Le risorse europee destinate all’innovazione, cosa ne fa l’Italia?

di Simona Milio

foto: ChelseaWa

Una crescita più intensa e maggiori posti di lavoro per tutte le regioni e città dell’Unione europea sono gli obiettivi della politica di coesione tra il 2007 e il 2013.
In questo arco di tempo, le risorse destinate alla coesione (Fondi strutturali), 308 miliardi di euro, saranno volte a sostenere le agende regionali della crescita e della creazione di posti di lavoro. L’81,54% dell’importo complessivo è concentrato sull’obiettivo “Convergenza”, di cui possono fruire le regioni più svantaggiate e il cui pil pro capite e’ al disotto del 75% della media comunitaria. Nelle regioni rimanenti, rientranti nell’obiettivo “Competitività regionale e occupazione” circa il 15,95% dei Fondi strutturali verranno destinati a sostegno dell’innovazione, dello sviluppo sostenibile, di una migliore accessibilità e di progetti di formazione”. Un altro 2,52% sarà inoltre disponibile per la cooperazione transfrontaliera, transnazionale e interregionale nell’ambito dell’obiettivo “Cooperazione territoriale europea”.

All’Italia sono destinati 25 miliardi (mld) di euro di cui: 19 mld per le regioni “convergenza” (Sicilia, Calabria, Campania, Puglia, Basilicata -
transitoriamente); 5 mld per le regioni “competitività” (le restanti 16 regioni); 750 milioni per la cooperzione. Alle risorse Comunitarie vanno aggiunte le risorse nazionali di cofinanziamento (29mld) e le risorse del Fondo Aree Sottosviluppate (FAS) per 64 mld. Il tutto ammonta ad un totale di 119 mld per lo sviluppo del Paese.

Dei 119 mld, 100 mld sono destinati al Mezzogiorno (85% del totale) con una notevole concentrazione nelle quattro Regioni Campania, Calabria, Puglia e Sicilia. In queste regioni, inoltre, una parte della programmazione operativa 2007-2013 si realizzerà attraverso Programmi Operativi Nazionali (Istruzione, Ricerca e competitività, Sicurezza, Reti per la mobilità, Governance e azioni di sistema) che, per ragioni attinenti al sistema di competenze istituzionali, al carattere strategico dei temi presi in esame, alla funzionalità e all’efficacia attese, saranno a titolarità di una amministrazione centrale.

L’enfasi sull’innovazione e’ sottolineata dalla responsabilità congiunta che gli enti regionali e locali e il governo nazionale possiedono in merito . Infatti, la strategia identificata dall’Italia si sviluppa attorno a quattro macro obiettivi:

(a) sviluppare i circuiti della conoscenza, ricerca ed innovazione;
(b) accrescere la qualità della vita, la sicurezza e l’inclusione sociale nei territori;
(c) potenziare le filiere produttive, i servizi e la concorrenza;
(d) internazionalizzare e modernizzare l’economia, la società e le amministrazioni.

All’interno del macro obiettivo ricerca ed innovazione hanno a disposizione il 14% del totale delle risorse assegnate all’Italia, circa 9 miliardi e mezzo. Come sono state spese queste risorse sino ad ora – ovvero dopo 4 anni dalla data di assegnazione da parte della Commissione Europea?
Un primo dato utile e’ quello fornito dalla Ragioneria dello Stato che ci informa che al 31 ottobre 2010, sono stati spesi: il 7,7% delle risorse destinate all’obiettivo convergenza; il 15% delle risorse destinate all’obiettivo competitività; il 5% delle risorse destinate all’obiettivo cooperazione.
Dati non molto rassicuranti, alla luce del fatto che rimangono solo 3 anni per poter spendere tutta l’allocazione destinataci dall’ Europa.
Perche’ l’Italia non spende queste preziose risorse? Forse non ne abbiamo bisogno?

La ricerca, l’innovazione, le infrastrutture, la formazione sono tutte aree in cui l’Italia è molto debole rispetto al resto d’Europa, eppure di fronte alla possibilità di investire in questi settori il Belpaese non ne approfitta!

Ovviamente non possiamo banalmente generalizzare. Infatti se è vero che in Europa le Regioni che in questi campi fanno le parte del leone sono localizzate in Svezia, in Finlandia, in Germania e in Olanda, e’ anche vero che Lombardia, Toscana, Emilia-Romagna e Piemonte, hanno saputo attivare meccanismi d’innovazione in alcuni settori, usando i fondi europei per creare centri d’eccellenza. Un esempio, e’ il Bioindustry Park Canavese in Piemonte, un parco scientifico e industriale biotecnologico, che s’incentra principalmente sulle piccole e medie imprese biotech,
nell’intento di sviluppare progetti innovativi. Utilizzando un contributo europeo di 39 milioni di euro, questo progetto ha creato 240 posti di lavoro, ha contribuito all’avviamento di 17 nuove imprese di cui ne ospita attualmente 10. Le attività di Ricerca e Sviluppo hanno generato la registrazione di oltre 25 brevetti.

Conseguentemente, due sono gli interrogativi che sorgono guardando a questo stato di cose, i quali meritano una risposta:
1 come mai nel resto d’Europa le regioni riescono a spendere in innovazione?;
2. ma soprattutto guardando al panorama italiano , cosa succede in Piemonte (o Lombardia, Toscana, Emilia-Romagna) che
non accade nelle restanti 16 regioni?iMille.org – Direttore Raoul Minetti

1 Commento

  1. @Simona: due domande una tecnica ed una meno. 1) Il 2,52% dei Fondi di cui parli sono quelli che coprono i 3 programmi INTERREG, no?; 2) La domandona è sempre quella ed immaigno che riservassi la risposta per un secondo post, come mai l’Italia si rivela così poco efficente nell’uso dei fondi? Perchè nelle regioni che più ne avrebbero bisogno (convergenza) usano appena il 7%? Perchà l’Andalusia riesce a fare quello che nel Sud Italia (con qualche eccezione) non si riesce fare? Quale il segreto del loro successo e quello del nostro fiasco?

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