Parlando con la redazione, Barbara [Spinelli] ha detto qualcosa che riassume esattamente quello che tanti di noi, veterani, giovani, quadri o reclute di questo giornale sentiamo e in cui crediamo: “Repubblica è resistenza alla berlusconizzazione dei cervelli”. Questo è esattamente il punto. Non si tratta di destra o sinistra, liberismo o keynesismo, Pd o Pdl, Di Pietro o La Russa, governi tecnici o telefonate per salvare povere vagabonde di coscia lunga che sanno troppe cose, ma di battersi con gli strumenti del giornalismo contro il progressivo inquinamento dei nostri cervelli intossicati.
Così Zucconi. Io non so se Barbara Spinelli abbia effettivamente pronunciato quella frase, “Repubblica è resistenza alla berlusconizzazione dei cervelli”. So però quello che penso io: Repubblica è in realtà tra i principali responsabili della berlusconizzazione dei cervelli degli elettori di sinistra.
Negli anni ha portato – non da sola certamente – l’elettore medio di questo schieramento a perdere la sua principale qualità: la voglia di riflettere prima di pronunciare sentenze, la voglia di capire prima di decidere quale posizione prendere, la voglia di approfondire qualsiasi argomento (perfino troppo, a volte) per formarsi una propria autonoma opinione. Tutto questo è stato sostituito da una astiosa rassegnazione, da un piccolo borghese minoritarismo, da un moralismo becero e da una certa sufficienza. Tutto questo è stato sostituito da una caricatura di quella profondità tipica della sinistra.
Come ho detto si tratta di una deriva complessiva della mia parte politica, che non è ascrivibile totalmente al giornale fondato da Eugenio Scalfari (anzi, altri quotidiani oggi sono molto peggio). E allora quali sono a mio avviso le colpe di Repubblica? Aver assecondato tutto questo, averlo coccolato e alimentato. Non aver provato a contrastare quello che chiamo il “populismo di sinistra” quando poteva farlo, rinunciando così alla funzione pedagogica che anche la stampa libera dovrebbe avere. Repubblica è stato per il militante impegnato e “progressista” quello che la Tv commerciale è stata per l’elettore “conservatore”: la sirena ammaliatrice e consolatrice che ha portato cervelli anche fini a mettersi a riposo. Pensare costa fatica. Perché fare fatica quando c’è chi ti dice cosa devi pensare?
Troppo duro? Forse. Ma un pezzo della crisi della sinistra credo nasca da lì. Un pezzo della crisi del Paese, del suo non essere moderno, nasce da lì: se oggi l’Italia non ha una classe dirigente all’altezza dei propri compiti, pronta a sostituire chi ha fallito (non l’abbiamo a destra, non l’abbiamo a sinistra) è anche perché non è stata (e non è) esercitata quella funzione di pungolo e stimolo da parte dell’opinione pubblica. E chi – per proprio tornaconto personale, per paura (in definitiva) di perdere potere e quindi denaro, denaro e quindi potere – non ha agito perché questo avvenisse, perché l’opinione pubblica del Paese maturasse e si evolvesse, chi non ha fatto questo ha le stesse responsabilità di quella classe dirigente (altrettanto perpetua, altrettanto inadeguata).
iMille.org – Direttore Raoul Minetti





L’Autore sostiene che un pezzo della crisi della sinistra nasce da Repubblica: ma perché Scalfari ha una storia di sinistra? e da quando? non è che la sinistra italiana si sia aggrappata alla stampella editoriale di Repubblica nell’incapacità di elaborare un qualsiasi progetto di riforma della società? Scalfari è “un borghese minoritario”? Certamente, lo ammette lui stesso, ma proprio per questo l’articolista sbaglia bersaglio. Ma davvero vogliamo prendercela con uno dei pochissimi giornalisti capaci di esprimere un pensiero complesso negli ultimi 30 anni in Italia solo perché la classe dirigente italiana di sinistra è costituita da inetti? Dove sono i progetti editoriali di respiro? dove sono i luoghi dell’elaborazione politica? dove sta la sinistra in Italia?
