Raoul Minetti.
La vicenda Fiat Mirafiori rappresenta un passaggio molto difficile della recente storia del nostro paese. Al di la’ di come la si pensa, a prescindere se si sia piu’ vicini alle posizioni di Fiat o di Fiom, penso abbiamo tutti avvertito un profondo senso di disagio e, direi, di tristezza.
Chi e’ piu’ vicino alle posizioni di Fiat, avra’ ripetutamente pensato agli operai e alle loro famiglie, alle loro tante difficolta’ quotidiane, all’ansia di arrivare alla fine del mese, di garantire una vita dignitosa e un futuro ai propri figli.Chi e’ piu’ vicino alle posizioni Fiom, si sara’ interrogato a piu’ riprese sui cambiamenti che la situazione economica richiede e sulla necessita’ di guardare con realismo alle sfide che il nostro paese deve affrontare.
E’ proprio in questi momenti cosi’ difficili per la coscienza collettiva di un paese, come ci ha ricordato recentemente il presidente Napolitano, che le parole diventano macigni. Non possono non suscitare quindi una certa sorpresa e delusione le parole scelte da una rivista cosi’ prestigiosa come MicroMega nel lanciare un noto appello a favore di Fiom ( http://temi.repubblica.it/micromega-appello/?action=vediappello&idappello=391202 ). A scanso di equivoci, non entriamo qui nel merito del contenuto dell’appello, ma esclusivamente del suo linguaggio. Era necessario parlare di “squadrismo fascista”, “distruzione delle liberta’”, “annientamento dei diritti”, “reparti-confino”? Siamo sicuri che queste parole servano in maniera efficace la causa degli operai o della Fiom? Se c’e’ una lezione che abbiamo imparato in questi ultimi venti anni della storia d’Italia e’ che le parole hanno un peso, grande. L’Italia ha un bisogno urgente di recuperare equilibrio, moderazione nei toni, rispetto reciproco, di ritrovare il filo di un dibattito democratico anche aspro, ma sempre aperto verso l’interlocutore. I nostri intellettuali potrebbero essere di esempio e dare un grande contributo a questo processo di “normalizzazione” della nostra democrazia. Non vengano meno a questa responsabilita’.iMille.org – Direttore Raoul Minetti






ma invece entriamo nel merito, altrimenti tutte le parole perdono senso. Anche le nostre.
Caro Gio, entreremo nel merito, non temere
L’appello non c’entra nulla con la “vicenda FIAT” in sé.
Parla della rappresentanza sindacale, cioè del fatto che nella “nuova FIAT” la FIOM non potrà candidare rappresentanti dei lavoratori.
Questo è un problema politico e, secondo me, va risolto dalla politica.
P.S.:Guarda che i reparti-confino a Mirafiori esistono ancora oggi.
‘squadrismo fascista’ è un’espressione a caso che non dovrebbe, per rispetto delle vittime del fascismo, essere usata. E’ sbagliata e ha il difetto di rendere anche quelle che seguono parole ambigue. Senza questa, infatti, penso si possa sostenere ragionevolmente che l’accordo di Mirafiori mira non solo ad una riduzione della libertà ma ad una distruzione della libertà – si veda per esempio l’abolizione delle RSU in nome di delegati sindacali nominati dall’alto. Per quanto riguarda i reparti confino, quelli non sono una eredità fascista ma una viva esperienza Repubblicana. Che si sia d’accordo o meno, gli operai di Melfi, ad esempio, quando sono stati scagionati dall’incriminazione per boicottaggio, non sono stati ripresi a lavorare ma messi all’angolo, confinati.
Faccio notare, per esempio, che a Melfi, lo sciopero incriminato, era dovuto alla richiesta di fare straordinari per rispondere alla domanda in un momento in cui molti lavoratori erano in cassa integrazione. Questo tipo di comportamenti della dirigenza degli stabilimenti e dell’azienda in generale, non dovrebbero ricevere una reprimenda proprio da chi è attento alle parole?
