di Pietro Raffa
A volte serve del tempo per rendersi conto della portata delle cose. E, quando si cerca di descriverle a caldo, si rischia di essere troppo coinvolti per riuscire a farlo con lucidità. La tre giorni di Firenze, volendo utilizzare una parola chiave, è riassumibile in un solo termine: stupore. Chi mi legge sa che, fin dall’inizio, ho puntato sulla riuscita dell’evento: ho creduto in Andiamo Oltre quando ancora era solo un’idea. Stessa cosa riguardo l’evento che si è poi rivelato l’approdo naturale di quel contratto a progetto: l’incontro alla stazione Leopolda. Ma, lo confesso, neanche le più rosee aspettative mi avevano portato a ipotizzare un successo del genere. Specialmente dopo gli interventi di stamattina, sono rimasto letteralmente stupito. E provate a immaginare la reazione di chi, fino ad un minuto prima dell’inizio, non avrebbe scommesso neanche un centesimo. Riconsegnare alla politica il suo nobile significato: era questa l’intenzione di chi ha passato questo week-end a Firenze. Senza guardarsi l’ombelico, senza perdersi in chiacchiere. Per unire, non per dividere.
Sono eventi come questo che permettono al Partito Democratico di recuperare: a) il voto momentaneamente astensionistico, b) quello provvisoriamente consegnato ai partiti di protesta c) di conseguenza, il voto giovanile, che altrimenti finirebbe per riversarsi nei primi due ambiti. A quest’ultimo proposito, la mia impressione è che la dirigenza non comprenda queste dinamiche, cullandosi troppo sul dato anagrafico della segreteria. Serve un rinnovamento in tutti i sensi. Dirò un’ovvietà: il nostro problema non è l’età media dei dirigenti, ma l’età media degli elettori. I giovani non ci votano: votano a destra, si disinteressano, o al massimo sperano in Grillo. Vi siete chiesti il perché? Ve lo dico io: è necessario il rinnovamento delle idee, prima di tutto.
Riguardo al nome, Prossima Fermata: Italia, non fatevi ingannare: siamo partiti venerdì 5 novembre, di prossimo (nel senso di voler rimandare) non c’è nulla, se non nell’accezione sofriana del termine (anche se, a dire il vero, a riguardo mi sarei spinto un po’ più in là. Ma non si può essere perfetti). A proposito, rispondetemi con tutta franchezza: quanto tempo è trascorso dall’ultima volta in cui avete sentito parlare di immigrazione con serietà e competenza? E ditemi: mentre analizzando il nuovo pacchetto sicurezza non troverete mai la parola integrazione, siete a conoscenza del fatto che esistono modelli vincenti al nord e, udite udite, di scuola Democratica e non leghista? Lo sapevate che i luoghi comuni propagandati dalla Lega sono stati smontati uno per uno? Per non parlare dell’ambiente: qualcuno vi ha mai spiegato a livello pratico come si ottiene una crescita sostenibile? A Firenze ci si è occupati di questi e altri temi. Di università e ricerca, ad esempio, con proposte che ci permetterebbero di correre alla velocità dei paesi che già adesso investono sul sapere. Di Fisco 2.0, per riprenderci i 125 miliardi di evasione fiscale che ci sono stati rubati e per facilitare da ora in avanti la vita al contribuente. Di riforma del mercato del lavoro, senza pregiudizio ideologico alcuno, ma allo scopo di venire incontro a chi, fino ad oggi, non si è visto garantire alcun diritto. Di diffusione della banda larga, anche perchè la sua diffusione si traduce in crescita del prodotto interno lordo.
Vi lascio con gli interventi di chiusura di Pippo Civati e Matteo Renzi: emozionatevi pure. Prima però voglio dirvi un’ultima cosa. Come ha detto Pippo, ci sono stati gioco, partita e incontro. Ho condiviso le mie opinioni con molti, manifestato dissenso verso quelle di altri, sapendo però che tanto poi la sera si rientra tutti nella stessa casa. È questo lo spirito giusto. Perché bisogna unire, non dividere.
Quant’è bella la politica.
iMille.org – Direttore Raoul Minetti