E tuttavia anche Scalfari potrebbe cominciare a godersi una meritatissima pensione, lasciando lo spazio a menti e penne piu’ fresche. Lo stesso dicasi per augusti editorialisti di Repubblica e Corriere, quali Sergio Romano e vari altri. La vecchia guarda in Italia non so ne vuole andare, mai
Un applauso commosso e grato, nonostante la appartenenza calcistica inspiegabile.
Due flash:
1) a scanso di equivoci il marco del commento sopra non sono io (concordo nella sostanza, meno nei toni, ma comunque non sono io)
2) io non me la sono presa con Scalfari, ma con Repubblica
Un pezzo assolutamente idiota, in primis perchè la vittoria del berlusconismo non è data dal moralismo di Repubblica, magari fosse così, magari Repubblica fosse così potente, nel bene e nel male.
Il 70% dell’opinione pubblica si forma su quel che passa in TV.
C’è stata una classe politica che non ha saputo usare i mezzi di propaganda giusti per veicolare i propri messaggi.
L’odio verso i partiti è nato più con Studio Aperto di Emilio Fede, con Funari, con tutto l’arsenale Mediaset che ha picconato il sistema.
La vera chiave di volta è stata con le inchieste di Mani Pulite spettacolarizzate, le monetine a Craxi.
L’anti-berlusconismo (di Repubblica ed epigoni) non è stato mediaticamente abbastanza forte, ha avuto i suoi sacerdoti, da Di Pietro show-man a Santoro, ma il controcanto è stato fatto dai Vespa, dai Liguori, dai Minzolini, etc. con un’orchestra contro dei solisti spesso fuori temaalla Travaglio che per non sbaglairsi spara a caso su tutto, peggio di Repubblica ed ospite fisso per un certo periodo dell’Unità, cosa c’ntrasse Travaglio con la sinistra me lo domando ancora oggi.
Confermo. In un paio di occasioni mi è pure capitato di essere apostrofato come “lettore di Repubblica”. E non voleva essere un complimento nelle intenzioni di chi me lo diceva.
Perchè il giornalino di Concita De Gregorio vi sembra tanto diversa da Repubblica?
Tra un po’ ci sarà l’inserto con le figure ed i passi del ballo bunga-bunga su L’Unità.
MP, Il mio pezzo sarà idiota, ma tu non sai leggere
Di seguito quello che ho scritto:
Come ho detto si tratta di una deriva complessiva della mia parte politica, che non è ascrivibile totalmente al giornale fondato da Eugenio Scalfari (anzi, altri quotidiani oggi sono molto peggio). E allora quali sono a mio avviso le colpe di Repubblica? Aver assecondato tutto questo, averlo coccolato e alimentato. Non aver provato a contrastare quello che chiamo il “populismo di sinistra” quando poteva farlo, rinunciando così alla funzione pedagogica che anche la stampa libera dovrebbe avere. Repubblica è stato per il militante impegnato e “progressista” quello che la Tv commerciale è stata per l’elettore “conservatore”: la sirena ammaliatrice e consolatrice che ha portato cervelli anche fini a mettersi a riposo. Pensare costa fatica. Perché fare fatica quando c’è chi ti dice cosa devi pensare?
Campione
Hai espresso molto bene quello che penso da almeno 2 anni (da quando, cioe’, sono un po’piu’ coinvolto in questioni “politiche”).
Aggiungerei che Repubblica e’ anche corresponsabile dello “stallo a sinistra” della dirigenza politica. Le penne autorevoli non hanno ancora metabolizzato il fallimento della dirigenza di sinistra dal 1996 ad oggi, ed usano línnegabile influenza “mediatica” di cui sono custodi per annichilire le iniziative di rinnovamento (remember le scorse primarie? quanto (e quale) spazio dedicato alla mozione Marino?).
Il discorso mi convince solo a metà, nel senso che persone come Barbara Spinelli o Eugenio Scalfari conservano una notevole lucidità e spesso profondità di analisi e – grazie al cielo – non si esercitano solo con l’antiberlusconismo.
