto proprio per il ritmo e i contenuti che vengono rappresentati.
Trovo per altro che criticare una delle poche trasmissioni di approfondimento giornalistico che ancora esistono in Italia (e solo per volere della magistratura) sia – più che un marchiano errore politico, che aliena anche da una parte consistente del proprio elettorato democratico – una brutta complicità nel tentativo berlusconiano di cancellare questa trasmissione. Perché le critiche ai giornalisti vanno sempre bene, tranne quando si è in epoche di censure politiche volanti contro l’informazione, o almeno così la vedo io.
Oltretutto, Annozero è vista da una media di 6 milioni di italiani a sera. A volte 7 milioni. E i dati d’ascolto, in tv, sono una cosa ancor più rilevante del favore elettorale per un partito. Pare dunque che alla gente piaccia, proprio per la serietà dell’apprfondimento. Se non ti piace, puoi sempre smettere di guardarla: facessero così in tanti, prima o poi Annozero chiuderebbe.
Concordo con l’autore. Certe trasmissioni di cosiddetto approfondimento politico hanno contribuito a rovinare la politica italiana. Si sono trasformate in teatrini dove degli esibizionisti vanno a raccontare sempre le stesse cose urlando.
@AdF: non si tratta di delegittimare Santoro. Il “o con me o contro di me” di bushiana memoria non ha senso in questo caso.Il problema infatti non è Annozero in quanto tale: altri talkshow politici italioti offrono uno spettacolo di livello assai più basso.
Il punto è che in tutti si urla e si grida, non ci si rispetta: i politici presenti nel tentativo di scavalcarsi diventano dei dischirotti che ripetono gridando in modo ossessivo la stessa cosa (“è così, è così, è cosi, è così, è cosi” oppure il sempiterno seppur legittimo “mi lasci finire, mi lasci finire, mi lasci finire, mi lasci finire, mi lasci finire, mi lasci finire”). Il presentatore complice, o fifone, lascia fare.
Io non voglio che i politici italiani continuino a conservare l’esclusiva di questi patetici spettacoli televisivi. Non sono dei pagliacci. Strilla, urla, insulti, fughe in diretta. Io da dei politici, forse ingenuamente, mi dovrei aspettare almeno un comportamento un tantinello diverso da quelo dei partecipanti di talkshow del livello di “Amici” o di “Uomini e Donne”.
Ma perchè non ritrovano la dignità passata? Perchè non si riesce a venire fuori da questa spirale strillona e caciarona? Perchè i presentatori tv spagnoli ie francesi riescono a tenere a bada i loro politicanti ?
Si’, non mi sembra proprio ci sia un tentativo dell’autore di “partecipare ad un complotto Berlusconiano per far chiudere Annozero”. Quanto invece di ragionare sul modo discutibile in cui si fa informazione politica in Italia, da 15 anni a questa parte
Strade, ma il punto è che Santoro lavora in Italia e ha a che fare con dei politici o dei politicanti italiani, non poi così elevati rispetto all’italiano medio che partecipa a Uomini e donne. Lavorasse in Canada, i suoi talk show sarebbero d’altra pasta. Lamentarsi del ritmo e delle inquadrature, o delle luci e della scenografia di una trasmissione d’approfondimento giornalistico-politico, nell’epoca in cui viviamo, è se non complicità, un errore politico marchiano.
E ribadisco: se non vi piace, non guardatela. Con meno pubblico, Santoro chiude. Ma finché fa 7 milioni a sera, che volete? Far chiudere Annozero perché inquadra coi piani americani? Ma per cortesia.
AdF: lasciamo stare Santono che non era a mio avviso il bersaglio principale e cocentriamoci sul vero punto che mi interessa: i politici italiani, sostieni, non sono così diversi dal pubblico che assiste a trasmissioni dello spessore di U&D. Ma perchè invece prima non era così?
D’accordo, la televisione prima era un’altra cosa, era meno invasiva. Ma come mai nei dibattiti degli anni ’60 e ’70 si rispettavano ancora? Come siamo arrivati a questa deriva caciarona e pecoreccia?
Nessuno riesce a porre un freno, ed pra siamo un circolo vizioso da cui è dfficile uscirne (per farti rispettare devi urlare ed utilizzare la tecnica del discorotto), almeno che….un pugno di presentatori inizino a gestire i dibattiti con mano di ferro. Ma quanto durerebbero (per dire, la Annunziata lo faceva ma non era molto amata).
Infine, parlando di offerta/domanda televisiva: il telespettatore medio si compiace veramente davanti questo tipo di scenate? Gli diverte vedere che i propri politici si comportano come dei partecipanti di U&D, come dei pagliacci? E’ davvero quello che vogliono?
Strade, quando si dice che il berlusconismo ha egemonizzato la cultura e il costume italiano, diciamo proprio questo. Sono 30 anni che le tv di Berlusconi propongono i loro ideali, dal Drive IN a Non è la Rai. E’ del tutto normale che abbiano influito sulla formazione civica del popolo italiano, e l’abbiano trasformata da una cosa a una cosa diversa. Negli anni ’60 e ’70 i politici si rispettavano di più in TV? Possibilissimo. Il popolo italiano era assai diverso da quello di oggi: ci si ricordava ancora bene della guerra civile e gli ideali erano quelli del comunismo, del cattolicesimo democratico, del capitalismo. Oggi, in epoca post-ideologica e postmoderna, le cose sono cambiate e la tv commerciale ha avuto un suo ruolo rilevante in tutto ciò. Non mi pare di averti fatto chissà quale rivelazione, però. Santoro è un giornalista, le sue puntate rappresentano lo stato delle cose italiane d’oggi. E meno male che non le altera, come fanno altri.