20 milioni di euro

Strawberry fish by Einan

di Chiara Lalli

L’innovazione, come la tradizione, non è di per sé moralmente connotata. Significa solo che qualcosa di nuovo è stato scoperto, inventato o reso disponibile per un qualche uso. C’è innovazione e innovazione, proprio come c’è tradizione e tradizione: alcune sono moralmente ripugnanti, alcune sono ammissibili. Il fatto di essere in un certo modo da tanto tempo o da oggi non ci permette di inferire nulla sullo spessore morale.

Senza dubbio l’innovazione ha un legame forte con la ricerca scientifica. E qui arriviamo a un nodo doloroso. Perché negli ultimi anni, sempre più brutalmente, abbiamo assistito a tagli impietosi dei fondi destinati alla ricerca. Abbiamo assistito agli appelli più accorati, sguaiatamente ipocriti, e alle giustificazioni più strappalacrime: questo sacrificio sarebbe necessario per il bene del Paese, un po’ come quando si chiedeva di consegnare le fedi d’oro in tempo di guerra.

Ed ecco che 20 milioni di euro, più il medievale Castello dei Monteroni riportato a nuovo, vengono promessi a un progetto che di scientifico ha solo l’apparenza per quanti sono in grado di vedere.

È difficile dire se a impressionare di più siano i 20 milioni di euro stanziati o le immagini della conferenza stampa durante la quale la Fondazione dei diritti genetici annuncia la neonata avventura. Gianni Letta, sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei ministri, Nichi Vendola, governatore della Regione Puglia, Vincenzo Tassinari, presidente di Coop Italia, Enzo Paliotta, sindaco di Ladispoli. Nel programma era atteso anche Gianni Alemanno, sindaco di Roma.

O i sostenitori istituzionali della iniziativa: “Per la realizzazione del progetto è stato firmato un protocollo d’intesa tra la Fondazione diritti genetici, i ministeri per i Beni Culturali, Istruzione, Università e Ricerca, Ambiente, Politiche Agricole, Sviluppo Economico, Affari Esteri, Politiche europee, la presidenza del Consiglio del Consiglio dei ministri, le Regioni Lazio e Puglia e il Comune di Roma”.

I presenti sono entusiasti ma forse hanno saltato tutte le lezioni di biologia e non hanno mai avuto la curiosità né il senso del dovere di informarsi. E non sono intervenuti come singoli cittadini, ma come rappresentanti istituzionali, e si sono accordati per stanziare venti milioni di euro a beneficio della fondazione dei diritti genetici. Tutti d’accordo in una bucolica armonia in cui le appartenenze non contano più, ma prevale il pregiudizio. Tutti d’accordo nel ricoprire d’oro qualche cortigiano mentre gli altri consegnano le fedi.

GenEticaMente e la fragola-pesce

Il programma si chiama GenEticaMente e ambisce ad essere, come specificato nel sottotitolo, di sviluppo e di innovazione. Il contenuto è nebuloso e dubbio. Mario Capanna è senza dubbio abile nel presentare i suoi progetti intrisi di ignoranza, paura e catastrofismi mascherati da “innovazione buona”, perché è a favore della ricerca scientifica, ma quella che dice lui e secondo i criteri che gli paiono. In fondo la ricerca è “partecipata” (“Roma capitale euro-mediterranea della ricerca scientifica partecipata” si legge subito sotto al titolo), secondo lui, e tutti possono partecipare, anche se non capiscono la differenza tra un gene e una zappa. La scienza è meravigliosamente democratica, in quello stravolgimento ridicolo che pretende di considerare sullo stesso piano l’evoluzionismo e il creazionismo. Ecco, Capanna è come il creazionista che strepita e pretende di possedere la Verità garantita da dogmi insondabili. È come chi pretende di inserire il creazionismo nelle ore di scienze.

Quel Mario Capanna che giura di avere assaporato la fragola-pesce – o forse è schifato, ma almeno lui l’ha assaggiata e siamo tutti invidiosi perché nessuno di noi l’ha nemmeno mai vista.

Il malumore, sebbene lungi dall’essere quello sufficiente a scalzare definitivamente simili pagliacciate, della comunità scientifica comincia a sentirsi. La Federazione Italiana di Scienze della Vita protesta in un comunicato stampa. Anche Salmone.org protesta e chiede di sostenere la ribellione. Gilberto Corbellini su Il Sole 24 Ore di domenica scorsa definisce il piano come un “ritorno della politicizzazione della biologia del sovietico Lysenko”. Questo clima deve avere infastidito Capanna. La sua ira si è rivolta soprattutto contro l’Associazione Nazionale Biotecnologi Italiani (ANBI) e il suo presidente Simone Maccaferri, che il 31 gennaio aveva mandato una lettera aperta di protesta a nome dei biotecnologi italiani. Il 4 febbraio Giordano Masini risponde alla richiesta di “scuse formali e minacciare azioni legali nei confronti di “tutti coloro che propaleranno” la lettera-appello che l’ANBI ha rivolto alle istituzioni coinvolte a diverso titolo nel progetto di ricerca”. Intanto i senatori radicali hanno presentato una interrogazione parlamentare. La saga proseguirà senza dubbio. E questo è solo l’inizio.iMille.org – Direttore Raoul Minetti