Mentre parte la campagna d’autunno del segretario Bersani, tra poco si riuniranno a Firenze i “rottamatori” con il patrocinio politico del sindaco Renzi. Il fatto che l’iniziativa di Firenze abbia prodotto critiche e strascichi di dibattiti da parte dell’attuale gruppo dirigente del PD non sorprende. Ogni iniziativa di ricambio non che può che porsi in rotta di collisione con lo status quo. C’è chi dice che i Renzi, i Civati dovrebbero fare maggiore gavetta prima di tentare l’assalto al partito ma francamente sono commenti quasi stereotipici nel caso italiano, dove la conservazione prevale sull’innovazione. A mio avviso, il metro di giudizio più importante sarà la capacita di questo gruppo nel rinnovare il “parco-idee” del partito democratico e su questo coagulare consenso. In questo senso, è fondamentale che i “rottamatori” siano portatori di una visione chiara per il PD e per l’Italia che abbia qualche elemento d’innovazione. Su questo, il gruppo di Firenze dovrà ancora lavorare perché si può dire che la dirigenza PD sia inadeguata ma si deve dire anche in cosa lo sia.
Questo è quello che accade in un ogni partito nel resto d’Europa. Sono questo genere di chiarimenti e prese di posizione che attendiamo dall’incontro di Firenze. La richiesta di rottamare, in altre parole l’attribuzione di responsabilità politica all’attuale dirigenza del PD è un qualcosa di naturale nella vita di un partito. Anche il discorso delle persone, delle facce per intenderci non è una questione marginale. La credibilità si basa anche sulla regola non scritta secondo cui se ci si mette in gioco, si compete elettoralmente, si ha l’onore di vincere e l’onere di perdere ed in questo caso fare un passo indietro.
Il compito di coloro che si riuniscono a Firenze è ineludibile se non vorranno a loro volta perdere credibilità. Dovranno mostrare su quali contenuti intendono plasmare l’identità del PD e su queste basi aprire il conflitto con l’attuale dirigenza. Attendiamo proposte sul lavoro, sullo sviluppo economico, sull’innovazione tecnologica, sull’università, sul ruolo dell’Italia in Europa, sul Mezzogiorno, sui diritti civili, sulla RAI, per citare alcune delle criticità che urgono una soluzione. Il passo successivo sarà quello di trovare un consenso ampio. Rottamare non serve se non è l’occasione per innovare, altrimenti è rimane solo un’operazione cosmetica.iMille.org – Direttore Raoul Minetti





Ben vengano le proposte da Firenze, ma intanto analizziamo quelle ufficiali del PD di nemmeno un mese fa: http://www.partitodemocratico.it/dettaglio/109055/tutti_i_documenti_approvati_dalle_commissioni_dellassemblea
Bravo Marco. Un mese fa c’e’ stata una assemblea del Parito Democratico in cui si sono discussi contenuti e idee su fisco, infrastrutture, lavoro, agricoltura e altri temi.
Renzi non c’ era, Civati ha detto solo la sua eta’, e Scalfarotto ha annoiato tutti con un la presentaizone aziendale di un portale per i delegati. Adesso gli stessi tre vanno a non dire le loro idee a Firenze. Dev’ essere interssantissimo.
Bravo Veltri.
Anche perchè quella della rottamazione è una cosa più cavalcata dalla stampa che altro. Riporto due cose prese a caso dai due protagonisti della tre giorni.
Renzi: “rottamare è brutto. Ok! Ma siamo d’accordo sulle città a volume0, sui beni culturali da valorizzare, sugli standard di casaKlima, sulla metà dei parlamentari, sulla banda larga, sulle caserme dismesse, sulla Rai departitizzata, sul cambio di una classe dirigente che è lì da anni? Perché o cambiamo passo o ci teniamo altri anni di bunga bunga e offshore! Di questo parliamo a Firenze…”
Civati: http://civati.splinder.com/post/23547456
Chi ha orecchie per intendere…