Se Micciché avesse le ruote

di Marco Campione

Su La Stampa del 1 Novembre, Luca Ricolfi affronta un tema interessante e non troppo analizzato dai giornali in questi giorni: la creatura di Gianfranco Micciché – presentata a Palermo un paio di giorni fa – Forza del Sud.

Sostanzialmente Ricolfi fa tre affermazioni: Forza del Sud è l’ultima possibilità per Berlusconi per non essere spazzato via dal Sud (avrebbe il ruolo ricoperto da Alleanza Nazionale nel 1994: l’alleato del Pdl per il Sud, che bilanci quello per il Nord, Bossi); la propaganda anti-meridionale (Ricolfi non lo dice, ma si intende nella sostanza quella leghista) si basa per lo più su pregiudizi e falsi storici; il Mezzogiorno non è tutto uguale. Su quest’ultimo punto Ricolfi scrive alcune parole che chi – come me – fa politica al Nord dovrebbe scolpire tenere sempre a mente.

Il Mezzogiorno non è tutto uguale, e soprattutto non è fermo. Esistono anche realtà ben amministrate (persino nelle regioni di mafia), ma soprattutto c’è una parte della classe dirigente meridionale che si rende perfettamente conto che i soldi sono finiti, che non si può andare avanti come in passato, e che il fallimento delle politiche per il Mezzogiorno è prima di tutto responsabilità del Mezzogiorno stesso, dei suoi politici, imprenditori, comuni cittadini.

A conclusione di questo ragionamento totalmente condivisibile, Ricolfi fa il triplo salto carpiato con avvitamento che ha fatto incavolare una persona solitamente pacata come Pietro. Infatti Ricolfi afferma quanto segue.

Non so se Forza del Sud saprà essere tutto questo, un partito consapevole della forza del Mezzogiorno ma anche delle sue responsabilità e delle sue ragioni. Ancor meno so se un tale partito darebbe più fastidio all’attuale destra o all’attuale sinistra. Ma so che non saremmo in pochi, al Nord come nel resto del Paese, a guardarlo con simpatia e con speranza.

Se si vuole ulteriormente semplificare, Ricolfi sembra dirci che Forza del Sud potrebbe essere quel “partito (del Sud) che non c’è”, da lui (e da Champ’s Version) da tempo invocato. Ma qui sta proprio il primo problema: non è più Ricolfi alla ricerca di un partito “di uomini del Nord e uomini del Sud”? Ha deciso di accontentarsi di un partito forza del solo Sud? Io non credo sia la strada. O meglio, può esserlo, ma in un contesto molto differente da quello attuale (vi ho accennato più di due anni fa, commentando i risultati elettorali e ci tornerò).

Ma il perno della mia critica a queste conclusioni è in realtà un altro. Ed è proprio in quel “non so se” messo all’inizio della frase citata, locuzione che fa peraltro il paio con un’altra frasetta buttata lì all’inizio del ragionamento ricolfiano: “al di là di quello che Miccichè ha detto l’altro ieri a Palermo”. Va bene tutto, ma qui mi sembra il classico “se mia nonna avesse le ruote…”. Le cose auspicate da Ricolfi Micciché le ha dette oppure no? Forza del Sud vuole rappresentare quei cittadini meridionali “virtuosi” oppure no? Sia chiaro, il discorso di Micciché a Palermo è un buon discorso, ma non trovo accettabile che lo si analizzi come se il politico siciliano avesse effettivamente detto tutte ciò che enuncia Ricolfi, o – peggio ancora – come se venisse direttamente da Marte.

Micciché ha governato questo Paese per sette degli ultimi nove anni e contribuito a decidere chi dovesse governare la Sicilia da quando ha fondato Forza Italia inell’Isola (1994): con quale credibilità può candidarsi a guidare quella classe dirigente meridionale che – uso le parole di Ricolfi – “si rende perfettamente conto che non si può andare avanti come in passato”? Siamo di fronte a un classico esempio di trasformismo per il quale non vale nemmeno la pena di scomodare citazioni da Tomasi di Lampedusa.

Come sanno bene i miei venticinque lettori, la principale critica che rivolgo alla classe dirigente del centrosinistra è quella di essere inadeguata e non più credibile: se lo dico per la mia parte politica, volete che non lo pensi dei miei avversari? Gradirei altrettanta intransigenza da chi ha il compito di analizzare e commentare il panorama politico del nostro Paese. Tra l’altro commentatori come Ricolfi sono ancora più intransigenti di me quando si parla di Bersani, Fassino o D’Alema (e nello stesso articolo l’esperienza di governo del Pd siciliano è bollata proprio come esempio di trasformismo) e quindi non capisco lo strabismo nel giudicare ciò che si muove nel centrodestra.

A proposito di credibilità del centrosinistra, resta da discutere di un punto: perché commentatori autorevoli e – strabismo a parte – stimabilissimi come Ricolfi non prendono minimamente in considerazione l’ipotesi che quel partito che si mette alla guida di quei cittadini del Sud ricordati sopra possa essere proprio il Pd? Ma questo è un altro post.iMille.org – Direttore Raoul Minetti

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