Insomma, mi sembra che il problema non sia tanto il giornale Repubblica, quanto la logica allucinante dell’affermazione di Zucconi, che vale per tutto l’antiberlusconismo a priori, in particolare quando dice il fatidico “Non si tratta di destra o sinistra, liberismo o keynesismo, Pd o Pdl”.
Il punto, infatti, è confondere l’antiberlusconismo con la sinistra e il berlusconismo con la destra. Fini dimostra che sta crescendo un antiberlusconismo di destra. Ne siamo tutti contenti, ma dovremmo capire che è cosa ben diversa dalla sinistra. Come cosa ben diversa dalla sinistra sono Travaglio e – temo – Di Pietro. Consiglio queste riflessioni di Giorgio, che mi sembra completino il ragionamento di Marco.
Oggi un’emittente privata padovana di destra (di proprietà della suocera di Gasparri) ha provato a fare una trasmissione di critica al premier che va a prostitute minorenni.
Risposta dei telespettatori (soprattutto donne anziane del sud!!!):
“Caro presentatore, come si permette, meglio che Berlusconi vada a mignotte, che non a trans!”
“Lei mio caro presentatore è peggio di Santoro.”
“State cercando di far crollare psicologicamente quel poveruomo sputtanandolo! Vergogna!”
Ne traggo le conclusioni che un anti-berlusconismo di destra è una pia illusione.
Dare per morto il PdL e il suo leader? Uscite dai circuiti/circoli in cui c’è solo
popolo di sinistra e frequentate la gente comune al di fuori di movimenti, associazioni, partiti, etc.
La destra italiana è Berlusconi: Storace con La Destra (movimento finanziato da chi?) e Bossi con la Lega sono sue emanazioni.
Ora carissimi, non sarà mica colpa di Scalfari e di Repubblica se Berlusconi con il suo potere da minculpop ha creato la propria tifoseria propria.
Il problema è il berlusconismo.
Una stampa che critica il potere è buona cosa, la proposta invece spetta alla politica, questo non è colpa di Scalfari, ma di una classe politica di Sinistra che non ha avuto proposta ed iniziativa.
Se a far da contro-altare a Berlusconi sono stati in momenti di latitanza di Bersani: Boffo, Ezio Mauro o addirittura Italo Bocchino, di chi è la colpa?
Se Bocchino va in TV e pone la questione delle contraddizioni del governo (legge sulla prostituzione ferma, etc.) e Rosy Bindi nella stessa trasmissione fa un discorso ingessato e timoroso… di chi è la colpa? Di Eugenio Scalfari?
Se qualcuno è capace di incidere sulla cultura degli italiani mentre altri sono incapaci e si atteggiano da grandi intellettuali, mentre francamente risultano mediocri sia sul piano dello spessore che della capacità divulgativa, è colpa di chi ha qualche capacità?
Ok, ammettiamo che Campione abbia ragione. E ora?
Emigra, tela, fai i bagagli
1) si fa politica, magari (perdonate l’autocitazione) con un approccio come quello proposto qui
2) fai come me: comincia a leggere la stampa
Marco,
sono il primo a considerare Repubblica un giornale lontano dalla perfezione, per una non corta serie di motivi. Penso che le critiche che rivolgi siano tutte in parte vere o comunque abbiano tutte un fondamento di verita’. Avrei anche altre critiche, oltre a quella legate alla politica, ad esempio il fatto che il giornale sia generalmente piuttosto scarso nella proposizione degli argomenti scientifici (la qual cosa arreca ovviamente danni al modo di pensare).
Il tuo pezzo pero’ mi sembra eccessivamente duro e sbilanciato. Secondo me ogni cosa andrebbe valutata e giudicata nella sua interezza e complessita’. Invece mi pare che tu prenda in esame solo una parte della complessita’, oltretutto a mio avviso ingigantendola forse piu’ del necessario. Sono il primo a cui piacerebbe veder cambiate diverse cose nel modo di operare di Repubblica. Penso anche pero’ che da sempre Repubblica abbia fatto, generalmente parlando e salvo numerose eccezioni, un discreto (talvolta ottimo) giornalismo ed una discreta (talvolta ottima) opinionistica . Bisognerebbe rispondere anche a questa domanda: se non ci fosse stata e non ci fosse Repubblica sarebbe meglio o peggio? Personalmente penso che sarebbe stato e sarebbe senza dubbio peggio. Sono personalmente molto contento che un giornale come Repubblica ci sia stato e ci sia ancora, anche se volte mi fa arrabbiare.