Non c’è da fare autocritica rispetto all’atteggiamento di tutti quelli che vogliono rispondere di SI alla sfida di Marchionne ai tempi di Pomigliano, quando ci si sgomitava confidandosi che quello che era un caso particolare per via di quei Napoletani che in fondo in fondo lo sappiamo tutti non hanno voglia di lavorare e stanno a casa a vedere il Napoli? Lo aveva detto Marchionne da Fazio per esempio, e molti lo avevano seguito su quel pendio. Poi Mirafiori. Subito dopo, si apre per Melfi e Cassino.
Scusate, se si vuole applicare lo stesso contratto perché si è fatta una trattativa separata aziendale? Per separare e dividere i lavoratori della FIAT. Qual’è la posizione di qualcuno che si autodefinisca riformista rispetto a questa operazione? A me sembra evidente che l’esigenza di unità dei lavoratori se non trova una voce pacata ma salda sia tentata dalle parole d’ordine un po sciatte che invocando il fascismo pensano di risolvere tutti i nostri problemi.
Adesso, Micromega può sbagliare e sbaglia. Gettando nel cestino il buon senso e la capacità di discriminare diventa difficile da seguire. Però, se una parola ferma e dura contro una pratica ed un linguaggio filo-aziendalista non viene da chi è abituato a misurare le parole, tutte le posizioni perdono di credibilità.
Caro Fabio, grazie del commento articolato. Come detto, non entriamo nel merito della questione in questo post. Osservo che il linguaggio che hai usato nel tuo commento esprime una posizione chiara e inequivocabile eppure almeno a me risulta molto piu’ pacato e aperto al confronto di quello dell’appello. Era cosi’ difficile scrivere un appello usando il tuo tono? Il linguaggio in questo caso diventa sostanza
Ci mancherebbe, il tuo post parla di qualcosa d’importante. Ripeto che sono d’accordo con te sulla preferibilità di altri linguaggi e anche sulla sostanzialità del linguaggio. Però, m’interessa dire che il successo di quel linguaggio fintamente aspro – perché alla fine lascia tutto come lo aveva trovato e si aliena molte delle simpatie di quelli che potremmo chiamare vagamente moderati – è dovuto alla colpevole mancanza di un altro sistema simbolico che non si limiti semplicemente ad invocare quanto siano inevitabili le scelte che abbiamo davanti a noi. Descrivere Marchionne con toni eroici se non addirittura titanici, sostenere retoricamente che tutti sono lavoratori allo stesso modo, insistere sulla leva del futuro e della globalizzazione che ci impongono scelte inevitabili, non può che polarizzare il discorso di chi sta di fronte.
Cioe’, Fabio, siccome lo fa Marchionne lo faccio anch’io. Sorvolando sul fatto che Marchionne si e’ limitato a dire chiaramente quel che vuole fare, senza usare metafore tanto altisonanti quanto vergognose, “ha cominciato lui” non mi pare una grande giustificazione.
Non rimettiamoci a fare la discussione del giorno prima del Referendum. Non è questo il punto. Il mio obiettivo polemico non è Marchionne. Il suo interesse è parziale e, che a me piaccia oppure no, ha il diritto e il dovere verso di sé ed i suoi azionisti di fare le cose che crede più giuste – anche se, se ci evitasse un po’ di retorica da salvatore della patria, esperto delle grandi ed insondabili dinamiche internazionali, metalmeccanico in pectore sarebbe meglio.
Il problema che mi ponevo è quello del discorso politico della parte che si dice interessato al progresso civile, sociale ed economico di tutti a cominciare dal basso. La mia tesi non era che il linguaggio che fa uso delle categorie di titanico e provvidenziale causa il linguaggio sciatto, indiscriminatorio e in ultima battuta sempicemente falso che paragona ogni male al fascismo. La mia tesi era che la volgarità di urlare al fascismo trova spazio perchè dall’altra parte si indulge nelle celebrazioni e in una sorta di neo-evoluzionismo sociale.