Non penso proprio che Repubblica sia “tra i principali responsabili della berlusconizzazione dei cervelli degli elettori di sinistra”. Mi sembra eccessivo e fuori luogo dire questo.
Trovo francamente buttata lì la tesi della responsabilità di Repubblica circa i guai della sinistra. Come dire che Obama ha perso a causa dei media che pure lo sostenevano.
Senza Repubblica e l’Espresso di qualche lustro fa non ci sarebbero stati i vettori di massa di una cultura progressista nel nostro paese. In contrapposizione dialettica con i media tradizionalmente conservatori come Corriere o Stampa.
Dire, poi, che Scalfari o La Spinelli o i tanti giornalisti che hanno frequentato o frequentano Repubblica ci hanno fornito un cibo premasticato che ci ha atrofizzato il cervello, beh, mi sembra un pensiero assai debole.
Se siamo quello che siamo, dico meglio, se i politici della sinistra sono quello che sono è frutto della loro mediocrità e magari anche della nostra. Che c’entra la Repubblica? Dov’è il delitto di berlusconizzazione?
E dire che mi sembra di parlar chiaro… Io non ho mai scritto che repubblica è causa dei guai della sinistra genericamente intesi. io ho scritto e penso che sia una delle cause della berlusconizzazione dei cervelli degli elettori di sinistra. Sono due concetti assai diversi.
Ribadisco poi che non ho fatto accuse specifiche a Scalfari o a Barbara Spinelli (che peraltro collabora con repubblica solo da qualche giorno…)
A proposito: curioso che tu citi Spinelli come caso di buon giornalismo progressista di repubblica da contrapporre a quello conservatore de la stampa. Curioso perché fino a qualche giorno fa Barbara Spinelli scriveva proprio su la stampa…
E noi caro Marco pensiamo che la tua tesi “Repubblica è una delle cause della berlusconizzazione dei cervelli degli elettori di sinistra” sia priva di ogni valore.
Repubblica ha sempre rappresentato un giornale dichiaratamente modernista, progressista, anche borghese e liberal, ma attento al sociale, non di certo rivoluzionario, ma riformista.
Oggi i principali nemici di Repubblica sono due:
1) il conservatorismo corporativistico berlusconiano;
2) la Sinistra massimalista e conservatrice di alcuni status quo nelle grandi fabbriche e in alcuni posti pubblici (non di tutto il pubblico, anch’esso ormai posto precario per le nuove generazioni), che rappresenta una minoranza esigua che ha avuto più privilegi che diritti.
Ovviamente Marco sei ben collocato nel pensiero di quella Sinistra, una Sinistra buona o cattiva? Buona quando porta contenuti sulla sensibilità dei diritti, cattiva quando diventa antagonista della sinistra riformista e forse la miglior alleata del corporativismo di destra, poichè anch’essa corporativa.
Ah, interessante caro Puiatti, come mai allora ogni volta che c’e’ qualcosa di nuovo , Repubblica lo ignora? Tipo, ieri la diretta video dei rottamatori l’ha fatta il corriere non repubblica, o quando marino si presento’ repubblica lo ignoro’. I fatti sono quello che contano, il resto sono chiacchere
Il fatto che Moreno mi collochi tra i massimalisti, dimostra quanto sia profonda la sua capacità di analisi
Caro Marco,
considero anche D’Alema un massimalista che si crede riformista, a volte è più una questione di metodo che di contenuti.
E’ massimalista anche chi considera la società come un livello inferiore rispetto a quello della politica partitica.
Moreno, non giochiamo con le parole: la tua categoria 2 alla quale mi hai iscritto era ben precisa. E quella iscrizione è palesemente infondata
Marco lo spero vivamente per te. E qui chiudo, resta il fatto che non condivido la tua analisi.